Ed ecco qua, per completezza documentale, quello che sono riuscito a recuperare dei bollettini spediti nel corso della mia primissima escursione nel Paese Giallo (settembre 2002-luglio 2003, SARS inclusa). Qualcuno, in un angolino polveroso del suo disco rigido, ha ancora il primo bollettino da aggiungere alla lista qui sotto? Io l'ho perso definitivamente, ma forse non v'è di che rammaricarsi.
Buona lettura, 慢慢讀.
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Ca. 16/11/2002
Nimen hao!
E anche se mi avevate dato per disperso (speravate, eh?) adesso sono tornato a dare qualche segno di vita, anche se come sempre non ce la faccio a rispondere a tutti singolarmente… mi sentivo davvero troppo in colpa, e allora ho preso il coraggio a due mani – niente battutine – e me so’ ributtato naa stesura der bollettino de guera daa Cina con furore.
Ormai sono qua fisso da due mesi e una settimana, e per ora non mi muovo… anche perché sto seguendo tre corsi ultracazzuti di cinese in varie salse, e visto che non è che smanio per andare a lezione ogni mattina (qualche volta, per motivi a me del tutto oscuri) ogni tanto me la batto e vado in giro a fare cose più interessanti che imparare a memoria parole che nessuno usava più già 100 anni fa. Al che i prof continuano a menarmela con la storia che se non vado a lezione non solo non ho più diritto alla borsa di studio gentilmente offerta dal governo dei Musi Gialli, ma che mi possono anche sbattere fuori a calci in culo dal comodo (e spesato) alloggio che condivido col tenebroso tedescone. Ho pure dovuto fare degli esami assurdi praticamente sotto minaccia, una cosa incredibile. E poi non puoi stare a casa un giorno per i cazzi tuoi che subito lo sa tutto il campus, e se qualcuno di quei cagacazzo dei tuoi compagni di classe coreani ti becca in giro sei finito, il giorno dopo tutti a stressarti e perché ieri non sei venuto a lezione, e cosa avevi da fare, e guarda che il prof ha chiesto di te e che palle quadre.
Ma a parte la cosiddetta scuola continuano anche la vita notturna e la movida nanchinese. Anche se i posti fighi non sono tantissimi ormai conosco più posti per andare a spassarsela di un qualunque autoctono. E il mio status di straniero mi ha pure procurato una “VIP card” (40% di sconto su tutta la sbobba, 60% sulla sbobba importata. Evvai!) per il rinomato “Orgies Bar”, forse la disco più bellina se togliamo i cinesi piani come gubane che ballano come deficienti su una specie di palcoscenico rialzato vicino alla console. Altri posti li stiamo scartando a poco a poco, perché a quanto ci si dice fanno la stessa musica da 3 anni (e che musica… dopo la prima mezz’ora di musica figa, tipo house o simile, cominciano le porcate del genere “Who let the dogs out” e “What’s up”, poi parte il r’n’b di terza categoria, e quando finisce la musica tutto sommato ascoltabile, via con la merda spagnoleggiante o col reggae contro l’intestino pigro!), e non solo, ma la scaletta rispetta anche un ordine ben preciso e immutabile…
Ieri sera gran party internazionale al “Banana” (Marco, niente a che fare col noto locale per culacchioni alle Halles, quello che ti piaceva tanto, coi camerieri mezzi nudi e il bancone leopardato… a proposito, ti fa ancora male a sederti?), troppi stranieri, troppe puttane pagate da facoltosi manager panzoni pelati e sudaticci, ma un’ora di drink gratis, e questo basta per un voto positivo alla serata. Oh yeah.
Oggi io e il crucco siamo partiti per una missione molto difficile: trovare dei bei vestiti da veri mafiosi, tipo i completi dei cinesi alla stazione di Montebelluna, musi gialli al 100%. Dopo aver girato i vicoli in bici tutto il pomeriggio e dopo aver visitato i veri negozi dove vanno i gialli, mica i megacentri commerciali dove vanno solo i manager occidentali, i cornutazzi a stelle e strisce e i cinesi con la grana (e anche tanta), abbiamo deciso che forse non ci teniamo proprio così tanto a sembrare dei veri cinesi, e per ora abbiamo lasciato perdere. In compenso ho preso un paio di guanti, che mi torneranno utili adesso che comincia a fare freschino e girare in bici non è più piacevole come prima…
E a proposito, adesso finalmente anche la mia bici azzurrina comprata al Carrefour ha la sua bella targa, adesso non sono più un clandestino delle due ruote e posso girare tranquillo e andarmene dove cazzo mi aggrada. Sì, perché qua dai musi gialli pure le bici hanno l’immatricolazione, come le macchinine. E avere quel pezzettino di plastica è un’operazione veramente pittoresca… Prima di tutto bisogna andare alla stazione di polizia con lo scontrino della bici e un documento (a me e al mio amico avevano prima chiesto il passaporto, ma io me la sono cavata col permesso di soggiorno e lui con la fotocopia della carta d’identità europea… la serietà innanzitutto). Poi da un angolino esce un tipo portandosi dietro un tavolo da falegname e una cassetta degli attrezzi, esamina la bici, biascica qualcosa di incomprensibile, e compila una specie di patente che il bravo ciclista dovrà sempre portare con sé, in cui sono segnati marca, colore, modello della bici eccetera. Nel frattempo intorno al tavolo si è radunata la solita folla di curiosi che non si fanno mai i cazzi loro, fissano divertiti gli stranieri con la bici, e pensano “ma perché non si comprano una macchina, loro che c’hanno la grana?”. Poi il tipo smartella un numero di serie sul telaio con uno strambo strumento di tortura, avvita la targhetta sul manubrio e il gioco è fatto, per la modica cifra di 8 yuan o 2 euro che dir si voglia. Che poi la targa è una roba strana, un pezzo di plasticaccia con il numero, solo che un pezzo, su cui appare solo metà del numero di targa, si sfila e va tenuto come prova che quella è proprio la bici che risulta dalla “patente”, il tutto nella speranza di evitare furti e cose varie. Le pensano tutte, i piccoli bastardi.
Capitolo cibo… ormai la mensa la diserto regolarmente, salvo quando sono veramente di fretta. Costa troppo e la sbobba è ‘na schifezza, né cinese né occidentale, avreste dovuto vedere il tentativo di spaghetti alla bolognese dell’altro giorno, roba da far venire un nodo all’esofago. In compenso appena fuori dall’università ci sono tremila posti dove si mangia mille molte meglio e non si spende una fava. Nota di merito alle zuppe strapiccanti del tizio del Sichuan, con una di quelle perdi la sensibilità della bocca, piangi come un vitello, ti cola il naso e il sudore sgorga copioso per la sofferenza. Ma il mio corpo ormai comincia ad abituarsi, adesso ogni volta che vado in questo posto appena mi siedo comincio già a sudare e a sentire l’adrenalina, l’organismo già sa che si deve preparare a una lotta contro il bastardissimo peperoncino. Ma anche senza soffrire così tanto si mangia veramente da dio, neanche da mettere con la cucina cinese come la conosciamo in Italia… memorabili colazioni a base di riso saltato con uova e pomodoro, scorpacciate di pesantissimi baozi (quegli affaretti cotti al vapore e pieni di una strana bestia o verdure), spuntini alle 4 di mattina con wanton e spiedini di una strana sogliola arrosta e strapiccante come al solito, spanzate incredibili di fonduta cinese, quella col calderone bollente in cui ciascuno si cuoce da sé la sua sbobba (menzione dovuta ai cubetti di sangue di oca, che detto così pare ‘na roba orribile, ma è una figata… a proposito, per chi avesse ancora dei dubbi, dopo 5 anni da rispettoso vegetariano ho preferito adeguarmi allo standard cinese del “mangia tutto quello si muove ed è meno veloce di te”) e che per ora è insuperata nella mia “dinner list”… ragazzi, fatta eccezione per il grana la pappa italiana ancora non mi manca…
E poi procede bene anche il mio compito di grande responsabilità, cioè il lavoro come maestro di inglese alle elementari… non sarà un lavoro “challenging” (come si dice in italiano?), ma almeno mi pagano bene e me la passo per 2 giorni alla settimana. In più piaccio ai piccoli bastardi gialli e persino ai loro genitori, il che per un fottuto diavolo straniero non è cosa da poco. La cosa è andata così: dopo quasi due mesi di questo lavoro, nella scuola c’è stato una specie di “open door day”, con una marea di genitori ad assistere alle lezioni di inglese tenute appunto dai fottuti diavoli stranieri, nella fattispecie io e i miei 3 colleghi. Ogni genitore aveva un questionario da compilare, tutto per approvare o condannare il metodo di insegnamento del diavolo straniero in questione, sembrava veramente una roba da nazisti. Ma è andata bene, i gialli hanno detto sì, e per me è in arrivo pure un aumento di stipendio. E vai col tango.
E adesso che c’è stata la sedicesima plenaria del Partito (ma io preferisco chiamarlo “il party”, suona più divertente), ieri in tv hanno presentato uno per uno tutti i benedetti nuovi personaggi alla ribalta: foto in uniforme su sfondo rosso, nome e falce e martello in oro (quello che finirà nelle tasche di questi cialtroni adesso che sono pezzi grossi, se già non lo erano prima), e per ognuno 4-5 minuti di bla bla bla su quanto bene hanno servito il popolo, e via col servizio che li mostra mentre abbracciano bambini e danno l’estrema unzione a malati terminali, e visto che tutti questi personaggi non sono pochi… beh, io ho acceso la tv alle 7 di sera ed era cominciato da un pezzo, e alle 10 la fine era ancora lontana. Alla fine ho preferito vedermi una specie di Turisti per caso versione cinese, con 4 mentecatti a Hong Kong, e finalmente ho avuto la conferma che a Hong Kong il cinese non lo capiscono manco per il cazzo, ogni volta che i mentecatti rivolgevano la parola a qualcuno dovevano ripetere la frase 3 volte, un po’ come un siciliano a Trieste.
Adesso me ne vado a mangiare qualcosa, è l’ora in cui i cinesi fanno lo spuntino del dopocena e io non ho ancora pappato niente. Insieme al bolletino de guera finalmente vi mando anche qualche foto, così vi fate un’idea di quello che succede da queste parti, e anche del decadimento fisico e morale del sottoscritto… ciao a tutti e alla prossima!
Paolo Chang
Ca. 01/12/2002
Dajia hao!
Dal silenzio totale a un’esagerazione di notizie… si vede che ultimamente non ho un cazzo da fare, vero? La vita a Nanchino prosegue, aspettando le vacanze d’inverno che nessuno sa bene quando cominciano e soprattutto quanto durano… Sarebbe anche ora di andarsi a fare un giretto dalle parti dei “teroni” cinesi, che pare che in inverno non sia niente male...
Lo scorso fine settimana comunque me lo sono fatto a Shanghai, allegramente solo visto che la guapa china quei giorni lavorava, e me la sono passata da dio. Dovevo andarci per forza per sbrigare un po’ di scartoffie al consolato italiano, il che è stato abbastanza divertente perché appena entrato ho subito sentito venire fuori da un ufficio una scarica di “Ahò, li mortacci, ‘sti zozzoni fii de ‘na mignotta, tze tze”, nonché qualcuno che al telefono parlava cinese con un agghiacciante accento de Centocelle, e poveraccio er cinese dall’altra parte del telefono, che sicuramente non avrà capito una beata mina.
Fatto quello che dovevo fare per forza mi sono dato al cazzeggio, e a Shanghai di spazio ce n’è abbastanza… per prima cosa una puntatina in un bar italiano per un caffè, un caffè vero, e non il piscio di gatto che i bastardi cazzoni a stelle e strisce hanno insegnato a fare ai cinesi spacciandolo per made in Italy. Tra l’altro, se vi interessa, in Huaihai lu Luciano (Benetton, per i non intimi) ha appena aperto un meganegozio a tre-quattro piani, roba per veri musi gialli sboroni.
Poi, camminando sempre su questa viuzza lunga quattro-cinque chilometri, casualmente incontro due mie leggiadre amiche dell’università, una tedesca e un’americana (ma mezza italiana, quindi va bene), e in un attimo i piani per la serata sono a punto. Così il resto della giornata passa via tra quartiere francese, quartiere cinese, shopping e tour culturale in librerie e ristorantino “solo wanton”, una dormitina per ripigliarsi, poi alle 11 appuntamento in the street e comincia il tour… prima in un bar minuscolo ma con musica figa, la prima volta che sento house degna di questo nome qui in Cina. Peccato per i troppi stranieri (leggi: troppi americani), e soprattutto per i manager abbrancicati a gialle stragnocche e troie da far paura che pendono dalla carta di credito del bianco con la grana. Schifo. Poi pausa pizza, e via in un altro posto a due passi. Un po’ di cazzeggio nel locale, tanto per fare i fighi, e poi destinazione Buddha Bar, mi dicono che somiglia un po’ a quello che c’è a Parigi ma non saprei, comunque musica ottima e posto bello, pista con statue del caro vecchio Buddha in tutte le salse. Peccato anche qui che la festa venga rovinata dai soliti cornutazzi a stelle e strisce, che attaccano discorso in maniera grezzissima con le due tipe e, chissà perché cazzo, si prendono la libertà di rivolgermi la parola. Segue il dialogo con uno di questi bisonti biondini pompati a furia di football, ormoni e merda varia che ormai gli hanno fottuto il cervello.
“And what’s your name, man?” (e quando uno mi chiama “man” già cominciano a girarmi vorticosamente)
“Paolo”
“Where are you from, man?” (aridaje)
“Italy”
“Have you been to the States?”
“No”
“Go there, man, go there”.
Sì, col cazzo che vado a mischiarmi a voi microcefali della guerra preventiva che venite qua, vedete tutti i cinesi che vanno in bici perché con il loro stipendio da fame la macchina se la sognano, e ve ne uscite allegramente con un “Ma guarda te, ai cinesi piace proprio tenersi in forma!”. Spero con tutto il cuore che mi è rimasto che l’operazione Mao Donald (l’avete letta la storia di Benni sul sito della Repubblica? Se è ancora in rete andate a darci un’occhiata) vada veramente in porto.
E così, nonostante le spiacevoli parentesi stars and stripes, mi sono tuffato allegramente nella notte (più che altro nell’alba) shanghaiese, in tre giorni ho dormito qualcosa come 6-7 ore a farla sporca, e alla fine sono tornato alla base il sabato sera, crollando vergognosamente sul letto alle 10 di sera...
Un capitolo a parte merita la meravigliosa vita del sistema di riscaldamento… da un due-tre settimane hanno acceso l’impianto centrale della nostra palazzina, e non so se è perché si aspettano un inverno siberiano, ma se solo si osa accendere per cinque minuti il termosifone ci si ritrova la camera trasformata in atollo tropicale, con tanto di atomica francese e barriera corallina. Il brutto è che anche a termosifoni spenti ci si rosola di brutto, grazie agli enormi tubi scoperti che attraversano la camera e che portano l’acqua strabollente in giro per l’edificio. Tra l’altro passano proprio vicino al mio letto – il solito culo – in modo che, quando la mattina accendono il riscaldamento, l’afa equatoriale che si sprigiona dai fottutissimi tubi funziona come una sveglia, prova te a dormire con una roba che pompa 150 gradi vicino alla testa. Qualche giorno fa, poi, mi sono stiracchiato in modo evidentemente troppo arrogante e sono andato a toccare col gomito uno dei suddetti tubi. Risultato: ustioni di terzo grado sul braccio (ho ancora una bella cicatrice) e bestemmie a profusione, che ho anche dovuto tradurre per il coinquilino.
E il sistema di riscaldamento in sé farebbe inorridire qualunque ingegnere per l’ambiente o anche solo qualunque persona di buon senso (Checco, sull’accostamento “ingegnere” e “persona di buon senso” lo so che avrai da ridire), visto che l’acqua calda non gira in circolo come dovrebbe, ma parte da un capo della casa e alla fine del percorso viene pisciata fuori a una pressione incredibile da dei rubinettoni che danno sul viottolo. Tra l’altro questi rubinetti, oltre alle nuvola di vapore che pare di essere in una sauna a cielo aperto, fanno veramente un casino infernale e contribuiscono efficacemente all’effetto sveglia di cui sopra. Ho anche filmato il tutto, casomai qualcuno non credesse possibile una porcata di dimensioni talmente ciclopiche.
E sempre per il capitolo rumori molesti, sono carine le autobotti che passano continuamente per le strade pisciando acqua mista a qualcos’altro che dovrebbe fare da disinfettante (sul significato del verbo “disinfettare” in cinese sono in corso studi a livello mondiale). Già la cosa in sé fa ridere, ma ancora peggio è la musichetta sparata in loop dagli altoparlanti, una specie di suoneria da cellulare a volume stratosferico, e stonata da far paura, che persino gli autoctoni trovano pessima. Naturalmente dalla mia camera riesco a sentire comodamente quando parte l’operazione Strade Pulite (ma a quanto pare è semplicemente Strade Bagnate) in qualunque parte del centro.
Domani ricominciano scuola e lavoro, ore 8 appassionante lettura e commento di un infinito racconto di quella bagasciona di Zhang Ailing, ore 13 lezioni di inglese ai piccoli bastardi, e poi pomeriggio a preparare un discorso per la lezione di cinese orale. Che culo, che culo che ho, come diceva Alfredo Nardone…
Adesso me ne vado a mangiare qualcosa, lo stomachino protesta. Vi farò sapere se ci saranno cambiamenti epocali nella mia vita, se la mia Weltanschauung verrà sconvolta in modo irreversibile, se deciderò di farmi buddista e ritirarmi a mangiare radici e a inchiappettare ignare capre di montagna, ma più probabilmente vi farò sapere delle gran stonfe che stiamo tirandoci il venerdì sera. Come l’altra sera quando, disperato per la scarsità di alcool e allucinogeni, il buon Moritz è stato preso da un raptus autolesionista e si è sparato in un colpo solo due pillole di una medicina giapponese fortissima + un’aspirina + una dose da cavallo di caffè istantaneo, e dopo un po’ ha cominciato ad avere visioni quasi lisergiche accompagnate da tachicardia e dal cosiddetto “tremasso” (per chi ricorda Nando, “el gà scuminsià a tremar, ghe xe vegnùo el tremasso… vibrassion, allucinassioni… xe stà un casin”).
E allora alla prossima, statemi bene e cazzo, scrivetemi.
Paolo Wang
Ca. 16/12/2002
A grande richiesta, arieccome…
Dopo tre giorni di pioggerella fine fine di quella che non fa danni ma rompe le palle, oggi si è messo addirittura a nevicare! E via con lo sclero generale della serie “la neve, la neve, è arrivato Natale” e roba del genere. A parte il fatto che io il giorno di Natale faccio lezione normalmente – ma non è che alla fin fine mi cambi tanto – non mi pare proprio il caso di darsi a facili entusiasmi festaioli… ma la lontananza da casa ha dato alla testa a più di qualcuno, specialmente tra i crucchi. A quanto pare non riescono proprio a fare a meno di questo cacchio di Natale alla nordica. Mi hanno addirittura invitato a una festicciuola per l’inizio dell’avvento, con tanto di corona trash di fogliame assortito, accensione di candelotti e cd con cori nazisti di montagna. Alla fine non so se pareva più un funerale, una messa nera o una commemorazione in onore di Adolfo.
Fortuna che, a spazzare via queste porcate, in camera nostra è arrivata una ventata di sana italianità… ci siamo fatti prestare da un coreano uno strano strumento di cottura, ci siamo procurati due pacchi di spaghetti italiani dal negozio di roba importata “Exotic food”, abbiamo tirato fuori il pesto Barilla – avete letto bene, pesto Barilla orrigginalo! – portato direttamente da Friburgo dal mio collega franco-giappo-crucco, ci siamo messi all’opera e dopo qualche difficoltà finalmente è arrivato un chilo di veri spaghetti al pesto… se sorvoliamo sulle scodelle monouso e sulle bacchette, c’era veramente da commuoversi. Fortuna che il sottoscritto si è messo al lavoro come cuoco di casa impedendo ai crucchi di fare porcherie lasciando gli spaghi nell’acqua per intere ere geologiche. Parola d’ordine “al dente”, morte allo spaghetto nordico buono solo per attaccare i manifesti. E alla fine tutti hanno apprezzato, tranne il tipo estone che se non mangia goulasch e patate a colazione, pranzo e cena non è contento, ma dopotutto sono solo cazzi suoi, no?
Oggi è successo l’irreparabile. Ero seduto nel ristorantino appena fuori dall’università, e stavo facendo colazione e pranzo due in uno, bello rincoglionito dopo il sabato sera. Dopo un attimo al tavolo si siede una fanciulla cinese; comincia a fissarmi, e fissa e fissa e fissa... niente di nuovo, ormai ci si fa l’abitudine, il muso bianco che mangia le stesse cose che mangia il muso giallo è sempre uno spettacolo interessante. Il brutto è che dopo un paio di minuti la tipa mi chiede “Sei cinese?”. E io ci resto di merda! Ma perché poi? Perché so dire due parole in questa cazzo di lingua? Perché mangio con le bacchette? Perché pensa che c’ho un tatuaggio del presidente Mao sulla chiappa sinistra? Passi che in Italia tutti fanno dell’ironia con la storia der “cinese Cofferati” eccetera, ma che casso, manco qui sanno riconoscere un muso giallo! E ancora peggio, sospetto che la tipa abbia pensato che sono magari uno del Xinjiang altresì detto Turkestan cinese, quel postaccio di frontiera popolato da una specie di talebani infidi e villosi, odiatissimi dai cinesi Han (quelli “veri”) perché cercano sempre di mettertelo in quel posto anche quando ti vendono gli spiedini di montone. Osama nell’alto dei cieli!
Dopo attento studio sul campo, sono arrivato ad avere la certezza di una cosa sconvolgente: i cinesi non sanno andare in bici. Un miliardo e trecento milioni e rotti di musi gialli montano tutti i giorni su una cosa misteriosa che li porta a spasso ma che non sanno usare. Capisco che non sappiano andare in macchina, e che facciano di tutto per stirarti quando attraversi, ma per loro anche la bici è una perfetta sconosciuta, e non solo perché la qualità media delle due ruote è ‘na schifezza. Basta vedere come traballano minacciosamente quando pedalano, e poi nessuno guarda avanti, vagano tutti per le strade incuranti delle più basilari regole della convivenza sull’asfalto, come forse neanche a Napoli nel rione Sanità. Riescono ad avere un’andatura normale solo se hanno almeno cinquanta chili di rimorchio, al che le due ruotine del carretto di dietro danno un minimo di stabilità al tutto, un po’ come i bambini che usano la bici per la prima volta. Ad ogni modo, per sopravvivere a una pedalata in bici bisogna avere occhi dappertutto, altrimenti il primo taxi o bus che incroci ti tira sotto senza tanti complimenti. E soprattutto di sera, visto che accendere le luci è un optional… secondo me sono convinti che le luci si consumano ad accenderle mentre si guida, magari pensano che ci sia una pila o un motorino indipendente dal resto o che cazzo per esso, e non vogliono rischiare di restare a secco…
Tra l’altro una sera ho visto un servizio al tg di Nanchino, in una delle vie principali un bus stira un cinese sulle strisce pedonali (che qui servono solo ad abbellire l’asfalto, come decorazione un po’ così), al che la pula arriva, butta un cartone sui miseri rimasugli, ricaccia indietro le centinaia di musi gialli morbosi che stanno lì a guardare la spoglia immemore, e poi intervista venti persone sulla dinamica del fatto… venti versioni diverse, tutte ovviamente sottotitolate in cinese, perché fra vecchietti senza denti e comari varie nemmeno gli altri autoctoni che guardano la tv capiscono che cazzo stanno dicendo. E alla fine il bravo poliziotto amico del popolo parte con una predica sulle regole della strada, e quando si attraversa bisogna stare attenti, e occhio ai semafori, e andate sulle strisce, e qua e là, ma non dice manco una parola sul fatto che gli autisti dei bus sono dei veri tagliagole e se ne sbattono allegramente se qualcuno ci resta secco. E ancora una volta Welcome to China, eccheccazzo!
Un’altra scoperta sconvolgente ha fatto vacillare ancora una volta le mie scarse certezze. Un mio amico giallo mi ha rivelato che l’espressione “tongzhi”, quella che si usava per rivolgersi a chiunque e che corrisponde al nostro “compagno” dei tempi d’oro della falce e del martello, adesso non si usa più. O meglio, non è che proprio non si usa più… è solo diventato un modo carino per designare i culacchioni! Ma pensa te che caduta di stile, dalle comuni popolari ai Village People… Ma allora io gli ho detto “Vabbè, però una volta ho chiesto un’informazione a un pulotto e quello mi ha chiamato ‘tongzhi’, che cazzo significa?!?!”. Era un modo per farmi delle avances? Contava sul fascino della sua cazzo di divisa? E il mio amico mi ha detto “Ah, ma è diverso, i pulotti possono”. Sì, però non mi hai convinto. Quindi maschietti attenzione, se siete in Cina e qualcuno vi chiama “tongzhi” non fatevi fregare, voi chiudete bene i boccaporti e ricordatevi quello che vi ho detto a proposito del nervetto…
E con questa preziosa raccomandazione vi lascio e torno al mondo dei musi gialli a tempo pieno… ci risentiamo à la prochaine!
Paolo Chen
Colonna sonora:
- Bill Evans, “Alone”
- “Sabor da paixao – trilha sonora original do filme”
- Red Hot Chili Peppers, “By the way”
- Chet Baker, “The best of Chet Baker sings”
- Wes Montgomery, “Goin’out of my head”
- Yamamoto Tsuyoshi Trio, “Midnight sugar”
- A Camp, “A Camp”
02/01/2003
Eh,
il tempo corre via, già è passato natale con la enne minuscola, il mio primo natale lontano da casa ma tanto meglio così, e tra una balla e l’altra si avvicina capodanno… almeno quello occidentale, visto che per quello cinese, altresì detto festa di primavera, c’è da aspettare fino a febbraio. In ogni caso colgo l’occasione per fare a tutti quanti gli auguri – rigorosamente laici, al massimo massimo buddisti…
Che poi io già mi preparavo pissicologicamente a fare lezione il 25, e di sicuro il prof già si preparava a trovarsi di fronte una classe deserta, ma dichiarava solennemente: “se viene anche solo una persona io faccio lezione”. Al che, visto che le coreane della mia classe vanno matte per ‘sto cazzo di natale all’occidentale e il 25 se ne volevano stare a casa a tutti i costi, proprio non mi pareva il caso di essere quella persona. Mi è poi giunta voce che a lezione c’era effettivamente un’unica persona, un nerd coreano che non è venuto a scuola per tre mesi di fila e ha beccato proprio il giorno sbagliato per tornare a farsi vivo, godendosi quattro ore di appassionante a tu per tu con Mr. Wang Jie, prof di letteratura fanatico del presidente Mao, nonché personaggio dotato dalla natura della voce più sgradevole e impastata mai udita nell’Impero Centrale. E se aggiungete che il cinese è già una lingua coi controcazzi anche senza bisogno di incasinarla ulteriormente, capite che bella esperienza…
Comunque continuo ad essere testimone di episodi e abitudini strampalate che ogni giorno mi fanno perdere la già scarsa fiducia che nutrivo verso i musi gialli. Ma andiamo con ordine.
- Avete presente le mascherine da chirurgo che si vedono sempre a migliaia quando mostrano i musi gialli in tv, quelli in bici in mezzo a una nuvolazza di smog? Beh, esistono veramente, e fin qua niente di strano. La cosa ridicola è che a quanto pare non le usano, come ci si aspetterebbe, per l’inquinamento, bensì per proteggersi dal freddo, tant’è che fino a qualche settimana fa nessuno le usava. Comunque, proprio come le sciarpe e i guantini, anche fra le mascherine ci sono quelle normali e quelle più fighe e trendy. E allora vai con le mascherine chirurgiche imbottite con sopra la bandiera inglese, i Backstreet Boys al completo, Snoopy, Hello Kitty e pupazzetti di ogni fatta.
Ma la perversione non finisce qui… il freddo ha dato alla testa a qualche designer folle, che ha pensato bene di progettare un nuovo tipo di paraorecchie. Già io non sopporto i paraorecchie “normali”, quelli con quelle specie di hamburger pelosi, ma qua in giro ho visto l’incredibile… trattasi di una coppia di astucci di finta pelle + pelo in cui letteralmente infilare le orecchie, con una bretella che passa non sopra la testa ma sotto il mento. Ne consegue un effetto “che la forza sia con te”, mettetevi un paio di quelli e non avrete niente da invidiare al nanerottolo Jedi di Star Wars.
- Un giorno vado a comprare la frutta al solito posticino, quello dove la qualità lascia un po’ a desiderare ma la roba non costa una fava, dopotutto mica sono quella sboldra della figlia del Berlusca. Fuori dal negozio ci stanno due tizi, di cui uno particolarmente loquace che subito comincia a cacarmi il cazzo chiedendomi con insistenza cosa voglio. Io non lo bado – qua si impara presto a far finta di niente – piglio un sacchetto e comincio a servirmi. Prendo qualche mela e il tipo, preso dal trip del poliglotta, comincia a borbottare “apple, apple, apple”, e io dico “già”. Poi prendo qualche arancia e lui mi chiede come si dice arancia in inglese, e io gli dico “orange”. Il tizio allora tira per la manica l’altro muso giallo e gli dice “ehi, arancia si dice orange”, e l’altro dice “ah”. Alla fine prendo uno youzi, quella specie di enorme pompelmo di cui vi ho mandato la foto la volta scorsa, e lui mi chiede “nel tuo paese lo avete questo?” e io gli dico “no”. Al che lui tira di nuovo per la manica l’altro giallo e indicando lo youzi gli dice “ehi, nel suo paese questa roba non c’è”. L’altro giallo sembra svegliarsi dal letargo e dice “Cosa? Nel loro paese non c’è frutta?”
- L’altra sera ero seduto al banco della discoteca più in voga nonché più noiosa della città, e mi facevo i cazzi miei bevendo un Bacardi Jazz limone, il drink più in voga nonché più schifosamente leggero della città. A un certo punto, a due metri da me, un giallo di merda in crisi di gelosia comincia a urlare come un ossesso e a prendere a cazzotti e sberle la tipa che sta con lui, ma roba da far veramente male, mica uno schiaffetto sulla guancia, tanto che la tipa casca a terra con sedia e tutto. Mentre il tipo continua a infierire, arriva con molta calma uno dei pulotti di merda della sicurezza e… sta a guardare. Poi, senza fretta, arrivano gli altri quattro pulotti, si mettono intorno ai due e… guardano. Con interesse, anche, finché il tipo non se va via. Ma che cazzo sta succedendo?! Ma che cazzo stanno lì a fare cinque dico cinque sbirri sovrappeso, se quando serve non muovono manco un mignolo, un cazzo di mignolo unto e bisunto… Che una volta in quella stessa discoteca ho dato un bacino innocente a Yajuan, e subito mi è piombato addosso lo sbirro baffuto e panzone a farmi un cazziatone sul tenere un comportamento decente e cagate del genere. E allora vaffanculo tu e tutta la stazione di polizia, casso.
Playlist:
- Tao Zhe “Black Tangerine”
- The Who “My Generation”
- Overkill “W.F.O.”
- Gomez “In Our Gun”
Data imprecisata prima del Capodanno cinese 2003
Gioite gente, sta per arrivare l’anno della capra!
I supermercati sono pieni di fetenti caproni di peluche, ci sono capre e agnelli veri e finti dappertutto, e io mi preparo a festeggiare l’anno nuovo a modo mio, ingozzandomi come un porceddu al ritmo di dieci spiedini giganti di montone al colpo, il che – come mi faceva notare il crucco – per un ex vegetariano quasi integralista non è niente male!
Come qualcuno di voi già sa, la grande novità degli ultimi tempi è che mi sono trasferito in una camera da solo, provvidenzialmente abbandonata da un coreano musone che era pure nella mia stessa classe ma con cui non avevo mai scambiato una parola.
Tutto è filato liscio oltre ogni più rosea previsione, visto che l’esperienza insegna che se un cinese deve andare da A a B, per esempio da casa al negozio di vermicelli, deve preventivamente chiedere un’autorizzazione scritta al comitato centrale del partito e leccare un discreto numero di glutei, in modo da poter raggiungere gli agognati vermicelli alla fine di un lungo iter burocratico fatto di timbri rossi con la stellina, scartoffie su scartoffie, e sorrisi di circostanza che solo i cinesi riescono a tirare fuori quando cerchi di ottenere qualcosa che pure ti spetta di diritto e che nascondono la stronzaggine più profonda che si trovi sul globo.
In pratica, la mattina stessa in cui il coreano ha levato le tende io mi sono precipitato alla reception per chiedere se potevo traslocare. Non credevo alle mie orecchie quando la tipa mi ha detto “Va bene, nessun problema, passa domani mattina a prendere la chiave”. Se penso che certi miei amici non ne possono più dei loro coinquilini – specie il mio amico svizzero, che ogni volta che torna a casa trova il coinquilino negrone intento a sollazzarsi con qualche baldracca russa – e chiedono da mesi e mesi una singola…
Così la mattina dopo mi presento, ritiro la chiavetta e accedo finalmente alla mia nuova magione. La tipa delle pulizie mi vede armeggiare con l’aspirapolvere e, quasi offesa, mi dice che la camera è già stata pulita per bene e c’è già tutto quello che serve. Ma io so che sulla professionalità delle femmes de chambre è sempre meglio dubitare, e infatti mi basta spostare appena uno dei due letti e trovo un tappeto di patatine e tappi di birra che ricalca perfettamente la sagoma del letto, oltre a testimoniare la dieta di merda del coreano. Sotto l’altro letto stessa scena, con in più un paio di enormi ciabatte che sono volate dritte dritte nella monnezza. La tipa delle pulizie mi vede uscire col sacchetto di plastica pieno di schifezze, fa una faccia sorpresa che neanche all’Actors’ Studio, e mi chiede “Ma dov’era tutta questa roba?”.
Comunque adesso, dopo il repulisti, si sta proprio bene, specie col lettone doppio ottenuto appiccicando i due letti singoli, ‘na figata. E nessuno che mi rompe le balle organizzando party a sorpresa a mezzanotte perché tanto lui non ha esami…
Adesso il problema è che se voglio continuare a essere solo soletto mi toccherà sborsare la grana per pagare il secondo letto, visto che una vera camera singola qui non è prevista. Ma vabbè, non è una spesa enorme. Il mio vicino Sergey, da Vladivostok con furore, ha il mio stesso problema ma ha pensato un altro metodo per terrorizzare eventuali nuovi coinquilini: appendere fuori dalla porta un bandierone con la svastica e altri ammennicoli nazisti, sicuro che nessuno oserà disturbare la sua privacy. Ma io e un paio di crucchi gli abbiamo proposto una soluzione ancora migliore… visto che il 90% della gente nuova che arriverà sarà composto da sudcoreani, e particolarmente fessi, il buon Sergey farebbe meglio ad appendere un bel bandierone della Corea del Nord e ad allestire un altarino con la foto di Kim Il Sung. Quando glielo abbiamo proposto sembrava entusiasta dell’idea, e conoscendolo sarebbe capacissimo di farlo sul serio.
L’altra novità è che finalmente sono in vacanza, dopo tre giorni di esami maciullanti preceduti da due settimane infernali a cercare di farmi entrare in testa quei cazzo di testi letterari degli anni 20 che il prof nel suo delirio ci propone e pretende impariamo a menadito. Il risultato è che se vado in bici mi vengono in mente solo espressioni che suonerebbero più o meno come “poffarbacco, quanto travaglio sospingere codesto velocipede”, e il corso del suddetto prof è universalmente conosciuto come il più inutile di tutta l’università. Il commento in merito di Sergey, che è qua già da un paio di anni e ne ha già viste di tutti i colori, è “bullshit”. Comunque, in un modo o nell’altro, è finita anche questa, e io spero sinceramente nei 60 centesimi che mi permetteranno di non avere fratture scomposte del didimo e di arrivare al secondo semestre senza traumi.
E poi finalmente mi sono comprato due altoparlanti + un piccolo booster per il portatile, così anch’io finalmente posso rompere le balle a tutto il secondo piano con un po’ di sano hip hop taiwanese. Purtroppo i miei speaker non possono competere con quelli del mio vicino vladivostokese… quello c’ha due cose che occupano metà stanza, quando guarda un dvd pare la terza guerra mondiale, e quando esce a fumare una cicca gli piace sparare a palla roba tipo Rammstein e crossover cazzutissimo. Devo dire però che è correttissimo, nel senso che la mattina aspetta di vedere che mi sono alzato prima di azionare le due macchine assassine e svegliare tutto il resto del palazzo… purtroppo i cinesi del nostro piccolo “lou” non apprezzano, e ogni volta escono dalle tane a rompere le balle al russo. Ma lui non si scompone, e la sua lunga esperienza di litigi e risse emerge quando subissa il giallo temerario con un fiume di parole a un volume che passa quello della musica. E lì si vede che lui ‘sta carogna di lingua la conosce bene…
Due sere fa il mio coinquilino crucco, Herr Moritz Müller, si è definitivamente trasferito in quel di Pechino per lavorare quattro mesi in un’oscura impresa crucca. I saluti alla stazione sono stati veramente ridicoli, a parte che ero incazzato perché se non devi prendere il treno ma vuoi arrivare fino ai binari devi pagare un biglietto… mi veniva una gran voglia di fare qualcosa alla Amici miei, con tutti quei gialli con la testa fuori dal finestrino a fissare con lo sguardo perso il bianco e biondo che prende il treno (“Ehi guarda, anche gli stranieri prendono il treno”, “No, davvero?”) e l’altro bianco che lo saluta (“Ehi guarda, anche gli stranieri si salutano alla stazione”, “No, davvero?”). Se non altro adesso ho un punto di riferimento sicuro – e gratis, sempre sia benedetto il buon Moritz – nella capitale, e mi sa che presto farò una capatina da quelle parti. Tutti i cinesi mi danno del pazzo quando dico che voglio andare a Pechino adesso, dicono che potrei morire di freddo, ma a dire il vero loro gelano già qui a Nanchino dove anche sotto zero si sta bene, e dopotutto questo è l’inverno più tiepido che abbia mai visto, eccheccazzo.
Questo è tutto per il momento, mi farò vivo prima o poi per aggiornare l’auditel sui miei spostamenti, voi continuate numerosi a farmi avere notizie sulle meravigliose imprese del nanetto di Arcore e dei suoi cavalieri della tavola corrotta. Io ormai mi rifiuto di guardare le notizie via internet, l’ultima notizia che ho letto riguardava un americano microcefalo arrestato per violenza su animali perché si era inchiappettato la pecora di un presepe vivente, quindi…
A presto e che la capra sia con voi!
Paolo Yang
Playlist:
- Tao Zhe “Black Tangerine”
- One Shot “Taxi 2”
- Prodigy “The fat of the land”
- Mc Hotdog “Nansheng nüsheng pei”
- Craig David “Slicker than your average”
- Radiohead “Kid A”
Ca. 10/02/2003
Buon anno, xin nian kuaile!
L’anno della capra che tutti voi aspettavate con ansia è finalmente arrivato! Il capodanno cinese, o festa di primavera che dir si voglia! Dragoni chilometrici per le strade, rulli di tamburi, casino dappertutto, spettaculi pirotecnici da far invidia a Spielberg, milioni di persone per le strade a festeggiare fino alla mattina, letizia, gaudio, tripudio!
Sì… col cazzo!
Il capodanno cinese è una cagata pazzesca. E per fortuna che è la loro festa più importante! Colpa anche mia che mi aspettavo chissà che, e come al solito mi rifiutavo di ascoltare gli autoctoni che mi consigliavano di non farmi grandi aspettative. Ma volete sapere in fin dei conti com’è questo cazzo di capodanno? Il 31 gennaio, a partire circa dalle 6 di sera, le strade si svuotano, non c’è un’anima in giro, non si vedono macchine, negozi e ristoranti chiudono ermeticamente. Nel frattempo milioni di musi gialli si barricano in casa a rimpinzarsi come porcelli delle solite cose che mangiano tutto l’anno, e la sera guardano alla tv lo spettacolo della festa di primavera a reti quasi unificate, dopodiché vanno a letto, felici di svegliarsi l’indomani con l’anno nuovo. Punto e basta. Tutto ciò comporta alcune importanti conseguenze:
1) se non vi siete premuniti di cibo a sufficienza, la sera del 31 morirete miseramente di inedia;
2) se non avete qualcuno con cui uscire, non potrete nemmeno infilarvi in un bar a bere per dimenticare, dal momento che è praticamente tutto chiuso;
3) se, come me, aspettavate che arrivasse il capodanno per cogliere finalmente lo spirito di questo grande (nel senso di numeroso) popolo, avrete soltanto l’occasione di tirare giù un buon numero di santi assortiti.
Questo a Nanchino, e si potrà obiettare che Nanchino tutto sommato è un paesotto nonostante i suoi 5-6 milioni di chinos, e quindi bisogna spostarsi altrove per vedere un po’ di movida. Ma il mio inviato a Pechino mi ha confermato che anche nella capitale calma piatta, fatta eccezione per qualche gruppo di vecchiette che ballavano con la radiolina accesa nel parco. Solo che lui un bar per ubriacarsi a quanto pare l’ha trovato.
Quindi io la mia sera di capodanno l’ho passata nel modo tradizionale, cioè mangiando dalla mia amica e guardando distrattamente lo spettacolo di capodanno, una roba ultra nazionalistico-patriottica dei miei santissimi farcita di bandiere rosse e salti mortali (ma devo dire che hanno certi ballerini e acrobati che spaccano il culo ai passeri… un'altra cosa rispetto alle veline), e il giorno dopo capitando non so come in una vera famiglia di gialli, con tutti quanti che ancora prima di cominciare a mangiare mi subissavano di brindisi a base del famigerato baijiu (per chi non fosse informato, è quella specie di grappa trasparente che non costa un cazzo e che distrugge neuroni e fegato come poche altre cose, e che i gialli non fanno mai mancare in tavola). Risultato, ancora prima di prendere in mano le bacchette ho fatto una mezza mina che mi ha conferito una parlantina eccezionalmente sciolta… è stato divertente.
E poi in questi giorni vergognosamente non ho fatto un cazzo di viaggi seri, solo qualche piccola escursione a breve raggio, un po’ per impegni di lavoro (credetemi), un po’ per riprendere in mano quella fottuta tesi (visto che… quando c’è scuola non ho tempo, li mortacci loro), un po’ soprattutto perché volevo andare a Pechino ma non c’erano più un posto libero su quella specie di tradotta che va nella capitale…
E poi… notizie dal mondo alla rovescia!
Come vi ho già accennato le altre volte, discoteche e locali vari non sono esattamente come quelle a cui siamo abituati dalle nostre parti. E come sapete, da noi fino alle 11-12 mettono su la cosiddetta “musica da riscaldamento”, roba tipo r’n’b, che ti dà quella tranquilla impressione di stare ascoltando la radio, prima di piazzare house bella pompata o cose un po’ più movimentate. Ma qui, siccome qui l’r’n’b va alla grande ed è veramente il trend del momento, prima mettono su house o qualcosa del genere per far muovere i primi valorosi sulla pista, e dopo una mezz’oretta… via con r’n’b e hip hop fino alla fine! Le prime volte mi giravano vorticosamente, ma devo ammettere che adesso con l’r’n’b ci vado abbastanza d’accordo, è una musica, come dire, alquanto sexy.
E ancora… notizie dal mondo dove la contraddizione la fa da padrona (Mao se n’era già accorto, andatevi a leggere il suo saggio, se volete proprio leggerlo in cinese fate pure)!
D’inverno le mamme gialle si divertono a infagottare i bambini come dei salami, tre, quattro maglioni uno sopra l’altro, e ancora non basta, il bebè potrebbe sentire freddo, poverino… ma io li ho visti quei bocia, soffrono come bastardi, li vedi con la faccia rossa che sembra che stiano per scoppiare, e non riescono neanche a camminare perché c’hanno otto strati di roba addosso. Ma la cosa buffa è che… nonostante i quintali di lanaccia che hanno su, appena fanno un passo hanno subito il culo scoperto! Sì, perché i vestiti per bambini hanno tutti la classica apertura sul didietro, che ricalca quella di serie, data da madre natura. Così, alla faccia delle cure materne, freddo e intemperie trovano via libera, e il bebè se le piglia tutte nel…
E poi… a grande richiesta, qui si parla di sputi!
Sono convinto che se veramente si vuole trovare l’essenza profonda del popolo cinese, il fattore di unitarietà che lega popolazioni così lontane e diverse, la colonna sonora che accompagna ogni momento della giornata e della vita, il leit motiv, il filo rosso che unisce bambini, adulti e vecchi, uomini e donne, poveri e ricchi, intellettuali e operai, bisogna cercare la risposta proprio in quella sostanza acquosa secreta dal nostro meraviglioso corpo ed espulsa più o meno rumorosamente per via orale.
Come dicevo l’ultima volta, la mia camera vicino alle docce mi espone agli attacchi sonori mattutini ad opera degli autoctoni: fin dalle prime luci dell’alba, espettorazioni ripetute e assordanti raschiamenti di trachee turbano i miei ultimi scampoli di sonno.
Quando si mangia, si sa, la bocca è sottoposta a uno sforzo e produce una quantità di saliva superiore al normale, e allora perché non liberarsi del surplus acqueo sul pavimento del ristorante? Meglio ancora se accompagnato da un rutto di soddisfazione e da una roboante flatulenza!
Nei negozi e in altri luoghi pubblici, commessi e inservienti vari particolarmente raffinati preferiscono non dare troppo nell’occhio, e forse per timore di essere cazziati dal capo se riducono il pavimento a una superficie viscida e pericolosamente scivolosa, non si lasciano andare a questi eccessi. Ma come fare? Nessun problema! Basta fare dieci metri fino al cestino delle immondizie del negozio, durante i quali non smettono di richiamare sonoramente dalle profondità delle viscere la sostanza filamentosa che intendono espellere, per poi farla colare discretamente dalle labbra nel bidoncino.
Sul bus, poi, l’apparato digerente e respiratorio risentono pesantemente dei sobbalzi dovuti alla scarsa stabilità del mezzo: quindi perché non cercare sollievo scaricando sul pavimento quell’umore così fastidioso che titilla i bronchi e solletica il palato?
Laddove Mao e il Partito hanno fallito, lo sputo arriverà, legando indissolubilmente nella lotta proletaria e nella rivoluzione permanente le masse dei lavoratori manuali e intellettuali, e un giorno non lontano la bandiera rossa a cinque stelle si specchierà al suolo in uno strato di saliva vasto come l’impero di mezzo.
Lunga vita all’espettorazione!
Tutan wan sui!
E infine annuncio che alla fine il mio Motorola è ritornato alle sorgenti gialle. Per chi non ha la classica infarinatura di letteratura cinese, tradotto significa che il cellulare ha tirato le cuoia. Già da mesi lo stronzetto dava segni di squilibrio, spegnendosi a sua discrezione e scagliandomi una rabbia feroce ogni volta che mi ritrovavo piantato in asso nel mezzo di una telefonata o all’ultima lettera di un messaggio, ma adesso non dà assolutamente più segno di vita. Non è un problema di batteria, mi si dice che è normale o quasi e ripararlo costerebbe come prenderlo nuovo, quindi… nessun’altra soluzione che un cambio della guardia. Così imparo a non ascoltare tutti quelli che coi Motorola hanno avuto una montagna di problemi, e soprattutto imparo a comprare le porcate che producono gli americani di merda. Schifo, schifo e ancora schifo, e sapete dove ve lo potete mettere il cellulare con tutto il caricabatterie? Adesso ho un Siemens abbastanza simpatico, ma leggere le istruzioni e scrivere i messaggi in caratteri cinesi è un’esperienza psichedelica. E poi tutto sommato i crucchi non sono così male, hanno pure loro le loro schifezze (come Hitler, Lou Bega e i sottaceti), ma almeno non bombardano tutti quelli che non la pensano come il Grande Capo, il nano del Texas dalle orecchie a effetto serra, seduto nel suo ranch in mezzo ai bisonti.
Io continuerò a stare qui seduto sulla riva del fiume aspettando che passi il cadavere del mio nemico.
Fate come me, cazzo, abbiate un po’ di pazienza e mi farò vivo (ehi, lo diceva Confucio)!
A presto,
Paolo Gao
Colonna sonora:
- Bad Company O.S.T.
- R. Kelly & Jay Z “The best of both worlds”
- AAVV “Première classe vol. 2”
- Radiohead “Kid A”
Ca. 06/07/2003
Ciao a tutti,
dopo il solito infinito silenzio rieccomi con l’ultima edizione del bollettino dalla Cina. Ultima perché, come alcuni fortunati tra voi già sapranno, ho anticipato la partenza. Il 13 luglio alle 9:10 di mattina atterrerò con braghe sporche, solita faccia da culo, qualche chilo in meno e barba da fare al Marco Polo di Venessia. Sono ben accetti comitati di accoglienza armati di spranghe e striscioni, anche se vi avverto già che non avrò gran voglia di far festa.
L’idea di tornare comunque non mi alletta manco p’o cazzo. Ieri sera tra l’altro accendo la tv di Shanghai e chi ti vedo? Silvio in persona, l’audio era pessimo ma sfortunatamente il nanetto di Arcore, oltre che pelato, era pure sottotitolato, facendo sì che le sue fregnacce mi arrivassero fin qua dall’altra parte del mondo.
E prima di lasciarvi, visto che non darò altre notizie via mail fino alla mia partenza, via con una lista parallela alla Jeunet.
COSA MI MANCHERÀ
- le serie TV poliziesche di Hong Kong, altro che i pagliacci di “Distretto di polizia”
- i dvd e i cd a 6 yuan (circa € 0,60 per capirsi) l’uno
- la discoteca r’n’b, il suo Bacardi Jazz, e il suo mitico resident dj Zhutousan (letteralmente “Tripla testa di porco”, classico insulto tipicamente nanchinese)
- i piccoli figli di puttana a cui insegnavo inglese, solo perché ciò significava 1200 yuan al mese senza particolare sforzo, e poi la maestra era carina
- i coreani casinisti e festaioli, dopo Italia-Corea avevo giurato loro odio eterno ma sono simpatici e in fatto di party la sanno lunga
- i fessi a cui riesco a darla a bere spacciandomi per cinese del Xinjiang, e dichiarandomi loro compatriota con affettato accento turkestano
- il vero tè Wulong
- il pulotto, apparentemente cazzuto e inflessibile, che in realtà venderebbe sua nonna per un paio di angurie
COSA SICURAMENTE NON MI MANCHERÀ
- le uova di oca, e quelle con dentro il pulcino bollito
- la rissa con il manager cinese panzone e arrapato al pub irlandese in cima allo Sheraton Kingsley
- il clima del cazzo con 40 gradi umidissimi che sudi solo ad allacciarti le scarpe
- lo strato viscoso di saliva che ricopre qualunque superficie orizzontale
- gli stronzi che non guardano avanti mentre camminano (o, peggio ancora, guidano)
- i cinesi occhialuti e scheletrici che quando ti vedono correre si fanno venire un infarto pur di levarsi la soddisfazione di superare lo straniero bianco
- i manager che girano per i piani con mutanda cadente e scatarro facile, e guardano la tv tutto il santo giorno a volume indicibile e porta della camera aperta
- i pettegolezzi su tutto e su tutti che girano più velocemente in questa città di 5 milioni di gialli che in un paesino sperduto sulla Sila
- il vicino tailandese sicuramente gay, si dice che i buchi nei box doccia li abbia fatti lui per spiare le nudità dei maschioni al bagno, e che il tappeto di caccole sulla porta del cesso sia opera sua
- i pomodori a fette con sopra la montagnola di zucchero
- la frequenza obbligatoria e i prof che non ti guardano più in faccia se manchi a una lezione
- le signorine delle previsioni del tempo che parlano del sedicesimo congresso del PCC
Questo è tutto. Arrivederci nel bel paese dove il “mi consenta” suona.
Baci e abbracci,
Paolo Chu
Buona lettura, 慢慢讀.
[...]
Ca. 16/11/2002
Nimen hao!
E anche se mi avevate dato per disperso (speravate, eh?) adesso sono tornato a dare qualche segno di vita, anche se come sempre non ce la faccio a rispondere a tutti singolarmente… mi sentivo davvero troppo in colpa, e allora ho preso il coraggio a due mani – niente battutine – e me so’ ributtato naa stesura der bollettino de guera daa Cina con furore.
Ormai sono qua fisso da due mesi e una settimana, e per ora non mi muovo… anche perché sto seguendo tre corsi ultracazzuti di cinese in varie salse, e visto che non è che smanio per andare a lezione ogni mattina (qualche volta, per motivi a me del tutto oscuri) ogni tanto me la batto e vado in giro a fare cose più interessanti che imparare a memoria parole che nessuno usava più già 100 anni fa. Al che i prof continuano a menarmela con la storia che se non vado a lezione non solo non ho più diritto alla borsa di studio gentilmente offerta dal governo dei Musi Gialli, ma che mi possono anche sbattere fuori a calci in culo dal comodo (e spesato) alloggio che condivido col tenebroso tedescone. Ho pure dovuto fare degli esami assurdi praticamente sotto minaccia, una cosa incredibile. E poi non puoi stare a casa un giorno per i cazzi tuoi che subito lo sa tutto il campus, e se qualcuno di quei cagacazzo dei tuoi compagni di classe coreani ti becca in giro sei finito, il giorno dopo tutti a stressarti e perché ieri non sei venuto a lezione, e cosa avevi da fare, e guarda che il prof ha chiesto di te e che palle quadre.
Ma a parte la cosiddetta scuola continuano anche la vita notturna e la movida nanchinese. Anche se i posti fighi non sono tantissimi ormai conosco più posti per andare a spassarsela di un qualunque autoctono. E il mio status di straniero mi ha pure procurato una “VIP card” (40% di sconto su tutta la sbobba, 60% sulla sbobba importata. Evvai!) per il rinomato “Orgies Bar”, forse la disco più bellina se togliamo i cinesi piani come gubane che ballano come deficienti su una specie di palcoscenico rialzato vicino alla console. Altri posti li stiamo scartando a poco a poco, perché a quanto ci si dice fanno la stessa musica da 3 anni (e che musica… dopo la prima mezz’ora di musica figa, tipo house o simile, cominciano le porcate del genere “Who let the dogs out” e “What’s up”, poi parte il r’n’b di terza categoria, e quando finisce la musica tutto sommato ascoltabile, via con la merda spagnoleggiante o col reggae contro l’intestino pigro!), e non solo, ma la scaletta rispetta anche un ordine ben preciso e immutabile…
Ieri sera gran party internazionale al “Banana” (Marco, niente a che fare col noto locale per culacchioni alle Halles, quello che ti piaceva tanto, coi camerieri mezzi nudi e il bancone leopardato… a proposito, ti fa ancora male a sederti?), troppi stranieri, troppe puttane pagate da facoltosi manager panzoni pelati e sudaticci, ma un’ora di drink gratis, e questo basta per un voto positivo alla serata. Oh yeah.
Oggi io e il crucco siamo partiti per una missione molto difficile: trovare dei bei vestiti da veri mafiosi, tipo i completi dei cinesi alla stazione di Montebelluna, musi gialli al 100%. Dopo aver girato i vicoli in bici tutto il pomeriggio e dopo aver visitato i veri negozi dove vanno i gialli, mica i megacentri commerciali dove vanno solo i manager occidentali, i cornutazzi a stelle e strisce e i cinesi con la grana (e anche tanta), abbiamo deciso che forse non ci teniamo proprio così tanto a sembrare dei veri cinesi, e per ora abbiamo lasciato perdere. In compenso ho preso un paio di guanti, che mi torneranno utili adesso che comincia a fare freschino e girare in bici non è più piacevole come prima…
E a proposito, adesso finalmente anche la mia bici azzurrina comprata al Carrefour ha la sua bella targa, adesso non sono più un clandestino delle due ruote e posso girare tranquillo e andarmene dove cazzo mi aggrada. Sì, perché qua dai musi gialli pure le bici hanno l’immatricolazione, come le macchinine. E avere quel pezzettino di plastica è un’operazione veramente pittoresca… Prima di tutto bisogna andare alla stazione di polizia con lo scontrino della bici e un documento (a me e al mio amico avevano prima chiesto il passaporto, ma io me la sono cavata col permesso di soggiorno e lui con la fotocopia della carta d’identità europea… la serietà innanzitutto). Poi da un angolino esce un tipo portandosi dietro un tavolo da falegname e una cassetta degli attrezzi, esamina la bici, biascica qualcosa di incomprensibile, e compila una specie di patente che il bravo ciclista dovrà sempre portare con sé, in cui sono segnati marca, colore, modello della bici eccetera. Nel frattempo intorno al tavolo si è radunata la solita folla di curiosi che non si fanno mai i cazzi loro, fissano divertiti gli stranieri con la bici, e pensano “ma perché non si comprano una macchina, loro che c’hanno la grana?”. Poi il tipo smartella un numero di serie sul telaio con uno strambo strumento di tortura, avvita la targhetta sul manubrio e il gioco è fatto, per la modica cifra di 8 yuan o 2 euro che dir si voglia. Che poi la targa è una roba strana, un pezzo di plasticaccia con il numero, solo che un pezzo, su cui appare solo metà del numero di targa, si sfila e va tenuto come prova che quella è proprio la bici che risulta dalla “patente”, il tutto nella speranza di evitare furti e cose varie. Le pensano tutte, i piccoli bastardi.
Capitolo cibo… ormai la mensa la diserto regolarmente, salvo quando sono veramente di fretta. Costa troppo e la sbobba è ‘na schifezza, né cinese né occidentale, avreste dovuto vedere il tentativo di spaghetti alla bolognese dell’altro giorno, roba da far venire un nodo all’esofago. In compenso appena fuori dall’università ci sono tremila posti dove si mangia mille molte meglio e non si spende una fava. Nota di merito alle zuppe strapiccanti del tizio del Sichuan, con una di quelle perdi la sensibilità della bocca, piangi come un vitello, ti cola il naso e il sudore sgorga copioso per la sofferenza. Ma il mio corpo ormai comincia ad abituarsi, adesso ogni volta che vado in questo posto appena mi siedo comincio già a sudare e a sentire l’adrenalina, l’organismo già sa che si deve preparare a una lotta contro il bastardissimo peperoncino. Ma anche senza soffrire così tanto si mangia veramente da dio, neanche da mettere con la cucina cinese come la conosciamo in Italia… memorabili colazioni a base di riso saltato con uova e pomodoro, scorpacciate di pesantissimi baozi (quegli affaretti cotti al vapore e pieni di una strana bestia o verdure), spuntini alle 4 di mattina con wanton e spiedini di una strana sogliola arrosta e strapiccante come al solito, spanzate incredibili di fonduta cinese, quella col calderone bollente in cui ciascuno si cuoce da sé la sua sbobba (menzione dovuta ai cubetti di sangue di oca, che detto così pare ‘na roba orribile, ma è una figata… a proposito, per chi avesse ancora dei dubbi, dopo 5 anni da rispettoso vegetariano ho preferito adeguarmi allo standard cinese del “mangia tutto quello si muove ed è meno veloce di te”) e che per ora è insuperata nella mia “dinner list”… ragazzi, fatta eccezione per il grana la pappa italiana ancora non mi manca…
E poi procede bene anche il mio compito di grande responsabilità, cioè il lavoro come maestro di inglese alle elementari… non sarà un lavoro “challenging” (come si dice in italiano?), ma almeno mi pagano bene e me la passo per 2 giorni alla settimana. In più piaccio ai piccoli bastardi gialli e persino ai loro genitori, il che per un fottuto diavolo straniero non è cosa da poco. La cosa è andata così: dopo quasi due mesi di questo lavoro, nella scuola c’è stato una specie di “open door day”, con una marea di genitori ad assistere alle lezioni di inglese tenute appunto dai fottuti diavoli stranieri, nella fattispecie io e i miei 3 colleghi. Ogni genitore aveva un questionario da compilare, tutto per approvare o condannare il metodo di insegnamento del diavolo straniero in questione, sembrava veramente una roba da nazisti. Ma è andata bene, i gialli hanno detto sì, e per me è in arrivo pure un aumento di stipendio. E vai col tango.
E adesso che c’è stata la sedicesima plenaria del Partito (ma io preferisco chiamarlo “il party”, suona più divertente), ieri in tv hanno presentato uno per uno tutti i benedetti nuovi personaggi alla ribalta: foto in uniforme su sfondo rosso, nome e falce e martello in oro (quello che finirà nelle tasche di questi cialtroni adesso che sono pezzi grossi, se già non lo erano prima), e per ognuno 4-5 minuti di bla bla bla su quanto bene hanno servito il popolo, e via col servizio che li mostra mentre abbracciano bambini e danno l’estrema unzione a malati terminali, e visto che tutti questi personaggi non sono pochi… beh, io ho acceso la tv alle 7 di sera ed era cominciato da un pezzo, e alle 10 la fine era ancora lontana. Alla fine ho preferito vedermi una specie di Turisti per caso versione cinese, con 4 mentecatti a Hong Kong, e finalmente ho avuto la conferma che a Hong Kong il cinese non lo capiscono manco per il cazzo, ogni volta che i mentecatti rivolgevano la parola a qualcuno dovevano ripetere la frase 3 volte, un po’ come un siciliano a Trieste.
Adesso me ne vado a mangiare qualcosa, è l’ora in cui i cinesi fanno lo spuntino del dopocena e io non ho ancora pappato niente. Insieme al bolletino de guera finalmente vi mando anche qualche foto, così vi fate un’idea di quello che succede da queste parti, e anche del decadimento fisico e morale del sottoscritto… ciao a tutti e alla prossima!
Paolo Chang
Ca. 01/12/2002
Dajia hao!
Dal silenzio totale a un’esagerazione di notizie… si vede che ultimamente non ho un cazzo da fare, vero? La vita a Nanchino prosegue, aspettando le vacanze d’inverno che nessuno sa bene quando cominciano e soprattutto quanto durano… Sarebbe anche ora di andarsi a fare un giretto dalle parti dei “teroni” cinesi, che pare che in inverno non sia niente male...
Lo scorso fine settimana comunque me lo sono fatto a Shanghai, allegramente solo visto che la guapa china quei giorni lavorava, e me la sono passata da dio. Dovevo andarci per forza per sbrigare un po’ di scartoffie al consolato italiano, il che è stato abbastanza divertente perché appena entrato ho subito sentito venire fuori da un ufficio una scarica di “Ahò, li mortacci, ‘sti zozzoni fii de ‘na mignotta, tze tze”, nonché qualcuno che al telefono parlava cinese con un agghiacciante accento de Centocelle, e poveraccio er cinese dall’altra parte del telefono, che sicuramente non avrà capito una beata mina.
Fatto quello che dovevo fare per forza mi sono dato al cazzeggio, e a Shanghai di spazio ce n’è abbastanza… per prima cosa una puntatina in un bar italiano per un caffè, un caffè vero, e non il piscio di gatto che i bastardi cazzoni a stelle e strisce hanno insegnato a fare ai cinesi spacciandolo per made in Italy. Tra l’altro, se vi interessa, in Huaihai lu Luciano (Benetton, per i non intimi) ha appena aperto un meganegozio a tre-quattro piani, roba per veri musi gialli sboroni.
Poi, camminando sempre su questa viuzza lunga quattro-cinque chilometri, casualmente incontro due mie leggiadre amiche dell’università, una tedesca e un’americana (ma mezza italiana, quindi va bene), e in un attimo i piani per la serata sono a punto. Così il resto della giornata passa via tra quartiere francese, quartiere cinese, shopping e tour culturale in librerie e ristorantino “solo wanton”, una dormitina per ripigliarsi, poi alle 11 appuntamento in the street e comincia il tour… prima in un bar minuscolo ma con musica figa, la prima volta che sento house degna di questo nome qui in Cina. Peccato per i troppi stranieri (leggi: troppi americani), e soprattutto per i manager abbrancicati a gialle stragnocche e troie da far paura che pendono dalla carta di credito del bianco con la grana. Schifo. Poi pausa pizza, e via in un altro posto a due passi. Un po’ di cazzeggio nel locale, tanto per fare i fighi, e poi destinazione Buddha Bar, mi dicono che somiglia un po’ a quello che c’è a Parigi ma non saprei, comunque musica ottima e posto bello, pista con statue del caro vecchio Buddha in tutte le salse. Peccato anche qui che la festa venga rovinata dai soliti cornutazzi a stelle e strisce, che attaccano discorso in maniera grezzissima con le due tipe e, chissà perché cazzo, si prendono la libertà di rivolgermi la parola. Segue il dialogo con uno di questi bisonti biondini pompati a furia di football, ormoni e merda varia che ormai gli hanno fottuto il cervello.
“And what’s your name, man?” (e quando uno mi chiama “man” già cominciano a girarmi vorticosamente)
“Paolo”
“Where are you from, man?” (aridaje)
“Italy”
“Have you been to the States?”
“No”
“Go there, man, go there”.
Sì, col cazzo che vado a mischiarmi a voi microcefali della guerra preventiva che venite qua, vedete tutti i cinesi che vanno in bici perché con il loro stipendio da fame la macchina se la sognano, e ve ne uscite allegramente con un “Ma guarda te, ai cinesi piace proprio tenersi in forma!”. Spero con tutto il cuore che mi è rimasto che l’operazione Mao Donald (l’avete letta la storia di Benni sul sito della Repubblica? Se è ancora in rete andate a darci un’occhiata) vada veramente in porto.
E così, nonostante le spiacevoli parentesi stars and stripes, mi sono tuffato allegramente nella notte (più che altro nell’alba) shanghaiese, in tre giorni ho dormito qualcosa come 6-7 ore a farla sporca, e alla fine sono tornato alla base il sabato sera, crollando vergognosamente sul letto alle 10 di sera...
Un capitolo a parte merita la meravigliosa vita del sistema di riscaldamento… da un due-tre settimane hanno acceso l’impianto centrale della nostra palazzina, e non so se è perché si aspettano un inverno siberiano, ma se solo si osa accendere per cinque minuti il termosifone ci si ritrova la camera trasformata in atollo tropicale, con tanto di atomica francese e barriera corallina. Il brutto è che anche a termosifoni spenti ci si rosola di brutto, grazie agli enormi tubi scoperti che attraversano la camera e che portano l’acqua strabollente in giro per l’edificio. Tra l’altro passano proprio vicino al mio letto – il solito culo – in modo che, quando la mattina accendono il riscaldamento, l’afa equatoriale che si sprigiona dai fottutissimi tubi funziona come una sveglia, prova te a dormire con una roba che pompa 150 gradi vicino alla testa. Qualche giorno fa, poi, mi sono stiracchiato in modo evidentemente troppo arrogante e sono andato a toccare col gomito uno dei suddetti tubi. Risultato: ustioni di terzo grado sul braccio (ho ancora una bella cicatrice) e bestemmie a profusione, che ho anche dovuto tradurre per il coinquilino.
E il sistema di riscaldamento in sé farebbe inorridire qualunque ingegnere per l’ambiente o anche solo qualunque persona di buon senso (Checco, sull’accostamento “ingegnere” e “persona di buon senso” lo so che avrai da ridire), visto che l’acqua calda non gira in circolo come dovrebbe, ma parte da un capo della casa e alla fine del percorso viene pisciata fuori a una pressione incredibile da dei rubinettoni che danno sul viottolo. Tra l’altro questi rubinetti, oltre alle nuvola di vapore che pare di essere in una sauna a cielo aperto, fanno veramente un casino infernale e contribuiscono efficacemente all’effetto sveglia di cui sopra. Ho anche filmato il tutto, casomai qualcuno non credesse possibile una porcata di dimensioni talmente ciclopiche.
E sempre per il capitolo rumori molesti, sono carine le autobotti che passano continuamente per le strade pisciando acqua mista a qualcos’altro che dovrebbe fare da disinfettante (sul significato del verbo “disinfettare” in cinese sono in corso studi a livello mondiale). Già la cosa in sé fa ridere, ma ancora peggio è la musichetta sparata in loop dagli altoparlanti, una specie di suoneria da cellulare a volume stratosferico, e stonata da far paura, che persino gli autoctoni trovano pessima. Naturalmente dalla mia camera riesco a sentire comodamente quando parte l’operazione Strade Pulite (ma a quanto pare è semplicemente Strade Bagnate) in qualunque parte del centro.
Domani ricominciano scuola e lavoro, ore 8 appassionante lettura e commento di un infinito racconto di quella bagasciona di Zhang Ailing, ore 13 lezioni di inglese ai piccoli bastardi, e poi pomeriggio a preparare un discorso per la lezione di cinese orale. Che culo, che culo che ho, come diceva Alfredo Nardone…
Adesso me ne vado a mangiare qualcosa, lo stomachino protesta. Vi farò sapere se ci saranno cambiamenti epocali nella mia vita, se la mia Weltanschauung verrà sconvolta in modo irreversibile, se deciderò di farmi buddista e ritirarmi a mangiare radici e a inchiappettare ignare capre di montagna, ma più probabilmente vi farò sapere delle gran stonfe che stiamo tirandoci il venerdì sera. Come l’altra sera quando, disperato per la scarsità di alcool e allucinogeni, il buon Moritz è stato preso da un raptus autolesionista e si è sparato in un colpo solo due pillole di una medicina giapponese fortissima + un’aspirina + una dose da cavallo di caffè istantaneo, e dopo un po’ ha cominciato ad avere visioni quasi lisergiche accompagnate da tachicardia e dal cosiddetto “tremasso” (per chi ricorda Nando, “el gà scuminsià a tremar, ghe xe vegnùo el tremasso… vibrassion, allucinassioni… xe stà un casin”).
E allora alla prossima, statemi bene e cazzo, scrivetemi.
Paolo Wang
Ca. 16/12/2002
A grande richiesta, arieccome…
Dopo tre giorni di pioggerella fine fine di quella che non fa danni ma rompe le palle, oggi si è messo addirittura a nevicare! E via con lo sclero generale della serie “la neve, la neve, è arrivato Natale” e roba del genere. A parte il fatto che io il giorno di Natale faccio lezione normalmente – ma non è che alla fin fine mi cambi tanto – non mi pare proprio il caso di darsi a facili entusiasmi festaioli… ma la lontananza da casa ha dato alla testa a più di qualcuno, specialmente tra i crucchi. A quanto pare non riescono proprio a fare a meno di questo cacchio di Natale alla nordica. Mi hanno addirittura invitato a una festicciuola per l’inizio dell’avvento, con tanto di corona trash di fogliame assortito, accensione di candelotti e cd con cori nazisti di montagna. Alla fine non so se pareva più un funerale, una messa nera o una commemorazione in onore di Adolfo.
Fortuna che, a spazzare via queste porcate, in camera nostra è arrivata una ventata di sana italianità… ci siamo fatti prestare da un coreano uno strano strumento di cottura, ci siamo procurati due pacchi di spaghetti italiani dal negozio di roba importata “Exotic food”, abbiamo tirato fuori il pesto Barilla – avete letto bene, pesto Barilla orrigginalo! – portato direttamente da Friburgo dal mio collega franco-giappo-crucco, ci siamo messi all’opera e dopo qualche difficoltà finalmente è arrivato un chilo di veri spaghetti al pesto… se sorvoliamo sulle scodelle monouso e sulle bacchette, c’era veramente da commuoversi. Fortuna che il sottoscritto si è messo al lavoro come cuoco di casa impedendo ai crucchi di fare porcherie lasciando gli spaghi nell’acqua per intere ere geologiche. Parola d’ordine “al dente”, morte allo spaghetto nordico buono solo per attaccare i manifesti. E alla fine tutti hanno apprezzato, tranne il tipo estone che se non mangia goulasch e patate a colazione, pranzo e cena non è contento, ma dopotutto sono solo cazzi suoi, no?
Oggi è successo l’irreparabile. Ero seduto nel ristorantino appena fuori dall’università, e stavo facendo colazione e pranzo due in uno, bello rincoglionito dopo il sabato sera. Dopo un attimo al tavolo si siede una fanciulla cinese; comincia a fissarmi, e fissa e fissa e fissa... niente di nuovo, ormai ci si fa l’abitudine, il muso bianco che mangia le stesse cose che mangia il muso giallo è sempre uno spettacolo interessante. Il brutto è che dopo un paio di minuti la tipa mi chiede “Sei cinese?”. E io ci resto di merda! Ma perché poi? Perché so dire due parole in questa cazzo di lingua? Perché mangio con le bacchette? Perché pensa che c’ho un tatuaggio del presidente Mao sulla chiappa sinistra? Passi che in Italia tutti fanno dell’ironia con la storia der “cinese Cofferati” eccetera, ma che casso, manco qui sanno riconoscere un muso giallo! E ancora peggio, sospetto che la tipa abbia pensato che sono magari uno del Xinjiang altresì detto Turkestan cinese, quel postaccio di frontiera popolato da una specie di talebani infidi e villosi, odiatissimi dai cinesi Han (quelli “veri”) perché cercano sempre di mettertelo in quel posto anche quando ti vendono gli spiedini di montone. Osama nell’alto dei cieli!
Dopo attento studio sul campo, sono arrivato ad avere la certezza di una cosa sconvolgente: i cinesi non sanno andare in bici. Un miliardo e trecento milioni e rotti di musi gialli montano tutti i giorni su una cosa misteriosa che li porta a spasso ma che non sanno usare. Capisco che non sappiano andare in macchina, e che facciano di tutto per stirarti quando attraversi, ma per loro anche la bici è una perfetta sconosciuta, e non solo perché la qualità media delle due ruote è ‘na schifezza. Basta vedere come traballano minacciosamente quando pedalano, e poi nessuno guarda avanti, vagano tutti per le strade incuranti delle più basilari regole della convivenza sull’asfalto, come forse neanche a Napoli nel rione Sanità. Riescono ad avere un’andatura normale solo se hanno almeno cinquanta chili di rimorchio, al che le due ruotine del carretto di dietro danno un minimo di stabilità al tutto, un po’ come i bambini che usano la bici per la prima volta. Ad ogni modo, per sopravvivere a una pedalata in bici bisogna avere occhi dappertutto, altrimenti il primo taxi o bus che incroci ti tira sotto senza tanti complimenti. E soprattutto di sera, visto che accendere le luci è un optional… secondo me sono convinti che le luci si consumano ad accenderle mentre si guida, magari pensano che ci sia una pila o un motorino indipendente dal resto o che cazzo per esso, e non vogliono rischiare di restare a secco…
Tra l’altro una sera ho visto un servizio al tg di Nanchino, in una delle vie principali un bus stira un cinese sulle strisce pedonali (che qui servono solo ad abbellire l’asfalto, come decorazione un po’ così), al che la pula arriva, butta un cartone sui miseri rimasugli, ricaccia indietro le centinaia di musi gialli morbosi che stanno lì a guardare la spoglia immemore, e poi intervista venti persone sulla dinamica del fatto… venti versioni diverse, tutte ovviamente sottotitolate in cinese, perché fra vecchietti senza denti e comari varie nemmeno gli altri autoctoni che guardano la tv capiscono che cazzo stanno dicendo. E alla fine il bravo poliziotto amico del popolo parte con una predica sulle regole della strada, e quando si attraversa bisogna stare attenti, e occhio ai semafori, e andate sulle strisce, e qua e là, ma non dice manco una parola sul fatto che gli autisti dei bus sono dei veri tagliagole e se ne sbattono allegramente se qualcuno ci resta secco. E ancora una volta Welcome to China, eccheccazzo!
Un’altra scoperta sconvolgente ha fatto vacillare ancora una volta le mie scarse certezze. Un mio amico giallo mi ha rivelato che l’espressione “tongzhi”, quella che si usava per rivolgersi a chiunque e che corrisponde al nostro “compagno” dei tempi d’oro della falce e del martello, adesso non si usa più. O meglio, non è che proprio non si usa più… è solo diventato un modo carino per designare i culacchioni! Ma pensa te che caduta di stile, dalle comuni popolari ai Village People… Ma allora io gli ho detto “Vabbè, però una volta ho chiesto un’informazione a un pulotto e quello mi ha chiamato ‘tongzhi’, che cazzo significa?!?!”. Era un modo per farmi delle avances? Contava sul fascino della sua cazzo di divisa? E il mio amico mi ha detto “Ah, ma è diverso, i pulotti possono”. Sì, però non mi hai convinto. Quindi maschietti attenzione, se siete in Cina e qualcuno vi chiama “tongzhi” non fatevi fregare, voi chiudete bene i boccaporti e ricordatevi quello che vi ho detto a proposito del nervetto…
E con questa preziosa raccomandazione vi lascio e torno al mondo dei musi gialli a tempo pieno… ci risentiamo à la prochaine!
Paolo Chen
Colonna sonora:
- Bill Evans, “Alone”
- “Sabor da paixao – trilha sonora original do filme”
- Red Hot Chili Peppers, “By the way”
- Chet Baker, “The best of Chet Baker sings”
- Wes Montgomery, “Goin’out of my head”
- Yamamoto Tsuyoshi Trio, “Midnight sugar”
- A Camp, “A Camp”
02/01/2003
Eh,
il tempo corre via, già è passato natale con la enne minuscola, il mio primo natale lontano da casa ma tanto meglio così, e tra una balla e l’altra si avvicina capodanno… almeno quello occidentale, visto che per quello cinese, altresì detto festa di primavera, c’è da aspettare fino a febbraio. In ogni caso colgo l’occasione per fare a tutti quanti gli auguri – rigorosamente laici, al massimo massimo buddisti…
Che poi io già mi preparavo pissicologicamente a fare lezione il 25, e di sicuro il prof già si preparava a trovarsi di fronte una classe deserta, ma dichiarava solennemente: “se viene anche solo una persona io faccio lezione”. Al che, visto che le coreane della mia classe vanno matte per ‘sto cazzo di natale all’occidentale e il 25 se ne volevano stare a casa a tutti i costi, proprio non mi pareva il caso di essere quella persona. Mi è poi giunta voce che a lezione c’era effettivamente un’unica persona, un nerd coreano che non è venuto a scuola per tre mesi di fila e ha beccato proprio il giorno sbagliato per tornare a farsi vivo, godendosi quattro ore di appassionante a tu per tu con Mr. Wang Jie, prof di letteratura fanatico del presidente Mao, nonché personaggio dotato dalla natura della voce più sgradevole e impastata mai udita nell’Impero Centrale. E se aggiungete che il cinese è già una lingua coi controcazzi anche senza bisogno di incasinarla ulteriormente, capite che bella esperienza…
Comunque continuo ad essere testimone di episodi e abitudini strampalate che ogni giorno mi fanno perdere la già scarsa fiducia che nutrivo verso i musi gialli. Ma andiamo con ordine.
- Avete presente le mascherine da chirurgo che si vedono sempre a migliaia quando mostrano i musi gialli in tv, quelli in bici in mezzo a una nuvolazza di smog? Beh, esistono veramente, e fin qua niente di strano. La cosa ridicola è che a quanto pare non le usano, come ci si aspetterebbe, per l’inquinamento, bensì per proteggersi dal freddo, tant’è che fino a qualche settimana fa nessuno le usava. Comunque, proprio come le sciarpe e i guantini, anche fra le mascherine ci sono quelle normali e quelle più fighe e trendy. E allora vai con le mascherine chirurgiche imbottite con sopra la bandiera inglese, i Backstreet Boys al completo, Snoopy, Hello Kitty e pupazzetti di ogni fatta.
Ma la perversione non finisce qui… il freddo ha dato alla testa a qualche designer folle, che ha pensato bene di progettare un nuovo tipo di paraorecchie. Già io non sopporto i paraorecchie “normali”, quelli con quelle specie di hamburger pelosi, ma qua in giro ho visto l’incredibile… trattasi di una coppia di astucci di finta pelle + pelo in cui letteralmente infilare le orecchie, con una bretella che passa non sopra la testa ma sotto il mento. Ne consegue un effetto “che la forza sia con te”, mettetevi un paio di quelli e non avrete niente da invidiare al nanerottolo Jedi di Star Wars.
- Un giorno vado a comprare la frutta al solito posticino, quello dove la qualità lascia un po’ a desiderare ma la roba non costa una fava, dopotutto mica sono quella sboldra della figlia del Berlusca. Fuori dal negozio ci stanno due tizi, di cui uno particolarmente loquace che subito comincia a cacarmi il cazzo chiedendomi con insistenza cosa voglio. Io non lo bado – qua si impara presto a far finta di niente – piglio un sacchetto e comincio a servirmi. Prendo qualche mela e il tipo, preso dal trip del poliglotta, comincia a borbottare “apple, apple, apple”, e io dico “già”. Poi prendo qualche arancia e lui mi chiede come si dice arancia in inglese, e io gli dico “orange”. Il tizio allora tira per la manica l’altro muso giallo e gli dice “ehi, arancia si dice orange”, e l’altro dice “ah”. Alla fine prendo uno youzi, quella specie di enorme pompelmo di cui vi ho mandato la foto la volta scorsa, e lui mi chiede “nel tuo paese lo avete questo?” e io gli dico “no”. Al che lui tira di nuovo per la manica l’altro giallo e indicando lo youzi gli dice “ehi, nel suo paese questa roba non c’è”. L’altro giallo sembra svegliarsi dal letargo e dice “Cosa? Nel loro paese non c’è frutta?”
- L’altra sera ero seduto al banco della discoteca più in voga nonché più noiosa della città, e mi facevo i cazzi miei bevendo un Bacardi Jazz limone, il drink più in voga nonché più schifosamente leggero della città. A un certo punto, a due metri da me, un giallo di merda in crisi di gelosia comincia a urlare come un ossesso e a prendere a cazzotti e sberle la tipa che sta con lui, ma roba da far veramente male, mica uno schiaffetto sulla guancia, tanto che la tipa casca a terra con sedia e tutto. Mentre il tipo continua a infierire, arriva con molta calma uno dei pulotti di merda della sicurezza e… sta a guardare. Poi, senza fretta, arrivano gli altri quattro pulotti, si mettono intorno ai due e… guardano. Con interesse, anche, finché il tipo non se va via. Ma che cazzo sta succedendo?! Ma che cazzo stanno lì a fare cinque dico cinque sbirri sovrappeso, se quando serve non muovono manco un mignolo, un cazzo di mignolo unto e bisunto… Che una volta in quella stessa discoteca ho dato un bacino innocente a Yajuan, e subito mi è piombato addosso lo sbirro baffuto e panzone a farmi un cazziatone sul tenere un comportamento decente e cagate del genere. E allora vaffanculo tu e tutta la stazione di polizia, casso.
Playlist:
- Tao Zhe “Black Tangerine”
- The Who “My Generation”
- Overkill “W.F.O.”
- Gomez “In Our Gun”
Data imprecisata prima del Capodanno cinese 2003
Gioite gente, sta per arrivare l’anno della capra!
I supermercati sono pieni di fetenti caproni di peluche, ci sono capre e agnelli veri e finti dappertutto, e io mi preparo a festeggiare l’anno nuovo a modo mio, ingozzandomi come un porceddu al ritmo di dieci spiedini giganti di montone al colpo, il che – come mi faceva notare il crucco – per un ex vegetariano quasi integralista non è niente male!
Come qualcuno di voi già sa, la grande novità degli ultimi tempi è che mi sono trasferito in una camera da solo, provvidenzialmente abbandonata da un coreano musone che era pure nella mia stessa classe ma con cui non avevo mai scambiato una parola.
Tutto è filato liscio oltre ogni più rosea previsione, visto che l’esperienza insegna che se un cinese deve andare da A a B, per esempio da casa al negozio di vermicelli, deve preventivamente chiedere un’autorizzazione scritta al comitato centrale del partito e leccare un discreto numero di glutei, in modo da poter raggiungere gli agognati vermicelli alla fine di un lungo iter burocratico fatto di timbri rossi con la stellina, scartoffie su scartoffie, e sorrisi di circostanza che solo i cinesi riescono a tirare fuori quando cerchi di ottenere qualcosa che pure ti spetta di diritto e che nascondono la stronzaggine più profonda che si trovi sul globo.
In pratica, la mattina stessa in cui il coreano ha levato le tende io mi sono precipitato alla reception per chiedere se potevo traslocare. Non credevo alle mie orecchie quando la tipa mi ha detto “Va bene, nessun problema, passa domani mattina a prendere la chiave”. Se penso che certi miei amici non ne possono più dei loro coinquilini – specie il mio amico svizzero, che ogni volta che torna a casa trova il coinquilino negrone intento a sollazzarsi con qualche baldracca russa – e chiedono da mesi e mesi una singola…
Così la mattina dopo mi presento, ritiro la chiavetta e accedo finalmente alla mia nuova magione. La tipa delle pulizie mi vede armeggiare con l’aspirapolvere e, quasi offesa, mi dice che la camera è già stata pulita per bene e c’è già tutto quello che serve. Ma io so che sulla professionalità delle femmes de chambre è sempre meglio dubitare, e infatti mi basta spostare appena uno dei due letti e trovo un tappeto di patatine e tappi di birra che ricalca perfettamente la sagoma del letto, oltre a testimoniare la dieta di merda del coreano. Sotto l’altro letto stessa scena, con in più un paio di enormi ciabatte che sono volate dritte dritte nella monnezza. La tipa delle pulizie mi vede uscire col sacchetto di plastica pieno di schifezze, fa una faccia sorpresa che neanche all’Actors’ Studio, e mi chiede “Ma dov’era tutta questa roba?”.
Comunque adesso, dopo il repulisti, si sta proprio bene, specie col lettone doppio ottenuto appiccicando i due letti singoli, ‘na figata. E nessuno che mi rompe le balle organizzando party a sorpresa a mezzanotte perché tanto lui non ha esami…
Adesso il problema è che se voglio continuare a essere solo soletto mi toccherà sborsare la grana per pagare il secondo letto, visto che una vera camera singola qui non è prevista. Ma vabbè, non è una spesa enorme. Il mio vicino Sergey, da Vladivostok con furore, ha il mio stesso problema ma ha pensato un altro metodo per terrorizzare eventuali nuovi coinquilini: appendere fuori dalla porta un bandierone con la svastica e altri ammennicoli nazisti, sicuro che nessuno oserà disturbare la sua privacy. Ma io e un paio di crucchi gli abbiamo proposto una soluzione ancora migliore… visto che il 90% della gente nuova che arriverà sarà composto da sudcoreani, e particolarmente fessi, il buon Sergey farebbe meglio ad appendere un bel bandierone della Corea del Nord e ad allestire un altarino con la foto di Kim Il Sung. Quando glielo abbiamo proposto sembrava entusiasta dell’idea, e conoscendolo sarebbe capacissimo di farlo sul serio.
L’altra novità è che finalmente sono in vacanza, dopo tre giorni di esami maciullanti preceduti da due settimane infernali a cercare di farmi entrare in testa quei cazzo di testi letterari degli anni 20 che il prof nel suo delirio ci propone e pretende impariamo a menadito. Il risultato è che se vado in bici mi vengono in mente solo espressioni che suonerebbero più o meno come “poffarbacco, quanto travaglio sospingere codesto velocipede”, e il corso del suddetto prof è universalmente conosciuto come il più inutile di tutta l’università. Il commento in merito di Sergey, che è qua già da un paio di anni e ne ha già viste di tutti i colori, è “bullshit”. Comunque, in un modo o nell’altro, è finita anche questa, e io spero sinceramente nei 60 centesimi che mi permetteranno di non avere fratture scomposte del didimo e di arrivare al secondo semestre senza traumi.
E poi finalmente mi sono comprato due altoparlanti + un piccolo booster per il portatile, così anch’io finalmente posso rompere le balle a tutto il secondo piano con un po’ di sano hip hop taiwanese. Purtroppo i miei speaker non possono competere con quelli del mio vicino vladivostokese… quello c’ha due cose che occupano metà stanza, quando guarda un dvd pare la terza guerra mondiale, e quando esce a fumare una cicca gli piace sparare a palla roba tipo Rammstein e crossover cazzutissimo. Devo dire però che è correttissimo, nel senso che la mattina aspetta di vedere che mi sono alzato prima di azionare le due macchine assassine e svegliare tutto il resto del palazzo… purtroppo i cinesi del nostro piccolo “lou” non apprezzano, e ogni volta escono dalle tane a rompere le balle al russo. Ma lui non si scompone, e la sua lunga esperienza di litigi e risse emerge quando subissa il giallo temerario con un fiume di parole a un volume che passa quello della musica. E lì si vede che lui ‘sta carogna di lingua la conosce bene…
Due sere fa il mio coinquilino crucco, Herr Moritz Müller, si è definitivamente trasferito in quel di Pechino per lavorare quattro mesi in un’oscura impresa crucca. I saluti alla stazione sono stati veramente ridicoli, a parte che ero incazzato perché se non devi prendere il treno ma vuoi arrivare fino ai binari devi pagare un biglietto… mi veniva una gran voglia di fare qualcosa alla Amici miei, con tutti quei gialli con la testa fuori dal finestrino a fissare con lo sguardo perso il bianco e biondo che prende il treno (“Ehi guarda, anche gli stranieri prendono il treno”, “No, davvero?”) e l’altro bianco che lo saluta (“Ehi guarda, anche gli stranieri si salutano alla stazione”, “No, davvero?”). Se non altro adesso ho un punto di riferimento sicuro – e gratis, sempre sia benedetto il buon Moritz – nella capitale, e mi sa che presto farò una capatina da quelle parti. Tutti i cinesi mi danno del pazzo quando dico che voglio andare a Pechino adesso, dicono che potrei morire di freddo, ma a dire il vero loro gelano già qui a Nanchino dove anche sotto zero si sta bene, e dopotutto questo è l’inverno più tiepido che abbia mai visto, eccheccazzo.
Questo è tutto per il momento, mi farò vivo prima o poi per aggiornare l’auditel sui miei spostamenti, voi continuate numerosi a farmi avere notizie sulle meravigliose imprese del nanetto di Arcore e dei suoi cavalieri della tavola corrotta. Io ormai mi rifiuto di guardare le notizie via internet, l’ultima notizia che ho letto riguardava un americano microcefalo arrestato per violenza su animali perché si era inchiappettato la pecora di un presepe vivente, quindi…
A presto e che la capra sia con voi!
Paolo Yang
Playlist:
- Tao Zhe “Black Tangerine”
- One Shot “Taxi 2”
- Prodigy “The fat of the land”
- Mc Hotdog “Nansheng nüsheng pei”
- Craig David “Slicker than your average”
- Radiohead “Kid A”
Ca. 10/02/2003
Buon anno, xin nian kuaile!
L’anno della capra che tutti voi aspettavate con ansia è finalmente arrivato! Il capodanno cinese, o festa di primavera che dir si voglia! Dragoni chilometrici per le strade, rulli di tamburi, casino dappertutto, spettaculi pirotecnici da far invidia a Spielberg, milioni di persone per le strade a festeggiare fino alla mattina, letizia, gaudio, tripudio!
Sì… col cazzo!
Il capodanno cinese è una cagata pazzesca. E per fortuna che è la loro festa più importante! Colpa anche mia che mi aspettavo chissà che, e come al solito mi rifiutavo di ascoltare gli autoctoni che mi consigliavano di non farmi grandi aspettative. Ma volete sapere in fin dei conti com’è questo cazzo di capodanno? Il 31 gennaio, a partire circa dalle 6 di sera, le strade si svuotano, non c’è un’anima in giro, non si vedono macchine, negozi e ristoranti chiudono ermeticamente. Nel frattempo milioni di musi gialli si barricano in casa a rimpinzarsi come porcelli delle solite cose che mangiano tutto l’anno, e la sera guardano alla tv lo spettacolo della festa di primavera a reti quasi unificate, dopodiché vanno a letto, felici di svegliarsi l’indomani con l’anno nuovo. Punto e basta. Tutto ciò comporta alcune importanti conseguenze:
1) se non vi siete premuniti di cibo a sufficienza, la sera del 31 morirete miseramente di inedia;
2) se non avete qualcuno con cui uscire, non potrete nemmeno infilarvi in un bar a bere per dimenticare, dal momento che è praticamente tutto chiuso;
3) se, come me, aspettavate che arrivasse il capodanno per cogliere finalmente lo spirito di questo grande (nel senso di numeroso) popolo, avrete soltanto l’occasione di tirare giù un buon numero di santi assortiti.
Questo a Nanchino, e si potrà obiettare che Nanchino tutto sommato è un paesotto nonostante i suoi 5-6 milioni di chinos, e quindi bisogna spostarsi altrove per vedere un po’ di movida. Ma il mio inviato a Pechino mi ha confermato che anche nella capitale calma piatta, fatta eccezione per qualche gruppo di vecchiette che ballavano con la radiolina accesa nel parco. Solo che lui un bar per ubriacarsi a quanto pare l’ha trovato.
Quindi io la mia sera di capodanno l’ho passata nel modo tradizionale, cioè mangiando dalla mia amica e guardando distrattamente lo spettacolo di capodanno, una roba ultra nazionalistico-patriottica dei miei santissimi farcita di bandiere rosse e salti mortali (ma devo dire che hanno certi ballerini e acrobati che spaccano il culo ai passeri… un'altra cosa rispetto alle veline), e il giorno dopo capitando non so come in una vera famiglia di gialli, con tutti quanti che ancora prima di cominciare a mangiare mi subissavano di brindisi a base del famigerato baijiu (per chi non fosse informato, è quella specie di grappa trasparente che non costa un cazzo e che distrugge neuroni e fegato come poche altre cose, e che i gialli non fanno mai mancare in tavola). Risultato, ancora prima di prendere in mano le bacchette ho fatto una mezza mina che mi ha conferito una parlantina eccezionalmente sciolta… è stato divertente.
E poi in questi giorni vergognosamente non ho fatto un cazzo di viaggi seri, solo qualche piccola escursione a breve raggio, un po’ per impegni di lavoro (credetemi), un po’ per riprendere in mano quella fottuta tesi (visto che… quando c’è scuola non ho tempo, li mortacci loro), un po’ soprattutto perché volevo andare a Pechino ma non c’erano più un posto libero su quella specie di tradotta che va nella capitale…
E poi… notizie dal mondo alla rovescia!
Come vi ho già accennato le altre volte, discoteche e locali vari non sono esattamente come quelle a cui siamo abituati dalle nostre parti. E come sapete, da noi fino alle 11-12 mettono su la cosiddetta “musica da riscaldamento”, roba tipo r’n’b, che ti dà quella tranquilla impressione di stare ascoltando la radio, prima di piazzare house bella pompata o cose un po’ più movimentate. Ma qui, siccome qui l’r’n’b va alla grande ed è veramente il trend del momento, prima mettono su house o qualcosa del genere per far muovere i primi valorosi sulla pista, e dopo una mezz’oretta… via con r’n’b e hip hop fino alla fine! Le prime volte mi giravano vorticosamente, ma devo ammettere che adesso con l’r’n’b ci vado abbastanza d’accordo, è una musica, come dire, alquanto sexy.
E ancora… notizie dal mondo dove la contraddizione la fa da padrona (Mao se n’era già accorto, andatevi a leggere il suo saggio, se volete proprio leggerlo in cinese fate pure)!
D’inverno le mamme gialle si divertono a infagottare i bambini come dei salami, tre, quattro maglioni uno sopra l’altro, e ancora non basta, il bebè potrebbe sentire freddo, poverino… ma io li ho visti quei bocia, soffrono come bastardi, li vedi con la faccia rossa che sembra che stiano per scoppiare, e non riescono neanche a camminare perché c’hanno otto strati di roba addosso. Ma la cosa buffa è che… nonostante i quintali di lanaccia che hanno su, appena fanno un passo hanno subito il culo scoperto! Sì, perché i vestiti per bambini hanno tutti la classica apertura sul didietro, che ricalca quella di serie, data da madre natura. Così, alla faccia delle cure materne, freddo e intemperie trovano via libera, e il bebè se le piglia tutte nel…
E poi… a grande richiesta, qui si parla di sputi!
Sono convinto che se veramente si vuole trovare l’essenza profonda del popolo cinese, il fattore di unitarietà che lega popolazioni così lontane e diverse, la colonna sonora che accompagna ogni momento della giornata e della vita, il leit motiv, il filo rosso che unisce bambini, adulti e vecchi, uomini e donne, poveri e ricchi, intellettuali e operai, bisogna cercare la risposta proprio in quella sostanza acquosa secreta dal nostro meraviglioso corpo ed espulsa più o meno rumorosamente per via orale.
Come dicevo l’ultima volta, la mia camera vicino alle docce mi espone agli attacchi sonori mattutini ad opera degli autoctoni: fin dalle prime luci dell’alba, espettorazioni ripetute e assordanti raschiamenti di trachee turbano i miei ultimi scampoli di sonno.
Quando si mangia, si sa, la bocca è sottoposta a uno sforzo e produce una quantità di saliva superiore al normale, e allora perché non liberarsi del surplus acqueo sul pavimento del ristorante? Meglio ancora se accompagnato da un rutto di soddisfazione e da una roboante flatulenza!
Nei negozi e in altri luoghi pubblici, commessi e inservienti vari particolarmente raffinati preferiscono non dare troppo nell’occhio, e forse per timore di essere cazziati dal capo se riducono il pavimento a una superficie viscida e pericolosamente scivolosa, non si lasciano andare a questi eccessi. Ma come fare? Nessun problema! Basta fare dieci metri fino al cestino delle immondizie del negozio, durante i quali non smettono di richiamare sonoramente dalle profondità delle viscere la sostanza filamentosa che intendono espellere, per poi farla colare discretamente dalle labbra nel bidoncino.
Sul bus, poi, l’apparato digerente e respiratorio risentono pesantemente dei sobbalzi dovuti alla scarsa stabilità del mezzo: quindi perché non cercare sollievo scaricando sul pavimento quell’umore così fastidioso che titilla i bronchi e solletica il palato?
Laddove Mao e il Partito hanno fallito, lo sputo arriverà, legando indissolubilmente nella lotta proletaria e nella rivoluzione permanente le masse dei lavoratori manuali e intellettuali, e un giorno non lontano la bandiera rossa a cinque stelle si specchierà al suolo in uno strato di saliva vasto come l’impero di mezzo.
Lunga vita all’espettorazione!
Tutan wan sui!
E infine annuncio che alla fine il mio Motorola è ritornato alle sorgenti gialle. Per chi non ha la classica infarinatura di letteratura cinese, tradotto significa che il cellulare ha tirato le cuoia. Già da mesi lo stronzetto dava segni di squilibrio, spegnendosi a sua discrezione e scagliandomi una rabbia feroce ogni volta che mi ritrovavo piantato in asso nel mezzo di una telefonata o all’ultima lettera di un messaggio, ma adesso non dà assolutamente più segno di vita. Non è un problema di batteria, mi si dice che è normale o quasi e ripararlo costerebbe come prenderlo nuovo, quindi… nessun’altra soluzione che un cambio della guardia. Così imparo a non ascoltare tutti quelli che coi Motorola hanno avuto una montagna di problemi, e soprattutto imparo a comprare le porcate che producono gli americani di merda. Schifo, schifo e ancora schifo, e sapete dove ve lo potete mettere il cellulare con tutto il caricabatterie? Adesso ho un Siemens abbastanza simpatico, ma leggere le istruzioni e scrivere i messaggi in caratteri cinesi è un’esperienza psichedelica. E poi tutto sommato i crucchi non sono così male, hanno pure loro le loro schifezze (come Hitler, Lou Bega e i sottaceti), ma almeno non bombardano tutti quelli che non la pensano come il Grande Capo, il nano del Texas dalle orecchie a effetto serra, seduto nel suo ranch in mezzo ai bisonti.
Io continuerò a stare qui seduto sulla riva del fiume aspettando che passi il cadavere del mio nemico.
Fate come me, cazzo, abbiate un po’ di pazienza e mi farò vivo (ehi, lo diceva Confucio)!
A presto,
Paolo Gao
Colonna sonora:
- Bad Company O.S.T.
- R. Kelly & Jay Z “The best of both worlds”
- AAVV “Première classe vol. 2”
- Radiohead “Kid A”
Ca. 06/07/2003
Ciao a tutti,
dopo il solito infinito silenzio rieccomi con l’ultima edizione del bollettino dalla Cina. Ultima perché, come alcuni fortunati tra voi già sapranno, ho anticipato la partenza. Il 13 luglio alle 9:10 di mattina atterrerò con braghe sporche, solita faccia da culo, qualche chilo in meno e barba da fare al Marco Polo di Venessia. Sono ben accetti comitati di accoglienza armati di spranghe e striscioni, anche se vi avverto già che non avrò gran voglia di far festa.
L’idea di tornare comunque non mi alletta manco p’o cazzo. Ieri sera tra l’altro accendo la tv di Shanghai e chi ti vedo? Silvio in persona, l’audio era pessimo ma sfortunatamente il nanetto di Arcore, oltre che pelato, era pure sottotitolato, facendo sì che le sue fregnacce mi arrivassero fin qua dall’altra parte del mondo.
E prima di lasciarvi, visto che non darò altre notizie via mail fino alla mia partenza, via con una lista parallela alla Jeunet.
COSA MI MANCHERÀ
- le serie TV poliziesche di Hong Kong, altro che i pagliacci di “Distretto di polizia”
- i dvd e i cd a 6 yuan (circa € 0,60 per capirsi) l’uno
- la discoteca r’n’b, il suo Bacardi Jazz, e il suo mitico resident dj Zhutousan (letteralmente “Tripla testa di porco”, classico insulto tipicamente nanchinese)
- i piccoli figli di puttana a cui insegnavo inglese, solo perché ciò significava 1200 yuan al mese senza particolare sforzo, e poi la maestra era carina
- i coreani casinisti e festaioli, dopo Italia-Corea avevo giurato loro odio eterno ma sono simpatici e in fatto di party la sanno lunga
- i fessi a cui riesco a darla a bere spacciandomi per cinese del Xinjiang, e dichiarandomi loro compatriota con affettato accento turkestano
- il vero tè Wulong
- il pulotto, apparentemente cazzuto e inflessibile, che in realtà venderebbe sua nonna per un paio di angurie
COSA SICURAMENTE NON MI MANCHERÀ
- le uova di oca, e quelle con dentro il pulcino bollito
- la rissa con il manager cinese panzone e arrapato al pub irlandese in cima allo Sheraton Kingsley
- il clima del cazzo con 40 gradi umidissimi che sudi solo ad allacciarti le scarpe
- lo strato viscoso di saliva che ricopre qualunque superficie orizzontale
- gli stronzi che non guardano avanti mentre camminano (o, peggio ancora, guidano)
- i cinesi occhialuti e scheletrici che quando ti vedono correre si fanno venire un infarto pur di levarsi la soddisfazione di superare lo straniero bianco
- i manager che girano per i piani con mutanda cadente e scatarro facile, e guardano la tv tutto il santo giorno a volume indicibile e porta della camera aperta
- i pettegolezzi su tutto e su tutti che girano più velocemente in questa città di 5 milioni di gialli che in un paesino sperduto sulla Sila
- il vicino tailandese sicuramente gay, si dice che i buchi nei box doccia li abbia fatti lui per spiare le nudità dei maschioni al bagno, e che il tappeto di caccole sulla porta del cesso sia opera sua
- i pomodori a fette con sopra la montagnola di zucchero
- la frequenza obbligatoria e i prof che non ti guardano più in faccia se manchi a una lezione
- le signorine delle previsioni del tempo che parlano del sedicesimo congresso del PCC
Questo è tutto. Arrivederci nel bel paese dove il “mi consenta” suona.
Baci e abbracci,
Paolo Chu
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