<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-30834051</id><updated>2011-07-30T20:56:18.963+02:00</updated><title type='text'>In the Mood for Paolo</title><subtitle type='html'>Panarchistic, angrycultural and moneytheistic since 2006</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Paolo 保羅</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16958302272303842316</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_crCBLONSCxk/TIXxROKw3dI/AAAAAAAAAGY/wnSGkbZGvPw/S220/SAM_0423.JPG'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>30</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-30834051.post-8805635993195528858</id><published>2010-08-20T12:13:00.002+02:00</published><updated>2010-08-20T12:15:59.555+02:00</updated><title type='text'>Visto per Shanghai 3 - Sinologi sull'orlo di una crisi di nervi</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;È innegabile, sto invecchiando. Dopo appena un mese a Shanghai, la mia comprensione per questo popolo incomprensibile sta pericolosamente raggiungendo il limite. Passi per i continui sonori raschiamenti di gola seguiti da scaracchio sul pavimento del ristorante nell'indifferenza generale; passi per gli spintoni e i pestoni delle vecchiette ansiose di accaparrarsi un posto a sedere in metropolitana, obiettivo da raggiungere a ogni costo, con inaudita violenza e tattiche da Superbowl; passi per le onnipresenti conversazioni, telefoniche e non, condotte a volumi difficilmente tollerabili da un orecchio sensibile al rumore disorganizzato quale il mio (piaga sociale che, a onor del vero, affligge anche i disgustosi popoli latini, italiani in primis); passi anche per tutte le abitudini che a me risultano più deprecabili, quali il ritenersi faro di civiltà e progresso nonostante nei ristoranti si servano tartarughe, lo spalare merda su qualunque professione non preveda l'arricchimento immediato e a qualsiasi prezzo di vite umane e/o animali e/o vegetali, l'odierna diffusa incomprensione verso qualsivoglia attività intellettuale, le cartacce buttate per terra perché tanto "qualcuno le raccoglierà", il fatto di chiedermi continuamente se sono qui per l'Expo e le facce deluse e piene di rimprovero allorché dichiaro che del loro Expo di merda non me ne può sbattere una tega di meno; e chi più ne ha più ne metta.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Va anche detto che questo mio sfogo, scevro da qualsivoglia residuo di benevolenza, nasce da alcuni episodi ben precisi e ravvicinati nel tempo, da cui emerge la totale assenza, da parte di alcuni autoctoni, di attitudine alle più basilari norme del vivere civile.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;1) Alla fine di un torrido e appiccicaticcio weekend nella ridente cittadina lacustre di Hangzhou, mentre ci dirigevamo trafelati verso la stazione onde acchiappare per il rotto della cuffia il treno del ritorno, un pirla avanzava in motorino, naturalmente sul marciapiede (&lt;em&gt;N.d.R. trattasi di pratica poco commendevole ma, ahimè, fin troppo corrente, aggravata dal fatto che i suddetti motocicli, a differenza di ogni altro mezzo e/o essere vivente cinese, procedono senza emettere il minimo rumore, rivelandosi pertanto oltremodo insidiosi per l'ignaro pedone&lt;/em&gt;) in direzione contraria, puntando dritto verso di me, mentre osservava con immotivato stupore la situazione della carreggiata - quella sì riservata ai mezzi a motore. Solo una volta arrivato a pochi centimetri dal sottoscritto (impossibilitato a spostarsi causa calca) il coglione torna a guardare avanti, scarta e prosegue come se niente fosse, inseguito dai miei sonori improperi e da una lezione di lingua cinese: se il marciapiede si chiama &lt;em&gt;renxingdao&lt;/em&gt;, ovvero "strada su cui camminano le persone", e non &lt;em&gt;*chexingdao&lt;/em&gt;, ovvero "strada su cui avanzano i mezzi a ruote", ci sarà pur un motivo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;2) Il giorno dopo, mentre conversavo amabilmente con la mia dolce metà sul marciapiede vicino a casa, discutendo sul luogo più adatto per sbrigare la pratica del pranzo, sento uno schizzo umido sulla gamba, lasciata scoperta da antiestetici ma comodissimi pantaloncini corti. Un rapido sguardo, e mi rendo conto che responsabile dello spruzzo acqueo è un resto di fetta d'anguria ancora ricco di polpa, schiantatosi a terra - e non, ma solo per un caso fortuito, sulla testa del sottoscritto - in seguito al lancio effettuato dal non meglio identificato abitante della casa al primo piano, la cui finestra - unica nella zona incriminata - è tuttora aperta. Se il lancio fosse o meno diretto a me, poco mi cale: resta l'ineluttabilità di un gesto che sta alla civiltà come Maradona al calcio pulito, visto che a quell'ora il marciapiede è gremito di gente - e, ovviamente, motorini. Dal momento che l'incivile si dimostra insensibile alle mie contumelie (che lo invitano a violare i materni genitali, come prevede uno degli insulti più offensivi, ma non per questo meno ricorrenti, della bella lingua cinese) e ai ripetuti richiami, decido di rendergli pan per focaccia: avvolto il resto della cucurbitacea in una foglia di platano onde evitare il contagio batterico, con un abile lancio faccio volare l'involto oltre la finestra della stamberga, restituendolo al mittente tra il divertimento e l'approvazione degli astanti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;3) Quello stesso pomeriggio, recatomi in banca a cambiare una modicissima (dato l'infausto tasso) quantità di moneta europea onde riceverne l'equivalente in valuta locale, attendevo paziente il mio turno, in mano il biglietto con il numero 97. Allorché il cliente con il 95 finisce di sbrigare le sue faccende, l'impiegata schiaccia maldestramente due volte il tastino, facendo apparire il numero 97 ma servendo, com'è naturale, il 96. Aspetto dunque che si liberi lo sportello accanto, che nel frattempo mostra ovviamente il numero 98, e spiego il perché dello sfalsamento numerico a un'altra impiegata, che capisce e inizia a servirmi. In quel momento, alle mie spalle comincio a sentire un brusio accompagnato da borbottii di protesta e richieste di spiegazioni, evidentemente rivolte a un altro impiegato, sul perché quel &lt;em&gt;laowai&lt;/em&gt; abbia saltato la coda e nessuno gli abbia detto niente. Cerco di trattenermi dando fondo alle mie già prosciugate risorse in fatto di pazienza e sopportazione dell'imbecillità altrui, ma visto che il brusio non accenna a placarsi faccio un mezzo giro sulla mia poltroncina girevole, come nella migliore tradizione dei cattivi di 007, e spiego al questuante - poi rivelatosi una sgradevole vecchia con una capigliatura tinta che pare il tappetino del Subbuteo - che se la ragazza ha inavvertitamente schiacciato due volte il fatidico pulsantino io non ci posso fare niente, e che al mio posto la vecchia babbiona avrebbe fatto lo stesso senza porsi troppi scrupoli di coscienza. L'impiegato, che mi conosce, ghigna divertito. La vecchia, invece, è sconvolta dall'arroganza del diavolo straniero, che ha osato violare la regola non scritta secondo cui ai cinesi è concessa qualsiasi scorrettezza, mentre ciò che è dovuto e naturale non lo è più se l'interessato è un esemplare di etnotipo non sinico.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Fortunatamente la Cina non smette di offrirmi anche tante gradevoli eccezioni, che mi fanno pensare che, in fondo in fondo, a questo miliardo e quattrocentomila stronzi voglio ancora un gran bene - e non solo perché la loro fottuta e incomprensibile lingua del cazzo ora mi procura la pagnotta. A questo proposito, la menzione d'onore va a Monsieur Yin, il libraio di Duolun lu a Hongkou, dove sono capitato per caso nel corso di una delle mie scorribande. Scopo della mia spedizione era la visita al museo dedicato a Lu "Baffo" Xun e all'ultima magione da costui abitata prima di tirare anzitempo le cuoia. Visitati i due suddetti luoghi d'interesse storico, ho inopinatamente scoperto che nel giro di poche centinaia di metri era possibile visitare anche 1) il luogo in cui sorgeva, fino al 1947, la Neishan Shudian di Uchiyama Kanzō, best friend del Baffo, nonché personcina colta e raffinata ancorché nativo di uno stato-isolotto vassallo, 2) il luogo in cui nacque nel 1930, per iniziativa del solito Baffo e di una combriccola di altri sovversivi, la Lega degli Scrittori di Sinistra (&lt;em&gt;N.d.R. Miracoli della perfetta e oliatissima macchina del revisionismo cinese: il mio povero Yu Dafu, che della suddetta Lega fu tra i fondatori a tutti gli effetti ma che in capo a un paio d'anni diede forfait, nauseato dalla piega propagandistica che aveva preso l'associazione, non è nominato da nessuna parte e nemmeno di striscio, né la sua foto figura nel pannello che raggruppa asseritamente i ritratti di tutti i membri&lt;/em&gt;) e, per l'appunto, 3) Duolun lu, che ho scoperto fregiarsi del titolo di "via di interesse storico e culturale", che in Cina significa "stradina cementata lungo i cui lati si assiepano negozietti di cianfrusaglie pseudo-etniche e di qualsiasi ammennicolo atto a catturare l'attenzione - e soprattutto i renminbi - dello sprovveduto straniero di passaggio". La definizione corrispondeva perfettamente alla realtà - con l'aggiunta di statue bronzee raffiguranti le varie personalità del mondo letterario che avevano eletto la zona a residenza -, sennonché il mio sguardo è stato prontamente catturato da una minuscola libreria (termine quantomeno lusinghiero, dal momento che si trattava di uno stanzino di poco più di 2 metri quadrati) zeppa del vecchiume letterario che ostinatamente ritengo l'unico tuttora degno di essere letto. E così, oltre a portarmi a casa per pochi spiccioli stupende edizioni di classici più o meno rari della letteratura degli anni '20 e '30, ho avuto modo di fare una lunga e piacevole chiacchierata con l'anziano proprietario, che si è rivelato fine conoscitore non solo della letteratura con gli occhi a mandorla, ma anche di quella col nasone (&lt;em&gt;N.d.R. E qui preciso che tale definizione rinoplastica non indica la letteratura ebraica, come si potrebbe essere portati a pensare, bensì tutto ciò che appartiene all'Occidente, identificato dai cinesi, per l'appunto, con esemplari dalle protuberanze nasali piuttosto importanti&lt;/em&gt;). La settimana prossima devo tornare da lui, sperando che sia riuscito a procurarmi un testo del '29 che cerco, tanto disperatamente quanto invano, da anni. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non è nel mio stile, e il solo pensiero mi fa accapponare la pelle, ma voglio chiudere la puntata odierna su questa nota flebilmente ottimistica. Per fortuna non tutti, qui a Shanghai, vivono accecati dal mito dei pupazzetti dell'Expo, dei dindini facili e dello sputtanarsi una paga da fame nei locali frequentati da bianchi dal portafogli mallopposo. A questi miei coetanei dell'Impero di Mezzo va l'ammonimento mio: recatevi, orsù! A inoltrarvelo ove mai rifulge il carro di Febo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: normal; "&gt;&lt;strong&gt;Playlist:&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Chthonic - &lt;em&gt;Mirror of Retribution&lt;/em&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Goblin - &lt;em&gt;Profondo Rosso&lt;/em&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Down - &lt;em&gt;Over the Under&lt;/em&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;The Wombats - &lt;em&gt;Demos&lt;/em&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Il Rovescio Della Medaglia - &lt;em&gt;Contamination&lt;/em&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Iron Maiden - &lt;em&gt;Fear of the Dark&lt;/em&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30834051-8805635993195528858?l=inthemoodforpaolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/feeds/8805635993195528858/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=30834051&amp;postID=8805635993195528858' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/8805635993195528858'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/8805635993195528858'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/2010/08/visto-per-shanghai-3-sinologi-sull-di.html' title='Visto per Shanghai 3 - Sinologi sull&amp;#39;orlo di una crisi di nervi'/><author><name>Paolo 保羅</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16958302272303842316</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_crCBLONSCxk/TIXxROKw3dI/AAAAAAAAAGY/wnSGkbZGvPw/S220/SAM_0423.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-30834051.post-5067441345764170087</id><published>2010-08-13T07:16:00.005+02:00</published><updated>2010-08-13T07:31:09.576+02:00</updated><title type='text'>Visto per Shanghai 2 - Dove osa l'Imodium</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Miei fidi discepoli, nel dì odierno ho finalmente finito e consegnato una serie di odiose traduzioni non retribuite. Mi affaccio ordunque a nuova vita, e celebro la lieta nuova stringendo nella sinistra un mastodontico bicchiere di &lt;em&gt;yeguo naicha&lt;/em&gt;, ovvero un orrido beverone ghiacciato a base di tè e latte al vago aroma di cocco, con fondo di sfere gelatinose da risucchiare a mezzo cannuccia da un centimetro di diametro. Trattasi della bevanda più rivoltante che abbia assunto da mesi a questa parte, eppur la suggo con sopraffina voluttà. Ed è nel mezzo di quest'estasi tropical-fenolica che m'accingo, deh! A proseguir delle mie memorie in quel del Catai l'inane stesura.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il fine settimana trascorso mi ha visto protagonista pressoché inconsapevole di una scampagnata - è proprio il caso di dirlo - nell'entroterra della ridente cittadina portuale di Ningbo, a 3 orette e passa di strada a sud di Shanghai. Il mezzo d'elezione per la suddetta gita era costituito da un pullmino a noleggio in cui hanno preso posto la bellezza di 13 persone, compreso il sottoscritto ed escluso l'autista, legate da parentele più o meno strette alla mia dolce metà. Il primo giorno è stato dedicato alla visita a una zia au fin fond della campagna locale che ci ha accolti in pompa magna, con conseguente e graditissima ingozzata di svariate tipologie di cucurbitacee coltivate in loco, nonché di semi di girasole i cui gusci sputazzai ai quattro venti. Al di là della calorosissima accoglienza resta l'inevitabile imbarazzo, dopo ore e ore di viaggio in mezzo a un drappello che si esprimeva soltanto in shanghaiese stretto - e il conseguente sprofondamento del sottoscritto nella sgradevole situazione in cui gli era impossibile non dico essere padrone del proprio destino, ma almeno intuire che cazzo gli succedeva intorno - di trovarsi sbalzato in mezzo a persone che con ogni probabilità non avevano mai visto un bianco in vita propria. Per non parlare di un bianco con la coda. Quanto a caudati di altre specie, invece, da notare il sovrappopolamento canino della suddetta campagna, in cui evidentemente - prova ne sia l'età avanzata dei suddetti esemplari - il consumo di carne di Fido non è più in gran voga.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il secondo giorno, invece, è stato interamente consacrato a una visita a Xikou, monumentale complesso incula-turisti nelle vicinanze. Malgrado l'entusiasmo dei miei compagni di viaggio, ahimè, sapevo fin dall'inizio che non avrei visto niente di nuovo sotto il sole. Trattavasi infatti della tipica meta per cui vanno inspiegabilmente pazzi i cinesi, ossia un'accozzaglia di asserite bellezze naturali e vestigia storiche: finte montagne lastricate di cemento grezzo, per una buona metà costellate di stagni artificiali, padiglioni costruiti da zero e patetiche cascate contornate di calcestruzzo. La particolarità di Xikou, tuttavia, sta nella sua natura di eremo - liberamente scelto o liberamente coatto - di alcuni tra i pazzi sanguinari più eminenti della recente storia repubblicana, tra cui Zhang Xueliang e il già più volte citato Chiang Kai-shek con consorte baldracca al seguito. Quest'ultimo, addirittura, vanta in loco i propri natali: fanno pertanto bella mostra di sé, disposti lungo un percorso naturale al cui confronto il Pirellone sembra il Parco del Gran Paradiso, la casa in cui l'infame si ritirò a godere momentaneamente delle gioie della vita del letterato d'altri tempi, la casa in cui l'infame venne infaustamente alla luce, la bottega in cui i genitori dell'infame esercitavano la professione di mercanti di sale, la casa in riva al fiume in cui il figlio smidollato dell'infame risiedette brevemente, la scuola fondata per volere della madre dell'infame prima di levarsi dalle spese, e quant'altro. Il tutto corredato da agiografia fotografica e didascalie altisonanti in cui si esaltano i meriti della suddetta combriccola e - udite udite - la loro "comprensione verso le sofferenze della popolazione". Il tutto fa il paio con l'ondata di revisionismo deretanoleccatorio di cui ingenuamente mi meravigliavo la volta scorsa. Non serve essere storici di professione per sentirsi le budella rintanarsi nel tratto finale del crasso.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A proposito di budella, l'unica cosa che mi ha lasciato davvero questa gitarella fuori porta è stato un improvvido e squassante fenomeno dissenterico, ovvero il primo vero cagotto della mia storia di visitatore dell'Impero di Mezzo. Resistendo stoico alle sirene dei molti che mi scongiurano di scendere nei particolari, dirò soltanto che nemmeno oggidì, a quasi una settimana di distanza dall'inizio delle ostilità - e dopo giorni e giorni di incursioni latriniche degne dell'Enola Gay più agguerrito - il morbo sembra essere stato debellato.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un paio di giorni orsono ho avuto l'asserito privilegio di assistere al concerto dell'Orchestra Sinfonica di Basilea presso l'Oriental Art Center, sito in quell'ex terrain vague ora tappezzato di grattacieli - e di ogni genere di costruzioni, purché obbediscano a rigidi criteri di schifo e  artificialità - che è Pudong. La mia presenza, più che da melomania o simpatia per gli abitanti della confederazione elvetica - oltre a una cioccolata immeritatamente famosa e agli orologi a cucù non mi pare abbiano dato chissà che contributo alla civiltà globale - si spiega con la necessità di non lasciare vuoti i posti nella zona "super VIP" della platea, circostanza che avrebbe irritato non poco autorità, organizzatori e soprattutto esecutori. Onde per cui mi sono ritrovato omaggiato di un biglietto dal prezzo originario di ben 1280 yuan (e poi chiediamoci perché 3/4 dei biglietti siano rimasti invenduti) da parte dell'agenzia cui la mia dolce metà si umilia a offrire i propri mal retribuiti servigi, nonché maldestra organizzatrice dell'evento in questione. Ho dunque potuto assistere a un concerto ovviamente di alto livello, se escludiamo 1) l'ingresso sulla scena di quattro clown provvisti di ammennicoli vari al suono di un'imbarazzante motivetto che il direttore aveva annunciato come "from our country, from Switzerland, a very famous march", e 2) il gran finale con l'esecuzione dell'iper-inflazionata "Molihua", che naturalmente ha provocato uno scroscio di applausi da parte degli astanti di etnotipo sinico da far venir giù tutta la baracca.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tutto questo mi ricorda che nella precedente puntata dimenticavo colpevolmente di citare un episodio simile, protagonista una &lt;a href="http://www.giorgiafumanti.com/"&gt;cantante spacciata per sublime&lt;/a&gt; ma al sottoscritto - in buona compagnia - del tutto oscura. E, quel che è peggio, appartenente alla deprecabile categoria dei cantanti lirici prestati al pop, al pari di certi videolesi barbuti e compagnia gorgheggiante. Presentatomi al concerto con il mio onesto biglietto omaggio e l'unica mise poco più che guardabile di cui disponevo - ovvero jeans, camicia bianca rigorosamente pezzata per i 39° e scarpe nere - mi sono ben presto avveduto che in confronto a buona parte del pubblico avrei potuto fregiarmi del titolo di &lt;em&gt;arbiter elegantiarum&lt;/em&gt;. Dirò solo che non mancavano cinesi in ciabatte, braghette corte e magliette tipo gruppo rock. La performance, poi, si è rivelata forse la più imbarazzante cui abbia mai avuto la sventura di assistere: la pettoruta tenoressa si è fatta strada attraverso un repertorio da avanspettacolo, che accostava pezzi di Sting e arie d'opera addomesticate per un pubblico di capre cinesi e di occidentali annoiati con baldracca asiatica troppo truccata al seguito. Il tutto tra le irritanti moine di un'ex cantante di coro di chiesa, conscia del fascino esercitato sui maschi cinesi di ogni età: durante una delle ripetute discese della suddetta dal palco per mescolarsi alla folla, un tizio di mezza età a cui aveva dato la mano non la mollava più. Gli astanti dagli occhi a mandorla vanno in visibilio quando la piaciona ringrazia "grazie... denghiu... scè scè". Degna conclusione, il finale all'insegna del trash più macabro: sulle note di "Nessun dorma", duetto virtuale con il defunto panzone barbone dalle sopracciglia tinte, e scroscio di applausi dedicati alla "wonderful voice" annunciata nella presentazione del pezzo. Il tutto reso possibile dalle meraviglie della tecnologia, che permette di rompere il cazzo anche a chi - per quanto odioso e repellente - se ne sta beato nell'oltretomba, coinvolgendolo in collaborazioni artistiche né approvate né oneste sul piano intellettuale. Ma tant'è, dai ai gialli quel che i gialli vogliono. E ora e sempre rallegriamoci: è anche grazie a gente così che nel mondo gli italiani sono tanto apprezzati. Per i motivi sbagliati.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: normal; "&gt;&lt;strong&gt;Playlist:&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Gotan Project - &lt;em&gt;Tango 3.0&lt;/em&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Il Rovescio Della Medaglia - &lt;em&gt;Contaminazione&lt;/em&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Le Orme - &lt;em&gt;Uomo di Pezza&lt;/em&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Musica Antiqua - &lt;em&gt;Medieval and Renaissance Minstrels, Songs and Dances&lt;/em&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Iron Maiden - &lt;em&gt;Killers&lt;/em&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30834051-5067441345764170087?l=inthemoodforpaolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/feeds/5067441345764170087/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=30834051&amp;postID=5067441345764170087' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/5067441345764170087'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/5067441345764170087'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/2010/08/visto-per-shanghai-2-dove-osa-l.html' title='Visto per Shanghai 2 - Dove osa l&amp;#39;Imodium'/><author><name>Paolo 保羅</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16958302272303842316</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_crCBLONSCxk/TIXxROKw3dI/AAAAAAAAAGY/wnSGkbZGvPw/S220/SAM_0423.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-30834051.post-2265373002680289680</id><published>2010-08-05T14:59:00.003+02:00</published><updated>2010-08-05T15:09:47.544+02:00</updated><title type='text'>Visto per Shanghai 1 - Il temp(i)o delle mele</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A distanza di oltre un anno e mezzo dall'ultimo post dalla terra gallica e oltre 4 dall'ultima traversata orientale eccomi compiere, novello Sun Wukong al rovescio, un nuovo viaggio verso il Paese di Mezzo. E questa volta verso quella che, negli stessi anni, fu battezzata Perla d'Oriente e Mignotta dell'Asia. Complice l'inane quanto imprescindibile periodo di stage in loco della mia dolce metà, alcuni giorni orsono, tra le mille complicazioni del caso, ho ghermito un aeromobile e mi sono ritrovato a Shanghai alle 7 del mattino di un fuligginoso sabato cinese. Una volta smaltita la sbornia del ritorno al futuro e sbrigate le formalità più impellenti (quali registrare la mia querida presencia presso il locale commissariato di polizia e, soprattutto, rimpinzarmi di tofu piccante e latte di soia degno di questo nome), è d'uopo alfin ch'io m'appresti a novellar lo debutto de lo soggiorno mio in quel di Hu. Con annessa sofferta lista di fenomeni socioculturali, alcuni già ben noti a me e a tutti i sinofili, altri meno appariscenti, che non mancarono di impressionare le mie ancora ingenue retine.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Deciso a visitare tutto quello che mi ero perso nelle mie precedenti brevi scorribande shanghaiesi, ho mentalmente stilato una bellicosa tabella di marcia a tappe forzate. Doverosa, dunque, la visita di cortesia alla casa del buon Sun Yat-sen, medico, rivoluzionario, padre del Kuomintang prima e della patria poi, nonché personcina ammodo che scriveva in un inglese oxfordiano e sapeva come andava il mondo. Insomma, neanche da mettere con quello zoticone ignorante e culturofobico dello Hunan. A riprova del fascino che tuttora esercita, fuori da uno studio di tatuaggi a Yuyuan ho persino visto, tra le foto delle opere realizzate dal locale maestro di aghi e inchiostri, quella di una spalla su cui campeggiava fieramente il baffuto faccione del Dottor Sun. Al di là della catasta di paccottiglia e l'imbarazzante scenetta di un'impassibile visitatrice che, ammirando la sciabola del Generalissimo, si è lasciata andare a chiassosi e ripetuti fenomeni di meteorismo, cito l'incontro con un taiwanese con cui ho avuto una breve ma succosa conversazione semi-sovversiva sulla figura di Chiang Kai-shek, e soprattutto quello con il locale guardiano. Costui - in seguito rivelatosi un nativo insofferente della marmaglia di villici riversatisi, a suo dire, a deturpare la sua bella città - ha prima insistito sul fatto che era assolutamente vietato fare fotografie, per poi tornare ad avvicinarmi sussurrando che stava per uscire dalla stanza e avrei potuto approfittarne per fare qualche scatto. Perfetto esempio di bonario aggiramento della regola alla cinese, che nulla ha della camorristica deregulation in cui eccellono i miei compatrioti di ogni latitudine. Il pluridecorato guardiano mi ha poi edotto su una varietà di questioni, non ultimo il fatto che le cinesi che si accompagnano a stranieri sono raramente native shanghaiesi - troppo esigenti, sempre a suo dire, per mettersi col primo caucasico che capita, per quanto prestante e/o danaroso -, bensì intraprendenti contadinotte dell'Anhui o del Zhejiang ansiose di fare la bella vita a spese altrui.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A seguire, tour de force con visita e ri-visita di tutti i templi disponibili, da quelli più sperduti e pressoché vergini al visitatore occidentale - come il Tempio di Longhua, con le sue bandierine e &lt;a href="http://www.google.it/imgres?imgurl=http://news.newhua.com/Files/Remoteupfile/2007-12/20/1187530_01.jpg&amp;amp;imgrefurl=http://news.newhua.com/news1/xinshang/2007/1220/0712201027113E6D5G5BJEI26CFB0GED.html&amp;amp;h=521&amp;amp;w=502&amp;amp;sz=22&amp;amp;tbnid=0M3G1D4VTopnhM:&amp;amp;tbnh=229&amp;amp;tbnw=220&amp;amp;prev=/images%3Fq%3D%25E6%25B5%25B7%25E5%25AE%259D&amp;amp;hl=it&amp;amp;usg=__JfCULk-U8qiEXBuFQ9hGbYotm5c=&amp;amp;sa=X&amp;amp;ei=nrRaTO6-ApOWuAPenLnkAQ&amp;amp;ved=0CB0Q9QEwAA"&gt;l'odioso e onnipresente pupazzetto dell'Expo&lt;/a&gt; accanto alle strisce degli ex-voto - a quelli che più pullulano di beceri turisti latini - il Tempio del Buddha di Giada. Deprecabile, ma doverosa, la mia incursione nel ristorante vegetariano annesso a quest'ultimo: mi aspettavo, e li ho puntualmente avuti, prezzi proibitivi e cucina pessima. Dal punto di vista culturale, invece, è interessante notare come metà del menù - rigorosamente vegan - riporti esplicitamente i nomi dei piatti come se fossero effettivamente a base di pesce, carne e quant'altro: per cui quelle che sono dichiaratamente "polpette di carne" in realtà sono una pappetta di funghi e tofu, e il "pesce brasato" è in realtà un blocco di tofu ottenuto con un patetico stampino a forma di carpa. Inoltre, probabilmente per mettere alla prova i fedeli ansiosi di distaccarsi dalle tentazioni terrene, le locali cameriere sono tutte cavallone snelle e ancheggianti nei loro scosciatissimi &lt;em&gt;qipao&lt;/em&gt;. Ho avuto modo di assistere anche a un misterioso conciliabolo tra una ragazza - che per via dell'abbigliamento non vomitevole ho identificato come una cinese d'oltremare, accompagnata da due specie di intermediarie con il badge di una qualche associazione buddhista - e un monaco che, dopo aver fatto un'entrata degna del miglior Proietti al grido di "Hello, hello", nei rari momenti in cui non parlava al cellulare confabulava con le altre tre esaminando chissà che date, congiunture astrali e disposizioni geomantiche. Mi ricordava il finale di &lt;em&gt;Sposerò Buddha&lt;/em&gt;, perdibilissima opera seconda della mignottissima (vera) scrittrice (asserita) Zhou Weihui, in cui la protagonista ha un improvviso quanto patetico afflato di spiritualità e consulta un vecchio monaco shanghaiese per ridare un senso alla sua vita dopo aver fatto con tutti i maschi incrociati nel libro quello che fa - anche sul piano dei numeri - il traforo del Monte Bianco con i TIR.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Degna di nota, poi, la mia visita al Tempio di Fazang, a due passi dagli sciccosi e pacchianissimi &lt;em&gt;shikumen&lt;/em&gt; ricostruiti da zero e adibiti a localini trendy a beneficio di panzoni americani con grana e peripatetiche al seguito. Una visita segnata da alcuni episodi rimarchevoli: 1) per puro caso sono capitato lì proprio nel giorno del compleanno del pacioso buddha da cui prende il nome il tempio, 2) per la prima volta in Cina ho assistito all'elevamento di una multa a un riottoso conducente di motorino, 3) sempre per la prima volta ho visto cinesi sudare copiosamente (per effetto della vicinanza al braciere a 60° dove bruciacchiano gli incensi usati), dopo essere stato convinto per anni che quello della sudorazione fluviale in territorio cinese fosse un problema che affliggeva soltanto il sottoscritto, e 4) ho intrattenuto una lunga quanto spezzettata e inconcludente conversazione sui massimi sistemi (tra cui il vuoto di valori dei nati dopo l'80) con un fedele di Buddha ma soprattutto dell'altra parrocchia, il quale ogni tanto sbucava da una sala, mi diceva due parole, e altrettanto repentinamente scompariva in un altro vano profondendosi in apprezzamenti e scuse per il disturbo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Infine, per avallare la mia parzialmente immeritata fama di noioso topo di biblioteca, confermo che uno dei pensieri che mi causavano un significativo aumento della salivazione al pensiero di andare a Shanghai era la possibilità di rimpinguare la mia collezione letteraria: peccato che anche questo progetto fosse destinato al fallimento. Le librerie (la cui reale natura di supermercati il termine cinese - letteralmente "negozio di libri" - crudamente esemplifica), infatti, presentano un'offerta ridicola nel campo della letteratura moderna e contemporanea, ragion per cui oltre metà dei libri che tuttora ricerco risulta irreperibile su tutto il territorio cittadino. E guai a commettere l'errore di chiedere informazioni a uno degli innumerevoli commessi che vagano con infruttuoso stupore tra gli scaffali, la cui esistenza non sembra dovuta ad altro se non a una politica di massiccio e per nulla oculato impiego di manodopera sottospecializzata: turbati dall'inopinata richiesta, mostrano serie difficoltà anche solo nell'identificazione dei caratteri che compongono il nome dei celeberrimi autori di cui si cercano disperatamente le opere. Del resto, è noto che in Cina è impossibile ordinare un testo momentaneamente non disponibile (servizio di base che in Italia offre persino l'ultima delle librerie della stazione ferroviaria), se non in quantità pari o superiori agli ordini normalmente piazzati dalla libreria stessa. In compenso le suddette librerie, a quanto mi si dice da qualche mese, traboccano di monografie, album fotografici, raccolte di studi, biografie più o meno ufficiali e più o meno veritiere, il tutto incentrato sulla figura di quel già citato pederasta di Chiang Kai-shek e di quella grandissima meretrice della sua consorte Song Meiling. Gran visir di tutti gli stronzi, faccia da culo olimpica, voltagabbana della più bell'acqua, ideatore di una festosa legge marziale di cui la libera e democraticissima Taiwan si è liberata in tempi tutt'altro che remoti, nonché, fino all'altro giorno, idolo polemico da sputazzare pubblicamente considerato cagion di tutti i mali (dal buco dell'ozono alle emorroidi della suocera) della RPC, costui oggi è oggetto di un'allegra rivalutazione che ai miei occhi non è che l'ennesimo patetico tentativo di dare un'altra bella lappata di natiche agli abitanti dell'isoletta al largo del Fujian. E tutto per qualche dollaro (taiwanese) in più.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Emituofo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Playlist&lt;/b&gt;:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Heaven Shall Burn - &lt;em&gt;Invictus (Iconoclast III)&lt;/em&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Kingdom of Sorrow - &lt;em&gt;Behind the Blackest Tears&lt;/em&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Le Orme - &lt;em&gt;Felona e Sorona&lt;/em&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Lamb of God - &lt;em&gt;Wrath&lt;/em&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Emerson, Lake &amp;amp; Palmer - &lt;em&gt;Pictures at an Exhibition&lt;/em&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30834051-2265373002680289680?l=inthemoodforpaolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/feeds/2265373002680289680/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=30834051&amp;postID=2265373002680289680' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/2265373002680289680'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/2265373002680289680'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/2010/08/visto-per-shanghai-1-il-tempio-delle.html' title='Visto per Shanghai 1 - Il temp(i)o delle mele'/><author><name>Paolo 保羅</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16958302272303842316</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_crCBLONSCxk/TIXxROKw3dI/AAAAAAAAAGY/wnSGkbZGvPw/S220/SAM_0423.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-30834051.post-3862103478553439202</id><published>2008-12-17T16:09:00.004+01:00</published><updated>2008-12-17T16:15:51.038+01:00</updated><title type='text'>Qui habet intellectum computet numerum Tahinae</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_crCBLONSCxk/SUkWrkzLyUI/AAAAAAAAAEw/b_MfJ3XBcUM/s1600-h/Tahina+dritta.jpg"&gt;&lt;img style="text-align: justify;display: block; margin-top: 0px; margin-right: auto; margin-bottom: 10px; margin-left: auto; cursor: pointer; width: 400px; height: 300px; " src="http://1.bp.blogspot.com/_crCBLONSCxk/SUkWrkzLyUI/AAAAAAAAAEw/b_MfJ3XBcUM/s400/Tahina+dritta.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5280776975937161538" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Voi lo sapevate e non mi avete detto niente. Dico a voi, ebraisti e semitisti vari - sì, anche a te, o &lt;a href="http://maicontento.blogspot.com/"&gt;Marco&lt;/a&gt; - che, non paghi di avermi tenuto a lungo nascoste prelibatezze come falafel, hummus e shakshuka, avete cercato di occultare anche la più cremosa di tutte le cremine, il nettare e l'ambrosia delle alture del Golan, l'idromele delle Dodici Tribù, il soma della striscia di Gaza, la divina tahina.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ho dovuto aspettare che un discendente di Levi me la facesse finalmente scoprire in una fredda notte di dicembre, ma da allora la mia vita non è più la stessa. Il giovane giudeo è stato per me quel che fu Bob Dylan per John Lennon: e mille volte benedetta sia la sera in cui il signor Zimmermann si presentò ai quattro di Liverpool con un sacchetto colmo di tutte le sostanze psicotrope possibili e immaginabili! Quali inattesi orizzonti spalancò agli ingenui baronetti!&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ebbene sì, ora la tahina è la mia droga. Dimentico della vaporosa sensimilla, nauseato dal pallido psilocybe e dalla subdola amanita, annoiato dal dozzinale kif, ho scoperto nuovi mondi e molteplici nella sua densa pasta di sesamo e nella cadenza millenaria del cucchiaio che sapientemente rimesta semplici eppur nobili ingredienti. E già tremo al pensiero del vuoto in cui basculerà il mio mondo, il dì che mi vedrà esaurire il barattolo da mezzo chilo di cui mi omaggiò benevolo il mio deuteronomico amico! &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Forte delle sue 600 calorie per 100 grammi, le più grasse e unte tra le pietanze alla tahina le fanno un baffo, anzi, un ricciolino da rabbino. Una volta assaggiato questo cremoso peyote, chi si stupisce più che tra le pizze-novità della premiata ditta Aix Pizza, accanto alla "Giuseppe" figuri la "Paolo", un trionfo del grasso saturo a base di pomodoro, salsiccia, peperoni, uova, emmenthal e olive, per la modica cifra di 9, 14 o 17 euri a seconda che la si chieda piccola, grande o maxi!&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ed è grazie alla tahina, ebbro dei suoi lipidi, che ho riscoperto la mia anima ebraica, troppo a lungo incatenata da un'educazione catto-oscurantista che, sbandierando la panzana del deicidio per invidia delle vette intellettuali raggiunte dai leviti che rinnegarono Yahweh, predicava la diffidenza verso i Goldstein e gli Ashkenazy. Troneggino quindi i vessilli di Woody Allen e Noam Chomsky, frullino i santini di Ben Stiller e Mel Brooks, spazzino via le false fedi, e siano gli infedeli scagliati nella Gehenna più profonda! E su ciò che resta della stanca civiltà occidentale si riversi un fiume purificatore di tahina, che - novello Nilo - con il suo grasso limo renda il suolo di nuovo fecondo. Amèn.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Playlist&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/strong&gt;&lt;ul&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;Pestilence - &lt;em&gt;Malleus Maleficarum&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;The Young Knives - &lt;em&gt;Voices of Animals and Men&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;Soundgarden - &lt;em&gt;Screaming Life/Fopp&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;Pantera - &lt;em&gt;Cowboys from Hell&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;Saint Vitus - &lt;em&gt;Die Healing&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30834051-3862103478553439202?l=inthemoodforpaolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/feeds/3862103478553439202/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=30834051&amp;postID=3862103478553439202' title='4 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/3862103478553439202'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/3862103478553439202'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/2008/12/qui-habet-intellectum-computet-numerum.html' title='Qui habet intellectum computet numerum Tahinae'/><author><name>Paolo 保羅</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16958302272303842316</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_crCBLONSCxk/TIXxROKw3dI/AAAAAAAAAGY/wnSGkbZGvPw/S220/SAM_0423.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_crCBLONSCxk/SUkWrkzLyUI/AAAAAAAAAEw/b_MfJ3XBcUM/s72-c/Tahina+dritta.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-30834051.post-59854181974315560</id><published>2008-12-11T16:30:00.004+01:00</published><updated>2008-12-11T16:49:00.826+01:00</updated><title type='text'>Tra Burzum e Cesare Ragazzi a.k.a. Non ho l'età</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Invecchiare, si sa, è una gran brutta roba. Così, per sentirmi ancora una volta il giovane di belle speranze che da tempo non sono più, ho deciso di andare al concerto di uno di quei gruppi che ho iniziato ad ascoltare quando ancora avevo il moccio al naso. E non certo un'orchestrina - la chiameremo così, orchestrina - dedita alle lodi del Signore o a carole natalizie, bensì i cari, vecchi, svevi, luciferini Entombed. Che qui in Francia - e mi stupirei del contrario - si chiamano "Ontombéd".&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il suddetto sciò era previsto in un paesino inesistente a qualche km da Aix, tra l'altro in un locale sfigato e tragicamente fuori mano, che mi ha fatto dubitare fino all'ultimo che tutta la storia del concerto fosse un pesce d'aprile fuori stagione. In ogni caso, non essendo provvisto di auto ed essendo il servizio di bus piuttosto carente, mi sono presto reso conto che avrei dovuto affidarmi soltanto alle mie doti di instancabile marciatore. Tutto questo, tra l'altro, mi ricorda una notte di un tempo remoto - che spero cadrà tosto nell'oblio - quando, per vedere un concertino sfigato di qualche gruppo sicuramente votato alla rovina, il sottoscritto intraprese una marcia di 12 km lungo una statale sprovvista di lampioni e marciapiede in compagnia di un fido sodale di cui, per ovvie ragioni, non farò il nome: dirò soltanto che intrattiene una sorprendente somiglianza con Ringo Starr e Sean Penn. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E così mi sono incamminato sotto una pioggia battente - troppo facile con il bel tempo! - ma fortunatamente, se escludiamo le scarpe da ginnastica completamente a mollo, l'impresa si è rivelata meno critica del previsto, complici l'illuminazione a giorno e la presenza (quantunque a singhiozzo) di simil-marciapiedi. Sono rimasto subito colpito dall'esiguo pubblico in attesa fuori da una specie di hangar, nonché dal fatto che esista ancora qualcuno che ha il coraggio di mettersi una maglietta di Burzum [&lt;em&gt;per quei fortunati che non hanno dimestichezza con il metallo e quel che ci gira intorno, trattasi dell'ex mente (...) di una pessima one-man band black metal norvegese, all'anagrafe Varg Vikernes, che, non contento di aver mandato al creatore il suo migliore amico, di essere finito a vedere il sole a scacchi e di irradiare dalla galera deliri pagano-nazisti, ha recentemente dichiarato di aver chiuso con la musica metal in quanto "ha radici nella musica negra", N.d.A.&lt;/em&gt;].&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quando si va a vedere qualche pezzo grosso, ahimè, bisogna sottoporsi alla deprecabile pratica dei gruppi di apertura, che spesso si traduce in un vero e proprio martirio. Nella fattispecie, un gruppo death di una noia - è il caso di dirlo - mortale e uno grindcore dalle capacità tecniche a dir poco imbarazzanti, con un cantante palestrato che sembrava un Costantino Vitagliano di un metro e cinquanta, ma un chitarrista che, devo ammetterlo, aveva dei capelli bellissimi. Chissà che balsamo usa... avrei dovuto chiederglielo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E poi è il turno dei nostri, dei riffoni pesanti e dell'odio viscerale per la Buona Novella. Peccato che abbia capito di non aver più l'età per queste cose quando, nonostante sia un fan più sfegatato di Prometeo, ho cominciato ad avvertire un persistente dolorino alla schiena e sono per lo più rimasto con le mani in tasca per tutto il concerto. Senza contare che mi ero portato anche i tappi per le orecchie e li ho usati, eccome. Inoltre mi facevo spesso e volentieri distrarre da sinuose amadriadi di pelle nera (poco) vestite, chiedendomi dove queste creature deliziosamente demoniache si nascondessero durante il giorno. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Com'è mia perniciosa abitudine, inoltre, mi sono permesso di fare alcune osservazioni.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Anche la calvizie, come l'età, è una piaga sociale che non ha risparmiato i capelloni più convinti, nemmeno il buon Lars Göran Petrov e Olle Dahlstedt, che da quarantenni quali sono sfoggiavano imbarazzanti pelatine a malapena celate da sbuffi di cheratina filiforme. E poi, mai viste tante teste rasate - e non per scelta - a un concerto... dava l'impressione di essere capitato per sbaglio a una riunione dello White Power.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Non ho rinunciato al mio pessimo vizio di trovare sosia dovunque vada. Quasi dimenticavo, il chitarrista degli Entombed è identico a un giovane collega calabro-verbaniate esperto di sciamanesimo nella Cina antica.&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;I metallari locali, contro ogni aspettativa, sono tutti gentili e profumatini, infinitamente più dei loro conterranei senza il chiodo. Ogni tanto mi arrivavano certe potenti zaffate di eau de toilette che sembrava di essere a una sfilata di Dior. Certo, però, non si può pretendere che rinuncino alle leziose e deprecabili usanze proprie della loro etnia, e allora 'sti bisonti di due metri coi capelli al culo via tutti a sbaciucchiarsi come delle liceali, mentre dappertutto risuonava l'odioso "on se fait la bise?"&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;All'uscita dall'hangar, mentre una specie di servizio d'ordine mi dà gran pacche sulla spalla dandomi appuntamento alla prossima, una minuta amadriade dalla chioma rosso fuoco mi caccia in mano un flyer fittamente ricoperto di rune e simboli celtici. Come scoprirò una volta a casa - leggi: dopo un'altra oretta di marcia singin' in the rain - trattasi dell'annuncio di un festival molto particolare il cui testo vi riporto, per dovere di cronaca e maiuscole comprese, in una fedele ancorché frettolosa traduzione:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;cite&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;CERNUNNOS PAGAN FEST 2008&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Molto più di un festival tradizionale: è una vera e propria festa medievale nel cuore di Parigi, con il suo banchetto Barbaro. 15 gruppi di Metal Pagano e di musica Medievale Tradizionale su 2 palchi, un ristorante medievale (vettovaglie e beveraggi), 3 spettacoli, stand, animazioni ambulanti, giocolieri, maghi, trampolieri, giochi barbari con ricchi premi in palio e tante sorprese...&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/cite&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ecco, i giochi barbari e le tante sorprese le lascio pure a una gioventù nostalgica di un passato che non le appartiene - e, del resto, che appartenga a qualcuno è tutto da vedere. Ragazzi miei, non basta aver passato l'infanzia a leggere Astérix per essere celti, galli o chi cazzo per essi. Chi si ricorda dell'odontotecnico Calderoli e del suo matrimonio celebrato secondo il rito celtico e con tanto di coroncina d'edera, peraltro miseramente naufragato? E il dio Po nell'ampollina dove lo mettiamo? Ah, l'invenzione della tradizione...&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Considerazioni identitarie a parte, resta da capire come gli Intombati - che peraltro non si sono risparmiati, suonando come si deve, attaccandoci pure un succoso bis e fermandosi a lungo a chiacchierare con quelli che potrebbero essere loro figli - si siano ridotti a suonare davanti a quattro gatti in una specie di sottoscala di provincia. Tra l'altro non avrei mai nemmeno saputo dell'esistenza di questa data se non fossi capitato per caso su internet sul sito del locale. In città nemmeno un manifestino, un messaggio in codice, un coupon, un segnale di fumo a intermittenza, niente. Però quando viene qualche oscura compagine di scimmie nemmeno troppo antropomorfe, che si limita ad accendere un campionatore e a blaterarci sopra, lo fate sapere anche in Groenlandia, eh stronzetti? &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Comunque ho deciso: se gli acciacchi me lo permettono, a febbraio vado a Marsiglia a vedermi quei crucchi del cazzo dei Kreator. Mille Petrozza for president. Jawohl.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_crCBLONSCxk/SUEzuKMgsxI/AAAAAAAAAEI/cyaqHottIzo/s400/Foto+143.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5278557106358760210" /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Playlist&lt;/div&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Entombed - &lt;em&gt;Left Hand Path&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Entombed - &lt;em&gt;Clandestine&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Entombed - &lt;em&gt;Wolverine Blues&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Entombed - &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;DCLXVI: &lt;/span&gt;&lt;em&gt;To Ride, Shoot Straight and Speak the Truth&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Entombed - &lt;em&gt;Morning Star&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Entombed - &lt;em&gt;Serpents Saints - The Ten Amendments&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30834051-59854181974315560?l=inthemoodforpaolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/feeds/59854181974315560/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=30834051&amp;postID=59854181974315560' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/59854181974315560'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/59854181974315560'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/2008/12/tra-burzum-e-cesare-ragazzi-aka-non-ho.html' title='Tra Burzum e Cesare Ragazzi a.k.a. Non ho l&apos;età'/><author><name>Paolo 保羅</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16958302272303842316</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_crCBLONSCxk/TIXxROKw3dI/AAAAAAAAAGY/wnSGkbZGvPw/S220/SAM_0423.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_crCBLONSCxk/SUEzuKMgsxI/AAAAAAAAAEI/cyaqHottIzo/s72-c/Foto+143.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-30834051.post-5901550658962361027</id><published>2008-12-07T17:35:00.003+01:00</published><updated>2008-12-07T17:40:33.605+01:00</updated><title type='text'>Che gli mancano tre buchi nel sedere per essere Cicciobomba cannoniere... e andare ad abitare in Francia.</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Così, infatti, recitava il grande pezzo "T.V.U.M.D.B." della sopraccigliuta orchestrina. Un verso indimenticabile, ma che mi ha fatto riflettere in merito al mio attuale domicilio. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;State sereni: la mia esistenza biologica procede regolarmente. Opero costantemente sotto l'effetto di sostanze eccitanti, nella fattispecie caffeina, teina e penthousina. Nella stanza principale - nonché, a ben guardare, unica - del mio studiolo ora campeggiano i poster di John Coltrane e di Al Pacino in &lt;em&gt;Scarface&lt;/em&gt;, impassibili e apparentemente indifferenti al fatto che in realtà difficilmente ascolto roba più leggera degli Impaled Nazarene e che il mio cinema di riferimento è ormai rappresentato da drammoni strappalacrime cinesi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il post odierno, per l'appunto, sarebbe dovuto essere dedicato alla nobile arte lanciata dai fratelli Lumière - ignari, ahiloro, che a qualche decennio di distanza orde di mentecatti autoproclamatisi "teorici del cinema" si sarebbero accapigliate sulla scelta del termine "didietro" invece di "fondoschiena" nel discutere la nozione deleuziana di "culo" nella produzione mediana di Tinto Brass.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Da non moltissimo, infatti, si è concluso l'atteso festival Image de Ville, 5 giorni fitti fitti di conferenze, tavole rotonde, film, incontri con pezzi grossi (sì, ma precisiamo: pezzi di cosa?) e quant'altro, e il tutto dedicato a Pechino. Ora, da buon cantonese d'elezione quale sono, la capitale dell'Impero di Mezzo e i suoi abitanti mi stanno cordialmente sulla picca di giada; ma l'occasione è pur sempre ghiotta per cuccarsi tonnellate di film, per vedere live scrittori e registi di grido a prezzi decisamente popolari, nonché per godere impunemente di forme varie di intrattenimento con la parvenza di fare qualcosa di serio. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il post, come dicevo, sarebbe dovuto essere dedicato a tutto ciò, ma strada facendo ci ho ripensato. Cambierò adunque discorso e mi limiterò a riferirvi che: 1) nei film i gialli non si lavano mai, nemmeno quando è in programma un bel gioco delle nuvole e della pioggia con la dolce metà, 2) Jia Zhangke è un nano, 3) Guo Xiaolu, non contenta di essere una cazzo di Hui, si è presentata con due treccine da Pocahontas e delle calze rosso fiammante da far male agli occhi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tornando quindi alla realtà fattuale, i miei ultimi - spero nel senso di &lt;em&gt;latest&lt;/em&gt; e non di &lt;em&gt;last&lt;/em&gt; - giorni sono stati funestati da due eventi incresciosi: un agghiacciante week-end a Nizza e il morbo che, con ogni probabilità, ho colaggiù contratto. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il suddetto fine settimana nella città natale di Garibaldi si configurava come ricongiungimento familiare con quei santi di mio padre - in zona per una serie di esercitazioni di implantologia su cadavere, da eseguirsi oltre confine perché in Italia ancora non è lecito disporre di tali materiali inerti [&lt;em&gt;A questo proposito ringraziamo di cuore Benedetto, il suo stuolo di porporati pederasti e l'incrollabile sostegno che da sempre l'istituzione ecclesiastica fornisce alla scienza medica e al progresso dell'umanità, N.d.Uno che ce l'ha a morte con la pretaglia&lt;/em&gt;] - e mia madre - prontamente aggregatasi in veste di turista dei due mondi. E così ho momentaneamente abbandonato Aix e, complice un TGV che di &lt;em&gt;grande vitesse&lt;/em&gt; ha soltanto il nome, mi sono tosto recato nella ridente - solo se hai la grana, presumo - Costa Azzurra.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tra piacevoli conversari e scambi di materiale scottante (la caffettiera che avevo imprudentemente lasciato a casa), il primo giorno è filato via tranquillo. Peccato che durante tutta la nostra permanenza non abbia smesso un solo minuto di piovere e tirar vento, e che la città, almeno nella sua versione invernale, faccia solennemente cacare. Pensavo di avere visto il peggio a Marsiglia... imperdonabile ingenuità. Troppi italiani, troppi francesi, troppa feccia asseritamente umana, troppi cani, troppa sporcizia, troppo pochi gialli. Per fortuna che siamo riusciti in extremis a sbolognarla ai cugini al di qua delle Alpi, va'. Tre musei in croce, un mare perennemente in tempesta, strade bombardate di sterco canino e avicolo, tagliagole a ogni angolo... a questo punto, scusate tanto, ma Nizza a Trieste le fa una pippa. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I problemi sono iniziati il sabato, quando mia mamma si è trovata inchiodata al letto dell'hotel da un mix letale di malesseri di origine ignota, ma imputabili con ogni probabilità al consumo di certi frutti di mare e/o di un pesce dall'aria non propriamente freschissima che anch'io ero stato costretto a ingurgitare in mancanza d'altro, visto che l'unico piatto asseritamente vegetariano del ristorante conteneva gamberetti in quantità industriale. Il giorno dopo sono riuscito a rimettere i viandanti sul treno del ritorno - che, per la cronaca, è arrivato in ritardo a Milano permettendo loro di perdere agevolmente la coincidenza e di arrivare comodamente a casa a notte inoltrata - ho ripreso il mio disonestissimo TGV, sono sbarcato a casa alle 18, ho mangiucchiato il mio couscous (era dalla colazione che non toccavo cibo), mi sono guardato il mio onesto &lt;em&gt;Taxi 4&lt;/em&gt; e mi sono buttato in branda sereno come il meteo delle Hawaii. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Verso mezzanotte, il dramma.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Senza scendere nei particolari, il dramma è proseguito con intensità e violenza del tutto inaudite fino a mezzogiorno, quando finalmente gli spasmi gastrici hanno accennato a calmarsi. A seguire, una giornata passata a letto senza toccare liquidi o solidi, e così anche il martedì, eccezion fatta per un paio di misere tazze di tè. Nel santo giorno di mercoledì, infine, mi sono arrischiato nel mondo esterno ma sono prontamente rientrato nel mio bozzolo di lana e percalle. Alla fine della fiera, un totale di tre giorni passati senza riuscire a convincere il mio stomaco ad assorbire qualsivoglia sostanza nutritiva. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel mio forzato confino tra le coperte è successo quello che, per la mia salute, non dovrebbe mai accadere. E non parlo certo di lubriche pratiche onanistiche - in quel momento avevo la libido di un cubetto di porfido - bensì del fatto che all'immobilità del corpo faceva da contrappunto un'atipica attività cerebrale di eccezionale intensità. Ora, è chiaro che quelle che mi sfrecciavano nella testa in quegli attimi di iperlucidità erano le stesse cazzate che macino normalmente; resta il fatto che la quantità di idee malsane, riflessioni di falsa profondità e inquietanti concatenazioni logiche si rivelava decisamente superiore alla norma, al punto che io stesso ne sono rimasto turbato.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Oltre a quella fornita dal mio stato febbrile, una possibile spiegazione è che le mie facoltà siano state acuite dal digiuno: tuttavia, non potendone affinare la qualità (la materia prima è quello che è), tale potenziamento si è realizzato semplicemente sul piano quantitativo. Comunque stiano le cose, è innegabile che l'astensione dal cibo conferisca una lucidità fuori del comune. Peccato che io, diciamo di famiglia, abbia tendenza a ingurgitare &lt;em&gt;more bovino&lt;/em&gt; sostanze mangerecce al minimo accenno di appetito, obnubilando così spesso e volentieri uno spirito che agognerebbe altrimenti assurgere alle supreme vette della conoscenza. Ma che ci volete fare, la fame è una gran brutta roba.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ora che sono del tutto guarito, rieccomi tornato all'usuale mediocrità cerebrale. Ed è con le acciaccate meningi che mi restano che vi do rendez-vous al prossimo sfogo o rash cutaneo che dir si voglia. Vi lascio dunque con un brano del capitolo XX del &lt;em&gt;Daodejing&lt;/em&gt;, nell'impareggiabile traduzione del sommo Ron Hogan, una scoperta di cui dobbiamo tutti ringraziare ancora una volta il maestro Pizu:&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"Don't spend too much time thinking about stupid shit".&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: normal; "&gt;&lt;strong&gt;Playlist&lt;/strong&gt;:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Jethro Tull - &lt;em&gt;Songs from the Wood&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Overkill - &lt;em&gt;Wrecking Your Neck Live&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Red Hot Chili Peppers - &lt;em&gt;Blood Sugar Sex Magik&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Caravan - &lt;em&gt;Waterloo Lily&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;The Beatles - &lt;em&gt;Help!&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;At The Gates - &lt;em&gt;Slaughter of the Soul&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30834051-5901550658962361027?l=inthemoodforpaolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/feeds/5901550658962361027/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=30834051&amp;postID=5901550658962361027' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/5901550658962361027'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/5901550658962361027'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/2008/12/che-gli-mancano-tre-buchi-nel-sedere.html' title='Che gli mancano tre buchi nel sedere per essere Cicciobomba cannoniere... e andare ad abitare in Francia.'/><author><name>Paolo 保羅</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16958302272303842316</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_crCBLONSCxk/TIXxROKw3dI/AAAAAAAAAGY/wnSGkbZGvPw/S220/SAM_0423.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-30834051.post-3260294390621258883</id><published>2008-11-21T15:33:00.002+01:00</published><updated>2008-11-21T15:35:41.609+01:00</updated><title type='text'>Si vis pacem, para bellum a.k.a. Si nolis merdam, cave canem</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Benché da tempo cosciente che non esistano motivi per ritenere che etica e civiltà siano prerogativa di una parte politica - e solitamente di nessuna delle due - non posso che rallegrarmi della campagna di tolleranza zero lanciata nella nostra ridente e nostalgicamente fascista cittadina.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La locale giunta di centro-destra-direi-quasi-veteropétainista ha udito le mie preci: è guerra alla merda di cane. Guerra dichiarata sulle pagine di una rivistucola diffusa dal comune e dedicata alla lotta alle varie forme di inciviltà urbana. Spiccavi, nella fattispecie, un trafiletto dedicato alle deiezioni del migliore leccaculo dell'uomo, che quivi riporto fedelmente:&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;cite&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold; "&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold; "&gt;320 000 euros de déjections canines&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Rares sont ceux aujourd'hui qui pensent que "marcher dedans", ça porte bonheur. Par contre la totalité de la population aixoise s'accorde à dire que les déjections canines sont un véritable fléau. L'heure n'est pas à accabler le meilleur ami de l'homme, mais plutôt de montrer du doigt le maître incivique. Si de plus en plus de propriétaires de chiens se promènent désormais munis de sacs ou de papier journal, d'autres préfèrent ne pas trop s'encombrer et abandonner l'objet du délit devant le seuil... du voisin, bien sûr. Facile ! Le problème ? En plus de salir les semelles et le paysage urbain (avec des conséquences évidentes sur l'hygiène et la santé), le nettoyage des crottes de chiens coûte au contribuable 320 000 euros chaque année. La Ville s'est équipée de trois micro-balayeuses équipées de dispositifs d'aspiration. Ces unités agissent à différentes heures de la journée, par secteur et en intervention rapide. Au total, 30 m3 de déjections canines ont ainsi été enlevés l'an dernier. Pourtant, la Ville met à disposition des propriétaires de chiens, des kits de ramassages pour les déjections canines. Ils sont disponibles gratuitement chez la plupart des vétérinaires ou toiletteurs de la ville, où à l'accueil de la mairie (et des mairies annexes). Au total, 150 000 sacs sont ainsi distribués chaque année (coût : 20 000 euros).&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/cite&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Se escludiamo l'etologicamente falsa, ritrita e deprecabile distinzione tra cani innocenti e padroni incivili, il quadro della faccenda - soprattutto la parte relativa al rinvenimento della sorpresina sulla soglia - è decisamente realistico. Nella suddetta pubblicazione si annunciava, inoltre, l'istituzione di una "pattuglia verde" col compito di verificare il rispetto del codice urbano e di elevare ai recalcitranti contravvenzioni fino a 120 euro. Una cifra in ogni caso ridicola: con multe fasulle del genere, la racaille - &lt;em&gt;&lt;strong&gt;racaille&lt;/strong&gt;, s.f. gioventù di etnotipo caucasico ovvero originaria della sponda meridionale del Mediterraneo, refrattaria, a differenza della generazione che l'ha preceduta, a qualsivoglia forma di attività intellettuale e/o lavorativa, dedita all'ascolto di musica rap, zouk o raï, oltre che a furto, danneggiamenti, incitamento all'odio socio-razziale, smercio di stupefacenti, contrabbando, molestie sessuali, omofobia, schiamazzi notturni, offesa alla bella lingua d'oïl, inesistente igiene personale e sostegno all'Olympique Marsiglia&lt;/em&gt; [N.d.A.] - locale, grazie ai lauti proventi di ricettazione e spaccio di drugs pesanti, può continuare tranquilla a far rivestire la città di sterco dai suoi pitbull pieni di cicatrici. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per così dire a margine, vi metto a parte di una mia scoperta di ordine linguistico. Una lunga ricerca sul campo mi ha condotto a ipotizzare che la parola &lt;em&gt;chien&lt;/em&gt; ("cane") sia indissolubilmente legata, sul piano etimologico, alla parola &lt;em&gt;chier&lt;/em&gt; ("cacare"). La realtà, del resto, non fa che confermare con forza tale relazione. Se qualche collega ha delle osservazioni, lo/a - vedete come mi sono adattato a quello che quei rincoglionitamente corretti di anglosassoni definiscono "non-sexist language"? - invito a farsi avanti.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Al di là delle mie elucubrazioni di aspirante linguista, i benefici della zero tolerance non si sono fatti attendere. Stamattina presto sono uscito in strada a fare una telefonata proprio mentre un minuscolo ma peristalticamente attivissimo canino mi cacava beato sull'uscio, sotto lo sguardo amorevole della padrona e sotto il cipiglio carico di odio specista del sottoscritto. Evidentemente timorosa che potessi denunciarla alla temutissima pattuglia verde - che ho ribattezzato "squadrone della merda" - si è affrettata a ravanarsi nella borsetta alla disperata ricerca di un sacchettino in cui riporre la cacchina adorata dello stronzetto a quattro zampe, prima di allontanarsi ostentando un sorrisone con il puteolente involto.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Malgrado questi iniziali segnali di miglioramento, resto convinto che la soluzione al problema vada cercata altrove. Ora, sulla scia del Swift della &lt;em&gt;Modesta proposta&lt;/em&gt; - con la differenza che io sono serissimo - suggerisco di trasferire la popolazione scodinzolante nelle asettiche cucine dei numerosi ristoranti vietnamiti della città, dove finalmente i canidi potranno ricoprire il ruolo che spetta loro in società grazie alle cure amorevoli di monsieur Nguyen, noto altresì come "il Carnacina del Mekong". In questa guisa, oltre a risolvere l'an(n)oso problema della bio-sporcizia nelle strade, si contribuirà alla crescita di una gioventù sana grazie a uno speciale apporto di proteine e grassi insaturi. Chi ha letto &lt;em&gt;Sorgo rosso&lt;/em&gt; lo sa. 请慢用。&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Playlist&lt;/div&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Bad Company - &lt;em&gt;Straight Shooter&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;In Flames - &lt;em&gt;The Jester Race&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;The Beatles - &lt;em&gt;The White Album&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Celtic Frost - &lt;em&gt;Morbid Tales&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;The Dodos - &lt;em&gt;Visiter&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30834051-3260294390621258883?l=inthemoodforpaolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/feeds/3260294390621258883/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=30834051&amp;postID=3260294390621258883' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/3260294390621258883'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/3260294390621258883'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/2008/11/si-vis-pacem-para-bellum-aka-si-nolis.html' title='Si vis pacem, para bellum a.k.a. Si nolis merdam, cave canem'/><author><name>Paolo 保羅</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16958302272303842316</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_crCBLONSCxk/TIXxROKw3dI/AAAAAAAAAGY/wnSGkbZGvPw/S220/SAM_0423.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-30834051.post-2263403329727895450</id><published>2008-11-10T13:24:00.003+01:00</published><updated>2008-11-10T13:27:50.616+01:00</updated><title type='text'>Ma parla come magni... vabbè, meglio di no.</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Io voglio bene ai francesi. Davvero. Li ammiro perché qui al TG la prima notizia non riguarda mai l'ex soldatino della Hitlerjugend asceso al soglio pontificio; perché "Resistenza" non è una parolaccia ma qualcosa su cui persino i destrorsi non si sognerebbero mai di fare commenti pubblici meno che rispettosi; perché hanno smesso ormai da un pezzo con la menata del debito inestinguibile che l'Europa avrebbe con gli USA da una sessantina d'anni a questa parte; e perché le ragazze con gli stivaloni e il nasino all'insù non ti prendono per uno stupratore se rivolgi loro gratuitamente la parola o un innocente sorrisetto. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Adoro i francesi anche perché hanno dato all'umanità alcuni tra i più brillanti critici letterari e un buon numero di teorici della traduzione con le contropalle; perché pubblicano centinaia di libri e riviste sulla Cina di cui il 95% è roba seria e il 5% cazzate, mentre in Italia la proporzione è rovesciata; perché dal cinese e dalle altre lingue del cazzo traducono tutto il traducibile e gli editori non solo accettano proposte ma addirittura le incoraggiano, salvo poi lamentarsi che non si fa ancora abbastanza; e perché la baguette con la nutella è una delle cose che immagino più vicine al paradiso in terra.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'amore, tuttavia, non mi ha ancora reso del tutto cieco. Per questo non posso fare a meno di notare ogni giorno come questo popolo, oltre che meraviglioso e degno della più sincera ammirazione, possa essere anche sconfortante, fastidioso, disgustoso, ripugnante e in ultima analisi spregevole. A costo di essere tedioso e ripetitivo, faccio notare che i discendenti di Astérix danno il peggio di sé in due campi che, per mia sfortuna, sono proprio quelli da cui dipende in larga parte il mio giudizio sul prossimo: il sapone e il piatto.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Procediamo con sano metodo deduttivo. Io credo di non aver mai visto così tanta sporcizia e merda di cane come sulle strade di Francia, e naturalmente le cose più turpi avvengono qui nella bassa. Prendendo quindi Aix come degenerazione del concetto di spargimento indebito di feci - spero solo canine, anche se non ci giurerei - se ne possono ammirare di tutte le sfumature, consistenze, forme e dimensioni, in ogni angolo e su ogni superficie, su ogni avenue e in ogni vicoletto, seminascoste o tronfie e fiere della propria sterchitudine, in uno spettro di compressione che va dalla perfetta integrità - "just out of your dog's ass", direbbe la pubblicità - allo spalmamento in senso longitudinale, a riprodurre il percorso della calzatura immediatamente successivo alla percezione del calpestamento di una scoria estranea. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Discutevo della faccenda - trattasi infatti di ottimo soggetto di conversazione - con il mio sovrastante vicino barese, il quale asserisce che nemmeno a casa sua ha mai visto una tale inciviltà. E se è vero anche solo un decimo di quello che sostiene il maestro Pizu 屁祖 a proposito dei concittadini di San Nicola (per esempio che nascono con la fedina penale già sporca), questo dovrebbe dare un'idea della situazione. Resta il fatto che qui la già di per sé meschina categoria "padrone di cane" ignora carrément la pratica del raccoglimento delle deiezioni canine, e non vedo margini di miglioramento. D'altro canto mi sembra illusorio sperare che un animale ottuso come il cane recuperi millenni di mancata evoluzione e impari una buona volta a sotterrare la cacca, come da sempre è pratica corrente tra la superiore razza felina.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Viste le premesse, il passaggio al funesto piano dell'igiene personale e privata non può certo - ahimè - riservare piacevoli sorprese. Vi basti sapere che uno dei principali motivi di sollievo che hanno accompagnato il mio trasloco dall'ostello della gioventù è stato il pensiero di non dover più prendere l'autobus. Se già di per sé si tratta di un ambiente lercio, maleodorante e ad altissimo rischio di infezione, nei bus locali disgusto e pericolo sono per lo meno centuplicati: il mezzo, infatti, è costantemente pervaso da un pungente fetore di minestra, casermaggio e traspirazione che tradisce - oltre allo scarso uso di detergenti da parte della cooperativa addetta alla pulizia - il conflittuale rapporto che intrattengono gli utenti con i prodotti per l'igiene personale.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In un paese meravigliosamente variegato come la Francia, è interessante notare come ciascuno, a seconda dell'età, dell'appartenenza etnica, dello stile di vita ecc. abbia un modo tutto suo di offendere le mie delicate narici. C'è chi, per fattori indissolubilmente legati al proprio DNA, è portato a secernere un afrore costante e ineluttabile; ma c'è anche chi, non essendo stato dotato da Madre Natura di tale affascinante qualità, si sforza, riuscendovi peraltro egregiamente, di colmare l'imperdonabile gap con la rinuncia stoica e ad oltranza - una forma di penitenza? - a qualsivoglia tipo di detersione personale. Naturalmente il bus è un caso limite, ma in altri luoghi destinati alla vita sociale - un esempio per tutti, la biblioteca - le cose non vanno affatto meglio. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E se questo è il trattamento che viene riservato al proprio corpo, figuriamoci a quale triste destino vanno incontro gli elementi che al corpo sono estranei, come indumenti o locali domestici. Io che mi faccio dei problems a mettere due giorni di fila la stessa maglia sono sicuramente un po' fissato, ma ho visto coi miei occhi uno dei miei co-camerati dell'ostello portare ininterrottamente per 10 giorni la stessa maglietta della salute (come so che era sempre la stessa? Semplice, era riconoscibile dalla macchia marroncina in corrispondenza del fegato) e lo stesso maglioncino. E, a giudicare dall'olezzo, senza mai passare per la laverie. Non vedo il tipo da una decina di giorni, ma sarei pronto a giurare che la sua mise non è cambiata di una virgola. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dello stato in cui ho trovato il mio appartamentino asseritamente pulito con tanto amore dalla padrona ho già raccontato, e non voglio rivivere quel dramma. Dico solo che tutti quelli che sono entrati in casa mia sono rimasti a bocca aperta vedendo quella che per loro è una pulizia che ha del soprannaturale. Sarà perché si distingue il bianco delle piastrelle? O perché sul pavimento della cucina non figura la tipica incrostazione data dallo sfregamento tra acqua fuoriuscita dal lavandino e ciabatta con residui terrosi? O forse ancora perché il telo che ricopre il sofà - il primo oggetto a finire in lavatrice senza tanti complimenti - non presenta le abituali macchie di cibo e concrezioni di varia natura dovute al deprecabile vizio di nutrirsi stravaccati sul divano?&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questa ultima osservazione mi dà il destro per passare alla seconda categoria dello spirito in questione, ovvero l'atto del cibarsi analizzato nel suo oggetto e, soprattutto, nel suo soggetto.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sull'oggetto non sprecherò troppe parole. Non fatevi ingannare dall'invitante pain au chocolat che vedete in panetteria: che i francesi per lo più mangino quella che non esiterei a qualificare come "merda" è un fatto ineluttabile. Anche tralasciando rane, lumache &lt;em&gt;et similia&lt;/em&gt;, è difficile per uno come me, educato sui classici e sulla simmetria prassitelea, trattenere un moto di repulsione alla vista di piatti in cui due tre o più pietanze vengono accatastate l'una sull'altra, senza riguardo per la natura propria di ciascuna e per le più elementari esigenze di apartheid alimentare. E così uno strato di pasta scotta, insipida e malaticcia sostiene un pavé di salmone su cui troneggia un'inutile spicchio d'arancia, mentre una slavina di ratatouille pervade, con la sua infame e sbrodolante salsa, ogni interstizio della struttura, rammollendo ulteriormente quella parvenza di mezze penne e spogliando di ogni interesse l'esemplare ittico scandinavo. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per non parlare delle spesso irriconoscibili - ma non per questo meno disgustose - salse e salsine da cui è impossibile liberarsi, che si prenda un sandwich al volo ("maionese o aceto?"), che si compri una bistecca di soia (la bustina di tartara è inclusa nella scatola) o che si faccia uno strappo alla regola concedendosi una vaschetta di patatine (quando le chiedo "nature", l'enculé me le annega nella sauce blanche). E non è un problema solo della Provenza, che anzi da questo punto di vista è un'isola felice... mai in vita mia - nemmeno in Inghilterra, in Germania o in Austria, che prima consideravo le ultime frontiere del cibo spazzatura - ho mangiato male come a Bordeaux, a Parigi, a Nantes, a La Rochelle, a Lione, roba da alzarsi e lasciargli lì il piatto intonso. Se è innegabile che per mangiare qualcosa di decente bisogna ricorrere ad arabi o musi gialli, beh, allora siamo a cavallo. Ma accettare l'idea che, agli occhi del mondo intero, la Francia ci faccia le scarpe in cucina è qualcosa che trascende le mie misere capacità intellettive. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tuttavia, come accennavo poc'anzi, i problemi non sono soltanto legati al cibo in sé, bensì in larga parte ai suoi abituali fruitori. Ora, ammetto di essere alquanto schizzinoso e suscettibile in materia di rumori di suzione/triturazione emessi in fase cibatoria, di apertura continuata e indebita delle fauci durante l'operazione di masticazione e, in generale, di pratiche moleste legate alla consumazione di vettovaglie. Eppure gli individui cui, mio malgrado, sono costretto a mescolarmi mi sembrano spalancare nuovi e inattesi orizzonti alla maleducazione militante.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tanto per cominciare, è pratica diffusa la mancata chiusura di mascella e mandibola nel pieno della fase masticatoria, accompagnata a ogni abbassamento da un regolare - ma non per questo meno repellente - schiocco liquido della lingua, che rimesta a mo' di betoniera quello che diventerà presto chimo, poi chilo e bolo, e uscirà infine a riveder le stelle. Non pago/a di produrre questo frastuono, l'esemplare intrattiene regolarmente conversazioni condite da sonori accessi di riso, che proiettano nell'aere particelle di natura varia e di consistenza semisolida. Dopo lunga riflessione, mi sono detto che deve trattarsi per forza di studenti di medicina che offrono gentilmente ai compagni di studi l'opportunità di ripassare - peraltro con dovizia di particolari - l'anatomia di cavità buccale, esofago e bocca dello stomaco nel pieno dell'azione.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un altro dettaglio che non può mancare di affascinare l'antropologo, o meglio il paletnologo, è l'uso del tutto singolare che viene fatto in Francia di forchetta e coltello. Invece di essere delicatamente trattenuti tra pollice e indice come da sempre viene insegnato, almeno limitatamente al genere umano in senso stretto, i suddetti strumenti vengono impugnati con forza e maneggiati con rabbiosi scatti degli arti anteriori, prima di trafiggere il boccone e portarlo maldestramente alla cavità orale. Questo uso delle posate a guisa di rudimentali utensili di ossidiana non può trovare altra spiegazione se non l'assenza, negli &lt;em&gt;specimina&lt;/em&gt; in questione, del pollice opponibile. Evidentemente l'evoluzione può attendere.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Gli sconfortanti risultati di questa involontaria field research mi hanno portato a rivedere con occhio quantomeno critico gli ammonimenti che mi venivano rivolti da quella santa donna di mia madre negli anni dell'infanzia allorché, di fronte a gomiti sul tavolo, masticazione &lt;em&gt;en plein air&lt;/em&gt; e rumori molesti, sosteneva che al desco del fantomatico Conte di Parigi sarei stato cacciato a suon dei proverbiali calci in culo. Non solo tali ammonimenti hanno avuto l'effetto sperato, ma per giunta ho trascorso la mia infanzia in attesa di recarmi Oltralpe e toccare finalmente con mano la raffinatezza e la classe sopraffina che mi erano state così vividamente raffigurate. Cocente delusione.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;"&gt;Playlist&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Black Sabbath - &lt;em&gt;Sabbath Bloody Sabbath&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Elio e le Storie Tese - &lt;em&gt;Eat the Phikis&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Uriah Heep - &lt;em&gt;Very 'eavy Very 'umble&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Crowbar - &lt;em&gt;Sonic Excess in its Purest Form&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Cream - &lt;em&gt;Wheels of Fire&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Soundgarden - &lt;em&gt;Superunknown&lt;/em&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30834051-2263403329727895450?l=inthemoodforpaolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/feeds/2263403329727895450/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=30834051&amp;postID=2263403329727895450' title='4 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/2263403329727895450'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/2263403329727895450'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/2008/11/ma-parla-come-magni-vabb-meglio-di-no.html' title='Ma parla come magni... vabbè, meglio di no.'/><author><name>Paolo 保羅</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16958302272303842316</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_crCBLONSCxk/TIXxROKw3dI/AAAAAAAAAGY/wnSGkbZGvPw/S220/SAM_0423.JPG'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-30834051.post-8400233663137383674</id><published>2008-11-05T19:09:00.003+01:00</published><updated>2008-11-05T19:31:27.930+01:00</updated><title type='text'>Almeno adesso so come si dice a.k.a. Anch'io preferisco trascinare la coda nel fango...</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;... come la tartaruga di Zhuangzi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Da cinque giorni ormai il mio soggiorno forzato nel lussuoso auberge de jeunesse della cara vecchia Aix è giunto al termine. Siamo oramai entrati nel santo mese di novembre, in cui finalmente un presidente caffellatte guida quella che, ancorché limitatamente ai mezzi materiali e non certo a quelli intellettuali, è la più grande potenza del pianeta. E proprio nel primo santo giorno dell'altrettanto santo mese ho infine messo piede nella mia nuova magione.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Già la sera prima del mio ingresso trionfale avevo ricevuto una doccia fredda. Beh, non proprio una doccia, diciamo un bidè. Nel consegnarmi le chiavi, la padrona borbotta a mezza voce che, come avrò sicuramente notato, nella stanza principale non c'è il letto che avevo visto in occasione della mia prima visita: la precedente affittuaria - che, sia detto per inciso, è una cacacazzo olimpionica, se è vero che il suo attaccamento morboso a uno studio che doveva lasciare già a fine agosto mi ha costretto a oltre due settimane di vita randagia in attesa che sua signoria muovesse il culo - lo ha sfondato proprio nel mezzo. Al posto del caro estinto troneggiano ora un vecchio divano estensibile e lercio coperto da un telo altrettanto crassoso, e un'enorme poltrona che all'occorrenza diventa letto a una piazza.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ora, al di là dell'incazzatura per non poter disporre del previsto letto a due piazze per farci i porci comodi miei e delle mie eventuali ospiti, sono piuttosto contrariato anche sul piano linguistico. Già, sono stufo di questi divani e/o poltrone che diventano letti e che in Francia, ma solo qui, sono identificati dal cacofonico e orrendamente fastidioso termine "clic-clac". Ogni volta che lo sento - perdonatemi la caduta di stile - oltre a farmi venire la pelle d'oca, non posso fare a meno di rivivere la goliardia liceale che, nelle caotiche ore di chimica o simili, ci faceva scandire di gusto la filastrocca "La legge di Gay-Lussac: cazzo in culo fa cic-ciac".&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Superato il momento di furia cieca grazie a una provvida seduta di qigong, non ho tuttavia potuto fare a meno di chiedermi come mai la padrona di casa, che ci teneva a "consegnarmi un appartamento pulito", si ostinasse a non quittare il bagno, da cui continuava a parlarmi senza smettere di grattare energicamente la vasca con una spugnetta d'anteguerra. Ma aveva senso accanirsi così su una superficie che in ogni caso prima o dopo sarebbe stata lavata - anche ammessa l'ignoranza della tipa in merito al mio ragionevole progetto di attuare un'opera di pulizia fulminea e accurata da fare invidia al vecchio Goering - e ignorare manifestamente che il resto dello studio, ma proprio tutto, era ricoperto da uno spesso strato di lordura tenace e resistente?&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il giorno della mia installazione è stato pertanto dedicato, &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;ça va sans dire&lt;/span&gt;, alla messa sottosopra di mobili e ammennicoli per permettere l'azione di scope e stracci, seguita da tripletta di lavatrici in cui è finito tutto il materiale tessile della casa, e infine lavaggio generale di tutte le stoviglie presenti per estirparne i resti di cibo e di grasso che ivi albergavano da tempo verosimilmente immemore. Vi posso assicurare che dopo il mio passaggio anche quella vecchia checca di Mastro Lindo (che qui chiamasi Monsieur Propre) avrebbe potuto fare le sue cazzo di ispezioni con i guanti bianchi - anche se ha tutta l'aria di preferire quelli in lattice. La serata è stata invece dedicata ai festeggiamenti del tanto atteso trasloco in compagnia di Yayr, Farid e di mezzo chilo di pasta come io comando.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma veniamo ora al dramma umano.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Giorni fa, quando ancora bivaccavo tra giovani e (soprattutto) meno giovani ospiti dell'AJ, ho commesso un errore imperdonabile. Un errore di carità cristiana, con ogni probabilità testimonianza resiliente della mia forzata formazione cattolica che - pur riuscendo a fare del sottoscritto un accanito, velenoso e gratuitamente sacrilego nemico giurato di qualunque fede - riemerge talvolta sotto subdole e mentite spoglie. In breve, in quanto titolare di una patente di guida e di una carta di credito, ho accettato di aiutare il buon Farid nel noleggio, per 24 ore, di un Kangoo atto a traslocare la sua roba dalla macchina ormai defunta fin nel suo nuovo capanno di campagna, un ex garage sperduto tra le colline della zona nord, a qualche km da Aix. E poi, già che ci siamo, fare un salto all'IKEA e al Carrefour. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il tragico progetto ha preso forma all'alba di ieri. Alle ore 8 il tipo dell'autonoleggio, andato a prendere il mezzo, si presenta non con un modesto e innocuo Kangoo, bensì con un imponente e pauroso Trafic. Una promozione, dice lui. Io, che non ho mai guidato una cosa più grande del Terrano, prevedo già l'inferno. Ma almeno la giornata è stranamente soleggiata dopo giorni di diluvio, siamo entrambi in high spirits, e ci mettiamo festosamente in marcia. Girare per le stradine di Aix con un bestione lungo 6 metri e largo oltre 2 non è affarucolo di tutto riposo, ma alla fine liquidiamo rapidamente la pratica trasloco: abbandoniamo la carcassa ormai vuota della Corolla, indi scarichiamo le masserizie nel capanno di caccia. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quando facciamo vela verso l'IKEA splende addirittura il sole. Fra una stronzata e l'altra facciamo il giro obbligato che gli amanti della catena del collaborazionista svedese ben conoscono e apprezzano, in una mattinata ci carichiamo di poche cose utili e di mille puttanate, e ci dirigiamo verso un altro polo commerciale per mangiare qualcosa nel magnifico fast-food orientale China Express, spécialités chinoises-thaïlandaises-vietnamiennes da leccarsi i baffi alla Fu Manchu. Il nostro lieto desinare, ahimè, viene però guastato dall'addensarsi sulle nostre testoline di neri nuvoloni, che in quattro e quattr'otto si trasformano in una cappa di tenebre da cui diluviano interi container di acquaccia gelida. A fatica riguadagniamo il mezzo e riprendiamo la strada...&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;... peccato che sia l'ora di punta. Sotto il nubifragio, tonnellate e tonnellate di lamiere e plastegón arrancano a passo di mutilato di guerra. Sulla strada riusciamo a fare la spesa al Carrefour, dopodiché percorriamo al tempo record di un'ora e mezza i 7 km che ci separano dalla città. Finalmente ascendiamo al colle dove si trova il Cabanon per depositare gli acquisti; effettuate in fretta e furia le operazioni di scarico, sotto una pioggia che non accenna a diminuire, saluto Farid e mi accingo a scendere in città e a godermi una meritata dormita in compagnia delle mie nuove lenzuola scandinave. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quando giro la chiave, la tragedia. Il bestione si è impantanato: le ruote pattinano a vuoto, non c'è verso di muoverlo. Ribusso alla porta e chiedo l'aiuto di Farid, ma è buio, scravazza, siamo in mezzo al nulla e non ci sono nemmeno pietre o tavole per provare a tirare fuori quello scatolone di latta dalla melma. Dopo almeno un'ora e mezza di tentativi senza successo, rientriamo nella capanna che sembriamo usciti dal torneo delle cinque nazioni. L'unica speranza è il padrone di casa di Farid, che ha una macchina e conosce il posto: peccato che abbia lezione di kendo fino alle 22, e che poi abbia in progetto di andare al cinema. Rassegnati, facciamo fuori mezzo chilo di farfalle Carrefour con salsa di funghi, un bel caffè istantaneo, coccoliamo un po' un gatto arrivato in visita interessata. Poi, visto che non ci sono mobili né niente, ci buttiamo su un giaciglio improvvisato e buona notte ai suonatori.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Stamattina, alle ore 6, bussa alla porta del Cabanon il padrone di casa, vestito da paramilitare e armato di attrezzi vari atti al disincagliamento del Trafic, che come apprenderò poco dopo è vittima di un fastidioso "embourbement". Dopo un'ora di tentativi, rottura di corde, sfondamento di scarpe - le mie, nonché le uniche che mi ero portato... seguirà acquisto di paio sostitutivo - pietre scagliate in giro ad altezza stinco dalla furia dei pneumatici prigioni della fanghiglia e bestemmie - ah no, quelle no... ma i francesi come cazzo fanno? È tanto liberatorio... - un ultimo, disperato tentativo di "reculer" per poi "prendre de l'élan" sortisce l'effetto sperato: il bestione si libera dalla merda per rivelare un terreno putrido e costellato di buche e pozzanghere, permettendo al sottoscritto di ripartire a tutto gas (la scarpa sfondata non mi consentiva un controllo soddisfacente di acceleratore e frizione) e riportarlo, sporco di fango fino al tetto ma in orario, all'autonoleggio.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questa storia, oltre a insegnarmi che aiutare la gente è sempre un male, mi ha anche fatto riflettere sui miei gusti musicali: la prossima volta ci penserò su due volte prima di spararmi nelle cuffie qualche bel gruppo sludge - termine che, per chi non ha dimestichezza con la lingua d'Albione, significa "fanghiglia". Adesso capisco perché quei cazzo di gruppi vengono tutti da New Orleans.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per la gioia dei più cinici tra i miei sodali, la prossima puntata vedrà un nuovo affondo improntato alla più sprezzante misogallia, che metterà alla berlina due delle qualità di cui i francesi sembrano andare fieri, e che pertanto non riuscirò mai e poi mai ad accettare: 1) il lerciume con cui umiliano se stessi e l'ambiente in cui vivono, voltolandovisi con malcelata soddisfazione, e 2) l'incapacità di mangiare nel rispetto dei più elementari ammaestramenti di civiltà. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;What does not kill you... &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Playlist:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Free - &lt;em&gt;Free&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Canned Heat &amp;amp; John Lee Hooker - &lt;em&gt;Hooker'n'Heat&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;AC/DC - &lt;em&gt;Black Ice&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Mc HotDog - &lt;em&gt;差不多先生&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Children of Bodom - &lt;em&gt;Blooddrunk&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30834051-8400233663137383674?l=inthemoodforpaolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/feeds/8400233663137383674/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=30834051&amp;postID=8400233663137383674' title='2 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/8400233663137383674'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/8400233663137383674'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/2008/11/almeno-adesso-so-come-si-dice-aka.html' title='Almeno adesso so come si dice a.k.a. Anch&apos;io preferisco trascinare la coda nel fango...'/><author><name>Paolo 保羅</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16958302272303842316</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_crCBLONSCxk/TIXxROKw3dI/AAAAAAAAAGY/wnSGkbZGvPw/S220/SAM_0423.JPG'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-30834051.post-6408109558351870404</id><published>2008-10-23T13:56:00.005+02:00</published><updated>2008-10-23T14:13:22.000+02:00</updated><title type='text'>Si stava meglio quando si stava peggio A.K.A. si stava peggio quando si stava da culo</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mie dame e miei siri,&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;lungi da me il volere, o anche solo il potere, aggiornare i gentili lettori sulle peripezie che mi hanno visto protagonista, per lo più inconsapevole, nella settimana seguita al mio rientro ad Aquae Sextiae. Come diceva Schleiermacher - o era Pingitore? - c'è un tempo per ogni cosa, uno per vivere e uno per morire, uno per ridere e uno per piangere, uno per la dieta e uno per Giuliano Ferrara, e forse un giorno anch'io riprenderò la penna per una rassegna più dettagliata dei fatti.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel frattempo vi basti sapere che ho trovato casa ma che, malheureusement, sarà disponibile solo a partire dal primo novembre - e, per inciso, a prezzo di estenuanti ricerche, nonché di innumerevoli e fastidiosissime scartoffie burocratiche. Dopo essere sbarcato e aver passato qualche giorno chez un paio di amichetti, il mio sempiterno e irreprimibile desiderio di autonomia mi ha spinto, in attesa del gran giorno del trasloco, a cercare una nuova, provvisoria e soprattutto economica sistemazione. Sistemazione che ho trovato tra le accoglienti lenzuola del regio ostello della gioventù di Aix-en-Provence, a poche fermate di bus dalla città che sempre nei nostri cuori sarà.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ed è proprio la permanenza più o meno prolungata in un ostello della gioventù, esperienza che mi mancava da alcuni anni, che mi ha offerto lo spunto per una riflessione che or ora vi costringerò, per usare un gallicismo, a parteggiare con me. L'ostello offre, infatti, l'opportunità di incontrare una fauna del tutto eterogenea e meritevole di essere studiata dal punto di vista eto-etno-bio-antropologico. Nella fattispecie, fino a questo momento sono passati per la mia stanzetta, più o meno nell'ordine:&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;ul&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;Yayr, taciturno studente di filosofia israeliano, debitamente circonciso ed evidentemente fuoriuscito di fresco dal Mossad o perlomeno dalle sacre armate di Sion, a giudicare dal fisico statuario e dal cranio regolarmente sottoposto a coscienziosa tonsura. Conta di guadagnarsi da vivere insegnando ebraico a Marsiglia, dove pensa di ottenere la protezione della nutrita comunità giudaica contro eventuali attacchi antisionisti da parte della dominante popolazione maomettana. Una sera, davanti alle ultime due Heineken rimaste nel frigo del bar, mi ha edotto, con grande dovizia di particolari, sulla storia dello stato di Israele dalle origini ai nostri giorni e sull'attuale stato del conflitto israelo-palestinese, concludendo con un'appassionata difesa del muro divisorio.&lt;/li&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;Dimitri, ingegnere australiano nano e calvo dalle difficilmente camuffabili origini elleniche e dall'accento semi-inintelligibile, nonché ciclista impegnato in un tour solitario in giro per l'Europa. Di fronte alla rottura di un pezzo del telaio, che non ha potuto riparare essendo lunedì - è più facile pensare che Sarkozy risolva la crisi bancaria piuttosto che trovare un qualsivoglia negozio aperto a Aix nel primo giorno della Santissima Settimana - il buon Dimitri non si è perso d'animo e ha riparato il pezzo con spago e reggette di plastica, un vero lavoretto di fino che ho avuto modo di toccare con mano. Peccato che non abbia dato prova di uguale perspicacia la sera che, di ritorno da una giornata su e giù a pedalare per i colli di Provenza, ha lasciato le scarpe da bici seminascoste sotto il letto, lasciando noi altri occupanti confusi circa la causa dell'olezzo prima che ne potessimo individuare l'epicentro.&lt;/li&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;Farid, francesino delle Alpes di origine marocchina nonché sosia scuretto di un mio vecchio coinquilino ai tempi della SSLMIT, rimasto appiedato dalle parti di Aix a causa della repentina morte della sua Fiat antidiluviana. Invece di pensare a tornare a casa, ha deciso di restare a Aix e cercare un appartamento, un lavoro e una macchina nuova. Differenze culturali nella progressione logica, evidentemente, già parzialmente descritte in uno scritto apocrifo di Lévi-Strauss intitolato "Dei fattori che intervengono nel processo di elaborazione dei nessi eziologici nelle differenti culture con particolare riferimento alle tribù della Francia sud-orientale, ovvero perché c'è chi non capisce una fava". &lt;/li&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;David, serioso ingegnere - un altro... - di Stoccarda in viaggio verso casa dopo uno stage a Tolosa, la cui teutonica capacità di sopportazione, nel giorno del suo arrivo, è stata messa a durissima prova da ore di attesa sotto il diluvio fuori dall'ostello. La facility, infatti, è ermeticamente chiusa ed evacuata a forza dalle 10 del mattino fino alle 17, e lui è arrivato verso mezzogiorno. Ancora aperto il dibattito sul perché non sia andato, nel frattempo, a farsi un giro in città. Comunque stiano le cose, mosso a pietà mi sono offerto di accompagnarlo a fare un giretto serale dans la ville con annessa pausa falafel dal libanese di fiducia - ammesso che davvero si possa accordare fiducia a un personaggio di siffatta estrazione. In tale occasione ho avuto modo di constatare che l'ingegnere aerospaziale David ha passato 5 minuti buoni a ripiegare con cura certosina le varie carte oleate dell'involto che conteneva il suo doppio hamburger con patatine prima di riporle, con altrettanta attenzione, nel sacchetto di plastica unta e indi nell'apposito cestino destinato al conferimento dei rifiuti.&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A questi personaggi degni di menzione (e di minzione) vanno aggiunti, in ordine sparso, un francese tatuatissimo, bucherellato e con un enorme ananas sulla testa, spacciatosi per belga perché - a quanto pare - l'ostello non accetta francesi; una scolaresca di apparenti diciassettenni in continua crisi di astinenza da nicotina; e infine una montréalese con fastidiosi pomelli rossi da giovane ariana e con un accento inascoltabile che non fa che ricordarmi le fisime linguistiche della mia ultima ex, da me piantata perché, tra le altre cose, troppo filo-nordamericana (ma credo che l'esito sarebbe stato identico anche sostituendo "filo-nordamericana" con "filo-sudamericana", "filo-africana" o "filo-oceanica"). Solo Lucifero sa chi mi ritroverò in camera stasera, per cui non escludo sensazionali aggiornamenti a questa già agghiacciante lista.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Volevo lasciarvi con una riflessione di Montaigne o con un pensiero di Pascal, ma forse la cosa migliore è che chiuda con l'orgoglioso canto dei tifosi marsigliesi all'indirizzo degli esecrati parigini: "Parisien on va niquer ta mère, sur la Cane-Cane-Cane-Canebière!"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Parce que vous le valez bien.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Playlist:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Chthonic, &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Seediq Bale&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;The Black Dahlia Murder, &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Nocturnal&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Willoughby, &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;I Know What You're Up To&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Blue Cheer, &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;OutsideInside&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Impaled Nazarene, &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Manifest&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30834051-6408109558351870404?l=inthemoodforpaolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/feeds/6408109558351870404/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=30834051&amp;postID=6408109558351870404' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/6408109558351870404'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/6408109558351870404'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/2008/10/si-stava-meglio-quando-si-stava-peggio.html' title='Si stava meglio quando si stava peggio A.K.A. si stava peggio quando si stava da culo'/><author><name>Paolo 保羅</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16958302272303842316</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_crCBLONSCxk/TIXxROKw3dI/AAAAAAAAAGY/wnSGkbZGvPw/S220/SAM_0423.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-30834051.post-2552429776919234842</id><published>2008-04-13T09:15:00.001+02:00</published><updated>2008-04-13T09:22:28.017+02:00</updated><title type='text'>Manoscritto trovato ad Aix-en-Provence</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;Oggi, invece di gettare uno sguardo disilluso al presente, mettiamo il culo sulla macchina del tempo e diamo un'occhiata nostalgica, tenera, commossa, ma soprattutto cosciente che il passato deve restare tale, a quel che successe proprio qui ad Aix-en-Provence ben sette anni fa, quando il sottoscritto, nel pieno del suo periodo pop, vi giunse per la prima volta in circostanze che non esiterei a definire rocambolesche. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Gi&amp;#224; all'epoca, novello Chatwin dei poveri affetto da una forma acuta di grafomania, annotavo minuziosamente le mie esperienze di viaggio a beneficio di amici e sconosciuti. Quella che segue &amp;#232; la fedele riproduzione di quanto ebbi a scrivere nel corso del mio precedente soggiorno; narrazione bruscamente interrotta per il sopraggiungere di altri fattori, prima pi&amp;#249;, poi meno piacevoli. A mia memoria non &amp;#232; mai stata divulgata, e la ripropongo cos&amp;#236; come l'ho ritrovata in un vecchio floppy prima di partire, senza tagli e senza le altrimenti opportune correzioni. I critici pi&amp;#249; attenti riconosceranno, in embrione, molti dei temi che hanno reso celebre la mia penna, nonch&amp;#233; alcuni passi poi rimaneggiati in altre apprezzate pubblicazioni; parimenti, accoglieranno con bonaria superiorit&amp;#224; le falle di un manoscritto mai sottoposto a revisione, cos&amp;#236; come la mediocrit&amp;#224; di uno stile ancora infantile e bisognoso di cure. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Ecco dunque il manzoniano testo:&lt;/p&gt;  &lt;blockquote&gt;   &lt;p align="justify"&gt;&lt;em&gt;Eravamo dalle parti di Aix-en-Provence, a circa duecento chilometri dal confine con l&amp;#8217;Italia, quando le droghe cominciarono a fare effetto.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p align="justify"&gt;Eccomi qua nella vecchia Aquae Sextiae di cui quasi tutti si ricordano dai tempi del liceo, la citt&amp;#224; di C&amp;#233;zanne, dipartimento numero 13, Bouches-du-Rh&amp;#244;ne. L&amp;#8217;Italia non &amp;#232; poi cos&amp;#236; lontana; quanto basta, comunque, per sentire un po&amp;#8217; di suoni nuovi nell&amp;#8217;aria. A venti minuti di macchina con un pazzo al volante ecco Marsiglia, altres&amp;#236; nota come la Napoli francese (i napoletani avrebbero ragione ad offendersi), e le sue spiagge.&lt;/p&gt;    &lt;p align="justify"&gt;&amp;#200; passato gi&amp;#224; un bel po&amp;#8217; da quando sono arrivato, carino, ingenuo e vispo come il primo album dei Blur. Senza che me ne accorgessi nemmeno sono gi&amp;#224; passati il Carnevale &amp;#8211; qui nessuna traccia di frittelle, pernacchie o nasi finti &amp;#8211; e persino il festival di Sanremo con la Raffa e le solite canzoni contro la stipsi. Se mi capita di ricordarmi dell&amp;#8217;Italia, &amp;#232; solo perch&amp;#233; ogni tanto tira un vento che mi fa ripensare a certe mattine a Trieste. Anche se questo mistral tiepidino alla cara vecchia Bora le fa una sega. Non che sia mancato il brutto tempo, quello che ti fa tirare gi&amp;#249; tutti i santi del calendario. Un giorno, dopo un pomeriggio di pioggia e freddo bastardi, ha addirittura preso a nevicare in modo preoccupante. Se penso che quando sono arrivato la prima cosa che ho fatto &amp;#232; stata rimboccarmi le maniche della camicia e cacciare il giaccone nell&amp;#8217;armadio&amp;#8230; Era febbraio, pareva di essere in maggio e io gi&amp;#224; bestemmiavo come un turco, convinto di aver sballato in pieno il guardaroba. Ancora adesso non si capisce mai che tempo faccia, si alternano giornate di gelo polare e altre in cui non si riesce neanche a mettere il naso fuori da quanta afa c&amp;#8217;&amp;#232;. Mi viene da chiedermi dove cazzo sono capitato.&lt;/p&gt;    &lt;p align="justify"&gt;Dopo aver passato giorni e giorni a correre come un pirla da un capo all&amp;#8217;altro della citt&amp;#224; tra scartoffie di ogni genere, e molti altri a trovare il modo meno traumatico di fare il mio dovere di studente fuori sede, finalmente ho il tempo di mettermi tranquillo a lasciare le prime tracce scritte del mio passaggio. Stendo le mie memorie nel caso non dovessi sopravvivere, magari accoltellato dal clan dei marsigliesi. E questa, come ho avuto modo di constatare di persona, non &amp;#232; nemmeno una possibilit&amp;#224; troppo remota. Una sera stavo andando a cena pensando ai cazzi miei, quando tutt&amp;#8217;a un tratto mi sono trovato circondato da tre magrebini che manco mi arrivavano alle spalle, ma decisamente massicci. Uno dei tre mi spinge contro la rete, tira fuori il coltello a serramanico e me lo preme contro la pancia urlandomi di cacciar fuori il cellulare. Riesco appena a dire che non ce l&amp;#8217;ho, quel cazzo di cellulare, quando il figlio di puttana mi toglie sghignazzando il coltello dalla zona ombelico e se ne va con gli altri due, sempre ridendo sguaiatamente. Che abbia rinunciato perch&amp;#233; stava arrivando gente o che quello fosse solo un modo idiota di spassarsela, mi fa poca differenza. Mi sono talmente cagato addosso che non ho nemmeno trovato la forza di urlargli dietro. Vi assicuro che sentirsi una lama premuta contro la pancia &amp;#232; qualcosa di cui si fa volentieri a meno. A quanto pare, per&amp;#242;, in questo paese arretrato cose del genere sono all&amp;#8217;ordine del giorno, se in una rivista ho persino trovato un articolo dal titolo &amp;#8220;Come rifiutare di dare una sigaretta e salvare la pelle&amp;#8221;. Quella sera ho giurato a me stesso che non mi incazzer&amp;#242; pi&amp;#249; quando sentir&amp;#242; al tigg&amp;#236; che qualcuno ha fatto saltare le cervella a un rapinatore o a chi cazzo per esso. E mi sono anche venuti seri dubbi sull&amp;#8217;opportunit&amp;#224; dell&amp;#8217;obiezione di coscienza. Cretino come sono l&amp;#8217;ho chiesta ormai da tempo, privandomi per sempre della gioia di girare con una 44 magnum sotto la giacca e di far saltare le cervella a qualche tossico stronzo prima che me le faccia saltare lui. Questo anche per dire che in questi cinque mesi non mi sono fatto mancare nessuna esperienza. Chiusa la parentesi.&lt;/p&gt;    &lt;p align="justify"&gt;Sulla copertina dell&amp;#8217;album degli Alpha il gatto con lo sguardo allucinato mi fissa come una vacca ind&amp;#249;. Stasera &amp;#232; gi&amp;#224; tardissimo e mi si chiudono letteralmente gli occhi ma non vale nemmeno la pena di andare a letto, perch&amp;#233; nella stanza vicina c&amp;#8217;&amp;#232; un ritrovo di negroni che, dopo aver impestato per bene il corridoio cucinando chiss&amp;#224; che merda, stanno facendo un bordello indescrivibile. Sono ore e ore che sghignazzano a volume altissimo, solo che nessuno ha il coraggio di fiatare perch&amp;#233; sicuramente sono tutti alti due metri e larghi uno, tengono una minchia tanta e sono perennemente incazzati, i nipotini di Mike Tyson. Tra l&amp;#8217;altro queste camere hanno delle pareti che definire tali &amp;#232; esagerato: diciamo che le stanze sono separate da una filigrana grazie alla quale si sente anche se un cinesino scorreggia dieci stanze pi&amp;#249; in l&amp;#224;. Per non parlare di quando il mio vicino pusher si apparta con la sua tipa, e io devo cacciarmi la testa sotto il cuscino per non sentire i vari mugolii e sospiri del caso.&lt;/p&gt;    &lt;p align="justify"&gt;E comunque adesso non ho scelta, devo trovare un&amp;#8217;attivit&amp;#224; alternativa al sonno, anche se il fatto che per attaccare il computer debba per forza staccare la luce &amp;#232; un po&amp;#8217; deprimente&amp;#8230; S&amp;#236;, benedette le batterie, ma fatto sta che in tutta la stanza c&amp;#8217;&amp;#232; una sola presa. Tra l&amp;#8217;altro &amp;#232; pure a due punte e qui non esistono riduttori, trasformatori e simili meraviglie della civilt&amp;#224; del progresso. Dio caro, vanno a rompere i coglioni agli atolli in giro per il mondo ma una spina a tre punte non sanno neanche cosa sia. Fosse questo l&amp;#8217;unico problema avrei poco da lamentarmi, ma gi&amp;#224; il primo impatto con la nuova sistemazione non &amp;#232; stato dei migliori. &lt;/p&gt;    &lt;p align="justify"&gt;Quando ho varcato la soglia della camera 2003 (cit&amp;#233; universitaire de Cuques, padiglione 2, pianoterra, in fondo a sinistra) non sapevo nemmeno dove posare le valigie, tanto era minuscola e tanta era la quantit&amp;#224; di merda sparsa in ogni angolo. Se &amp;#232; cos&amp;#236; che sistemano uno che in quel buco di culo ci deve vivere cinque mesi, scucendo anche fior di quattrini&amp;#8230; &amp;#200; vero che sugli studenti in scambio ci marciano dappertutto ma cazzo, almeno restare nei limiti della decenza. Fanculo.&lt;/p&gt;    &lt;p align="justify"&gt;La stanza che mi &amp;#232; stata cos&amp;#236; generosamente assegnata &amp;#232; divisa in due da una specie di enorme cassettone che sta giusto in mezzo ai coglioni e che fa da armadio, mensola, comodino, guardaroba, cambusa, eventualmente angolo liquori e tutto il resto. Il letto consiste in una rete di ferro quasi sfondata che praticamente tocca terra, poggiata su quattro piedini patetici. Il materasso &amp;#232; in realt&amp;#224; una specie di tappetino da ginnastica, ed &amp;#232; infilato in un&amp;#8217;enorme busta di plastica a mo&amp;#8217; di preservativo. L&amp;#8217;unica cosa che si salva &amp;#232; la scrivania; peccato che la sedia sia stata letteralmente squartata da qualche mio predecessore, che ha aperto con cura certosina il cuscinetto togliendo buona parte dell&amp;#8217;imbottitura. C&amp;#8217;&amp;#232; anche una specie di poltroncina ma non si capisce che cazzo ci stia a fare, in una topaia del genere non mi pare che sia il caso di invitare tanti ospiti. &lt;/p&gt;    &lt;p align="justify"&gt;Dall&amp;#8217;altra parte del cassettone multiuso c&amp;#8217;&amp;#232; il cosiddetto &amp;#8220;coin lavabo&amp;#8221;, l&amp;#8217;angolo del bagno, ovvero un lavandino che pare sia stato preso a martellate, con il bordo tutto scheggiato e percorso ovunque da crepe. Inoltre le parti di metallo hanno lo stesso colore delle catene delle ancore quando le si tira fuori dopo averle lasciate un mese nell&amp;#8217;acqua del porto&amp;#8230; Non so se avete presente. Stesso discorso per il bid&amp;#232;, che comunque pare sia una sciccheria visto che non dappertutto si pu&amp;#242; godere della sua rassicurante presenza. Del resto &amp;#232; perfettamente inservibile, visto che &amp;#232; per met&amp;#224; sotto il lavandino e dall&amp;#8217;altro lato &amp;#232; attaccato al muro. Nemmeno Iuri Chechi riuscirebbe a pulirsi il culo in una trappola del genere.&lt;/p&gt;    &lt;p align="justify"&gt;Lo stato delle piastrelle &amp;#232; pietoso, non ce n&amp;#8217;&amp;#232; una che sia intera o che non balli la tarantella ogni volta che ci si cammina sopra. Inoltre per terra ci sono macchie e righe nere apparentemente indelebili, cosicch&amp;#233; il pavimento sembra sempre sporco anche da appena lavato. Le pareti sono abbellite da una carta da parati color post-sbornia, pazientemente scollata qua e l&amp;#224;. Inchiodata al muro c&amp;#8217;&amp;#232; persino una lavagna che porta i segni di tutti coloro che si sono ingegnati per conficcare le puntine da disegno nell&amp;#8217;ardesia. La finestra &amp;#232; un vetro lurido diviso in tre parti, e la persiana &amp;#232; costituita da un&amp;#8217;elegante tavola di legno scorrevole con chiavistello. La finezza delle rifiniture fa s&amp;#236; che entrino spifferi terribili, vere e proprie correnti d&amp;#8217;aria che giovano immensamente al mio raffreddore. Senza contare che la direzione ha ben pensato di tenere i termosifoni al minimo, specie nelle giornate pi&amp;#249; gelide. Per tutto il primo mese non c&amp;#8217;&amp;#232; stato un giorno che non avessi naso chiuso e pacchetto di fazzoletti in mano. Lo spazio tra il vetro e la tavola all&amp;#8217;occorrenza fa da frigo, almeno finch&amp;#233; la temperatura lo permette. Anche se dei frighi ci sarebbero, e in teoria ognuno dovrebbe avere il suo personale. Peccato che la maggior parte dei nostri predecessori abbia avuto la bella trovata di chiuderli con un lucchetto e di ingoiare la chiave. Naturalmente il negrone della portineria non ne vuole sapere di metter mano al tronchesino, e cos&amp;#236; mi tocca accontentarmi. Per&amp;#242; cazzo. &lt;/p&gt;    &lt;p align="justify"&gt;L&amp;#8217;aspetto cos&amp;#236; gradevole e accogliente della mia stanza ha fatto s&amp;#236; che cominciassi a chiamarla affettuosamente &amp;#8220;il loculo&amp;#8221;. Da cui il frasario assortito &amp;#8220;Stasera che fai?&amp;#8221; &amp;#8220;Mah, mi sa che resto nel mio loculo&amp;#8221;, &amp;#8220;Stasera mangiamo nel mio loculo&amp;#8221;, &amp;#8220;Oggi ho fatto le pulizie, sono una vera donna di loculo&amp;#8221;, e via dicendo. &lt;/p&gt;    &lt;p align="justify"&gt;Guardando pi&amp;#249; attentamente la porta della camera noto, tra i segni delle coltellate e della colla, gli angoli delle figurine che c&amp;#8217;erano attaccate prima che qualcuno le strappasse malamente. E dato che si tratta di figurine della nazionale italiana, il mio intuito da Sherlock Holmes mi suggerisce che il loculo ha gi&amp;#224; ospitato un italiano. &amp;#200; improbabile che un giovane oltralpino non preferisca attaccare le facce da culo dei suoi amati Zidane o Trezeguet (troppo facile obiettare che stronzi del genere potevano giocare solo in una squadra&amp;#8230;), no? Con ogni probabilit&amp;#224;, quindi, di qua &amp;#232; gi&amp;#224; passato un mio connazionale. Il che confermerebbe la mia personale teoria secondo cui il corridoio in cui mi hanno piazzato &amp;#232; una sorta di ghetto in cui scaricare gli individui pi&amp;#249; abietti e le razze pi&amp;#249; fetenti agli occhi della grande Francia. Probabilmente per il solo fatto di abitare in una di quelle stanze, mi hanno gi&amp;#224; scambiato prima per tunisino e poi per cinese. Ce ne vuole di fantasia, cazzo.&lt;/p&gt;    &lt;p align="justify"&gt;Io ho preso a chiamare il corridoio &amp;#8220;il binario morto&amp;#8221; perch&amp;#233; a un certo punto si interrompe bruscamente su una porta che nessuno sa dove dia, e non si vede mai un&amp;#8217;anima in giro. Nei giorni di sole la luce che entra da una serie di feritoie illumina un po&amp;#8217; il bianco delle pareti, rendendolo molto somigliante al corridoio di un ospedale psichiatrico. Il paragone con &amp;#8220;Shining&amp;#8221; rende abbastanza bene l&amp;#8217;idea. &lt;/p&gt;    &lt;p align="justify"&gt;Su ogni piano dello studentato c&amp;#8217;&amp;#232; una cucina ridotta veramente all&amp;#8217;osso, cio&amp;#232; quello che qui chiamano &amp;#8220;cuisinette&amp;#8221;. Le cuisinette consistono in un bancone tipo lavatoio da campeggio, munito di un lavandino e di una doppia piastra elettrica su cui, secondo il regolamento, &amp;#8220;non si pu&amp;#242; cucinare ma solo riscaldare il cibo&amp;#8221;. Questo non impedisce che le cucine siano piene, a tutte le ore del giorno e della notte, di gente che diffonde per tutto il piano puzze di ogni genere. Solenni cipollate, calamari, polpette di merda, ancora devo capire che cazzo cucinino, fatto sta che il passaggio di tutti questi cuochi del cazzo lascia regolarmente la stanza in uno stato rivoltante. Una sera ho addirittura trovato il pavimento cosparso di capelli, che qualcuno aveva deciso di farsi tagliare proprio l&amp;#236;, dove tutti gli altri fanno da mangiare. E visto che si trattava di capelli lisci e nerissimi, temo che quel qualcuno fosse uno dei musi gialli di cui il piano abbonda. Certo che da loro non mi aspettavo una porcheria del genere.&lt;/p&gt;    &lt;p align="justify"&gt;E io soffro di non poter avere a disposizione una cucina decente in cui dare sfogo alla mia passione culinaria mentre sorrido sornione a qualche bella fanciulla, o semplicemente preparare qualcosa di commestibile. Rimpiango la cucina di Trieste, centro del mio microcosmo come in &amp;#8220;Kitchen&amp;#8221; di Banana Yoshimoto, dove passare anche delle ore a rilassarsi, tagliuzzare, mettere in ordine, provare e riprovare, in un&amp;#8217;atmosfera quasi ascetica. A tutto questo, purtroppo, devo rinunciare e spesso devo subire la tristezza delle varie mense, dove per la miseria di 16 franchi ricevo un servizio completo. Compresi gli sguardi delle cuoche, profondamente deluse di non essere riuscite a rifilarmi w&amp;#252;rstel e pesce al mercurio.&lt;/p&gt;    &lt;p align="justify"&gt;Naturalmente ogni padiglione e ogni zona della &amp;#8220;cit&amp;#233; U&amp;#8221;, come la chiamano tutti &amp;#8211; mannaggia ai francesi e alla loro mania idiota per le abbreviazioni &amp;#8211; hanno le loro caratteristiche. In particolare, a quanto pare, la cattiva fama di ciascun padiglione aumenta col crescere del suo numero progressivo. In base a questa regola generale, io che sto nel padiglione 2 &amp;#8211; o P2, naturalmente &amp;#8211; non sarei messo nemmeno troppo male. Ma il P4, secondo la definizione di un mio collega, &amp;#8220;&amp;#232; la Colombia&amp;#8221;, e non voglio neanche immaginare che cazzo succede negli altri. &lt;/p&gt;    &lt;p align="justify"&gt;Un capitolo a parte lo meritano i cessi. Tutti gli abitanti degli altri casermoni invidiano i cessi del mio piano, e ne hanno ben donde. Per quanto assurda possa suonare un&amp;#8217;affermazione del genere, direi che sono una ventata di freschezza in questo corridoio lercio. Luce a volont&amp;#224;, termosifoni a palla cos&amp;#236; almeno non ti geli il culo, tazze comode, docce bollenti&amp;#8230; Una vera boccata d&amp;#8217;aria. In particolare le docce sono una meraviglia, visto che naturalmente sono molto poco frequentate. D&amp;#8217;altra parte, vivendo insieme a gente che con ogni probabilit&amp;#224; vive rotolandosi nei propri escrementi, non mi aspetto certo di trovare fuori la coda. Peccato che questi animali soffrano di gravi disturbi sinaptici a livello del collegamento cervello-culo, che impediscono loro di individuare anche vagamente lo spazio delimitato dal bordo della tazza. A quanto pare, poi, lo sciacquone &amp;#232; considerato una raffinatezza da snob, per cui ci si imbatte regolarmente in cessi che sembra siano stati appena bombardati da bovini volanti. La qual cosa ha spinto le donne delle pulizie &amp;#8211; signore piene di iniziative che conviene tenersi buone &amp;#8211; ad attaccare un cartello con la scritta, piena di errori di ortografia e che traduco al volo: &amp;#8220;Viene da chiedersi se siate adulti o poppanti. I cessi vanno rispettati come tutto il resto. Ma visto che la merda vi piace tanto, tenetevela&amp;#8221;. Da altre parti &amp;#232; comparso un foglio con la foto di un bel cesso e la scritta &amp;#8220;Bisogna tirare lo sciacquone? S&amp;#236;!&amp;#8221;, un altro in cui si spiega la posizione delle varie religioni nei confronti della merda, e persino una pagina di istruzioni sull&amp;#8217;uso dello scopino del cesso, questo sconosciuto. Di recente hanno avuto un&amp;#8217;altra bella trovata, appendendo alla porta del primo bagno il cartello &amp;#8220;Riservato alle persone pulite, grazie&amp;#8221;. I miei colleghi, dopotutto persone rispettose, pur di non passare per appartenenti alla categoria indicata hanno preferito girare al largo. &lt;/p&gt;    &lt;p align="justify"&gt;C&amp;#8217;&amp;#232; pure qualcuno che si &amp;#232; attrezzato in modo piuttosto fantasioso contro la sporcizia dilagante. So di una tipa, e purtroppo &amp;#232; italiana, che si &amp;#232; addirittura comprata un intero copriwater, con l&amp;#8217;asse e tutto il resto. Quando la natura chiama, questa parte verso i cessi col rotolo di carta da culo in mano e tutto l&amp;#8217;armamentario a tracolla. Per forza la mia amica che vive sullo stesso piano, la prima volta che ha visto una scena del genere, &amp;#232; dovuta correre in camera a rotolarsi per terra dalle risate. &lt;/p&gt;    &lt;p align="justify"&gt;La cosa sicura &amp;#232; che quei cessi ne hanno viste di tutti i colori&amp;#8230; E non mi riferisco alle chiappe di quelli che se ne sono serviti per rispondere al richiamo della natura. Una sera, per esempio, mi stavo lavando beatamente, quando nella doccia due porte pi&amp;#249; in l&amp;#224; sono entrati un tipo e una tipa e si sono messi a spassarsela unendo l&amp;#8217;utile al dilettevole, senza fare una piega. E io, come un coglione, a cacciarmi il bagnoschiuma nelle orecchie cercando inutilmente di non sentire. Roba da non credere. &lt;/p&gt;    &lt;p align="justify"&gt;La mia prima preoccupazione, superato lo shock iniziale, &amp;#232; stata quella di cominciare una radicale opera di pulizia, ma ancora mi mancavano i mezzi per affrontare l&amp;#8217;impresa. Niente scopa, niente detersivi, un cazzo di niente. Se non altro ho scoperto che spazzoloni e affini si possono prendere in prestito in portineria lasciando la carta d&amp;#8217;identit&amp;#224;. Bof. Dopo essermi procurato vari detersivi al discount pi&amp;#249; marcio che ho trovato, mi presento pieno di buona volont&amp;#224; in portineria per farmi dare il resto della roba. Alla mia richiesta la donnina fa una faccia indescrivibile, come se non avesse capito una beata di quello che le ho detto. E s&amp;#236; che il francese mi pare di saperlo bene, cazzo. No, ha capito benissimo, ma credo che la mia richiesta le sia suonata molto strana. Devo dedurre che i miei vicini suini non puliscono nemmeno in camera loro? Pare proprio che sia cos&amp;#236;, perch&amp;#233; quando la donnina mi apre l&amp;#8217;armadietto delle scope vedo che &amp;#232; tutto praticamente nuovo e in perfetto ordine.&lt;/p&gt;    &lt;p align="justify"&gt;La prima passata ha portato alla luce grumi di polvere da far vomitare, e alla fine &amp;#232; venuto fuori un cespuglio grosso come un gatto che non ho potuto fare a meno di immortalare in una foto che far&amp;#224; scalpore, cos&amp;#236; a casa far&amp;#242; vedere come trattano noi terroni nel resto d&amp;#8217;Europa. Vinto il primo round contro il lerciume, il giorno dopo &amp;#232; gi&amp;#224; tutto da rifare. Mi sono reso conto presto che qui le pulizie sono una fatica di Sisifo, ma mi rifiuto di vivere nella cacca come la gentaglia che mi circonda. &lt;/p&gt;    &lt;p align="justify"&gt;Anche nella sublime arte del bucato a mano do il meglio di me. Pulisco con cura maniacale il lavandino bombardato, lo riempio d&amp;#8217;acqua bollente e ci metto a mollo la mia robaccia. Poi mi ficco le cuffie nelle orecchie e mi guardo schifato nello specchio mentre insapono, sfrego, bestemmio tra i denti, schizzo per terra, bestemmio di nuovo ma stavolta a voce alta, strizzo, appendo il tutto. Non avendo uno stenditoio, per poter asciugare la roba ho fatto un lavoro degno di un ingegnere, ammirato da tutti i miei rari ospiti. Ho tirato un paio di fili attraverso la stanza, tra il bastone della tenda e una gamba del soppalco sopra la porta. La soluzione si &amp;#232; rivelata stranamente azzeccata, perch&amp;#233; posso stendere il bucato senza che rompa i coglioni penzolando ad altezza testa. L&amp;#8217;unico inconveniente &amp;#232; che, una volta messa la roba ad asciugare, si crea un imbarazzante &amp;#8220;effetto favela&amp;#8221;, come l&amp;#8217;ho battezzato la prima volta che ho steso calze e canotte. Ultimamente, visto che lo scazzo ha cominciato a farsi sentire pi&amp;#249; forte che mai, ho ceduto al compromesso e mi sono rassegnato a usare le lavatrici della casa dello studente. Premetto che ho un odio viscerale per la lavatrice, mostro alienante e incomprensibile, con tutti quei cazzo di programmi, sportellini, temperature e tasti. Ma se voglio essere un vero uomo di casa, mi sono detto, devo superare anche questo ostacolo. &lt;/p&gt;    &lt;p align="justify"&gt;Un ostacolo che, invece, mi ha subito messo a dura prova &amp;#232; stata l&amp;#8217;invasione delle formiche. Avrei dovuto aspettarmelo, visto che sotto la finestra ho un praticello con tanto di siepe, e tutto d&amp;#224; una certa idea di selvatico. Quello che non mi aspettavo &amp;#232; che l&amp;#8217;assalto sarebbe stato cos&amp;#236; massiccio. Gi&amp;#224; la vita nel loculo era difficile, ci si dovevano mettere anche gli animaletti rompicoglioni. Visto che si trattava di qualcosa di pi&amp;#249; di una semplice visita ho chiamato dalle profondit&amp;#224; del mio io la mia parte pi&amp;#249; spietata e sadica, ho disseminato la camera di un formichicida ultraconcentrato con la forza del napalm e ho aspettato. Da quel giorno nessun rompiballe con le antenne ha pi&amp;#249; osato farsi vedere nel loculo, n&amp;#233; tantomeno attentare alle mie preziose provviste.&lt;/p&gt;    &lt;p align="justify"&gt;Nella prima settimana non solo non ho conosciuto neanche un francese, ma nemmeno qualcuno che avesse un nome normale. Gi&amp;#224; che la mia memoria per i nomi &amp;#232; pietosa. I nomi delle ragazze non me li cavano dalla testa neanche con l&amp;#8217;elettroshock, ma gli altri li dimentico nel momento stesso in cui li sento, o forse nemmeno li sento. Questo &amp;#232; quello che &amp;#232; successo con la marea di tunisini, senegalesi, vietnamiti e affini che hanno incrociato la mia strada nei primi tempi. &lt;/p&gt;    &lt;p align="justify"&gt;La prima persona in assoluto che ho conosciuto &amp;#232; stato un tunisino occhialuto subito soprannominato &amp;#8220;il Gufo&amp;#8221;, responsabile della sala computer dello studentato, personaggio equivoco al centro di continui scherzi e dello sputtanamento generale, arrapato perenne senza speranza. Una volta ha cercato addirittura di combinare una serata a quattro, io, lui e due ragazze italiane che appena l&amp;#8217;hanno visto hanno tagliato la corda. Un&amp;#8217;altra volta si &amp;#232; rotto i denti, un occhio e un braccio in una rissa con un marocchino che voleva usare i computer senza averne diritto. Memorabile in quella stessa occasione l&amp;#8217;intervento di Haythem, il mio buonissimo vicino pusher, che ha spaccato una sedia di metallo sulla schiena del marocchino sotto i miei occhi. Anche il povero Haythem aveva proprio una sfiga nera: durante un&amp;#8217;altra rissa io ho rischiato di essere centrato da una bottiglia che mi &amp;#232; volata a mezzo metro dalla testa, lui invece si &amp;#232; preso una terribile bottigliata in testa da un barbone. La mattina dopo l&amp;#8217;ho visto emergere dalla sua stanza con tutta la testa e la maglia sporche di sangue. Il dialogo alla finestra &amp;#232; stato pi&amp;#249; o meno questo: &amp;#8220;Come stai?&amp;#8221; &amp;#8220;Ho un gran mal di testa&amp;#8221; &amp;#8220;Ma come hai fatto a dormire?&amp;#8221; &amp;#8220;Sono svenuto sul pavimento e mi sono svegliato adesso&amp;#8221; &amp;#8220;&amp;#8230;&amp;#8221;.&lt;/p&gt;    &lt;p align="justify"&gt;Angus era un londinese arrivato nel corso di cinese appena dopo di me: due metri di muscoli e cattiveria, basetta a punta da tamarro, sempre in pantaloni di pelle e maglietta nera, e pesantissimo accento cockney. A parte tutto, un inglese del tutto anomalo. Qualche anno fa era stato sulle Alpi, dalle parti di Bergamo, dove si era innamorato della polenta e dell&amp;#8217;olio d&amp;#8217;oliva. La sola cosa che faceva di lui un buon inglese era il fatto che la mattina a lezione non lo si vedeva mai perch&amp;#233; quasi ogni sera si faceva delle bevute mostruose. Gli piaceva cucinare e fare arti marziali; certi pomeriggi si chiudeva nella sala video della biblioteca e si sparava ore e ore di film cinesi; e diceva che voleva fare sport perch&amp;#233; non aveva la morosa. Cazzo, come lo capivo. Ti credo che andavamo tanto d&amp;#8217;accordo.&lt;/p&gt;    &lt;p align="justify"&gt;Nel mio corso c&amp;#8217;era anche un tunisino piuttosto anomalo. Gi&amp;#224; un tunisino che studia cinese fa una certa impressione; in pi&amp;#249; aveva questi capelli lunghi mezzi neri e mezzi grigi che, insieme alla barba, lo facevano somigliare pi&amp;#249; che altro a un santone o a un maestro di karate. In pi&amp;#249; di nome faceva Jihad, al che ho preso subito a chiamarlo affettuosamente &amp;#8220;Guerrasanta&amp;#8221;. Costui andava in estasi mistica ogni volta che gli si parlava di arti marziali; quando era stato in Cina si era fiondato immediatamente al tempio di Shaolin e, anche se aveva ammesso di sentirsi &amp;#8220;un sacco di dollari con due gambe e un braccio per tirar fuori il portafogli&amp;#8221; non aveva resistito alla tentazione di comprare una spada lunga un metro per cinquemila lire. Inoltre conosceva tutto il trash italiano degli anni &amp;#8217;70 e &amp;#8217;80 con relative battute, e aveva un piccolo culto per l&amp;#8217;Attila magistralmente interpretato da Abatantuono. Del resto tutti i tunisini che ho conosciuto hanno un repertorio comune di italianit&amp;#224; che va dalla Carr&amp;#224; a Pippo Baudo, da Sanremo a Lino Banfi, dalle canzoni di Toto Cotugno a Beato tra le donne, e il buon Guerrasanta non faceva eccezione. Insieme facevamo le ore piccole unendo i nostri sforzi per tradurre chilometri di letteratura cinese, insieme discutevamo dell&amp;#8217;attualit&amp;#224; del taoismo di Zhuangzi, insieme ci voltavamo a guardare le fanciulle convinte che fosse gi&amp;#224; arrivata l&amp;#8217;estate, insieme soffrivamo della freddezza delle donne locali nei nostri confronti.&lt;/p&gt;    &lt;p align="justify"&gt;C&amp;#8217;era poi Jorge, un portoghese che, essendo l&amp;#8217;unico del suo paese, legava subito con chiunque gli capitasse a tiro. Un pazzo che parlava una strana mistura di lingue neolatine, la sera girava in maglietta e sciarpa urlando &amp;#8220;Paris, ville lumi&amp;#232;re!&amp;#8221;, diffondeva il verbo del drum&amp;#8217;n&amp;#8217;bass e, come tutti, si rattristava a vedere come fossero gelide le giovani indigene. Cercava inoltre di convincerci che in Portogallo la tecnica di seduzione &amp;#232; molto pi&amp;#249; semplice. Secondo la sua definizione, il giovane fighetto portoghese si comporta come &amp;#8220;le mec des cavernes&amp;#8221;, che in italiano suonerebbe pi&amp;#249; o meno come &amp;#8220;il ganzo delle caverne&amp;#8221;. Il che significa scegliere una vittima, darle una botta in testa con una clava e trascinarla per i capelli fino all&amp;#8217;alcova. Oh yeah.&lt;/p&gt;    &lt;p align="justify"&gt;Sono capitato all&amp;#8217;universit&amp;#224; di Aix in un periodo di scioperi e manifestazioni a ripetizione. Dopotutto non vedo perch&amp;#233; in Francia dovrebbero avere pi&amp;#249; voglia di lavorare che a casa nostra&amp;#8230; Semmai &amp;#232; vero il contrario, l&amp;#8217;impressione &amp;#232; che ovunque aleggi un&amp;#8217;immensa voglia di non fare un cazzo. Quasi ogni settimana, nella hall dell&amp;#8217;universit&amp;#224;, c&amp;#8217;&amp;#232; un festone con tanto di DJ, pista da ballo e gente con zaini pieni di birre da spacciare a prezzi da strozzini. Il deforme Karim, che si dedica a questa nobile attivit&amp;#224;, diceva: &amp;#8220;qua tutti vogliono distruggere il capitalismo, io invece lo sfrutto&amp;#8221;. Devo dire che in questo non era cretino come sembrava, dopotutto. &lt;/p&gt;    &lt;p align="justify"&gt;Ho subito pensato di approfittare dell&amp;#8217;atmosfera festaiola per allargare la cerchia delle mie conoscenze femminili, ma me ne &amp;#232; passata la voglia quando ho visto che di donne compiacenti non c&amp;#8217;era manco l&amp;#8217;ombra. A una di queste feste ho conosciuto il primo francese bianco, tale S&amp;#233;bastien di Montpellier, pieno come una gubana, che subito mi ha preso da parte e mi ha esposto il S&amp;#233;bastien-pensiero: &amp;#8220;E allora, come va con le francesi? Sai, le italiane non mi piacciono perch&amp;#233; parlano, parlano, e alla fine non te la danno, invece con le francesi basta avere un po&amp;#8217; di rispetto e dicono sempre di s&amp;#236;. Sai, io ho viaggiato tanto, sono andato negli Stati Uniti e in un casino di altri posti, ma alla fine devo dire che le francesi sono le migliori. E anche tu, se vuoi, puoi fare sesso con lei, con lei, con lei (&lt;i&gt;indicando le malcapitate&lt;/i&gt;), basta che ci sia rispetto, il rispetto &amp;#232; importante, se non c&amp;#8217;&amp;#232; rispetto allora no, non va, ma se ci sai fare, allora puoi fare flup flup (&lt;i&gt;movimento pelvico avanti-indietro&lt;/i&gt;) con chi ti pare. Per&amp;#242;, parli francese proprio bene, hai giusto un accentino italiano ma non &amp;#232; un problema, anzi, conservalo, alle donne piace sentire un accento italiano, ascolta il mio consiglio, conservalo&amp;#8221;. &lt;/p&gt;    &lt;p align="justify"&gt;Io il suo consiglio l&amp;#8217;ho seguito ma altro che Sex-en-Provence, qua sono tutte dei pezzi di ghiaccio. Persino una mia collega finlandese, lungi dal farsi prendere dal fuoco della passione alla vista di un giovane mediterraneo, si &amp;#232; rivelata la pi&amp;#249; suora e scorbutica di tutte. Preso dallo sconforto, mi sono lanciato in un disperato tentativo di conquistare le muse gialle del mio corso, cosciente del fatto che si trattava di una battaglia persa in partenza. Anche solo far parlare una cinesina &amp;#232; un&amp;#8217;impresa che ha dell&amp;#8217;impossibile, figurarsi il resto. Nessun successo nemmeno con una siciliana, che credevo di aver gi&amp;#224; conquistato con la mia esperienza di uomo di casa che cucina, fa il bucato a mano, stira e lava la camera con cura certosina e tocco femminile. Mi illudevo che, quel giorno che mi aveva sorpreso a pulire il pavimento del loculo, fosse rimasta affascinata dalla mia abilit&amp;#224; scopatoria. E anche con la sua amica di Salonicco non &amp;#232; servita a nulla la mia conoscenza della lingua greca: la sua non me l&amp;#8217;ha fatta conoscere. &lt;/p&gt; &lt;/blockquote&gt;  &lt;p align="justify"&gt;A questo punto, su queste note di tormentata profondit&amp;#224; intellettuale, il manoscritto si interrompe. Vecchio scarpone, quanto tempo &amp;#232; passato...&lt;/p&gt;  &lt;ul&gt;   &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;The Streets, &lt;em&gt;A Grand Don't Come for Free&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;The Streets, &lt;em&gt;Original Pirate Material&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Down, &lt;em&gt;Down III - Over The Under&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt; &lt;/ul&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30834051-2552429776919234842?l=inthemoodforpaolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/feeds/2552429776919234842/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=30834051&amp;postID=2552429776919234842' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/2552429776919234842'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/2552429776919234842'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/2008/04/manoscritto-trovato-ad-aix-en-provence.html' title='Manoscritto trovato ad Aix-en-Provence'/><author><name>Paolo 保羅</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16958302272303842316</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_crCBLONSCxk/TIXxROKw3dI/AAAAAAAAAGY/wnSGkbZGvPw/S220/SAM_0423.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-30834051.post-7296951145382108070</id><published>2008-03-29T19:02:00.003+01:00</published><updated>2008-04-01T13:28:21.313+02:00</updated><title type='text'>Il braccio arrapante - ma analfabeta - della legge</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;La giornata di oggi è stata un microcosmo di pulsioni opposte, di lotta tra il bene e il male, tra bromuro e testosterone, tra globuli bianchi e globuli rossi, tra vitamine e lipidi, tra bohème e giacca e cravatta, una di quelle giornate che profonde piaghe lasciano nel corpo e nell'ispirito delle giovani e sensibili generazioni. Mi accingo ancora una volta a darne un succinto - ciuccia cosa? - resoconto, pur nella piena coscienza che, parafrasando Lu Xun (lui parlava di letteratura e propaganda), "se tutta la letteratura è autobiografia, è pur vero che non tutta l'autobiografia è letteratura".&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;La tarda mattinata ha visto il sottoscritto protagonista di una lezione sul caro vecchio Yu Dafu - per gli amici più intimi "Tofu", agli altri ricordo che si tratta dello scrittore pervertito su cui poggerà tutta la mia tesi di dottorato - agli studenti del terzo anno del mio direttore di ricerca francese (alias, con acronimo dei tempi della Trabant, DDR), il mai abbastanza osannato Monsieur Dutrait. Per quel che si può fare con due giorni di preavviso credo di essermela cavata egregiamente, titillando quelle giovani menti con il vecchio metodo del bastone e della carota, che chi mi ha visto all'opera ben conosce: un momento di somma erudizione qui, una solenne cagata là. Alla fine sembra che tutti, DDR compreso, abbiano apprezzato - ma spero soprattutto la cinesina del secondo banco.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;A seguire, pranzo/appuntamento al buio (e in mensa) con una sconosciuta collega di dottorato gialla che si occupa della ricezione di Proust in Cina... Già il solo argomento sarebbe dovuto bastare a uccidere gli ultimi residui di testosterone che ancora si barricassero nei dotti più sperduti delle mie parti più intime. La collega sconosciuta, che forse sarebbe dovuta rimanere tale - come le tribù di Israele in &lt;em&gt;Anything Else&lt;/em&gt; di Woody Allen - si rivela la classica studentessa della PRC all'estero: bruttina, precisina, che appena dici una stronzata per ridere sogghigna ma ti riporta subito alle faccende serie, insomma un investimento perso in partenza. Unica deviazione dal prototipo, la ragazza presenta una poitrine degna di nota. Il colpo di grazia arriva tuttavia quando, a un mio accenno al fatto che i racconti di Yu Dafu piacciono perché sono un po' pruriginosi, la cinesina dice candida: "Ah, anche a mio marito piacciono tanto per quello!" Sposata quindi, e con un itterico frustrato per giunta.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Per fortuna che, tornando a casa dopo il cosiddetto pranzo di lavoro, incrocio quella cornucopia di prorompente femminilità orientale che è la lettrice di cinese della Mongolia Interna, un corpicino sinuoso ed elastico tutto di pelle nera fasciato, con degli occhialoni da sole da spirito volpe scatenato e munito di frustino. Non faccio in tempo a fare due passi, in preda alle deliranti visioni erotocentriche ispirate da tanta altaica procacità, che mi ritrovo faccia a faccia con l'eccellente granny vietnamita che, all'inizio del mio soggiorno, aveva cercato di rifilarmi la camera in casa della suocera. L'Oriente mi perseguita, sotto forma di demoni in spoglie femminee, ammiccanti occhietti amandini e delicate epidermidi dal tocco di seta, meglio se avvolte in altre epidermidi nere e attillate... Taiwan, o Taiwan, quest'estate riuscirò a farti mia?&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Alla fine riesco a guadagnare la porta di casa, dove entro in una fase di decompressione nel faticoso tentativo di ricondurre a migliori consigli una folla di ormoni nel pieno della loro seconda adolescenza. Decido infine di dedicare il pomeriggio, il primo veramente libero da parecchi giorni a questa parte, a sbrigare una faccenducola che mi sta a cuore e che ancora non ho affrontato come si deve: denunciare quel figlio di una zoccola delle fogne di Lagos che mi ha alleggerito di 400 cucuzze garantendo un appartamento, per poi tirarmi un sonoro pacco al momento opportuno. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Tra commissariato di polizia e caserma dei carabinieri, entrambi ugualmente distantissimi dalla mia magione, scelgo il primo perché, se proprio bisogna fare le cose, le si faccia bene. Entro, spio con malcelato ribrezzo la popolazione della sala d'aspetto - un branco di teppisti che ostentano faccine angeliche: ieri a fottere autoradio e a scippare vecchiette, oggi a fare le vittime di pregiudizio razziale perché qualcuno li ha apostrofati con un sonoro "nique ta race" -, espongo alla vispa poliziotta del banco accoglienza il problema che mi angustia, vengo cortesemente invitato ad accomodarmi, sfoglio una rivista di gossip, poi una di skateboard (che ci fa al commissariato di polizia? Ma è come mettere la pubblicità del Kinder Délice dal dentista), aspetto di essere chiamato.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Due ore e quaranta minuti di orologio dopo odo storpiare il mio già cacofonico nome dalla fanciulla dell'accoglienza e vengo indirizzato verso l'ufficio n°60. Quale il mio stupore nell'essere accolto dall'agente Corinne, biondissima, fulgida poliziotta il cui cognome tradisce ascendenze teutoniche, una valchiria in divisa e 9mm, gardienne de la paix statuaria e - mirabile visu - sorridente! Rinnego hic et nunc i miei trascorsi e il mio presente di libertario, giuro che mai più dirò una parola storta sulle forze dell'ordine, e forse neanche sui vigili e sui soldatini, e se l'agente Corinne sarà al mio fianco mi dichiaro pronto fin da subito a imbracciare casco, scudo di plexiglas e manganello Tonfa fuori norma, per ripulire a castagnate il mondo dalla feccia dell'umanità in tutte le sue forme e colori!&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Fortunatamente il mio delirio di sbirrofilia è tosto riassorbito: espongo i fatti, rammostro materiali, fornisco dettagli utili all'inchiesta. Dopo una travagliata stesura del verbale, con un leggiadro tocco del suo vellutato ditino indice Corinne manda il tutto in stampa e me lo sottopone per la firma. E io firmo, sì, ma non posso fare a meno di notare, per quanto di sfuggita, che è pieno di errori, un vero cimitero della grammatica e delle più basilari règles de l'ortographe. Verbi sbagliati, consecutio temporum andata in vacca, S che mancano a nomi e aggettivi... Con una porcata del genere alla SSLMIT ci si poteva aspettare di essere cacciati a calci in culo. Se alla polizia le cose vanno così, chissà dai carabinieri. E poi Corinne, sarai pure la poliziotta più gnocca che abbia mai visto nel mondo reale - intendo non in un film di Joe D'Amato - ma come puoi pensare che un messaggio di posta elettronica si scriva "i-mei" o "Imei"?!&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;E così il mio grande amore per Corinne, tutrice dell'ordine dagli occhi di giada, nato attorno a una scrivania macchiata di inchiostro, si è sciolto come un Calippo al sole. Sulla strada del ritorno, per consolarmi, ho fatto una deviazione dalle parti del libanese per ingozzarmi di felafel e patatine unte prima di fare nuovamente vela verso casa. E mentre mi avventuro sul Cours Mirabeau, ecco avverarsi la funesta profezia che feci qualche tempo fa. In mezzo al frastuono delle autoradio e al vociare caotico di bambine in tenuta da passeggiatrici e rincoglioniti semoventi si ode un inconfondibile pim-pam-pum... è lui, il suonatore di bonghi, il primo della stagione, un fricchettone, forse drogato, nemico giurato del ritmo e del tempo, che sbatacchia ditacce unte su un bidone lercio mentre un altro tossico armato di bottiglia di birra, in piedi di fronte a lui, ondeggia ebbro allo sbilenco rimbombare della pelle. E' il segnale: non resta che attendere i Cavalieri dell'Apocalisse. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Che coloro che hanno intelletto calcolino il numero della bestia, poiché esso è un numero umano: il suo numero è seicentosessantasei.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Playlist:&lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;Bongzilla, &lt;em&gt;Methods for Attaining Extreme Altitudes EP&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;Bugo, &lt;em&gt;Sentimento Westernato&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;Neurosis, &lt;em&gt;Souls at Zero&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;The Rakes, &lt;em&gt;Ten New Messages&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30834051-7296951145382108070?l=inthemoodforpaolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/feeds/7296951145382108070/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=30834051&amp;postID=7296951145382108070' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/7296951145382108070'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/7296951145382108070'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/2008/03/il-braccio-arrapante-ma-analfabeta.html' title='Il braccio arrapante - ma analfabeta - della legge'/><author><name>Paolo 保羅</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16958302272303842316</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_crCBLONSCxk/TIXxROKw3dI/AAAAAAAAAGY/wnSGkbZGvPw/S220/SAM_0423.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-30834051.post-4544825576767497956</id><published>2008-03-29T19:00:00.002+01:00</published><updated>2008-04-01T13:21:14.745+02:00</updated><title type='text'>Il taoista di Saint-Germain-des-Prés</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;L'intervento di quest'oggi è dedicato ad alcune tra le mille sfaccettature di quel sentimento ineffabile che è l'amore, o, per essere più realistici, di quella atavica e insondabile pulsione che la Natura proditoriamente instilla nei rappresentanti di ambo i sessi, agitando lo specchietto per le allodole del piacere fisico.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;La prima riflessione - mai termine fu più adatto, dal momento che si parlava di specchietti per pennuti - mi è stata ispirata dalle &lt;a href="http://maicontento.blogspot.com/2008/03/pensieri-da-metro-con-laccento-sulla-o.html"&gt;osservazioni di un collega&lt;/a&gt;, anch'egli confinato in terra francese, acuto e disincantato osservatore dell'umanità cui, suo malgrado, si umilia a mescolarsi. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Se ho ben interpretato le sue parole, il collega si meravigliava del fatto che gli appartenenti alla razza bianca localizzati in Parigi, abbigliati in modi che azzarderei ad accostare agli ormai sorpassati "BoBo" o bourgeois-bohémiens, non dessero alcun segno di vita, né tantomeno di istinti primordiali, di fronte alla pregevolissima popolazione femminile di cui pullulano il cardo e il decumano della gallica capitale. Ma la cosa più sorprendente, faceva notare quel mio spirito affine, è che, nonostante l'ostentata inattività ormonale da parte dei portatori di pistillo, le portatrici di ricettacolo finiscano regolarmente per cadere amorose - perdonate il gallicismo - di questi asessuati paladini del fallogramma piatto.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Ebbene, caro collega, permettimi di dissentire con il tuo astioso stupore. Io ritengo che, lungi dal dar prova di comportamenti innaturali o tantomeno riprovevoli, tali individui abbiano compreso fino in fondo l'essenza stessa del taoismo più puro. In particolare trovo che il loro agire, o - per meglio dire - non-agire (&lt;em&gt;wu wei&lt;/em&gt; 無為), incarni alla perfezione il principio magistralmente espresso da Laozi e riassumibile nel passo che traduco grossolanamente - e qui mi perdonino i veri specialisti della materia, in particolare il venerato maestro Pizu 屁祖, che proprio su questo tema tanti scritti vergò di suo pugno - "se si pratica il non-agire, non v'è nulla che non venga compiuto" ("為無為, 则无不治", Laozi, cap. 3). Che poi siano dei veri saggi è testimoniato anche dallo sgualcito libretto Gallimard che fanno sembiante di sfogliare, e che fino a un attimo prima sosteneva la gamba più corta del tavolo in cucina. In conclusione costoro, evitando di interferire con il Dao, ne realizzano appieno l'essenza - e, se permettete la nota prosaica, riescono anche, alla facciaccia nostra, a dare discreto sollazzo alla propria picca di giada.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;E a proposito delle oltralpine fanciulle - che anche qui, nel profondo Sud e ben lontano dalla capitale, si dimostrano purtuttavia ampiamente meritevoli di tutela da parte dell'ordinamento giuridico - dovrò forse ricredermi sulla loro ormai proverbiale alterigia, costantemente in bilico tra charme da nasino all'insù e voglia di pigliarle violentemente a ceffoni? &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Alcuni giorni orsono mi trovavo, come d'abitudine, nella biblioteca universitaria - sono tuttora restio a chiamarla BU come fanno tutti: mi suona troppo simile a PQ, ossia il comune acronimo per "carta da culo" - intento a ricerche di altissimo profilo, quando venni avvicinato con inusitato garbo da una valchiria desiderosa di sapere se, per caso, non fossi un certo tizio di cui non ho capito bene l'identità. Le poche parole sensate che mi sono affiorate all'encefalo in quell'attimo di smarrimento devono averla convinta (sì, ma di cosa? Probabilmente che sono un poveraccio bisognoso di cure), se è vero che la conversazione, lungi dal perire miseramente al mio primo diniego, è anzi proseguita. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;E dire che a irretirmi non è stata la sua voce vellutata, né i suoi occhi di un grigio-azzurro siberiano, né il suo sguardo ammaliante degno dello spirito volpe più volpino, né il fatto che dalla cintola in su portasse praticamente solo un reggiseno - anche se mi secca ammettere che il fattore ha giocato un ruolo nient'affatto trascurabile - bensì il fatto che la fascinosa glaucopide abbia iniziato il discorso con un "Avec tout le respect que je vous dois, ne seriez-vous pas...?" Ah! Mille dizionari Larousse, mille Petit Robert non saprebbero esprimere la perfezione di queste poche parole!&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Ora, fermo restando che è lungi da me il farmi qualsivoglia illusione sulla pur remota possibilità di trascinare la pulzella nel festoso giuoco delle nuvole e delle pioggia, questo pur insignificante episodio fa vacillare il mio sistema di pensiero. Forse che in questa terra arida socialmente e sentimentalmente immobile - prego notare il chiasmo - esistono esemplari capaci di basilari moti di impacciata umanità, pur senza pretendere che tali pulsioni assurgano allo stato di simpatia? Il comportamento della glaucopide sembra suggerire cauti spiragli in questo senso. Continuerò la mia ricerca sul campo, e come Lévi-Strauss raccoglierò materiale per una personale antropologia strutturale, per i &lt;em&gt;Tristi Tropici&lt;/em&gt; del dipartimento n°13. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Playlist:&lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;Fu Manchu, &lt;em&gt;Start the Machine&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;Entombed, &lt;em&gt;Sons of Satan Praise the Lord&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;Lodger, &lt;em&gt;How Vulgar&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;Caribou, &lt;em&gt;Marino EP&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;Kate Nash, &lt;em&gt;Made of Bricks&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30834051-4544825576767497956?l=inthemoodforpaolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/feeds/4544825576767497956/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=30834051&amp;postID=4544825576767497956' title='2 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/4544825576767497956'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/4544825576767497956'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/2008/03/il-taoista-di-saint-germain-des-prs.html' title='Il taoista di Saint-Germain-des-Prés'/><author><name>Paolo 保羅</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16958302272303842316</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_crCBLONSCxk/TIXxROKw3dI/AAAAAAAAAGY/wnSGkbZGvPw/S220/SAM_0423.JPG'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-30834051.post-7533335891049188687</id><published>2008-03-29T18:58:00.003+01:00</published><updated>2008-04-01T13:14:59.972+02:00</updated><title type='text'>Lou Cigaloun, Les Bernardines e un'esistenza votata al fiasco</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;Come annunciato nel precedente breve testo (altresì detto, con un latinismo apocrifo, "testicolo"), le mie fulminee vacanze pasquali - quelle vere iniziano il 5 aprile e durano un paio di settimane - hanno visto la discesa in terra acquasestina dei miei, armati di brande per la notte e di un intero bagagliaio di generi di conforto, tra cui spiccavano una colomba pasquale, una gubana, svariate confezioni di Biraghini, il pacchetto onnicomprensivo caffettierina+caffè, plurimi vasetti di pesto, peperoncino e un fiasco di Chianti a completare la censurabile immagine dell'emigrante italiano. Notavo tuttavia, con un certo disappunto, l'assenza di un'effigie di Pulcinella con pentolone di spaghetti, golfo, Vesuvio e pino marittimo, ma soprattutto delle tipiche corone di teste d'aglio che, oltre ad essere simbolo indiscusso dell'italiano nel mondo, fanno arredo come ben poche altre suppellettili.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Dopo una sera di acclimatamento - la zona, e soprattutto la feccia che la infesta, necessita di una fase di adeguamento degli organismi non adusi - il primo giorno, alias sabato, è stato dedicato alla visita del tanto decantato (da altri italiani, una garanzia) paesino asseritamente di tipico stile provenzale Les-Baux-de-Provence (senza il "Les" davanti e tutti i trattini il navigatore si ostina a fare orecchie da mercante). Il villaggio, situato in tanta mona in mezzo a bastioni di bauxite - minerale che proprio dal paesino trae il suo singolare nome, credo ricollegabile alla stessa radice del lombardo "bauscia"), ospita 500 anime e un castello diroccato, ma soprattutto si rivela una micidiale macchina per inchiappettare sprovveduti turisti. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;A ogni angolo negozietti tutti uguali di armature vere e finte, di sacchetti di lavanda, di ceramiche grossolane, e soprattutto di tristissime cicale di ogni misura, colore, foggia e materiale, che friniscono o stanno mute: c'è infatti la "cigale radar", che comincia fastidiosamente a gracchiare appena si avvicina qualcuno, e la "cigale qui vous laisse tranquille", che è invece sprovvista del sofisticato meccanismo e, per questo, naturalmente costa di più. Da notare la suggestiva ragione sociale di uno di questi negozi, "Lou Cigaloun", che ci ricorda le meraviglie delle lingue neolatine. Alla fine persino mia madre, feroce oppositrice del folk-trash in tutte le sue manifestazioni, si è fatta abbindolare da un'improvvisata imbonitrice, che l'ha indotta all'acquisto di una sorta di saponetta profumata a forma di UFO il cui supporto, manco a dirlo, è costituito da un'enorme cicala violacea. Costo totale del pacchetto: 20€.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Al ritorno a Aix da questa pessima spedizione ci siamo tuffati nella pazza folla del sabato pomeriggio per uno shopping sfrenato (leggi: acquisto di vaso di Nutella formato famiglia e quantità ospedaliera di baguette) e una cena dai vietnamiti. Oltre a provare ovvie soddisfazioni gastronomiche, il mio ego è stato titillato quando la cameriera (una leggiadra gialletta coi dentoni da coniglietta che aveva preso decisioni drastiche in materia di acconciatura) mi ha chiesto se per caso non fossi io quello che era venuto da solo un paio di settimane prima. La ragazza ha occhio, e a mandorla per giunta. L'ho sempre detto che l'Oriente è il posto per me. Qua sono l'ultima delle merde, ma da qualche parte nel mondo...&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Il secondo giorno, ossia la domenica della Sacrosantissima Pasqua di Risurrezione di Nostro Signore il Figlio d'Iddio, è stato dedicato, o meglio consacrato, alla visita di Les-Fontaines-de-Provence (idem come sopra quanto ad articoli e trattini), ove il sommo Petrarca trascorse ben 16 anni della propria esistenza - presumibilmente dopo aver tentato (e fallito, ça va sans dire) per l'ultima volta di farsela calare dall'integerrima Laura. Un'altra trappola per turisti, dove anche l'aria che si respira è a pagamento. Mi sono chiesto se le cose stanno così anche in Italia... poi mi son detto che da tempo non ho più il polso della situazione quanto a luoghi turistici o di frequentazione a sfondo confessionale. Ciliegina sulla merda, il posto è infestato da una quantità inverosimile di italiani. Premio del giorno alla vecchiarda padovana che mi interrogò sulla distanza che la separava dalla famosa fonte che dà il nome al paese rivolgendosimi con le seguenti parole: "Eo 'ncora tanto lontano? No, parché mi gò el fià longo!"&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Lasciando questo luogo pregno di poesia e di colore dialettale ci dirigiamo a Carpentras, paesotto famoso - a quanto pare - solo perché diventata residenza degli alti prelati che, ai tempi della cattività avignonese, non riuscivano a trovare posto per le loro nobili chiappe nella sovraffollata città papale. E qui, non certo per astio nei confronti del clero, sia ben chiaro, ma consentitemi una deliziosa caduta di stile: spregevoli palandrane dalla composizione stercoraria, pornocrati poltronari lappanatiche di un pastore tedesco, io auspico che, come nella Spagna del '36, si torni a invitarli garbatamente a spaccarsi la schiena nei campi, a degna conclusione di un'esistenza incomprensibile e parassitaria. Ite, missa est. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Carpentras, in ogni caso, è una città fantasma, abitata con ogni evidenza solo da arabi che si aggirano con l'usuale caprina indolenza. Ma i morsi della fame cominciano a farsi sentire, e solo alla fine di una lunga ricerca localizziamo l'unico esercizio aperto: un ristorante cinese. Beh, cinese come me: le fisionomie e le complessioni dei camerieri urlano "Saigon!" Comunque i gialli - che, semmai fosse necessario ribadirlo, continuano ad acquistare punti nella mia personale classifica delle civiltà globali, seguiti a stretto giro di posta dai giudei che se ne sbattono di Yahweh, come Chomsky e i fratelli Coen - ci servono quello che diventa il nostro pranzo di Pasqua: è in questa occasione che mia madre ha modo, come conseguenza di una imperdonabile leggerezza al momento di ordinare, di testare l'indigestibilità del famigerato involtino primavera alla vietnamita, per capirsi quello crudo, diaccio e avvolto in una pasta trasparente dall'aspetto malaticcio. Mio padre, invece, armeggia con infruttuosa pervicacia con le bacchette, finché - cosa mai vista - la pingue cameriera, mossa a compassione, non gli propone il cambio con forchetta e coltello.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;A seguire visita-lampo ad Avignone, città in cui - se non fosse per il rispetto che porto agli abitanti d'Oltralpe e che mi impedirebbe di conferire disgustosi rifiuti nel loro territorio - i papi e il loro seguito ce li rimanderei anche subito a calci nel culo. Pioviggina, fa un freddo siberiano (che pagherò il dì appresso, quando verrò colto dalla temibile vendetta di Montezuma, o morbo di Zelarino che dir si voglia), tira un vento degno degli spettacoli del petomane Joseph Pujol, e per giunta in ogni angolo si annidano italiani con seri problemi di controllo dell'apparato fonatorio. Il rientro a Aix è repentino e dà l'occasione per concludere in bellezza con una cena allo "Chez Grand-mère", cucina asseritamente provenzale e in ogni caso impeccable, nonché cameriere sosia dell'ultimo Eric Clapton ma con le tendances di Elton John da inizio carriera a oggi. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;La mattina dopo i miei prendono il largo, soddisfatti e rassicurati dal fatto che tra due settimane sarò brevemente a casa (quanto sembrano lontani i tempi in cui sbarcarono in Cina in piena SARS con la manifesta intenzione di portarmi via a forza...), e io torno a dedicarmi ai miei piaceri da raffinato esteta: doccia infinita, regolatina al baffo, rutto libero, pastis con ghiaccio a tutte le ore del giorno, e per finire momento lettura in attesa che finisca il ciclo delicato nella laverie di Rue des Bernardines... nome suggestivo (prodigi, è il caso di dirlo, della toponomastica) che spero mi porti fortuna, e poi nei film americani nelle laverie si cucca sempre, no? Stavolta alle lavatrici si avvicendano, nell'ordine: uno sfighetto di stile parigino con barba di tre giorni e aria pseudo-intellettualoide, un americano presumibilmente tatuato fino al prepuzio che emana un fetore sinceramente intollerabile, una probabile lesbica vestita tutta militare e una torva balenottera con chignon tipo Tordella. Sarà per la prossima volta.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Per la cronaca, il fiasco (ora vuoto) di Chianti ora fa bella mostra di sé sui ripiani della libreria dei miei sovrastanti vicini. Risolte le iniziali incomprensioni - dovute, come ricorderete, al lancio di una zucca rinsecchita sulla finestra della mia cucina nel corso dei baccanali di un sabato sera - si sono rivelati personcine umili e tutto sommato meritevoli, se non di rispetto, almeno di una infastidita sopportazione. Così, alla fine di una serata di chiacchiere e consumo di cibi e bevande, il più giovine dei tre ha ripetutamente espresso sincero apprezzamento per lo stile e il design del fiasco in questione, asserendo l'impossibilità di trovare un simile manufatto in terra francese. Incredulo, ma contento di liberarmi così a buon mercato dell'antiestetico contenitore impagliato, l'ho magnanimamente elargito ai miei giovani colleghi, guadagnandomi così la loro imperitura riconoscenza. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Simm' e Napule, paisà.&lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Bugo, &lt;em&gt;Golia e Melchiorre&lt;/em&gt; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Unida, &lt;em&gt;Coping with the Urban Coyote&lt;/em&gt; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Pantera, &lt;em&gt;Far Beyond Driven&lt;/em&gt; &lt;/li&gt;&lt;li&gt;Orange Goblin, &lt;em&gt;Time Travelling Blues&lt;/em&gt; &lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30834051-7533335891049188687?l=inthemoodforpaolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/feeds/7533335891049188687/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=30834051&amp;postID=7533335891049188687' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/7533335891049188687'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/7533335891049188687'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/2008/03/lou-cigaloun-les-bernardines-e-un.html' title='Lou Cigaloun, Les Bernardines e un&amp;#39;esistenza votata al fiasco'/><author><name>Paolo 保羅</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16958302272303842316</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_crCBLONSCxk/TIXxROKw3dI/AAAAAAAAAGY/wnSGkbZGvPw/S220/SAM_0423.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-30834051.post-5231847702610341418</id><published>2008-03-27T14:07:00.003+01:00</published><updated>2008-03-27T14:13:26.021+01:00</updated><title type='text'>Activité suspecte bloquée pour votre protection a.k.a. nique ta race, hé gorille!</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;Le ragioni profonde del mio prolungato ancorché incolpevole silenzio non vanno cercate in un morbo improvviso che mi abbia lacerato nel corpo o nello spirto, né - hélas! - nella caduta del sottoscritto in una rete intessuta da qualche fascinosa pulzella d'Orléans. Nulla di tutto questo: molto più prosaicamente, la tecnologia è venuta ancora una volta da me a reclamare il suo tributo di sangue e, aggiungerei, di irripetibili bestemmie .&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Una bella sera, rientrato a casa pieno di soddisfazione dopo una giornata proficua atque concludente, mi accingo a riaccendere il portatile per deliziarmi con un sottofondo musicale che mi renda meno gravose le faccende domestiche. A questo punto si scatena l'inferno. Il computer inizia ad accendersi e spegnersi in loop, mentre il momento di ogni decesso è segnato dal fulmineo apparire e sparire del tristo e illeggibile schermo blu del messaggio di errore. Alla fine di una serata trascorsa tra disperati e infruttuosi tentativi di rianimazione, mi metto il cuore in pace e inizio a sfogliare le pagine gialle del 2006 alla ricerca di un centro di dépannage. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Al risveglio da una notte tormentata da incubi e succubi mi dirigo verso quella che, tra le varie opzioni riparatorie, mi sembra la meno suscettibile di rifilarmi qualche insederata, sperando che l'esercizio sia tuttora attivo. Fortunatamente o meno, attivo lo è ancora: spiego il problema a Fred - una scimmia antropomorfa di stazza medio-enorme che si esprime in un francese gutturale e che sembra avere serie difficoltà nel comprendermi - e lascio il povero Acer in clinica nell'attesa di un cenno da parte del primate.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Il cenno sì atteso giunge due giorni dopo, mentre mi trovo in biblioteca - corro fuori per rispondere e mi attiro le feroci reprimende della bibliotecaria, che mi insegue dicendo che non si può usare il cellulare... la prossima volta faccio come tutti gli altri, parlo tranquillamente seduto al mio bel tavolo come se nulla fosse - ed ecco il tragico bollettino: i dati non sembrano correre rischi, ma in compenso il disco duro è morto e va sostituito. Segue una serie di improperi prontamente indirizzati al pantheon di tutti i credi di cui sono a conoscenza, ma senza pc non posso vivere, perciò dico alla scimmia di procedere all'operazione.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Durante i lunghi giorni del ricovero la mia esistenza è stata inghiottita da un buco nero supermassiccio. Oltre a non poter né lavorare, né ascoltare musica, né - massima privazione! - giocare a Spider, mi sono visto costretto a visionare la posta sui rari computer pubblici della biblioteca, degli scatoloni con dentro tre programmi in croce e una gran testa di cazzo, con quelle tastiere escrementizie che usano i Galli, dove i tasti sono tutti scombinati e le battute vagano senza controllo in giro per lo schermo... un'autentica disperazione.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Il ritorno a casa del portatil prodigo non è stato meno doloroso. Oltre, naturalmente, al salasso in termini monetari operato da Fred - spero che le banane ti vadano tutte di traverso, e non necessariamente in gola - la cosa peggiore è stata la constatazione che - dopo essere stato sventrato, imbottito di nuovo come un tacchino e omaggiato di nuovo soffio vitale sotto forma di un imbarazzante Windows in francese - il computer non presenta più Office: la scimmia, evidentemente evoluta in quanto dotata di un insospettato senso morale, non se l'è sentita di installarmi il pacchetto perché non potevo fornirgli la prova di essere in possesso di una regolare licenza d'uso.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Chiunque abbia un qualunque computer cacato da quel nerd di Bill Gates può immaginare quanto sia umiliante scrivere di teoria della traduzione e di raffinate sottigliezze linguistiche su un misero documento WordPad... eppure è quel che mi sono ridotto a fare oggi, in preparazione di una lezioncina che dovrei - o, per usare un fastidioso anglicismo, che sono supposto - tenere domani per gli studentelli di cinese del 3° anno. Naturalmente lo scatolone coi transistor non ha mancato di farmi zompare il cuore in gola ancora una volta quando, appena ieri sera, ha iniziato a comportarsi esattamente come prima del suo trapasso di alcuni giorni orsono... prima di stabilizzarsi e sottopormi un messaggio che si voleva tranquillizzante del tipo "Windows ha risolto un problema grave" e balle varie. Boia deh.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Nel santo dì odierno mi limito dunque a comunicare brevemente ai gentili telespettatori che ancora calco i suoli di questo mondo mortale, ma anche ad invitarli a non fidarsi mai delle macchine traditrici che sembrano ronfare docili sotto i vostri paffuti ditini quando scrivete a quel fesso del vostro moroso una letterina piena di faccine sorridenti, quando cercate in Google gli screenshot (e anche altri tipi di shot) dell'ultimo Seymour Butts, o quando mettete a bagno i piedini nella vaschetta di cinismo che avete sotto gli occhietti. La proditoria macchina fa purr purr purr, ma quando meno ve l'aspettate fa come l'orsetto recchione. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Nella prossima puntata consegnerò agli annali - quelli con una N sola, bien entendu - la narrazione dei giorni del mistero pasquale in cui quel sant'uomo e quella santa donna dei miei vennero in visita pastorale qui ad Aquae Sextiae seguendo la scia di Martini bianco nel cielo e recando doni in quantità. Pax vobis, ma mi accontento anche mihi.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Playlist:&lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;Electric Wizard, &lt;em&gt;Dopethrone&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;Down, &lt;em&gt;Nola&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;Eyehategod, &lt;em&gt;Confederacy of Ruined Lives&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;VVAA, &lt;em&gt;Death Proof Soundtrack&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30834051-5231847702610341418?l=inthemoodforpaolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/feeds/5231847702610341418/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=30834051&amp;postID=5231847702610341418' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/5231847702610341418'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/5231847702610341418'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/2008/03/activit-suspecte-bloque-pour-votre.html' title='Activité suspecte bloquée pour votre protection a.k.a. nique ta race, hé gorille!'/><author><name>Paolo 保羅</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16958302272303842316</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_crCBLONSCxk/TIXxROKw3dI/AAAAAAAAAGY/wnSGkbZGvPw/S220/SAM_0423.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-30834051.post-2994525097081404623</id><published>2008-03-16T18:05:00.003+01:00</published><updated>2008-03-16T18:36:30.388+01:00</updated><title type='text'>The yang affair</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;Innanzitutto vorrei rendervi partecipi - e qui mi rivolgo soprattutto ai miei condisciplinari sinologi o aspiranti/falliti tali - di una mia recentissima scoperta filologica. Ma avevate mai notato che lo 洋务 &lt;em&gt;yángwù,&lt;/em&gt; "affari esteri", di 洋务运动 &lt;em&gt;yángwù yùndòng&lt;/em&gt; (letteralmente "movimento degli affari esteri", la corrente riformista di fine '800 in Cina, Kang Youwei, Liang Qichao e quella combriccola di paragnosti lì) è perfettamente omofono di 阳物 &lt;em&gt;yángwù, &lt;/em&gt;"pene"? Alla luce di questa scoperta io mi chiedo: quanti, cinesi e non, sentendo la suddetta espressione avranno pensato che volesse dire "movimento del cazzo"? Magari confortati nella loro opinione dal fatto che il suddetto movimento è prontamente andato a puttane!&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Tale è il tenore delle mie personali elucubrazioni anche adesso che, come già ebbi ad annunciarvi, vivo una nuova esistenza di diligente studioso, che tuttavia - hélas! - so effimera: confido che basti una capatina alla macchinetta del caffè insieme ai fidi compagni veneziani della saletta consultazione per farmi tornare in me. Finché dura approfittiamone. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Comunque, tra un tomo del Gadamer, un libello del Benjamin e un volumetto dello Schleiermacher, mi sto riempiendo la testa di parolacce in tedesco che proverei un certo imbarazzo nel pronunciare. Che capocce pensanti 'sti crucchi: li ho sempre guardati con sospetto, ma mi secca ammettere che erano avanti. D'altra parte, mentre da noi pecore e capre brucavano ai Fori Traiani vituperando millenarie rovine con ricordini ovoidali (da cui il termine "ovino"), da loro l'universal caserma prussiana di alfieriana memoria funzionava già a pieno regime (altro termine scelto non a caso... cfr. il successivo exploit dell'imbianchino baffuto). Che ci vuoi fare... d'altronde, come diceva qualcuno che la sapeva lunga, sono ben pochi i popoli i cui cittadini possono dichiarare con orgoglio da dove provengono. Ma magari un giorno mi verrà davvero voglia di mettermi a imparare quella cazzo di lingua, non quel dialettaccio delle valli spacciato per la lingua di Goethe a cui fin dalla più tenera età sono stato esposto - peraltro con risultati a dir poco disastrosi - nel corso dei miei soggiorni bolzanini.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Conciosiacosacchè oggi, in quanto sabato nonché il dì che precede il giorno di Nostro Signore, amen, a malinculo ho deciso di staccarmi dalle sudate carte per godermi una giornata di sfrenata dissolutezza. Il mio sprofondare nel vortice del vizio è iniziato con una ponderosa spesa che mi dovrebbe bastare per la settimana in arrivo, seguita da massicce pulizie domestiche dalla A alla Z (cioè dal swiffer allo straccio). Pulizie che stavolta, lungi dal procurarmi un impareggiabile senso di appagamento, sono sfociate in un coitus interruptus: malgrado i miei sforzi, malgrado l'uso smodato e antiecologico di detergenti vari, la "casa" non profuma. Né di pino silvestre, né di menta piperita, rien de rien. Per carità, meglio una sana neutralità olfattiva che il temuto effetto "bacino di lagunaggio liquami", ma insomma... Ecco dunque che, come diceva il poeta, post coitum (maxime si interruptum!) omne animal triste.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Il molto rattristato animale ha deciso dunque di abbandonare per un pomeriggio al suo destino l'ingrata e inodore magione, tuffandosi a capofitto nella movida aixoise del samedi après-midi. Errore che, a Iddio piacendo, né più mai commetterà, e questo per le seguenti ragioni:&lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;strade, viottoli, piazze, piazzette, viali, salite, rotonde, camminamenti, sottopassi, larghi e viuzze sono letteralmente invasi da una plebaglia composta di turisti e visitatori - e sospetto una buona percentuale di parigini in villeggiatura - con la panza prominente e l'aria ebete di chi si è appena concesso una choucroute al bistrot dell'angolo e a fatica trattiene un ruttino sconquassante, che vagano indolenti e senza meta intralciando il passo a tout le monde. Quindi non solo a Aix non c'è niente da fare, ma c'è persino chi si ingegna per impedirti di farlo; &lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;l'altra componente di questa marea asseritamente umana è rappresentata da fanciulle in fiore che, complici una precoce primavera e i primi tepori, rispolverano il guardaroba da spiaggia - con puntate nel reparto S/M dell'armadio - provocando nel sottoscritto effetti molto simili a quelli superbamente descritti dal nostro monocigliuto cantante ne &lt;em&gt;Il congresso delle parti molli.&lt;/em&gt; Le reazioni altrui sono quelle già indicate in uno scorso appuntamento: i caucasici sembrano non notare assolutamente nulla e perseverano nel loro sonnambulismo dei sensi, mentre i negroidi inchiodano con la macchina strillando come dei forsennati (d'altronde devono farsi sentire sopra l'autoradio a palla) e premendo sul clacson colti da spasmi ossessivo-compulsivi; &lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;tanta gente uguale tanti cani, tanti cani uguale tanta, tanta, tanta merda. Il cane, ben diverso dal nobile felino, ama defecare platealmente e ovunque lo colga il primordiale stimolto ad alleggerirsi del suo organico fardello. Il padrone di cane francese, ben diverso da buona parte dei suoi omologhi italiani, non solo lo lascia fare, ma per di più è regolarmente sprovvisto di paletta e sacchetto, basilari strumenti che sappiamo atti a scrostare i miseri e digeriti resti di una razione di Royal Canin per poi riporli in un contenitore destinato al conferimento dei rifiuti. Se già in tempi normali lo scenario è disastroso - ricordiamo tutti la prestazione di altissimo livello nella disciplina del pestaggio dello sterco, regalataci nel 2001 proprio in una via del centro storico di Aix da un futuro capitano d'industria vinicola valdobbiadenese... - figuriamoci in periodi di elevata affluenza umana et canina. Ne consegue che oggi l'acciottolato è pressoché uniformemente ricoperto di un insidioso strato di stronzoli, intonsi o già calpestati, il cui spettro cromatico varia tra il beige paglierino e il fondente nero Novi. E volete sapere che canzoncina cantano gli stronzoli - notoriamente appassionati del black album dei Metallica - appena vedono appropinquarsi minacciosa la suola di una Timberland? Ma è chiaro, &lt;em&gt;Don't tread on me&lt;/em&gt;. &lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p align="justify"&gt;Sconcertato, ma senza perdere il mio connaturato aplomb, ho fatto una deviazione onde procurami una lettura serale presso il bouquiniste di fiducia in Place d'Arménie, e infine trovandola in una misconosciuta opera del buon Boris Vian, Anno Domini 1950. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Dopodiché, tornato alla base, credo che pulirò le vestigia rimaste sul mio tetto-finestra dopo la festa (o teuf che dir si voglia) tenutasi ieri sera al secondo piano. I miei doppiamente soprastanti vicini (studentelli apparentemente ancora ignari del vuoto universo e dell'umana sofferenza, ma non per questo sprovvisti di prodotti a gradazione medio-alta e - a giudicare dallo strato di pingui mozziconi - di sostanze vegetali di origine non controllata) hanno ben pensato di scagliare dalla finestra, tra le altre saloperie, un'enorme zucca secca: zucca che, con ogni evidenza, dopo un volo di sette metri si è schiantata andando in mille pezzi una volta a contatto con il vetro triplo che protegge il mio cucinino dagli assalti esterni. Risultato, un vero merdaio. Da pulire posizionandosi sulla finestra delle scale, e da lì, grazie al lancio di ripetute bacinellate d'acqua mista a varecchina, permettere il defluire dei detriti verso la grondaia a valle del finestrone. Aspettando solo che si intasi. Almeno nessuno potrà incolpare il sotto-scritto, in quanto sotto-stante. E appena li incrocio mi sentono, quei piccoli figli di una gran salope.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Ed ecco, a beneficio dell'occasionale melomane, la recente coglionna sonora:&lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;Interpol, &lt;em&gt;Our Love to Admire&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;Blackstar Rising, &lt;em&gt;Barbed Wire Soul&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;Lodger, &lt;em&gt;How Vulgar&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;Elio e le Storie Tese, &lt;em&gt;Studentessi&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;Far Corner, &lt;em&gt;Endangered&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;Entombed, &lt;em&gt;Serpent&lt;/em&gt; &lt;em&gt;Saints - The Ten Amendments&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30834051-2994525097081404623?l=inthemoodforpaolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/feeds/2994525097081404623/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=30834051&amp;postID=2994525097081404623' title='3 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/2994525097081404623'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/2994525097081404623'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/2008/03/yang-affair.html' title='The yang affair'/><author><name>Paolo 保羅</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16958302272303842316</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_crCBLONSCxk/TIXxROKw3dI/AAAAAAAAAGY/wnSGkbZGvPw/S220/SAM_0423.JPG'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-30834051.post-3609408782220431016</id><published>2008-03-11T20:17:00.004+01:00</published><updated>2008-03-16T19:10:52.417+01:00</updated><title type='text'>Noi non siamo umani e tu lo sai, stare in casa è qualcosa di, di spettacolaaaa-reeeee!</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;La notizia del giorno - quello in cui scrivo, non quello in cui le vostre retine verranno impressionate da questi caratteri neri su sfondo chiaro... il &lt;em&gt;décalage&lt;/em&gt; è minimo ma c'è - è che, magna cum laetitia mia e di quelli che mi pagano per scaldare un banco, ho iniziato a scrivere la tesi. E' successo tutto così in fretta (ma non è quello che dicono anche certe fanciulle che scaricano il malcapitato dopo avergli coscienziosamente ispezionato l'esofago a mezzo prolunga carnea semovente?). &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Mi aggiravo nella biblioteca della facoltà con infruttuoso stupore, cercando di ritrovare i miei &lt;em&gt;points de répère&lt;/em&gt; dopo anni di assenza, e... sarà stata l'atmosfera così raccolta, sarà stata la commozione del tempo ritrovato, sarà stato - più probabilmente - che non trovavo da nessuna parte la macchinetta del caffè, gli è che sono stato subitaneamente colto da uno stimolo che credevo in me ormai sopito, anzi defunto: la voglia di sbattermi. Mi sono tosto circondato di un muro di tomi più o meno voluminosi per favorire l'ispirazione... ed eccola scendere come la fiammella del santo ispirito sulla capoccia degli apostoli (per inciso, occasione in più per dare voce al mio astio antireligioso: a una sporca dozzina di villici gli scende in testa la fiammella e zac! Parlano tutte le lingue e se ne vanno in giro pel globo a diffondere il Verbo - il verbo "intortare"?. Ma che cazzo di discorsi sono? Eh no, troppo facile! E a noi che dopo anni e anni passati a sudare su quelle linguacce fetenti ancora viviamo di espedienti chi ci pensa?). Paulo post avevo già prodotto tre paginette (interlinea singola, eh) in un infiorettato vernacolo franzoso. Insomma, le premesse mi pare ci siano. Anche se naturalmente nulla impedisce di pensare che già domani, leggendo quello sbrodolamento di ovvietà, diventerò vermiglio sicut peperone e scaglierò tutto (virtualmente) al cestino.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Conclusa questa divagazione, vorrei dedicare la puntata odierna alla descrizione di alcune delle intriganti attività che si svolgono tra le mura domestiche, il cui fascino discreto ma fatale fu colto e magnificamente descritto dal signor Bugo nell'inno generazionale &lt;em&gt;Casalingo&lt;/em&gt;. Come parecchi ex "studenti che studiano" fuori sede hanno esperienzato - passatemi un anglicismo prodotto lì per lì - la fine dell'università propriamente detta corrisponde normalmente con un ritorno all'ovile, leggi tetto genitoriale: un'esperienza spesso traumatica per chiunque abbia trascorso quattro-cinque (ma in alcuni casi si parla tranquillamente di numeri a due cifre) anni di completa autogestione spazio-temporale, iperattività sessuale e smodata assunzione di prodotti della terra, di distilleria e di laboratorio. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Per quanto mi riguarda, il mio trauma non è legato a una supposta (ahi!) limitazione della libertà personale - in questo i miei sono dei santi - quanto a una sensazione di abbrutimento e involuzione originata dall'impossibilità di gestire autonomamente le appassionanti faccende di casa, in primis l'attività culinaria. Se fino a qualche anno fa potevo aspirare al titolo di Vissani di Via Giulia, uno sperimentatore da far invidia a Filippo Tommaso Marinetti, ora le comodità e il drammatico fenomeno del "trovo-già-tutto-pronto-e-allora-chi-cazzo-me-lo-fa-fare-di-sbattermi" hanno fatto sì che a malapena mi ricordi come si fa un ovetto al tegamino. Ecco perché ogni mio soggiorno in terra straniera - in mezzo ad altri ben più immediati benefici - è segnato da un repentino innalzamento del livello di benessere e di autostima, risorti come l'araba fenice in mezzo a placche elettriche e frighi gonfi di una spesa gestita in compiuta e solitaria autonomia.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Sono in questa casa solo da giovedì e già non so più dove mettere le vettovaglie. Lo spazio non è molto, è vero, ma la quantità di cibarie di cui mi sono prontamente provvisto è obiettivamente esagerata. Il problema, come facilmente si può arguire, sta nel fatto che il livello di appagamento conseguente alla preparazione di un piatto è direttamente proporzionale alla quantità e alla complessità degli ingredienti necessari per preparare il piatto in questione. In altre parole: per preparare una frittata basta un uovo, ma se a preparazione conclusa vi invade un impagabile senso di soddisfazione per l'impresa compiuta dovete andare a farvi vedere da uno bravo. Viceversa, le ricette che sto faticosamente riprendendo nel corso delle mie solinghe serate mi lasciano un gran sorriso ebete stampato sulla faccia, ma ho dovuto fare quattro giri di spesa solo per procurarmi l'essenziale; senza parlare, per l'appunto, dei problemi che si presentano al momento della stivatura. "Se sei casalingo ami il fuoco del fornello come me, ti alzi e poi ti svegli col granchio nel cervello come me!"&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Al fine di dare un'idea più precisa della drammatica situazione sarebbe d'uopo che queste righe fossero corredate da ampia documentazione fotografica. Purtroppo però non ho con me la macchinetta - mi seguiva fedele fin dalla mia prima avventura a Hong Kong nel 2005, sigh! - rimasta a casa per essere ignominiosamente impiegata come registratore vocale da consanguinei senza scrupoli. Senza fotografie, ahimè, verrà pertanto meno la barthesiana funzione di &lt;em&gt;ancrage&lt;/em&gt; tra visuale e scritto, ben nota ai semiologi dell'immagine e tanto cara alla mia safficissima prof di francese della SSLMIT.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Nessuna delle decine di case che ho visitato mentre davo la caccia a un tetto presentava traccia di lavatrice; del resto le numerose laverie automatiche di cui pullula la città svolgono egregiamente la stessa funzione detersiva per una manciata di spiccioli. Ma come descrivere l'ascetico senso di raccoglimento che si prova quando si lava a mano? Mentre mi inebrio della fragranza dell'ammorbidente mi lascio cullare dallo sciabordio dell'acqua nella bacinella, e comprendo finalmente il senso della parola "purificazione" - anche se mi pare che Miloševič l'abbia capito meglio. E potrei forse permettermi di rinunciare a questa nobile voluttà, quando uno dei prodotti tipici della zona è proprio il rinomato sapone di Marsiglia (benché, come chiunque può facilmente notare, ampia parte degli autoctoni non sembri essere al corrente dell'esistenza di qualsivoglia prodotto basico in grado di legarsi alle molecole di grasso innescando il processo di lipolisi)?&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Così, tra cenette faticosamente cucinate su due piastre elettriche, calzini in fila ordinata come un plotone di esecuzione messicano, qualche flessioncina giusto per evitare che i pettorali mi diventino "a rientrare", pavimenti lucidi grazie al proverbiale olio di gomito e altre domestiche amenità, le serate mi offrono ore liete come i biscottini da tè. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;E, già che ci siamo, ripristiniamo la cara vecchia abitudine della colonna sonora: &lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;Bugo, &lt;em&gt;Dal lofai al cisei&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;The Hives, &lt;em&gt;The Black and White Album&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;Alabama Thunderpussy, &lt;em&gt;Open Fire&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;Spiritual Beggars, &lt;em&gt;Mantra III&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;The Wombats, &lt;em&gt;Girls, Boys and Marsupials&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;The Disco Drive, &lt;em&gt;What's Wrong with You People?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30834051-3609408782220431016?l=inthemoodforpaolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/feeds/3609408782220431016/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=30834051&amp;postID=3609408782220431016' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/3609408782220431016'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/3609408782220431016'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/2008/03/noi-non-siamo-umani-e-tu-lo-sai-stare.html' title='Noi non siamo umani e tu lo sai, stare in casa è qualcosa di, di spettacolaaaa-reeeee!'/><author><name>Paolo 保羅</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16958302272303842316</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_crCBLONSCxk/TIXxROKw3dI/AAAAAAAAAGY/wnSGkbZGvPw/S220/SAM_0423.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-30834051.post-8145259111977998683</id><published>2008-03-09T16:17:00.002+01:00</published><updated>2008-03-09T16:23:30.436+01:00</updated><title type='text'>2008 Odyssée dans l'espèce a.k.a. The origin of the faeces</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Oggi cadono due timide goccerelle di pioggia, dopo la giornata così ensoleillée di ieri, e in strada non c'è un'anima che sia una. Basta un minimo contrattempo atmosferico e tutto lo spirito mediterraneo/ mediterroneo locale va a farsi benedire come il celebre stronzo di cane dell'ispettore Callaghan. Ma torniamo alle cose serie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Lonely Planet fa un po' la pipì fuori del vasino quando paragona Aix-en-Provence alla Rive Gauche parigina. Elegante finché vuoi, cara finché vuoi, ma la gentaglia che la infesta è la stessa che trovi in tutto il resto dell'Hexagone. Se mai è peggio. E come potrebbe essere altrimenti, quando la vicinanza di Marsiglia fa di Aix una sorta di gigantesca banlieue, mentre la sprupurziunata popolazione studentesca (almeno 30.000 giovincelli sguinzagliati a caccia di sesso sfrenato e droghe non necessariamente leggere) contribuisce massicciamente a trasformare intere zone della città in un pio albergo per fricchettoni?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Andiamo con ordine. Ai tempi del mio ultimo soggiorno il mio aspetto fanciullesco e genuinamente trascurato, pur senza permettermi sempre di girare tranquillo dans la rue, mi aveva se non altro messo al riparo da accuse di fascistoidismo, evitandomi al contempo di essere considerato un miliardario in libera uscita. I francesi, si sa, vedono fascisti dappertutto, proprio come Berlusconi vede comunisti anche dietro la tendina della doccia. Allo stesso modo immagino che venga considerato naturale che il sottoscritto, di etnotipo caucasico, che non porta i pantaloni tirati giù come uno che si è cagato addosso, che non si avvolge in stracci lerci o strappati o apparentemente trovati negli scarti della Caritas, che deambula con andatura regolare invece di trascinarsi con movenze primatesche, che presenta capigliatura di mezza lunghezza e - c'est l'horreur! - pulita unita a baffo da Aramis invece di dreadlock e barbaccia incolta, venga considerato figlio di papà (e di gran puttana, v. asserita somiglianza con il figlio ventunenne di Sarko), naturalmente fascista e naturalmente pieno di soldi fino a cacarne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché questa lamentosa autocommiserazione? Perché sono stufo di sentirmi chiedere dieci volte al giorno se ho 50 centesimi da randagi a due zampe, spesso e volentieri muniti di capelli rasta e randagi a quattro zampe, entrambi pullulanti di animaletti salterini. Sorvoliamo sul fatto che gli indumenti che una buona metà di questi ringoldoniti porta probabilmente vengono da sciccosissimi negoziacci di moda hip-hop o simili (anche qui a Aix ce ne sono una quantità), e che semmai il miliardario è quello che se li può permettere - ammesso, naturalmente, che non li abbia sgraffignati. Ma il bello è che se io sono confuso in un gruppo di dieci altri tizi, sicuro come un maiale da tartufo, il fricchettone punta me e me soltanto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A uno di questi mendicanti in erba (...), dallo sguardo particolarmente tetraidrocannabinolico, ho chiesto se davvero era convinto che io avessi soldi da buttare; l'essere in questione, secondo il fenomeno delle risposte parallele ben noto a chi mastica un minimo di psichiatria, mi ha risposto "Ah non so, io non sono di qui". Un'altra volta mi sento chiamare da una macchina parcheggiata da cui sbuca una fanciulla tiratissima, truccatissima e zoccolissima (per capirsi, sembrava appena uscita da uno di quei video in cui qualche negrone bofonchia fregnacce massaggiandosi il pacco, prima di essere anzitempo crivellato di colpi da una gang rivale), che mi chiede la cifra tacitamente pattuita: 50 centesimi, quasi 1000 delle vecchie lire, come si suol dire. Fissandola dritto negli occhi le chiedo, nella mia impeccabile lingua d'oïl, se ho l'aria di uno che le darebbe 50 centesimi. E lei, senza distogliere lo sguardo e masticando fragorosamente una gomma: "Euh... francamente... non so". Ecco, brava, mo' lo sai.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Unica nota positiva, i fricchettoni che ho incrociato finora se non altro non presentavano bonghi, il che è un notevole sollievo per tutti coloro che si sono riconosciuti nel dramma descritto da Elio &amp;amp; Co. nella realistica quanto ormai leggendaria &lt;em&gt;Parco Sempione&lt;/em&gt;. Ma temo che sia solo questione di tempo prima che mi capiti di passare inavvertitamente vicino a un parco ed essere investito da uno sgradevole sbatacchiare fuori tempo, accompagnato da roteare di treccine e kefiah destinate a ignorare in aeternum l'esistenza di detergenti e prodotti per l'igiene personale. Ma non senti come suona male da dio? E' un pozzo di bravura!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comunque, anche se in questo momento mi sto titillando i padiglioni con i Pride &amp;amp; Glory - gruppo innatamente destrorso, sudista, schiavista, reazionario e che non si perderebbe una convention repubblicana per nulla al mondo - sappiate che nel mio piccolo sono un appassionato di hip-hop francese, quindi se vengo sbattuto al muro da una gang posso sempre dire che sono marsigliese dentro e declamare qualche rima ad effetto con il flow giusto, cherche pas, tu sais d'où ça vient, ça vient de la rue. Dopodiché, s'il vous plaît, venite pure a raccogliere i miei miseri resti col cucchiaino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia, tralasciando questi casi limite (...), che dire degli indigeni esponenti del genere maschile? Non me ne voglia il buon Piero, parigino dalla classe indiscussa - vero? - ma a parte che sputano continuamente per terra nell'indifferenza generale, che i bianchi dormono in piedi e i bruniti guardano il culo anche alle novantenni pur di non perdere l'occasione di fare pesanti apprezzamenti a voce (anche se in questo caso i fenomeni di fonazione partecipano più della natura belluina che di quella umana) alta, che sono tutti vestiti uguali (quelle giacchette di pelle finto-usata e le Converse...), che hanno pressoché tutti i capelli fastidiosamente corti senza esservi costretti da calvizie incipiente, che fanno le vasche in macchina sul Cours Mirabeau con lo stereo a palla (etnicamente non siamo poi così diversi), che per un buon numero di italiche pulzelle di mia conoscenza risultano inspiegabilmente affascinanti e che perlopiù - a seconda della gradazione cromatica - oscillano tra la mozzarella del discount e il bonobo, resta ben poco. Ma dov'è finito il Romain Duris-pensiero? Qua più che altro c'è lavoro per Lévi-Strauss... ma soprattutto Darwin avrebbe da spiegarmi più di una cosetta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E delle francesine locali che dire? Per esempio che è bastata una mezz'oretta in giro per le strade per farmi tornare in mente tutti i motivi per cui mi ingrifano e tutti quelli per cui mi fanno imbufalire. Poche cose sono commoventi come quei nasini all'insù e quei cappottini moulant, in cima ai quali sbucano code di cavallo - ebbene sì, in qualche parte del mondo le ragazze ancora obbediscono al principio confuciano e portano i capelli lunghi come la natura vuole, astenendosi dal menomarsi con nefasti tagli alla maschietta! - e quelle inconfondibili sopracciglia, belle folte e definite senza per questo scivolare nell'ipertricosi... mi sembrano tutte donnissime, sì-sì-sì-sì-sì-sì! Ma chi ha detto poi che la francesina, per essere charmante, deve essere per forza bionda ? Eh no, francesine morette banzai. Ma poi mi dico che quest'onda anomala di altezzosa femminilità va tutta in pasto alle bestie e ai dormiglioni di cui sopra, e mi passa persino la voglia di fare il marpione. Rassegnamoci: del resto non credo che qui merce linda come il sottoscritto sia particolarmente richiesta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per fortuna che ci sono i gialli. E le gialle. Nonostante la comprensibile e schiacciante predominanza del tipo sud-est asiatico naturalizzato - magari in altra sede tratterò del problema della fallimentare politica coloniale italiana e delle sue tragiche conseguenze sull'equilibrio sessuale dei nostri concittadini - una consistente fetta della popolazione studentesca è formata da detentori di un passaporto della Repubblica Popolare. A guisa di segugio ho già individuato il loro luogo di aggregazione: trattasi del discount tipo Lidl in cui a suo tempo si andava qualche volta a fare la spesa e in cui sono tornato recentemente a comprare la pasta Panzani (ma state sereni, c'è anche la Zara), le cui corsie pullulano di discendenti dell'Imperatore Giallo. E' solo questione di tempo prima che venga ristabilito l'asse Venezia-Pechino, colonna portante del nuovo ordine mondiale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;我们一定要解放台湾。&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30834051-8145259111977998683?l=inthemoodforpaolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/feeds/8145259111977998683/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=30834051&amp;postID=8145259111977998683' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/8145259111977998683'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/8145259111977998683'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/2008/03/2008-odysse-dans-lespce-aka-origin-of.html' title='2008 Odyssée dans l&apos;espèce a.k.a. The origin of the faeces'/><author><name>Paolo 保羅</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16958302272303842316</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_crCBLONSCxk/TIXxROKw3dI/AAAAAAAAAGY/wnSGkbZGvPw/S220/SAM_0423.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-30834051.post-8697663650485884114</id><published>2008-03-07T17:24:00.003+01:00</published><updated>2008-03-16T19:12:38.419+01:00</updated><title type='text'>Alors casse-toi, pauv' con!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Ci trovavamo a Aix-en-Provence, Aquae Sextiae ai tempi della rimpianta dominazione burina, dipartimento n°13, Bouches du Rhône, patria di Cézanne e (anche se non me l'aveva mai detto nessuno, e tuttora dubito della veridicità dell'asserzione) Zola, a 30 minuti di macchina da Marsiglia (10 se incautamente affidate la guida a un autoctono focese), quando le droghe iniziarono a fare effetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da poco meno di una settimana mi trovo nello stesso luogo di dolore e piacere in cui sette anni orsono, lungocrinito e del tutto inesperto delle cose del mondo, trascorsi i cinque mesi noti ai più sotto il nome di "Paura e Delirio a Aix-en-Provence". Senza avere avvertito quasi nessuno di questa tanto attesa e ormai quasi insperata partenza, mi accingo a iniziare ufficialmente un periodo di ricerca - cito testualmente dalle carte accumulatesi fin dal gennaio 2006 - nell'ambito di una convenzione di dottorato in cotutela tra l'Università Ca' Foscari di Venezia e l'Université de Provence Aix-Marseille III, sede di Aix-en-Provence. Queste le note ufficiali. Quanto a quelle che spero interessino ai più, nelle settimane a venire questo ammasso di ipertesto e cazzi buffi servirà per confessare l'inconfessabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mio ritorno in terr(on)a francese è stato funestato da un evento tanto atteso quanto fastidioso: lo studiolo in cui avrei dovuto installarmi fin da subito, e per cui avevo già versato - da perfetto beota, bisogna riconoscerlo - un mese di affitto a un coglione dall'accento gutturale e dalla probabile tinta brunita (e che peraltro mi ha tarmato per settimane con stronzate e piccole meschinità, soprattutto insistendo che voleva subito altra grana ma trovandosi stavolta davanti un rifiuto secco come un Martini all'Harry's Bar) probabilmente non esiste. Almeno, il coglione asseritamente brunito non si è presentato all'appuntamento, e ha persino avuto la faccia tosta di scrivermi una mail dicendo che lui si è presentato ma non ha visto nessuno... parola mia che sono rimasto lì tre quarti d'ora. D'altronde sarebbe stato difficile non vedermi né tantomeno sentirmi, un sosia di D'Artagnan che porcona in veneto in una stradina del centro non passa inosservato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa esperienza mi ha indotto a un paio di riflessioni seguite da dichiarazione d'intenti: 1) ho giurato seduta stante che mai e poi mai più mi sarei fidato di chicchessia, sia che presenti tratti caucasici o negroidi; 2) ho altresì dichiarato il fermo proposito di fare un saltino in gendarmerie non appena risolta la faccenda alloggio. So che è troppo chiedere che un plotone di caramba francesi, strafatti di coca e con una certa idiosincrasia nei confronti delle epidermidi abbronzate, prelevi il soggetto nel cuore della notte e lo sfiguri a colpi di Tonfa, prima di invitarlo cortesemente a salire su un aereo da cui, mentre sotto si profila dolce la curva della Costa Azzurra e un gradevole formicolio gli titilla i polsi ben stretti dietro la schiena, costui avrà la rara opportunità di fare un tuffo dove l'acqua è più blu... sì, lo so che è chiedere troppo, ma è un dolce pensiero che mi aiuta a stare meglio, e io ho sempre voluto l'imagination au pouvoir.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindici minuti dopo che mi è sbollita l'incazzatura ho tosto intrapreso la ricerca di un riparo per la notte, trovandolo in un alberghetto di infima categoria e perciò di mia conoscenza, che pratica prezzi da ostello e in più offre un servizio irreprochable. Mi sono poi messo, complice la mia nuova SIM francese, alla frenetica caccia di un alloggio per i prossimi mesi. Dopo giorni di corse e decine di telefonate, reazioni scocciate, decifrazioni di abbreviazioni e codici da fare invidia a un jiaguologo, numeri sbagliati e visite blitz a improbabili sistemazioni per cui, poffarbacco, si esigevan principeschi guiderdoni, mi sento di poter stilare una modesta lista dei momenti salienti di questa mia recherche:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;chiamo una potenziale offerente in tarda mattinata, giusto per non rompere i coglioni, per essere ancora più gentile e non dare la solita impressione dell'italiano all'estero cafone chiedo se disturbo, e all'altro capo del telefono la zoccola mi schiaffa lì un bel "Oui". Per fortuna che l'annuncio l'hai messo tu... ma se le dicevo che volevo dare una sifonata a sua figlia che diceva? &lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;Uno dei numeri che mi sono capitati tra le mani si è rivelato, a tradimento, quello di un'agenzia immobiliare che proponeva studioli all'interno di una résidence universitaire. Prendo comunque appuntamento con l'ilare mademoiselle Mercier per vedere una di queste soluzioni abitative, e scopro: 1) che mademoiselle Mercier è un troione della più bell'acqua che, per quanto nasuta alla moda giudaica e non proprio di corporatura esile, mi si presenta tutta ingioiellata, con décolleté umbilicale e poitrine in bella mostra; 2) che lo studio puzza di ciò che nella lingua comune viene chiamato merda, perché il precedente e acuto inquilino ha dimenticato del cibo nel frigo spento; 3) che non c'è l'ombra di un mobile, ma tanto "ormai i letti non costano granché"; 4) che tra cauzione, primo mese di affitto, commissione d'agenzia e balle varie avrei dovuto sganciare sull'unghia qualcosa come 1700 euri. Ma quanti ne avrei spesi ancora per un letto, una sedia, una lampada e un radicale intervento di disinfestazione olfattiva? &lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;Telefono a un altro numero e mi risponde una tipa dal chiaro accento a mandorla, probabilmente cinese a giudicare dal modo inconfondibile in cui si rifiutava di pronunciare decentemente qualsivoglia gruppo consonantico complesso. La negoziazione sembra andare bene, finché la tipa non mi chiede "Vous êtes chinois?" Cosa potevo fare? Le ho detto no, italiano. E fu così che, con una scusa del cazzo, la madame prese telefonicamente congedo dal sottoscritto. Di solito, quando si cerca casa, un modo quasi infallibile per trovarla è chiedere a gay o a cinesi... ma per avere le "chiavi in mano", beh, allora a quanto pare o si deve andare di vaselina o di crema ingiallente. &lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;Camera con bella vista, tutti i comfort, accesso a internet, massaggio thailandese tutti i mercoledì bla bla, e poi cosa mi ritrovo? Un loculo di 10 m2 scarsi con soffitto modello "Claustro", una finestrella che dà su piccioni tubanti e scacazzanti, un buco per la presa del telefono e un armadio pieno di vestitacci muffi dell''amica di nonna Speranza perché... la camera si trova nel caratteristico appartamento della signora De Foresta, origini italiane e almeno 130 anni per gamba. Ma la vera fregatura è che a chi ha messo l'annuncio non serve un affittuario, ma un badante. Almeno a giudicare da quel che mi dice la nuora della nonna (tra l'altro un'eccellente granny from Vietnam): "siamo tutti più tranquilli se sappiamo che c'è qui qualcuno se a mia mamma [sic] succede qualcosa"... &lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Eppure, dopo tante peripezie, sembra che le mie sofferenze siano giunte al termine. Ieri ho preso ufficialmente possesso di uno studiolo nella città vecchia, a mezzogiorno del Cours Mirabeau, gentilmente (e dietro lauta contropartita) messo a disposizione da un signore marsigliese in pensione, nonché sosia perfetto del mai abbastanza osannato commissario Cordier. Il mio ingresso nella nuova dimora è stato seguito da massiccia nonché triplice spesa di materiale detergente in vista di un radicale repulisti, degno della più feroce mamma italiana in visita al figliuolo che vive da solo, articolato nelle seguenti fasi:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;lancio nel sacco della roba sporca di tutte le lenzuola, asciugamani, ecc. spacciati per appena usciti dalla lavatrice ma in realtà intrisi di umori e olezzi ben diversi dal Coccolino che mi ero prefigurato; &lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;energica strigliata con sostanze corrosive di tutte le superfici lavabili e non, compresi interno del congelatore e tetto dell'armadio a muro, che ha portato alla luce polveri sottili e meno sottili, adagiatevisi del tutto indisturbate nel corso dei secoli; &lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;doppio giro di scopa con contestuale spostamento di mobilio, e a seguire occhiuta passata di straccio fin negli angoli più remoti della magione; &lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;lavaggio di tutti i piatti, le pentole e il vasellame vario presente nel cucinino; &lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;lancio nel cestino dei tristissimi giornali usati dal precedente inquilino per rivestire cassetti e vani credenza e loro sostituzione con della gradevole carta regalo tinta rossiccia, perfettamente in tono con il legno; &lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;per finire, doccia con contemporanea passata di Cif affinché sia le piastrelle sia il sottoscritto risplendessero come in un mattino di primavera. &lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;A parte, quindi, lo stato molto "francese" (leggi: lercio) in cui l'ho trovato, adesso che profuma di pulito mi godo un'effimera sensazione di ordine e propreté. Pur nella mia cieca e irremovibile esterofilia (e gallofilia in particolare), quindi, continuo la mia crociata nel nome dello stile e della nettezza made in Italy. La casetta non è una reggia (vedi piastre di cottura invece dei fornelli e cesso cieco... famigerata costante nelle soluzioni abitative in terra francese), ma tra il materiale che ho visionato è l'unica opzione che permetta un soddisfacente incrocio tra le più basiche esigenze fisiologiche e quelle di budget. Oggi ho fatto un'altra duplice spesa, questa volta di materiale edibile (immancabile il vaso formato famiglia di Nutella accompagnato da due baguette, rigorosamente trasportate sotto l'ascella), e aspetto con ansia di preparare il mio primo cous cous "à la plaque".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Voilà. Nella prossima puntata - caldamente sconsigliata ad animelle candide, bionde, francesi e paladini del politicamente corretto in campo etnico/etico/sessuale/... - penso che tratterò più diffusamente, e con sorniona aria di superiorità, della fauna indigena - specie nel caso di alcuni esemplari crudelmente strappati alla giungla, mai termine fu più appropriato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Au revoir!&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30834051-8697663650485884114?l=inthemoodforpaolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/feeds/8697663650485884114/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=30834051&amp;postID=8697663650485884114' title='2 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/8697663650485884114'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/8697663650485884114'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/2008/03/alors-casse-toi-pauv-con.html' title='Alors casse-toi, pauv&apos; con!'/><author><name>Paolo 保羅</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16958302272303842316</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_crCBLONSCxk/TIXxROKw3dI/AAAAAAAAAGY/wnSGkbZGvPw/S220/SAM_0423.JPG'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-30834051.post-6073290618636546556</id><published>2007-06-06T10:07:00.000+02:00</published><updated>2008-12-11T10:25:47.071+01:00</updated><title type='text'>Un anno è già passato</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Un anno esatto fa, nel numero della bestia 06/06/06, data che subdolamente un manager rampante definì "fortunata", il sottoscritto vergò il proprio infausto nome in calce a un contratto-capestro che lo avrebbe voluto al soldo di una ditta produttrice di ferraglia chic-à-porter per i tre anni a venire.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Hélas, quel dì il Maligno non mi portò fortuna: se non avessi ricevuto la &lt;em&gt;bodhi,&lt;/em&gt; risolvendo di lasciarli in braghe di iguana per seguire la mia natura, sarei senz'altro andato incontro a una bigia esistenza nella Fogna Meridionale dell'Impero del Catai, tra calvizie sahariana, ticlosi galoppante, afasia mandarinale, itterizia ambientale, gonorrea e streptococchi. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il mio recente vissuto vi serva di ammonimento, o facili prede - ahimè - di avventurieri e uccellatori, le cui promesse di conti a venti zeri e copule sfrenate suonan come miele agli orecchi di tanti giovani infatuati del Paese di Mezzo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma forse ci sono ancora bambini che non hanno mangiato carne umana.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Salvate i bambini...&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5072864914859058930" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 435px; CURSOR: hand; HEIGHT: 300px; TEXT-ALIGN: center" height="300" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_crCBLONSCxk/RmZvw0u3ZvI/AAAAAAAAAAg/jNwkMlnaKyU/s400/100-0035_IMG.JPG" width="530" border="0" /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30834051-6073290618636546556?l=inthemoodforpaolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/feeds/6073290618636546556/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=30834051&amp;postID=6073290618636546556' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/6073290618636546556'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/6073290618636546556'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/2007/06/un-anno-gi-passato.html' title='Un anno è già passato'/><author><name>Paolo 保羅</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16958302272303842316</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_crCBLONSCxk/TIXxROKw3dI/AAAAAAAAAGY/wnSGkbZGvPw/S220/SAM_0423.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_crCBLONSCxk/RmZvw0u3ZvI/AAAAAAAAAAg/jNwkMlnaKyU/s72-c/100-0035_IMG.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-30834051.post-7071116616222111692</id><published>2007-05-12T15:04:00.000+02:00</published><updated>2007-05-17T10:08:35.664+02:00</updated><title type='text'>G.R.A.P.</title><content type='html'>&lt;div align="right"&gt;&lt;em&gt;Quello che segue è un messaggio del G.R.A.P. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;em&gt;(Gruppuscolo Rivoluzionario Attivista Paranoico).&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La società odierna è costituita da due sole classi: me e gli altri. Io ho scelto da che parte stare.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;La paranoia non è una malattia: al contrario, la paranoia è lo stadio ultimo della coscienza. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il G.R.A.P. si pone come obiettivo la federazione delle coscienze fino a formare una supercoscienza in grado di resistere al complotto ordito dal nemico di tutti noi: gli altri.&lt;br /&gt;Il moderno paranoico, tuttavia, non minaccia l’ordine costituito, in quanto consapevole del fatto che gli altri sono parte del suo sé.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;La lotta del G.R.A.P. è dunque una lotta contro noi stessi, e ha senso solo nel momento in cui si prende coscienza di essere completamente soli. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il vero paranoico dovrà quindi cogliere questo messaggio per quello che è: un appello della sua coscienza, uno stimolo che viene dal suo io più profondo.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30834051-7071116616222111692?l=inthemoodforpaolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/feeds/7071116616222111692/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=30834051&amp;postID=7071116616222111692' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/7071116616222111692'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/7071116616222111692'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/2007/05/grap.html' title='G.R.A.P.'/><author><name>Paolo 保羅</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16958302272303842316</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_crCBLONSCxk/TIXxROKw3dI/AAAAAAAAAGY/wnSGkbZGvPw/S220/SAM_0423.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-30834051.post-5141348568360486900</id><published>2007-05-07T23:02:00.000+02:00</published><updated>2007-05-10T14:51:30.099+02:00</updated><title type='text'>Gli occhioni sbarrati e la nemesi storica</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Alcuni giorni orsono mi sono concesso una pausa dallo studio matto e disperatissimo, o asserito tale, per riassaporare brandelli di un’infanzia e un’innocenza ormai perdute.&lt;br /&gt;L’occasione mi è stata offerta dalla &lt;/span&gt;&lt;a href="http://venus.unive.it/asiamed/trecento/schede/nagai.html"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;visita a Venezia del Maestro Nagai Gō 永井豪&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;, storico &lt;em&gt;mangaka&lt;/em&gt; e creatore della sacra trimurti Jeeg-Mazinga-Goldrake, nonché di un’infinità di altri personaggini di carta e inchiostro dagli occhioni sbarrati. Nel mio personale pantheon di manga e anime Egli siede alla destra di Tezuka Osamu 手塚治虫 e Miyazaki Hayao 宮崎駿.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Potevo forse lasciarmi sfuggire l’opportunità di vedere da vicino colui che ha animato – mai termine fu più adatto – i pomeriggi di un bambino incline al romitaggio e già rivolto a Oriente, nonostante la ferrea disapprovazione di una madre che, come ancor oggi ama ribadire, era stata educata sui classici? Ah, la nemesi storica… anni e anni dopo, fedele a quell’infantile intuizione, mi sono messo idealmente in viaggio verso il Mar Giallo, ancorché mi sia fermato ai limiti del continente e non ne abbia mai intrapreso la traversata, forse frenato dall’odio ancestrale e ambiguo che oppone i musi gialli sulle due sponde del pelago.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure, da convinto sostenitore della sintesi delle due facce del giallo quale ero e sono, sentivo che una fiammella d’amore e curiosità per quanto ha prodotto il Sol Levante baluginava ancora. Dopo i cartoni animati, voracemente visionati sulle più ignobili tv locali a ogni ora del giorno, ecco la scoperta dei loro corrispettivi cartacei, poi ancora il cinema malato e morboso, le leggiadre scoiattoline dagli occhi a mandorla e dai dentini storti, e così via fino ad arrivare alle nuove frontiere della depravazione, ai massimi vertici espressivi dell’universo nipponico: hentai tentacolari, bondage e bukkake.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così, nella semioscurità della sala, il Maestro Nagai ha concesso ancora una volta il &lt;em&gt;satori&lt;/em&gt;, svelando retroscena inquietanti e inimmaginabili al tempo della mia vita di fanciullo, raccontando beffardo del Maligno e della sua corte di demoni, e infine ventilando l’ipotesi di un intervento di Mazinga in persona per risolvere il millenario problema dell’acqua alta a Venezia. Era un piacere sentire i miei colleghi rivolgersi a lui con timore reverenziale chiamandolo "Maestro". &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Ed è stato un piacere altrettanto sopraffino scoprire che il mio status di dottorando presso la regia Università Ca' Foscari comporta una serie di inaspettati privilegi, tanto che ogni giorno ne scopro di nuovi: non ultimo, il posto riservato alla conferenza del Maestro. E come disse un illustre luminare alla mia richiesta di delucidazioni sui vantaggi del fare capolino nel mondo accademico, "Denaro no, ma donne sicuramente".&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Igo, igo, igo!&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30834051-5141348568360486900?l=inthemoodforpaolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/feeds/5141348568360486900/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=30834051&amp;postID=5141348568360486900' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/5141348568360486900'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/5141348568360486900'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/2007/05/gli-occhioni-sbarrati-e-la-nemesi.html' title='Gli occhioni sbarrati e la nemesi storica'/><author><name>Paolo 保羅</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16958302272303842316</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_crCBLONSCxk/TIXxROKw3dI/AAAAAAAAAGY/wnSGkbZGvPw/S220/SAM_0423.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-30834051.post-3083591284351736444</id><published>2007-05-04T10:42:00.000+02:00</published><updated>2007-05-05T15:13:27.993+02:00</updated><title type='text'>Vecchi cani e mele istoriate</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;In questi stanchi giorni di fine semestre, mentre le lezioni serali si avviano verso una meritata conclusione e i già sparuti gruppetti di corsisti si assottigliano sempre più, sedotti da temperature miti e accoglienti divanetti, esiste purtuttavia una categoria in controtendenza.&lt;br /&gt;Gli studenti stranieri di italiano, in primis i miei adorati cinesini, lungi dal cedere alle lusinghe di una piacevole serata domestica, sono anzi vieppiù stimolati dalla bella stagione a inforcare il velocipede e a raggiungere giulivi il santuario scolastico. Ivi vengono illuminati – in questo caso l’idea di &lt;em&gt;bodhi&lt;/em&gt; è quanto mai utile ed evocativa – sui segreti della lingua del bel paese là dove 'l sì suona, grazie ai provvidi sforzi di un mio saggio collega. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Così, mentre poche aule più in là io mi scervello per far entrare in testoline assai poco capienti la differenza tra &lt;em&gt;she&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;her&lt;/em&gt;, l’illustre educatore inculca in quei cranietti gialli le nozioni più astruse servendosi di quanto spontaneamente gli offre la quotidianità del mondo contadino: i verbi diventano più semplici se si hanno sotto gli occhi delle belle patate, il soggetto non è più un dramma se impersonato da una succosa pera Williams, e persino una mela può operare il miracolo di far cogliere la differenza tra un aggettivo e un sostantivo.&lt;br /&gt;Ma il frutto che poco prima ha permesso il risveglio delle coscienze linguistiche può presto trasformarsi in veicolo di turpi contumelie: e così, qualche tempo fa, al termine di un irripetibile cazziatone all’indirizzo di un turbolento giovine Fujianese, ecco comparire su un’innocente mela Golden una fila di minacciosi ed enigmatici caratteri. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Un esame autoptico della misteriosa iscrizione, condotto dal sottoscritto dietro richiesta del collega, ha ben presto svelato il mistero: i quattro scarabocchi celavano la scritta 我操老狗, che i soci sinologi ben sanno tradursi come "io fotto il vecchio cane", ossia, in termini ancora più prosaici, "vaffanculo, vecchio figlio di puttana".&lt;br /&gt;Tutto sarebbe potuto finire lì, con la grassa risata del mio collega che, da conoscitore del mondo e dell’umana natura qual è, si dimostra incline a perdonare le debolezze altrui ben più del sottoscritto, e che anzi ha apprezzato la creatività insita in un’iscrizione tanto originale realizzata su un supporto vegetale. Io invece, ormai schiavo dei meschini istinti che animano – ahimè – più di un aspirante dottore di ricerca, ho intrapreso delle ricerche volte a indagare il retroterra della pomocontumelia. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;I risultati sono stati a dir poco sorprendenti, e pertanto voglio renderne partecipi i lettori assetati di sapere sul tema "cultura e turpiloquio": esaminando la produzione del signor Lu Xun, padre della letteratura cinese moderna, mi sono imbattuto nel saggio dal titolo 论 "他妈的", "A proposito di &lt;em&gt;di sua madre&lt;/em&gt;", che analizzando la natura profonda dell’insulto nazionale cinese (per l’appunto 他妈的, "di sua madre") trova il tempo di proporci questo excursus nella scurrilità dei classici cinesi, che riporto nella bella traduzione di Edoarda Masi:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;这"他妈的"的由来以及始于何代, 我也不明白。经史上所见骂人的话, 无非是"役夫", "奴", "死公"; 较厉害的, 有"老狗", "貉子"; 更厉害, 涉及先代的, 也不外乎"而母婢也", "赘阉遗丑"罢了!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Non ho chiaro in che epoca sia cominciato questo "di sua madre!". Gli insulti che si incontrano nei classici non sono altro che: "servo", "schiavo", "cadavere"; più forti, "vecchio cane", "tasso"; ancora più forti, si riferiscono agli ascendenti, ma non altro che "serva tua madre", "figlio d’eunuco!".&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mio collega dovrebbe essere estasiato: vuoi vedere che il giovine Fujianese è in realtà un cultore di letteratura cinese classica? Se io a lezione di inglese cito il nome di Shakespeare, minimo minimo mi bloccano dicendo che non sono lì per insegnare filosofia.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30834051-3083591284351736444?l=inthemoodforpaolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/feeds/3083591284351736444/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=30834051&amp;postID=3083591284351736444' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/3083591284351736444'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/3083591284351736444'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/2007/05/vecchi-cani-e-mele-istoriate.html' title='Vecchi cani e mele istoriate'/><author><name>Paolo 保羅</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16958302272303842316</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_crCBLONSCxk/TIXxROKw3dI/AAAAAAAAAGY/wnSGkbZGvPw/S220/SAM_0423.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-30834051.post-116800951962595472</id><published>2007-01-05T16:04:00.000+01:00</published><updated>2007-01-07T17:50:32.786+01:00</updated><title type='text'>禁止赌博、嫖娼</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/3224/3314/1600/517472/CIMG0296.jpg"&gt;&lt;img style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/3224/3314/400/829137/CIMG0296.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;strong&gt;Vietato giocare d'azzardo e andare a mignotte&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;(cartello affisso alla porta di una camera d'albergo a Qingyuan, provincia del Guangdong - Cina, luglio 2005)&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30834051-116800951962595472?l=inthemoodforpaolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/feeds/116800951962595472/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=30834051&amp;postID=116800951962595472' title='2 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/116800951962595472'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/116800951962595472'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/2007/01/blog-post.html' title='禁止赌博、嫖娼'/><author><name>Paolo 保羅</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16958302272303842316</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_crCBLONSCxk/TIXxROKw3dI/AAAAAAAAAGY/wnSGkbZGvPw/S220/SAM_0423.JPG'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-30834051.post-116750748104280495</id><published>2006-12-30T20:36:00.000+01:00</published><updated>2007-01-03T16:45:02.223+01:00</updated><title type='text'>Memorie dal sottosuolo - Parte seconda</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Quando mi sono liberato da palla e catena lasciandomi alle spalle l’azienda che vendeva emozioni, tutto mi sarei aspettato fuorché di ritrovarmi supplente di francese per due mesi alle scuole medie statali nonché, a stretto giro di posta, supplente di inglese alle scuole professionali private. Un piacevole e tutto sommato redditizio diversivo nella mia abituale attività di dottorando / traduttore / interprete / insegnante serale di lingue / gigolò d’alto bordo. Non che non avessi cercato già in precedenza di entrare nell’incantevole mondo dell’educazione dei giovinetti, ma stavolta il tutto è obiettivamente successo un po’ troppo in fretta. Non mi ero ancora lavato via la puzza di iguana, che già avevo il culo su una cattedra e la borsa piena di registri e materiale vario in lingua d’oïl.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al di là della discutibile emozione di far parte – anche se solo per due mesi – della categoria degli statali e della conseguente, sublime sensazione di rubare lo stipendio a fine mese, questa breve ma decisamente intensa esperienza di pedagogo dell’età adolescenziale ha avuto il merito di aprirmi gli occhi sulla vera natura di coloro che incarneranno l’Italia del futuro. Posso dunque affermare con un minimo grado di consapevolezza e cognizione di causa che, per usare un grazioso eufemismo, sguazziamo e ci voltoliamo nella merda più nera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;LA MALA EDUCACIÓN&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gente che si alza dalla sedia senza chiedere il permesso, che schiamazza durante la lezione, che dà tranquillamente del tu agli insegnanti, che appena si abbassa un attimo la guardia prende dallo zaino il cellulare e inizia a smanettare o a fare foto a tradimento, che si lascia andare a sonore flatulenze ed eruttazioni in mezzo all’ilarità generale (rivendicando poi orgogliosamente la paternità del rutto o della scorreggia in questione!), che striscia la macchina alla prof che li ha rimbrottati, che risponde con tono di sfida, che minaccia compagni e professori, o che semplicemente non ha voglia di fare un cazzo e viene a scuola solo per scaldare la sedia è ordinaria amministrazione, e in quanto tale tollerata, quando non giustificata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da dove nasce il problema? Io, che pure non sono uscito dalla scuola ere geologiche fa, non ricordo niente del genere. Amnesia? Alzheimer? Freudiana rimozione delle esperienze spiacevoli? Mia madre e una sua collega, da me interpellate sull’argomento, affermano dall’alto della loro esperienza pluridecennale che la putrefazione del comportamento scolastico ha avuto inizio una decina d’anni orsono. Ora che l’argomento mi toccava da vicino, dal momento che ogni santo giorno tornavo a casa spossato dopo ore passate urlando e scrivendo note, mi sono preso la briga di informarmi. Scartata la possibilità di ottenere opinioni intelligenti dalle persone che mi stavano intorno – ero entrato in una certa confidenza con un bidello che mi pareva più illuminato di tanti sedicenti pedagoghi… fino al giorno in cui non mi ha rivelato che la maleducazione dei ragazzi è “tutta colpa della società” – ho visionato alcuni articoli e saggi brevi sull’argomento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ebbene, la tesi che va per la maggiore pare sia quella secondo cui i genitori di oggi sarebbero i ragazzi usciti dal ’68, e in quanto tali cresciuti con un’idea malata di ribellione e di resistenza anche alle più innocue forme di autorità. Idee malsane che, a quanto pare, hanno trasmesso ai figli, i quali crescono rincoglioniti con la complicità di tv, videogiochi e compagnia bella, e dalla mattina alla sera accumulano cazzate su quanto la scuola non serva a un cazzo e su quanto cretini siano gli insegnanti. Oppure – più probabilmente, dico io – ai figli non hanno trasmesso proprio un bel niente, in nome di una fantomatica educazione libertaria o del semplice “fate un po’ quel cazzo che vi pare”. Il brutto è che i genitori dei nani stronzi che mi rompevano il cazzo la mattina me li ritrovavo poco più tardi ai corsi serali, dove potevo sondare gli stessi sconfortanti abissi di ignoranza e ottusità. Che sia proprio l’imbecillità la chiave per colmare il gap generazionale?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;LA RISPOSTA È DENTRO DI TE, E PERÒ È SBAGLIATA&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molti dei rappresentanti delle nuove generazioni hanno manifestamente perso il sano misto di deferenza e di buon senso che sussisteva fino a non troppo tempo fa, e che li tratteneva dal prendersi confidenze non richieste né concesse nei confronti dei loro pur giovani insegnanti. Questa perniciosa e ormai incontrovertibile deregulation ha fatto sì che certe fanciulle si prendessero la libertà di mettermi a parte di una mia presunta somiglianza con Johnny Depp (ultima mia asserita incarnazione dopo Steven Seagal, Charlie Sheen, David Beckham e Orlando Bloom), al che io le ho prontamente umiliate con un “se fosse vero non sarei certo qui” che le ha offese e zittite una volta per tutte.&lt;br /&gt;È successo, inoltre, che mi venissero posti a bruciapelo quesiti di vari livelli di impertinenza e offensività, a cui non solo mi rifiutavo di dare risposta, bensì reagivo con memorabili cazziatoni, provvedimenti disciplinari e ulcere epatiche.&lt;br /&gt;In ordine sparso:&lt;br /&gt;- Professore, lei è comunista?&lt;br /&gt;- Professore, lei è gay?&lt;br /&gt;- Professore, com’è la sua vita sessuale? Sinceramente, eh.&lt;br /&gt;- Professore, sabato sera viene con noi al Max (&lt;em&gt;pseudo-discoteca della zona frequentata per lo più da bambini e da adulti in piena sindrome di Peter Pan… o di Marcinelle, N.d.R. &lt;/em&gt;)?&lt;br /&gt;- Professore, anche lei aveva il motorino elaborato?&lt;br /&gt;- Professore, ci fumiamo un cannone?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;N.B. Le domande sopra riportate sono state, nella maggior parte dei casi, sottoposte a una drastica traduzione dal dialetto all’italiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;CULTURA? PURCHÉ SIA DI RADICCHIO&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come potevo pretendere di insegnare una lingua straniera a microcefali che nemmeno riuscivano a formulare una semplice frase in un italiano decoroso, senza cedere alle lusinghe di un dialettaccio grossolano e gutturale, che dalla culla alla tomba costituirà la loro unica lingua di comunicazione?&lt;br /&gt;Come potevo richiedere la melodia e la raffinatezza dei suoni nasali del francese o il rigore della lingua del Bardo a cavità orali da cui non è mai uscita, né mai uscirà, una parola che non sia un improperio da scaricatore di porto o una lista di pezzi di ricambio per il motorino?&lt;br /&gt;Come potevo immaginare che un branco di illetterati per vocazione, il cui universo inizia in garage e finisce nel bar dietro casa, apprezzasse l’idea di conoscere una lingua e una cultura diverse dalla propria, sperasse di varcare per una volta i confini nazionali per vedere qualcosa di diverso dal prosecco e dalle marmitte Giannelli, gioisse all’idea di allargare i propri claustrofobici orizzonti da eterni asini?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pensare che c’era addirittura chi, alle professionali, tentava di convincermi che il mio era un ruolo fondamentale perché quei poveri ragazzi, prima o dopo, avrebbero dovuto affrontare… un manuale di istruzioni in inglese. Quanto a me, resto convinto che quei “poveri ragazzi” (o, come direi io, quelle vite perse in partenza) di un libro non abbiamo mai letto nemmeno il titolo. Tuttavia, dal momento che – la notizia mi arriva alle orecchie proprio oggi – pare che il 40% degli insegnanti italiani legga un solo libro all’anno, non vedo perché, con certi modelli, quei beoti dovrebbero crescere meglio. Alle professionali, tra l’altro, i testi erano ancora più idioti di quelli in uso alle medie, un vero insulto alle facoltà intellettive di un normale essere umano. Un rapido sguardo, e mi sono subito reso conto che i libri delle medie stavano a quelli delle professionali come Umberto Eco sta ai Teletubbies.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo cupo scenario di miseria spirituale si immettevano inserti di ingenua e francescana semplicità come l’espressione di un ragazzotto che, alla fine delle lezioni del sabato, diceva tutto compiaciuto al compagno: “Domenega vae tor de chei bei brisòt!” (&lt;em&gt;Domenica vado a raccogliere dei bei porcini grassocci, N.d.R.&lt;/em&gt;).&lt;br /&gt;Sono stato molto vicino all’ammirare quella contentezza primitiva, scatenata dalla semplice prospettiva di una spedizione micologica nei boschi, e di fronte a quegli occhietti socchiusi per la soddisfazione ho invidiato nel profondo chi ha avuto in dono una simile incoscienza del mondo. Purtroppo la mia concezione progressista e profondamente antimaoista mi impedisce di apprezzare chiunque perpetui un modello paleolitico di comunità umana, i popoli raccoglitori, l’esaltazione dei cosiddetti valori contadini contro quelli intellettuali, chi si rotola beato nella tradizione più retriva, chi guarda con sospetto le lettere: in una parola, chi ignora bellamente cosa ci sia oltre il suo orticello coltivato a radicchio di Treviso D.O.P.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;SQUARCIARE IL VELO DI MAYA&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno dei fatti più sconcertanti è la strenua riluttanza, anche da parte dei colleghi insegnanti più illuminati, a riconoscere che il materiale umano che infesta le aule è composto per il 95% da stronzetti che vivono in un’eterna ricreazione delle facoltà cerebrali. Non vi dico il mio tormento nel sentire i colleghi, in consiglio di classe, prendere le difese di questo o quell’alunno, cercando persino di giustificare il suo incolmabile abisso culturale e umano con osservazioni piene di humana pietas come “viene da una famiglia disagiata”, “è un ragazzino difficile”, “va motivato”. Stronzate. Era evidente che il soggetto in questione, molto semplicemente e senza bisogno di scomodare i signori sociologi (che, per inciso, da sempre considero ciarlatani da oratorio), non aveva voglia di fare un beneamato cazzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così, un bel giorno, interpellato sulle possibilità di miglioramento di uno dei suddetti scansafatiche mascherati da bambini in difficoltà, stufo di questo buonismo inconcludente ebbi a enunciare la mia opinione in forma di metafora: “Gli asini giovani, crescendo, diventano asini vecchi, non cavalli”. Sull’angusta stanzetta adibita a luogo di discussione cala il silenzio. Il collega di ginnastica (pardon, “educazione motoria”) tenta di sdrammatizzare ridacchiando: “Sapete, lui è stato in Cina, di questi proverbi ne conosce tanti”.&lt;br /&gt;Mi ero già convinto di essere passato ancora una volta per il solito bastardo incapace di giudizi sfumati. Da quel giorno, però, ho scoperto nei corridoi che il mio proverbio era ormai sulla bocca di tutti i colleghi, che se lo scambiavano con sornioni cenni d’intesa. La falsa, cattolica, pelosa comprensione verso i cosiddetti “meno fortunati” aveva finalmente lasciato il posto alla tragica ma inconfutabile realtà fattuale: c’era solo bisogno di un bambino che dicesse che il re è nudo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;UNO SPETTRO SI AGGIRA TRA I BANCHI DI SCUOLA&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non che mi aspettassi di trovare, né alle medie né alle professionali, un ambiente in cui la multiculturalità è considerata fattore di progresso, e in cui a tutti – bianchi, gialli, neri, verdini e amaranto – viene data a priori la stessa possibilità di dimostrarsi personcine ammodo. Non mi aspettavo certo tanto, in una zona come quella dove mi trovo a vivere, dominata dal pensiero debole di contadini analfabeti, arricchiti e vestiti a festa, di un’ignoranza e di una grettezza senza eguali, che verso qualsiasi cosa esuli dal loro piccolo meschino mondo di zappatori con la grana – così come verso qualunque forma di VERA cultura, poiché rifiuto di considerare tale vino e scarpe da ginnastica – provano una diffidenza ancestrale, radicata e indiscussa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Detto questo, le scuole in cui ho avuto la sfortuna di svendere il mio povero sapere (soprattutto, come si può ben immaginare, le professionali) sono le fucine in cui si forgiano i nazisti del futuro, ovverosia le persone comuni. Già dalle scritte fatte col bianchetto su zaini e astucci era palese il fascino esercitato su questi bambocci dai proclami leghisti e da quelli di &lt;/span&gt;&lt;a href="http://vec.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Panto"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;certi personaggi che nella mia regione hanno visto la luce e, per nostra fortuna, sono anche schiattati&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;: inni alla grande terra padana, croci celtiche e uncinate in bella mostra (spesso furbamente accostate ad A cerchiate), proclami hitleriani e quant’altro.&lt;br /&gt;La cosa non stupisce, se pensiamo che, proprio come nelle alte sfere vaticane, anche nei consigli di classe il problema principale sembrava essere la salvaguardia delle radici nazi-cristiane locali e della fede cattolica contro l’avanzata delle forze del male: relativismo, secolarismo e, soprattutto, Islam. Non che me ne freghi niente di difendere l’Islam, anzi: abbiamo visto che, purtroppo, sa difendersi egregiamente da solo e, quanto a me, non ho ragioni per ritenerlo più o meno falso e vomitevole di qualunque altro credo. Ammetto, però, che mi ha fatto un certo effetto sentire un rispettabile preside di scuola media rifiutare a un bambino marocchino la richiesta di esonero dalle ore di religione (pardon, “comunicazione etico-religiosa”), adducendo diplomaticamente presso noi colleghi la seguente spiegazione: “Detto tra noi, Gesù ha da insegnare qualcosa di ben migliore rispetto a Maometto”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche sul piano verbale la situazione non è delle più rosee: adusi a prendersi a male parole per tutto il tempo e a voce alta – preferibilmente durante la lezione – i miei discepoli e le mie discepole hanno fornito al mio sensibile orecchio di linguista un nutrito campionario di contumelie. In leggera flessione i classici insulti omofobico-razzisti come &lt;em&gt;frocio&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;negro&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;ebreo&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;zingaro&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;marocchino&lt;/em&gt;; in rapida ascesa quelli di recente introduzione come &lt;em&gt;albanese&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;magrebino&lt;/em&gt; (talvolta abbreviato in &lt;em&gt;magrebo&lt;/em&gt;), &lt;em&gt;slavo di merda&lt;/em&gt;. Interessante notare come, spesso e volentieri, gli emittenti di tali insulti appartengano alla stessa etnia cui fa riferimento l’insulto stesso. Non attestati, forse per timore di legittime ritorsioni da parte della Triade, &lt;em&gt;cinese&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;muso giallo&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Ma l’offesa che va per la maggiore, surclassando la concorrenza di tutte le altre ingiurie, è &lt;em&gt;comunista&lt;/em&gt;. Quando, durante una lezione, ho dovuto dividere la classe in due gruppi, uno da un lato della classe e uno dall’altro, ho assistito a un sollevamento popolare: nessuno voleva stare nel gruppo di sinistra, adducendo spiegazioni degne di un cerebroleso sull’incompatibilità dello spostamento con la propria fede politica. Del tutto inutile la conseguente sfuriata in cui stigmatizzavo l’uso di irrisioni a sfondo etnico-sessual-politico minacciando provvedimenti: non è servita assolutamente a nulla. Se non, per l’appunto, a qualificarmi ai loro occhi come uno sporco comunista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;CONCLUSIONE: NON PROPRIO COME UN ROMANZO&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo una volta passato dall’altra parte della barricata, quindi, mi sono reso conto di quanto improbo e ingrato sia il lavoro dell’insegnante dell’età adolescenziale, che pure in gioventù anch’io guardavo con tanto sospetto.&lt;br /&gt;Di fronte a tanto torpore neuronale e letargo dell’intelletto, di fronte all’inanità di ogni sforzo teso a estrarre tanti deficienti dallo sterco in cui sono inabissati, nessuna persona che abbia provato cosa significa stare dietro a una cattedra negherebbe all’attività dell’insegnante la qualifica di lavoro logorante, al pari di minatori e vigili urbani. Siamo ben lontani dalle idilliache descrizioni della vita di classe fatte da Pennac in &lt;em&gt;Comme un roman&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;E così, qualche giorno fa, sono andato in visita pastorale dalla mia vecchia prof di latino e greco – recentemente sottopostasi a un radicale restyling che me l’ha fatta ritrovare con capello e occhiali fucsia – e l’ho messa a parte della mia tardiva illuminazione. Senza dire niente, mi ha messo una mano sulla spalla e mi ha ufficialmente nominato suo compagno di sventura. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30834051-116750748104280495?l=inthemoodforpaolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/feeds/116750748104280495/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=30834051&amp;postID=116750748104280495' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/116750748104280495'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/116750748104280495'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/2006/12/memorie-dal-sottosuolo-parte-seconda.html' title='Memorie dal sottosuolo - Parte seconda'/><author><name>Paolo 保羅</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16958302272303842316</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_crCBLONSCxk/TIXxROKw3dI/AAAAAAAAAGY/wnSGkbZGvPw/S220/SAM_0423.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-30834051.post-116739967458035590</id><published>2006-12-29T14:34:00.001+01:00</published><updated>2008-10-28T10:07:28.428+01:00</updated><title type='text'>I bollettini dalla Cina 2002/2003 - The early days</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Ecco una doverosa integrazione ai bollettini di quell'anno vissuto pericolosamente, gentilmente ripescata da un fedele e dotato lettore negli archivi di un'epoca ormai lontana. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;05/09/2002&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Buongiorno a tutti (o nimen hao che dir si voglia)!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ormai il tempo è agli sgoccioli e il sottoscritto, come la maggior parte di voi già saprà, giusto domani mattina se ne parte per Nanchino, sprezzante del pericolo e armato di valigia con l'occorrente per un anno di vita tra i musi gialli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Laggiù non dovrei avere difficoltà a mettere le zampe su un computer, ma non posso esserne sicuro e tanto meno potrò controllare la posta con regolarità. Perciò vi prego - da che pulpito viene la predica... - cercate di non spedirmi mail con allegati di dimensioni sprupurziunate, forward e altre cosette che in breve tempo finirebbero per imbottirmi la casella come un involtino primavera. Quando torno vi autorizzo a subissarmi delle cazzate più invereconde, ma in questo annetto in condizioni precarie vorrei evitare di complicarmi ulteriormente la vita!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Approfitto di questa mail per chiedere pubblicamente scusa anche a tutti quelli che ultimamente - eufemismo che in questo caso sta per "negli ultimi mesi" - mi hanno scritto e hanno avuto in risposta sì e no due paroline stringate come uno spaghetto cellophane, e qualche volta nemmeno quelle. Prometto che mi farò vivo al più presto non appena mi sarò ambientato un po' e vi farò avere indirizzi, numeri di telefono, coordinate, codici di mine subacquee eccetera eccetera. Non disperate...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E adesso torno alla valigia che se ne sta ancora lì mezza aperta tipo ostrica. Che il grande spirito del tofu sia con voi, a presto,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paolo (o Baoluo che dir si voglia)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;09/09/2002&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciao a tutti!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come potete vedere, mettere le zampe su un cervello elettronico e'stato + facile del previsto. Proprio in questo momento sono tranquillamente seduto in un immenso internet cafe' nei bassifondi di Nanchino ("La Volpe d'Oro" o qualcosa del genere... la foto della volpe devono averla presa dagli scarti di Quark) con un centinaio di computer e altrettanti musacci gialli che smanettano come matti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono arrivato in modo sprupurziunatamente rocambolesco sul far di sabato... il viaggio da Parigi a Shanghai l'avrei evitato volentieri, 11 ore di puro delirio fra Spiderman coi sottotitoli in cinese e filmacci di serie Z, e in tutto 20 minuti di sonno... il premio "personaggio del viaggio" alla signora cinese seduta vicino a me, che prima mi guarda schifata mentre mangio una focaccina con le mani dicendomi di usare forchetta e coltello, e un attimo dopo tira un rutto di quelli che tu, D'ANNA, tiri fuori solo nei tuoi momenti migliori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Shanghai, non so come mai, ma era pressoche' deserta... 'ndo cazzo stanno 'sti 10 milioni di gialli? Tra mille difficolta' (aggravate dal fatto che mi trascinavo appresso una valigia di 30 chili tutta incellophanata + uno zaino da saccopelista + un monospalla sulla panzetta) riesco a prendere un biglietto alla stazione dei treni e a montare sudato come un cammello su un vagone coi famosi "sedili duri"... naturalmente sono l'unico bianco e divento subito l'attrazione della giornata, specie per un bambino alto un metro e una banana che appena sa che sono italico comincia a scassarmi le scatole con Maldini, Vieri e compagnia sgambettante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo QUATTRO ORE QUATTRO di treno per poco piu' di 200 km scendo a Nanchino - il treno e' talmente pieno che non si vedono i nomi delle stazioni e devo rompere le balle a tutti quelli che mi sembrano minimamente svegli per sapere dove scendere - vengo praticamente rapito da tre ragazzini improvvisati tassisti e eccomi alla sospirata Nanjing Shifan Daxue. Grazie al cielo la mia stanza c'e', anche se la devo dividere con altri due loschi figuri (un francese-crucco-giapponese molto tranquillo e un crucco-crucco che invece se la tira parecchio e si vede che si diverte da matti a fare il bel tenebroso): piazzo la mia roba un po' qua un po' la' e faccio appena in tempo a dire buonanotte ai miei due colleghi che crollo vergognosamente come un pera alle otto e mezza di sera, per svegliarmi fresco come un ananasso alle 10 passate del giorno dopo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altre cose interessanti... ieri pomeriggio io e il collega francese siamo andati al Carrefour (o Jialefu che dir si voglia) in autobus con l'idea di comprare delle banane e invece siamo tornati con una bici ciascuno. Visto che prima o poi dovevamo comprarla... ce la siamo portata a casa per il modico prezzo di 200 yuan, piu'o meno 25 euri. E ragazzi, con la bici e' tutta un'altra cosa, basta avere gli occhi anche di lato e dietro la testa - perche' a Napoli in confronto guidano come dei signori - e vai che un piacere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le coreane sono delle gran donne... e mi secca dirlo, perche' dopo Byron Moreno e compagnia bella la simpatia non dovrebbe essere alle stelle, ma ragazzi, chi dice che le muse gialle non sono belle dovrebbero davvero ricredersi. Pure le autoctone prendono bene, a modo loro... gli uomini invece o hanno la classica faccia da triade di Hong Kong, oppure sono stilosi come pochi (girano certe pettinature)...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vabbuo', per ora non aggiungo altro perche' domani mattina all'alba mi devo tirare su e andare all'ufficio quarantena e poi dalla pula, e questo solo nella mattinata... Non ho ben capito come funziona la posta, nella casa dello studente cassette delle lettere non ce n'e', se volete provare a scrivere sarei contento ma non vi assicuro nulla... comunque l'indirizzo e' (prendete nota):&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;c/o Nanshan Hotel - North Building&lt;br /&gt;Nanjing Shifan Daxue&lt;br /&gt;122, Ninghai rd.&lt;br /&gt;210097 Nanjing - Jiangsu&lt;br /&gt;People's Republic of China&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E che il tofu ve la mandi buona... appena piglio una scheda cinese ve lo fo sapere, intanto vi dico che i messaggi mi arrivano ma non posso rispondere, e a quanto pare con la scheda cinese non si riesce a mandare sms nemmeno tra le diverse compagnie...&lt;br /&gt;Aspettate mie notizie,&lt;br /&gt;a presto!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paolo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13/09/2002&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciao giovani,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;arieccome per il secondo bollettino dalla terra dei musi gialli piu' numerosi che ci sono. Piu' che bollettino potrei chiamarlo "Forse non tutti sanno che..." oppure "Lo sapevate?"... La novita' piu' grossa e' che gli esami del sangue che ho fatto in Italia non vanno bene e pare che dovro' farmene altri qui a Nanchino. A dir la verita' l'idea non mi entusiasma, quasi quasi mi compro io una siringa e gliela porto cosi' magari sono un po' piu' tranquillo... ahi caralho!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'altro fatto, strambo ma decisamente piu' piacevole - o piacevolo che dir si voglia - e' che tutti i musi gialli, cinesi, coreani o giapponesi o che cazzo per esso, mi fermano ridacchiando e mi dicono che somiglio al caro Spice boy sir David Beckham... ma com'e' che nessuno me lo dice mai in Italia, porca mignotta? Fatto sta che oggi ho conosciuto tre giapponesine e tutte e tre hanno voluto la foto con il sottoscritto... io gli facevo volentieri anche l'autografo. Francesco, non fare il malizioso...&lt;br /&gt;Oggi ho pure fatto l'arbitro con tanto di fischietto in una partita tra giapponesi e cinesi o qualcosa del genere, e a un certo punto mi sono sentito un po' Byron Moreno.&lt;br /&gt;Un'altra cosa bella e' che le fanciulle non sono dei pezzi di ghiaccio come il 99% di quelle che conosci tra i musi bianchi... qui la conversazione con una giallina appena conosciuta si svolge pressappoco cosi':&lt;br /&gt;io - Ciao, come ti chiami?&lt;br /&gt;lei (o loro) - Mi chiamo Xinji (o che cazzo per esso). Lo sai che somigli a Beckham? Ah, e mi dai il tuo numero di cellulare?&lt;br /&gt;E la cosa figa e' che dopo ti chiamano veramente. Donne italiane e del mondo, imparate a non tirarvela da questo grande popolo. Eccheccazzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stasera - adesso e' quasi l'una di notte, probabilmente mi chiuderanno fuori dal sushe ma dopotutto... chissenefrega - visto che Nanchino a quanto pare ha fama di essere uno dei piu' grandi centri di vita notturna, sono giusto di ritorno da una discoteca nanchinese. Musica trance a palla ma un po' cosi', canzoncine coreane da bambini ma con base ultrapompata, sfilatini e sfilatine di moda ed effusioni lesbo tra conturbanti cubiste vestite di seta, sbirri con enormi tappi per le orecchie in mezzo alla folla, nanetti a torso nudo e tipe con magliette tipo Pokemon, e tutti che ovviamente si girano a guardarti e a dirti che somigli a Beckham - e cazzo, se fosse vero a quest'ora non sarei qui.&lt;br /&gt;Chissa' cosa mi riserva il futuro... io intanto spero solo di rivedere presto Kaori e Ryo, le due giapponesine che mi sposerei anche subito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo e' tutto per stavolta... la volta scorsa mi sono dimenticato di darvi il numero della mia stanza, e allora vi riscrivo il tutto...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nanjing Shifan Daxue (Nanjing Normal University)&lt;br /&gt;Nanshan Hotel - North Building - Room 211&lt;br /&gt;122 Ninghai Road&lt;br /&gt;Nanjing - Jiangsu 210097&lt;br /&gt;PRC&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ok? E adesso ho pure una scheda cinesina, solo che posso ricevere messaggi ma non spedirli all'estero. Comunque il numero e':&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;0086 138 13942803&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Haoba?&lt;br /&gt;Ciao ragazzi, state tranquilli – tranne te, Gualtiero Von Krappen – che sopravvivo e alla prossima!&lt;br /&gt;Un bacio alle fanciulle,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paolo &lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30834051-116739967458035590?l=inthemoodforpaolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/feeds/116739967458035590/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=30834051&amp;postID=116739967458035590' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/116739967458035590'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/116739967458035590'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/2006/12/i-bollettini-dalla-cina-20022003-early.html' title='I bollettini dalla Cina 2002/2003 - The early days'/><author><name>Paolo 保羅</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16958302272303842316</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_crCBLONSCxk/TIXxROKw3dI/AAAAAAAAAGY/wnSGkbZGvPw/S220/SAM_0423.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-30834051.post-116489822743799936</id><published>2006-11-30T15:42:00.000+01:00</published><updated>2006-12-10T21:32:22.953+01:00</updated><title type='text'>Memorie dal sottosuolo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;strong&gt;ovvero &lt;em&gt;come ho venduto l’anima al business e come ho ritrovato la luce.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora che mi sono riconciliato – per così dire – con il recente passato, è venuto il momento di tirare le somme della mia penultima esperienza umana e professionale. Lo faccio levando un ditino ammonitore, nella speranza che qualcuno apra gli occhi sulle nefandezze di cui rischiano di essere vittime certi sprovveduti orientalisti, tanto bramosi di ottenere il timbro che permetta loro di varcare le dogane della Repubblica Popolare quanto – ahimè – facili prede di entusiasmi immotivati e di nemici del popolo senza scrupoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fin dal giorno del mio primo ritorno da Canton, quell’infausto 14 ottobre 2005, le mie giornate erano state occupate da un unico pensiero: trovare il modo, a qualunque prezzo in termini di vite umane, per rimettere al più presto piede in quella terra fatata, novella Sorgente dei Fiori di Pesco. A quel tempo ero mosso, come ben ricordano i pochi sventurati che si arrischiavano ad incrociare la mia strada, dall’ansia di ritrovare i &lt;em&gt;loci amoeni &lt;/em&gt;che tanto mi avevano ammaliato, nonché di attuare un ricongiungimento familiare (ancorché improprio) con un sinuoso spirito volpe che avevo colà a malincuore lasciato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ero e sono tuttora conscio che, ormai, chi vuole entrare in Cina – e restarci senza essere costretto a fare mercimonio del proprio corpo – può farlo soltanto in veste di rispettabile e distinto uomo d’affari. Pur di portare a compimento il mio folle piano, dunque, mi ero ben presto rassegnato a mettere a tacere la vocina che mi ricordava insistentemente quanto avessi sempre disprezzato, dal profondo delle viscere, gli imprenditorucoli di ogni settore, provenienza e livello ignoranziale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In quei mesi bui, dunque, la mia attività principale era diventata quella di speditore di curricula e lettere di presentazione, redatti in tutte le lingue a me note e speranzosamente indirizzati a chiunque fosse titolare anche solo un sudicio tabacchino in zona Canton-Shenzhen-Hong Kong. Tanti “le faremo sapere” e “un profilo decisamente interessante”, ma nulla di concreto. Nemmeno durante la mia missione di un mese a Canton, nel marzo di quest’anno, ero riuscito a impietosire qualche impomatato cinghiale dal conto in banca a venti zeri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi, improvvisamente, a fine maggio vengo contattato da &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.morellato.com/"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;una nota azienda padovana di cui non faccio il nome&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;, produttrice di pregevoli cinturini per orologio in pelle umana e gioielli daily chic in latta, PVC e materiali di sfascio. L’azienda in questione cerca un volenteroso carnefice che per 3 anni, da un computerino sito nel neonato ufficio di Shenzhen, monitori le faccende logistiche e pungoli ferocemente i fornitori gialli in ritardo con le consegne. Ci penso un po’, mi sembra una strategia di ritorno alla base abbastanza indolore, e accetto di entrare a far parte di una di quelle “macchine che consentono lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo” (Silvio Berlusconi, convegno di Confindustria, 18/03/2006… poi non dite che parlo a sproposito).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Volendosi poi lasciar andare a pratiche cabalistiche, le coincidenze si sprecano: ho firmato il contratto il 06/06/06, alias il numero della bestia con qualche 0 in mezzo, data che il capo ridacchiando non ha esitato a definire “fortunata”. L’inizio del training di 2 mesi, propedeutico alla mia partenza per Shenzhen (la fogna a cielo aperto più agognata di tutta la Cina), era fissato per il 21 agosto, il giorno del mio ventisettesimo compleanno...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel frattempo mi sono preso la briga di ri-laurearmi, di prendermi 10 giorni di (im)meritato riposo con annessa timida tintarella, ed ecco giungere il gran giorno del mio ingresso trionfale nel Nord-est che produce (e, benché più raramente, fattura).&lt;br /&gt;Che quello non fosse il lavoro giusto, però, avrei dovuto capirlo fin dal primo momento: la mattina del fatidico lunedì 21 agosto boccheggiavo e farneticavo in preda a un febbrone a 39,5° che covavo già dalla sera prima. Proprio quel lunedì, tra l’altro, mi sarei dovuto presentare in un albergo a 25 stelle per la presentazione delle nuove linee (richieste giacca e cravatta). Primo giorno di lavoro e annesso canvass (pare sia questo il termine che va per la maggiore nel mondo che conta) slittati per forza di cose: non male come inizio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando finalmente – dopo un’ora di macchina all’andata, destinata a diventare ben più lunga al ritorno, su una delle strade più temute e trafficate della regione – mi sono presentato nel prestigioso ufficio consacrato alla logistica industriale, ho scoperto che in quello stanzone tipo seminterrato, funestato da condizionatori a pieno regime e zanzare tigre, non solo non avevo nemmeno un computer a disposizione, ma nemmeno un tavolo e tantomeno uno straccio di sedia. Uniche risorse disponibili: carta e penna portate da casa (il materiale aziendale, mi si è detto in confidenza, viene usato soltanto nelle occasioni ufficiali), un angolo di scrivania strappato a una neocollega visibilmente seccata, e lo sgabello a tre gambe rivestito in ragnatele ed ecopelle (anche quello portato da casa) che un’altra neocollega usava come poggiaborse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ebbene sì, sotto questi lugubri auspici debuttava la mia esperienza di Logistic Assistant Manager in una delle aziende di punta del miracolo nordestino. Sul mio futuro di businessman si stavano già addensando nuvoloni che nemmeno il Giuliacci dei tempi d’oro avrebbe saputo fugare. Una sfortunata successione di tragici eventi che – non c’è da stupirsi – alla fine mi ha spinto all’autolicenziamento.&lt;br /&gt;Ma passiamo in rassegna uno per uno i miei idoli polemici aziendali:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;L’AZIENDESE, ovvero I TURBAMENTI DEL GIOVANE LINGUISTA&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel mio sforzo, presto rivelatosi di imbarazzante inanità, di intrattenere rapporti il più possibile amichevoli con gli altri animali imprigionati nella gabbia della logistica industriale, ho fatto il giro dei suddetti per le presentazioni di rito. Quando, arrivato a una trentacinquenne dal viso deturpato dal fondotinta, do le mie generalità, mi sento ribattere: “Ah, tu sei &lt;em&gt;la figura &lt;/em&gt;che affiancherà xxx nell’ufficio di Shenzhen”. La figura intercambiabile? La figura in basso a destra? La figura da culo? Lascio a voi, oltre alla scelta tra le succitate opzioni, anche l’ingrato compito di trarre le dovute conclusioni sullo sfacelo cui va incontro la nostra bella lingua italiana. Da notare che la suddetta impiastricciata trentacinquenne è la stessa personcina che si faceva bella dei suoi numerosi soggiorni statunitensi, e che ripeteva "guarda che 100 bancali di pelli non sono mica &lt;em&gt;peanuts&lt;/em&gt;!"&lt;br /&gt;Per non parlare di tutti i &lt;em&gt;monstra vel portenta&lt;/em&gt; linguistici che hanno offeso il mio schizzinoso orecchio amante della classicità, come &lt;em&gt;manutentare &lt;/em&gt;(che ho scoperto essere una versione nostrana dell’inglese &lt;em&gt;to manage&lt;/em&gt;… ma non suonava meglio &lt;em&gt;gestire&lt;/em&gt;?), &lt;em&gt;ingressare &lt;/em&gt;(regolarmente corretto da Word con &lt;em&gt;ingessare&lt;/em&gt;), &lt;em&gt;interfacciarsi&lt;/em&gt;... mi veniva da rigozzare. Effetti ancor più devastanti sulla mia peristalsi avevano tutte le parole starnazzate da mattina a sera in un inglese d’accatto (fammi un &lt;em&gt;double-check&lt;/em&gt;, passami il &lt;em&gt;form&lt;/em&gt;, gli ho scritto un &lt;em&gt;paper&lt;/em&gt;, mandiamo tutto alla &lt;em&gt;factory&lt;/em&gt;, e poi la &lt;em&gt;vision&lt;/em&gt;, la &lt;em&gt;mission&lt;/em&gt;, il &lt;em&gt;retail&lt;/em&gt;, il &lt;em&gt;brand&lt;/em&gt;, il &lt;em&gt;fashion&lt;/em&gt;… diocristo), per le quali nessuno si è mai posto il problema di usare gli equivalenti italiani. Sarò anche un &lt;em&gt;finger&lt;/em&gt;, sarò anche troppo provinciale, ma sono pur sempre, per quanto scadente, un traduttore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;LA DEVOZIONE ALLA CAUSA, ovvero PER CHI SUONA LA SIRENA&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una delle prime cose che mi hanno sgradevolmente colpito è che alle 18, al suono della sirena che annunciava la fine del turno (ma che ricordava tragicamente un allarme antiatomico), mentre i colleghi di tutti gli altri uffici si dileguavano a una velocità che aveva dell’incredibile, la sporca dozzina della logistica industriale rimaneva imperturbabile al proprio posto, come il Mortadella dei tempi migliori. Io, che fin dalla mattina lottavo con una persistente narcolessia e mi sforzavo in tutti i modi di apparire operoso con il mio patetico blocco a righe e il mio manuale per l’uso del futuro ex gestionale, scattavo come una molla. Immagino già quelli che, tra voi, hanno ben più esperienza di vita da sottoposti tacciarmi di pigrizia e delle più turpi empietà, non ultimo il tradimento della missione aziendale e il surrettizio sabotaggio delle politiche d’impresa. L'impresa l'ho già tradita a sufficienza il giorno che ho piazzato la Yaris in una zona priva di qualsivoglia segnale di "riservato", ma da cui una solerte inserviente mi ha prontamente cacciato senza addurre veruna spiegazione... evidentemente "per tradizione" era lì che i pezzi grossi usavano parcheggiare il bolide.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;IL GESTIONALE, ovvero NELL’ATTESA DELLA TUA VENUTA&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non avevo ancora nemmeno imparato i nomi dei 12 apostoli che si affaccendavano nell’ufficio, che già tutti si premuravano di ammannirmi preziosi consigli a proposito dell’uso del programma gestionale colà impiegato. Fin qui niente di sorprendente, my darling, visto che tutta la baracca sta in piedi solo grazie a quell’agglomerato di byte e ipertesto. La cosa seccante è che a breve il vecchio programma sarebbe stato sostituito da un altro, a detta di tutti – che non l’avevano mai visto né provato in vita loro – più facile da usare, più versatile, più funzionale, più questo, più quello, più ir budello di tu ma’. Ecco perché, sconvolto dal modo in cui gli esseri umani riescano a trascinare le loro squallide esistenze nell’attesa di un qualcosa che – ammesso che si degni di manifestarsi – non cambierà di certo il loro mondo, ho affibbiato al nuovo gestionale il nome in codice “Messia”.&lt;br /&gt;Memorabile il giorno in cui, allo scoccare della pausa delle 12:30, ho scoperto di essere stato calorosamente invitato (leggi: precettato, pena ritorsioni) a un pranzo di lavoro ordito dal capoufficio. Non avendo un computer, né tantomeno un recapito aziendale, non avevo ricevuto nessuna comunicazione: infatti il capo, seduto ogni santo giorno a due metri dal mio angolo di scrivania, si era limitato a scrivere un’e-mail al resto dell’ufficio, senza minimamente prendersi il disturbo di dirlo a voce. Immagino che pure i colleghi abbiano dato conferma di partecipazione tramite e-mail, le e-pistole sono poi arrivate nel computer del capo, due metri più in là se non di meno, e il tutto si è consumato in un religioso silenzio che non ha rischiato di turbare la sacralità dell’opera impiegatizia.&lt;br /&gt;Accecato da un’incazzatura di proporzioni ciclopiche e punzecchiato dagli sguardi di rimprovero e dai commenti dei colleghi (“guarda… è meglio che vieni”), vado al pranzo e scopro che è stato convocato per… illuminarci ancora una volta sui multiformi benefici che trarrà l’impresa dall’adozione del nuovo gestionale. Un’ora e mezza sprecata ad ascoltare il boss, seduto in mezzo ai sottoposti come Gesù tra i suoi 12 ignoranti di fiducia. Io, invece, ero il Giuda del lotto. Ciliegina sulla torta, in barba al fatto che fossimo “invitati”, ognuno si è pagato il rancio. Il capo ha magnanimamente offerto il caffè.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;IL COMPUTER, ovvero L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELL’HARDWARE&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nonostante fin dal primissimo giorno avessi chiesto, a costo di risultare finger, rassicurazioni sulla possibilità di rimediare un pc, solo un mese dopo qualcuno si è degnato di rifilarmi un portatile mezzo scassato (evidentemente quelli a schede forate erano finiti), credo riesumato per l’occasione dai magazzini di una sede ungherese in disarmo. Per la password d’accesso, invece, sono serviti un’altra settimana e ulteriori solleciti da parte del sottoscritto. Potete immaginare che soddisfazione sia stata per me constatare che uno sfigato assunto una settimana dopo di me, corredato di panza e di pelata, già il giorno dopo l’arrivo disponeva di una scrivania tutta per sé e di un computer di ultima generazione con schermo piatto, mouse ottico, masterizzatore, macchinetta per caffè, titillacapezzoli e vibratori di svariate fogge, anche provvisti di zigrinature.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;EPIDERMIDI ASSORTITE, ovvero RICONOSCERSI A PELLE&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È proprio vero… quando si vuole a tutti i costi ottenere qualcosa non c’è remora morale che tenga. Io me ne sono accorto quando ho messo la mia firmetta sotto un contratto in cui figuravo come “impiegato settore pelle 5° livello”. Proprio io, che ho alle spalle anni di vegetarianismo militante – esclusi i soggiorni cinesi… vi autorizzo a darmi del pirla, ma provate voi a sopravvivere in un posto dove qualunque cosa si muova diventa cibo nel giro di cinque minuti, poi ne riparliamo – nonché qualche mese da vegano.&lt;br /&gt;E ora, massima nemesi storica, eccomi a prestare la mia opera in un’azienda che, per produrre i suoi lerci cinturini, non esita a far scuoiare qualsivoglia bestiaccia, persino esseri che nemmeno immaginavo si potessero conciare: non solo vacche, alligatori, coccodrilli, iguane e lucertoloni vari (come questo famoso tejus che, mi si dice, è una specie di iguana meno... pregiata), ma razze, squali, elefanti e persino pesci persici… a casa mia la pelle del pesce di solito la si dà al gatto, ma lì nessuno sembrava essere minimamente toccato dalla questione. Beh, forse ho esagerato, qualcuno dava ancora prova di toccante sensibilità: lo ammetto, una volta ho sentito la commerciale lamentarsi del fatto che i cinturini in elefante non vendevano perché “l’elefante fa tenerezza”.&lt;br /&gt;Il magazzino si ritrovava pertanto invaso da scatoloni interi di pelli proditoriamente asportate a rettili mezzi estinti, che (per questioni di dogana e di licenze) non si potevano più utilizzare… nemmeno per rinnovare il look del solito, misero sgabello tripode. Uno sciccoso rivestimento in iguana rosa shocking gli avrebbe donato.&lt;br /&gt;Oltre al rimorso e alla vocina della coscienza, in ogni caso, ben altri sono stati gli spiacevoli risvolti: la puzza nauseabonda che offendeva le mie delicate narici ogniqualvolta mettevo piede in magazzino, lo schifo che ispiravano i rotoli di pellacce lerce sciorinate sulle scrivanie dei vicini e – last but not least – la noia di sentire la collega berciare al telefono “abbiamo solo dieci alligatori in casa”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;IL FUSO ORARIO, ovvero ALL’IMPROVVISO UNO SCONOSCIUTO&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno dei motivi fondamentali nella mia decisione di mollare è stato il triste presagio di un’esistenza consumata inchiodato a un computer, in uno squallido loculo, al 67° piano di un gelido palazzone nella città del miracolo cinese. A prospettarmi questo tristo scenario non è stata solo la mia innata pigrizia, bensì l’inconfutabile fatto che alle 18 italiane (corrispondenti, all’epoca, alla mezzanotte in Cina e HK) sussisteva ancora, tra l’ufficio padovano e quelli cinesi, un intenso carteggio telematico condito da interminabili conversazioni telefoniche. Se è vero che il contratto-capestro prevedeva la fine del turno alle 18 ora cinese, quando da noi ancora non è arrivata la pausa pranzo… anche se – Iddio me ne scampi – non mi chiamo Levi Montalcini, ho fatto presto a tirare le mie conclusioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;(Logica) conclusione&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giunto ben presto al punto di saturazione e stufo di sentirmi chiamare anche a casa “Bristow” come l’impiegatino dei fumetti, alle ore 16 del 25 settembre, tra gli sguardi increduli di capo e colleghi, ho dato le dimissioni. La mia vicina di scrivania, dandomi l’addio di rito, ha scritto su una cartaccia che ha poi subito strappato le parole “I’m looking for a job”. E io che pensavo di essere l’unico a rendermi conto della situazione. Così, la sera stessa, ho ripreso il mio vecchio lavoro di insegnante. Ho rinunciato a tre anni spesati di Cina (complice un progressivo e definitivo deterioramento dei rapporti con lo spirito volpe di cui sopra) e non contribuirò a promuovere il made in Italy nel globo, ma almeno non sprecherò la mia già di per sé misera esistenza, e soprattutto non devo leccare il culo a nessuno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E per concludere con una dotta nota letterario-linguistica cito il buon Tao Yuanming, o Tao Qian, poeta la cui famosa espressione “non piegarsi per cinque staia di riso” (不为五斗米折腰 &lt;em&gt;bu wei wu dou mi zhe yao&lt;/em&gt;) è diventata proverbiale in cinese moderno, dove viene usata per riferirsi a chi rifiuta di svendersi in cambio di una ricompensa ridicola. Ecco, io per cinque staia di riso non mi piego. Anche perché, come recita un altro proverbio sino-livornese sconosciuto ai più, chi si china lo piglia facilmente nel cacapranzi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;strong&gt;P.S.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Della mia collega che ha resistito alle torture ed è partita per Shenzhen nessuna notizia. Probabilmente dalle 7 del mattino fino alla mezzanotte assapora le gioie della logistica industriale, in una città che sembrerebbe invivibile persino al milanese più depravato. Peccato, non può nemmeno godersi il fatto di vivere nella metropoli cinese con la più alta concentrazione di mignotte/m2.&lt;br /&gt;Un mio collega sinologo della SSLMIT, dopo aver manifestato un certo interesse per il posto lasciato libero dal sottoscritto, ha misteriosamente rifiutato. Altri miei colleghi, altrettanto misteriosamente, si sono guardati bene persino dal mandare un curriculum nonostante l'indigenza in cui all'epoca versavano .&lt;br /&gt;Una fanciulla attualmente impiegata nella sede di HK dell’azienda sta seriamente meditando di tornare dal vecchio datore di lavoro giallo, da cui era scappata a gambe levate perché… la faceva lavorare troppo.&lt;br /&gt;Fu vera gloria? Ai tejus l'ardua sentenza.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30834051-116489822743799936?l=inthemoodforpaolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/feeds/116489822743799936/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=30834051&amp;postID=116489822743799936' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/116489822743799936'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/116489822743799936'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/2006/11/memorie-dal-sottosuolo.html' title='Memorie dal sottosuolo'/><author><name>Paolo 保羅</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16958302272303842316</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_crCBLONSCxk/TIXxROKw3dI/AAAAAAAAAGY/wnSGkbZGvPw/S220/SAM_0423.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-30834051.post-116454208125820398</id><published>2006-11-26T12:49:00.000+01:00</published><updated>2007-01-03T16:49:17.806+01:00</updated><title type='text'>A grande richiesta, ma un po' meno... i bollettini dalla Cina 2002/2003</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Ed ecco qua, per completezza documentale, quello che sono riuscito a recuperare dei bollettini spediti nel corso della mia primissima escursione nel Paese Giallo (settembre 2002-luglio 2003, SARS inclusa). Qualcuno, in un angolino polveroso del suo disco rigido, ha ancora il primo bollettino da aggiungere alla lista qui sotto? Io l'ho perso definitivamente, ma forse non v'è di che rammaricarsi.&lt;br /&gt;Buona lettura, 慢慢讀.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[...]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ca. 16/11/2002&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nimen hao!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E anche se mi avevate dato per disperso (speravate, eh?) adesso sono tornato a dare qualche segno di vita, anche se come sempre non ce la faccio a rispondere a tutti singolarmente… mi sentivo davvero troppo in colpa, e allora ho preso il coraggio a due mani – niente battutine – e me so’ ributtato naa stesura der bollettino de guera daa Cina con furore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ormai sono qua fisso da due mesi e una settimana, e per ora non mi muovo… anche perché sto seguendo tre corsi ultracazzuti di cinese in varie salse, e visto che non è che smanio per andare a lezione ogni mattina (qualche volta, per motivi a me del tutto oscuri) ogni tanto me la batto e vado in giro a fare cose più interessanti che imparare a memoria parole che nessuno usava più già 100 anni fa. Al che i prof continuano a menarmela con la storia che se non vado a lezione non solo non ho più diritto alla borsa di studio gentilmente offerta dal governo dei Musi Gialli, ma che mi possono anche sbattere fuori a calci in culo dal comodo (e spesato) alloggio che condivido col tenebroso tedescone. Ho pure dovuto fare degli esami assurdi praticamente sotto minaccia, una cosa incredibile. E poi non puoi stare a casa un giorno per i cazzi tuoi che subito lo sa tutto il campus, e se qualcuno di quei cagacazzo dei tuoi compagni di classe coreani ti becca in giro sei finito, il giorno dopo tutti a stressarti e perché ieri non sei venuto a lezione, e cosa avevi da fare, e guarda che il prof ha chiesto di te e che palle quadre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma a parte la cosiddetta scuola continuano anche la vita notturna e la movida nanchinese. Anche se i posti fighi non sono tantissimi ormai conosco più posti per andare a spassarsela di un qualunque autoctono. E il mio status di straniero mi ha pure procurato una “VIP card” (40% di sconto su tutta la sbobba, 60% sulla sbobba importata. Evvai!) per il rinomato “Orgies Bar”, forse la disco più bellina se togliamo i cinesi piani come gubane che ballano come deficienti su una specie di palcoscenico rialzato vicino alla console. Altri posti li stiamo scartando a poco a poco, perché a quanto ci si dice fanno la stessa musica da 3 anni (e che musica… dopo la prima mezz’ora di musica figa, tipo house o simile, cominciano le porcate del genere “Who let the dogs out” e “What’s up”, poi parte il r’n’b di terza categoria, e quando finisce la musica tutto sommato ascoltabile, via con la merda spagnoleggiante o col reggae contro l’intestino pigro!), e non solo, ma la scaletta rispetta anche un ordine ben preciso e immutabile…&lt;br /&gt;Ieri sera gran party internazionale al “Banana” (Marco, niente a che fare col noto locale per culacchioni alle Halles, quello che ti piaceva tanto, coi camerieri mezzi nudi e il bancone leopardato… a proposito, ti fa ancora male a sederti?), troppi stranieri, troppe puttane pagate da facoltosi manager panzoni pelati e sudaticci, ma un’ora di drink gratis, e questo basta per un voto positivo alla serata. Oh yeah.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi io e il crucco siamo partiti per una missione molto difficile: trovare dei bei vestiti da veri mafiosi, tipo i completi dei cinesi alla stazione di Montebelluna, musi gialli al 100%. Dopo aver girato i vicoli in bici tutto il pomeriggio e dopo aver visitato i veri negozi dove vanno i gialli, mica i megacentri commerciali dove vanno solo i manager occidentali, i cornutazzi a stelle e strisce e i cinesi con la grana (e anche tanta), abbiamo deciso che forse non ci teniamo proprio così tanto a sembrare dei veri cinesi, e per ora abbiamo lasciato perdere. In compenso ho preso un paio di guanti, che mi torneranno utili adesso che comincia a fare freschino e girare in bici non è più piacevole come prima…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E a proposito, adesso finalmente anche la mia bici azzurrina comprata al Carrefour ha la sua bella targa, adesso non sono più un clandestino delle due ruote e posso girare tranquillo e andarmene dove cazzo mi aggrada. Sì, perché qua dai musi gialli pure le bici hanno l’immatricolazione, come le macchinine. E avere quel pezzettino di plastica è un’operazione veramente pittoresca… Prima di tutto bisogna andare alla stazione di polizia con lo scontrino della bici e un documento (a me e al mio amico avevano prima chiesto il passaporto, ma io me la sono cavata col permesso di soggiorno e lui con la fotocopia della carta d’identità europea… la serietà innanzitutto). Poi da un angolino esce un tipo portandosi dietro un tavolo da falegname e una cassetta degli attrezzi, esamina la bici, biascica qualcosa di incomprensibile, e compila una specie di patente che il bravo ciclista dovrà sempre portare con sé, in cui sono segnati marca, colore, modello della bici eccetera. Nel frattempo intorno al tavolo si è radunata la solita folla di curiosi che non si fanno mai i cazzi loro, fissano divertiti gli stranieri con la bici, e pensano “ma perché non si comprano una macchina, loro che c’hanno la grana?”. Poi il tipo smartella un numero di serie sul telaio con uno strambo strumento di tortura, avvita la targhetta sul manubrio e il gioco è fatto, per la modica cifra di 8 yuan o 2 euro che dir si voglia. Che poi la targa è una roba strana, un pezzo di plasticaccia con il numero, solo che un pezzo, su cui appare solo metà del numero di targa, si sfila e va tenuto come prova che quella è proprio la bici che risulta dalla “patente”, il tutto nella speranza di evitare furti e cose varie. Le pensano tutte, i piccoli bastardi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Capitolo cibo… ormai la mensa la diserto regolarmente, salvo quando sono veramente di fretta. Costa troppo e la sbobba è ‘na schifezza, né cinese né occidentale, avreste dovuto vedere il tentativo di spaghetti alla bolognese dell’altro giorno, roba da far venire un nodo all’esofago. In compenso appena fuori dall’università ci sono tremila posti dove si mangia mille molte meglio e non si spende una fava. Nota di merito alle zuppe strapiccanti del tizio del Sichuan, con una di quelle perdi la sensibilità della bocca, piangi come un vitello, ti cola il naso e il sudore sgorga copioso per la sofferenza. Ma il mio corpo ormai comincia ad abituarsi, adesso ogni volta che vado in questo posto appena mi siedo comincio già a sudare e a sentire l’adrenalina, l’organismo già sa che si deve preparare a una lotta contro il bastardissimo peperoncino. Ma anche senza soffrire così tanto si mangia veramente da dio, neanche da mettere con la cucina cinese come la conosciamo in Italia… memorabili colazioni a base di riso saltato con uova e pomodoro, scorpacciate di pesantissimi baozi (quegli affaretti cotti al vapore e pieni di una strana bestia o verdure), spuntini alle 4 di mattina con wanton e spiedini di una strana sogliola arrosta e strapiccante come al solito, spanzate incredibili di fonduta cinese, quella col calderone bollente in cui ciascuno si cuoce da sé la sua sbobba (menzione dovuta ai cubetti di sangue di oca, che detto così pare ‘na roba orribile, ma è una figata… a proposito, per chi avesse ancora dei dubbi, dopo 5 anni da rispettoso vegetariano ho preferito adeguarmi allo standard cinese del “mangia tutto quello si muove ed è meno veloce di te”) e che per ora è insuperata nella mia “dinner list”… ragazzi, fatta eccezione per il grana la pappa italiana ancora non mi manca…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi procede bene anche il mio compito di grande responsabilità, cioè il lavoro come maestro di inglese alle elementari… non sarà un lavoro “challenging” (come si dice in italiano?), ma almeno mi pagano bene e me la passo per 2 giorni alla settimana. In più piaccio ai piccoli bastardi gialli e persino ai loro genitori, il che per un fottuto diavolo straniero non è cosa da poco. La cosa è andata così: dopo quasi due mesi di questo lavoro, nella scuola c’è stato una specie di “open door day”, con una marea di genitori ad assistere alle lezioni di inglese tenute appunto dai fottuti diavoli stranieri, nella fattispecie io e i miei 3 colleghi. Ogni genitore aveva un questionario da compilare, tutto per approvare o condannare il metodo di insegnamento del diavolo straniero in questione, sembrava veramente una roba da nazisti. Ma è andata bene, i gialli hanno detto sì, e per me è in arrivo pure un aumento di stipendio. E vai col tango.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E adesso che c’è stata la sedicesima plenaria del Partito (ma io preferisco chiamarlo “il party”, suona più divertente), ieri in tv hanno presentato uno per uno tutti i benedetti nuovi personaggi alla ribalta: foto in uniforme su sfondo rosso, nome e falce e martello in oro (quello che finirà nelle tasche di questi cialtroni adesso che sono pezzi grossi, se già non lo erano prima), e per ognuno 4-5 minuti di bla bla bla su quanto bene hanno servito il popolo, e via col servizio che li mostra mentre abbracciano bambini e danno l’estrema unzione a malati terminali, e visto che tutti questi personaggi non sono pochi… beh, io ho acceso la tv alle 7 di sera ed era cominciato da un pezzo, e alle 10 la fine era ancora lontana. Alla fine ho preferito vedermi una specie di Turisti per caso versione cinese, con 4 mentecatti a Hong Kong, e finalmente ho avuto la conferma che a Hong Kong il cinese non lo capiscono manco per il cazzo, ogni volta che i mentecatti rivolgevano la parola a qualcuno dovevano ripetere la frase 3 volte, un po’ come un siciliano a Trieste.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Adesso me ne vado a mangiare qualcosa, è l’ora in cui i cinesi fanno lo spuntino del dopocena e io non ho ancora pappato niente. Insieme al bolletino de guera finalmente vi mando anche qualche foto, così vi fate un’idea di quello che succede da queste parti, e anche del decadimento fisico e morale del sottoscritto… ciao a tutti e alla prossima!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paolo Chang&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ca. 01/12/2002&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dajia hao!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal silenzio totale a un’esagerazione di notizie… si vede che ultimamente non ho un cazzo da fare, vero? La vita a Nanchino prosegue, aspettando le vacanze d’inverno che nessuno sa bene quando cominciano e soprattutto quanto durano… Sarebbe anche ora di andarsi a fare un giretto dalle parti dei “teroni” cinesi, che pare che in inverno non sia niente male...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo scorso fine settimana comunque me lo sono fatto a Shanghai, allegramente solo visto che la guapa china quei giorni lavorava, e me la sono passata da dio. Dovevo andarci per forza per sbrigare un po’ di scartoffie al consolato italiano, il che è stato abbastanza divertente perché appena entrato ho subito sentito venire fuori da un ufficio una scarica di “Ahò, li mortacci, ‘sti zozzoni fii de ‘na mignotta, tze tze”, nonché qualcuno che al telefono parlava cinese con un agghiacciante accento de Centocelle, e poveraccio er cinese dall’altra parte del telefono, che sicuramente non avrà capito una beata mina.&lt;br /&gt;Fatto quello che dovevo fare per forza mi sono dato al cazzeggio, e a Shanghai di spazio ce n’è abbastanza… per prima cosa una puntatina in un bar italiano per un caffè, un caffè vero, e non il piscio di gatto che i bastardi cazzoni a stelle e strisce hanno insegnato a fare ai cinesi spacciandolo per made in Italy. Tra l’altro, se vi interessa, in Huaihai lu Luciano (Benetton, per i non intimi) ha appena aperto un meganegozio a tre-quattro piani, roba per veri musi gialli sboroni.&lt;br /&gt;Poi, camminando sempre su questa viuzza lunga quattro-cinque chilometri, casualmente incontro due mie leggiadre amiche dell’università, una tedesca e un’americana (ma mezza italiana, quindi va bene), e in un attimo i piani per la serata sono a punto. Così il resto della giornata passa via tra quartiere francese, quartiere cinese, shopping e tour culturale in librerie e ristorantino “solo wanton”, una dormitina per ripigliarsi, poi alle 11 appuntamento in the street e comincia il tour… prima in un bar minuscolo ma con musica figa, la prima volta che sento house degna di questo nome qui in Cina. Peccato per i troppi stranieri (leggi: troppi americani), e soprattutto per i manager abbrancicati a gialle stragnocche e troie da far paura che pendono dalla carta di credito del bianco con la grana. Schifo. Poi pausa pizza, e via in un altro posto a due passi. Un po’ di cazzeggio nel locale, tanto per fare i fighi, e poi destinazione Buddha Bar, mi dicono che somiglia un po’ a quello che c’è a Parigi ma non saprei, comunque musica ottima e posto bello, pista con statue del caro vecchio Buddha in tutte le salse. Peccato anche qui che la festa venga rovinata dai soliti cornutazzi a stelle e strisce, che attaccano discorso in maniera grezzissima con le due tipe e, chissà perché cazzo, si prendono la libertà di rivolgermi la parola. Segue il dialogo con uno di questi bisonti biondini pompati a furia di football, ormoni e merda varia che ormai gli hanno fottuto il cervello.&lt;br /&gt;“And what’s your name, man?” (e quando uno mi chiama “man” già cominciano a girarmi vorticosamente)&lt;br /&gt;“Paolo”&lt;br /&gt;“Where are you from, man?” (aridaje)&lt;br /&gt;“Italy”&lt;br /&gt;“Have you been to the States?”&lt;br /&gt;“No”&lt;br /&gt;“Go there, man, go there”.&lt;br /&gt;Sì, col cazzo che vado a mischiarmi a voi microcefali della guerra preventiva che venite qua, vedete tutti i cinesi che vanno in bici perché con il loro stipendio da fame la macchina se la sognano, e ve ne uscite allegramente con un “Ma guarda te, ai cinesi piace proprio tenersi in forma!”. Spero con tutto il cuore che mi è rimasto che l’operazione Mao Donald (l’avete letta la storia di Benni sul sito della Repubblica? Se è ancora in rete andate a darci un’occhiata) vada veramente in porto.&lt;br /&gt;E così, nonostante le spiacevoli parentesi stars and stripes, mi sono tuffato allegramente nella notte (più che altro nell’alba) shanghaiese, in tre giorni ho dormito qualcosa come 6-7 ore a farla sporca, e alla fine sono tornato alla base il sabato sera, crollando vergognosamente sul letto alle 10 di sera...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un capitolo a parte merita la meravigliosa vita del sistema di riscaldamento… da un due-tre settimane hanno acceso l’impianto centrale della nostra palazzina, e non so se è perché si aspettano un inverno siberiano, ma se solo si osa accendere per cinque minuti il termosifone ci si ritrova la camera trasformata in atollo tropicale, con tanto di atomica francese e barriera corallina. Il brutto è che anche a termosifoni spenti ci si rosola di brutto, grazie agli enormi tubi scoperti che attraversano la camera e che portano l’acqua strabollente in giro per l’edificio. Tra l’altro passano proprio vicino al mio letto – il solito culo – in modo che, quando la mattina accendono il riscaldamento, l’afa equatoriale che si sprigiona dai fottutissimi tubi funziona come una sveglia, prova te a dormire con una roba che pompa 150 gradi vicino alla testa. Qualche giorno fa, poi, mi sono stiracchiato in modo evidentemente troppo arrogante e sono andato a toccare col gomito uno dei suddetti tubi. Risultato: ustioni di terzo grado sul braccio (ho ancora una bella cicatrice) e bestemmie a profusione, che ho anche dovuto tradurre per il coinquilino.&lt;br /&gt;E il sistema di riscaldamento in sé farebbe inorridire qualunque ingegnere per l’ambiente o anche solo qualunque persona di buon senso (Checco, sull’accostamento “ingegnere” e “persona di buon senso” lo so che avrai da ridire), visto che l’acqua calda non gira in circolo come dovrebbe, ma parte da un capo della casa e alla fine del percorso viene pisciata fuori a una pressione incredibile da dei rubinettoni che danno sul viottolo. Tra l’altro questi rubinetti, oltre alle nuvola di vapore che pare di essere in una sauna a cielo aperto, fanno veramente un casino infernale e contribuiscono efficacemente all’effetto sveglia di cui sopra. Ho anche filmato il tutto, casomai qualcuno non credesse possibile una porcata di dimensioni talmente ciclopiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E sempre per il capitolo rumori molesti, sono carine le autobotti che passano continuamente per le strade pisciando acqua mista a qualcos’altro che dovrebbe fare da disinfettante (sul significato del verbo “disinfettare” in cinese sono in corso studi a livello mondiale). Già la cosa in sé fa ridere, ma ancora peggio è la musichetta sparata in loop dagli altoparlanti, una specie di suoneria da cellulare a volume stratosferico, e stonata da far paura, che persino gli autoctoni trovano pessima. Naturalmente dalla mia camera riesco a sentire comodamente quando parte l’operazione Strade Pulite (ma a quanto pare è semplicemente Strade Bagnate) in qualunque parte del centro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Domani ricominciano scuola e lavoro, ore 8 appassionante lettura e commento di un infinito racconto di quella bagasciona di Zhang Ailing, ore 13 lezioni di inglese ai piccoli bastardi, e poi pomeriggio a preparare un discorso per la lezione di cinese orale. Che culo, che culo che ho, come diceva Alfredo Nardone…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Adesso me ne vado a mangiare qualcosa, lo stomachino protesta. Vi farò sapere se ci saranno cambiamenti epocali nella mia vita, se la mia Weltanschauung verrà sconvolta in modo irreversibile, se deciderò di farmi buddista e ritirarmi a mangiare radici e a inchiappettare ignare capre di montagna, ma più probabilmente vi farò sapere delle gran stonfe che stiamo tirandoci il venerdì sera. Come l’altra sera quando, disperato per la scarsità di alcool e allucinogeni, il buon Moritz è stato preso da un raptus autolesionista e si è sparato in un colpo solo due pillole di una medicina giapponese fortissima + un’aspirina + una dose da cavallo di caffè istantaneo, e dopo un po’ ha cominciato ad avere visioni quasi lisergiche accompagnate da tachicardia e dal cosiddetto “tremasso” (per chi ricorda Nando, “el gà scuminsià a tremar, ghe xe vegnùo el tremasso… vibrassion, allucinassioni… xe stà un casin”).&lt;br /&gt;E allora alla prossima, statemi bene e cazzo, scrivetemi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paolo Wang&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ca. 16/12/2002&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A grande richiesta, arieccome…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo tre giorni di pioggerella fine fine di quella che non fa danni ma rompe le palle, oggi si è messo addirittura a nevicare! E via con lo sclero generale della serie “la neve, la neve, è arrivato Natale” e roba del genere. A parte il fatto che io il giorno di Natale faccio lezione normalmente – ma non è che alla fin fine mi cambi tanto – non mi pare proprio il caso di darsi a facili entusiasmi festaioli… ma la lontananza da casa ha dato alla testa a più di qualcuno, specialmente tra i crucchi. A quanto pare non riescono proprio a fare a meno di questo cacchio di Natale alla nordica. Mi hanno addirittura invitato a una festicciuola per l’inizio dell’avvento, con tanto di corona trash di fogliame assortito, accensione di candelotti e cd con cori nazisti di montagna. Alla fine non so se pareva più un funerale, una messa nera o una commemorazione in onore di Adolfo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fortuna che, a spazzare via queste porcate, in camera nostra è arrivata una ventata di sana italianità… ci siamo fatti prestare da un coreano uno strano strumento di cottura, ci siamo procurati due pacchi di spaghetti italiani dal negozio di roba importata “Exotic food”, abbiamo tirato fuori il pesto Barilla – avete letto bene, pesto Barilla orrigginalo! – portato direttamente da Friburgo dal mio collega franco-giappo-crucco, ci siamo messi all’opera e dopo qualche difficoltà finalmente è arrivato un chilo di veri spaghetti al pesto… se sorvoliamo sulle scodelle monouso e sulle bacchette, c’era veramente da commuoversi. Fortuna che il sottoscritto si è messo al lavoro come cuoco di casa impedendo ai crucchi di fare porcherie lasciando gli spaghi nell’acqua per intere ere geologiche. Parola d’ordine “al dente”, morte allo spaghetto nordico buono solo per attaccare i manifesti. E alla fine tutti hanno apprezzato, tranne il tipo estone che se non mangia goulasch e patate a colazione, pranzo e cena non è contento, ma dopotutto sono solo cazzi suoi, no?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi è successo l’irreparabile. Ero seduto nel ristorantino appena fuori dall’università, e stavo facendo colazione e pranzo due in uno, bello rincoglionito dopo il sabato sera. Dopo un attimo al tavolo si siede una fanciulla cinese; comincia a fissarmi, e fissa e fissa e fissa... niente di nuovo, ormai ci si fa l’abitudine, il muso bianco che mangia le stesse cose che mangia il muso giallo è sempre uno spettacolo interessante. Il brutto è che dopo un paio di minuti la tipa mi chiede “Sei cinese?”. E io ci resto di merda! Ma perché poi? Perché so dire due parole in questa cazzo di lingua? Perché mangio con le bacchette? Perché pensa che c’ho un tatuaggio del presidente Mao sulla chiappa sinistra? Passi che in Italia tutti fanno dell’ironia con la storia der “cinese Cofferati” eccetera, ma che casso, manco qui sanno riconoscere un muso giallo! E ancora peggio, sospetto che la tipa abbia pensato che sono magari uno del Xinjiang altresì detto Turkestan cinese, quel postaccio di frontiera popolato da una specie di talebani infidi e villosi, odiatissimi dai cinesi Han (quelli “veri”) perché cercano sempre di mettertelo in quel posto anche quando ti vendono gli spiedini di montone. Osama nell’alto dei cieli!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo attento studio sul campo, sono arrivato ad avere la certezza di una cosa sconvolgente: i cinesi non sanno andare in bici. Un miliardo e trecento milioni e rotti di musi gialli montano tutti i giorni su una cosa misteriosa che li porta a spasso ma che non sanno usare. Capisco che non sappiano andare in macchina, e che facciano di tutto per stirarti quando attraversi, ma per loro anche la bici è una perfetta sconosciuta, e non solo perché la qualità media delle due ruote è ‘na schifezza. Basta vedere come traballano minacciosamente quando pedalano, e poi nessuno guarda avanti, vagano tutti per le strade incuranti delle più basilari regole della convivenza sull’asfalto, come forse neanche a Napoli nel rione Sanità. Riescono ad avere un’andatura normale solo se hanno almeno cinquanta chili di rimorchio, al che le due ruotine del carretto di dietro danno un minimo di stabilità al tutto, un po’ come i bambini che usano la bici per la prima volta. Ad ogni modo, per sopravvivere a una pedalata in bici bisogna avere occhi dappertutto, altrimenti il primo taxi o bus che incroci ti tira sotto senza tanti complimenti. E soprattutto di sera, visto che accendere le luci è un optional… secondo me sono convinti che le luci si consumano ad accenderle mentre si guida, magari pensano che ci sia una pila o un motorino indipendente dal resto o che cazzo per esso, e non vogliono rischiare di restare a secco…&lt;br /&gt;Tra l’altro una sera ho visto un servizio al tg di Nanchino, in una delle vie principali un bus stira un cinese sulle strisce pedonali (che qui servono solo ad abbellire l’asfalto, come decorazione un po’ così), al che la pula arriva, butta un cartone sui miseri rimasugli, ricaccia indietro le centinaia di musi gialli morbosi che stanno lì a guardare la spoglia immemore, e poi intervista venti persone sulla dinamica del fatto… venti versioni diverse, tutte ovviamente sottotitolate in cinese, perché fra vecchietti senza denti e comari varie nemmeno gli altri autoctoni che guardano la tv capiscono che cazzo stanno dicendo. E alla fine il bravo poliziotto amico del popolo parte con una predica sulle regole della strada, e quando si attraversa bisogna stare attenti, e occhio ai semafori, e andate sulle strisce, e qua e là, ma non dice manco una parola sul fatto che gli autisti dei bus sono dei veri tagliagole e se ne sbattono allegramente se qualcuno ci resta secco. E ancora una volta Welcome to China, eccheccazzo!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un’altra scoperta sconvolgente ha fatto vacillare ancora una volta le mie scarse certezze. Un mio amico giallo mi ha rivelato che l’espressione “tongzhi”, quella che si usava per rivolgersi a chiunque e che corrisponde al nostro “compagno” dei tempi d’oro della falce e del martello, adesso non si usa più. O meglio, non è che proprio non si usa più… è solo diventato un modo carino per designare i culacchioni! Ma pensa te che caduta di stile, dalle comuni popolari ai Village People… Ma allora io gli ho detto “Vabbè, però una volta ho chiesto un’informazione a un pulotto e quello mi ha chiamato ‘tongzhi’, che cazzo significa?!?!”. Era un modo per farmi delle avances? Contava sul fascino della sua cazzo di divisa? E il mio amico mi ha detto “Ah, ma è diverso, i pulotti possono”. Sì, però non mi hai convinto. Quindi maschietti attenzione, se siete in Cina e qualcuno vi chiama “tongzhi” non fatevi fregare, voi chiudete bene i boccaporti e ricordatevi quello che vi ho detto a proposito del nervetto…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E con questa preziosa raccomandazione vi lascio e torno al mondo dei musi gialli a tempo pieno… ci risentiamo à la prochaine!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paolo Chen&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Colonna sonora:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Bill Evans, “Alone”&lt;br /&gt;- “Sabor da paixao – trilha sonora original do filme”&lt;br /&gt;- Red Hot Chili Peppers, “By the way”&lt;br /&gt;- Chet Baker, “The best of Chet Baker sings”&lt;br /&gt;- Wes Montgomery, “Goin’out of my head”&lt;br /&gt;- Yamamoto Tsuyoshi Trio, “Midnight sugar”&lt;br /&gt;- A Camp, “A Camp”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;02/01/2003&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eh,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;il tempo corre via, già è passato natale con la enne minuscola, il mio primo natale lontano da casa ma tanto meglio così, e tra una balla e l’altra si avvicina capodanno… almeno quello occidentale, visto che per quello cinese, altresì detto festa di primavera, c’è da aspettare fino a febbraio. In ogni caso colgo l’occasione per fare a tutti quanti gli auguri – rigorosamente laici, al massimo massimo buddisti…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che poi io già mi preparavo pissicologicamente a fare lezione il 25, e di sicuro il prof già si preparava a trovarsi di fronte una classe deserta, ma dichiarava solennemente: “se viene anche solo una persona io faccio lezione”. Al che, visto che le coreane della mia classe vanno matte per ‘sto cazzo di natale all’occidentale e il 25 se ne volevano stare a casa a tutti i costi, proprio non mi pareva il caso di essere quella persona. Mi è poi giunta voce che a lezione c’era effettivamente un’unica persona, un nerd coreano che non è venuto a scuola per tre mesi di fila e ha beccato proprio il giorno sbagliato per tornare a farsi vivo, godendosi quattro ore di appassionante a tu per tu con Mr. Wang Jie, prof di letteratura fanatico del presidente Mao, nonché personaggio dotato dalla natura della voce più sgradevole e impastata mai udita nell’Impero Centrale. E se aggiungete che il cinese è già una lingua coi controcazzi anche senza bisogno di incasinarla ulteriormente, capite che bella esperienza…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comunque continuo ad essere testimone di episodi e abitudini strampalate che ogni giorno mi fanno perdere la già scarsa fiducia che nutrivo verso i musi gialli. Ma andiamo con ordine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Avete presente le mascherine da chirurgo che si vedono sempre a migliaia quando mostrano i musi gialli in tv, quelli in bici in mezzo a una nuvolazza di smog? Beh, esistono veramente, e fin qua niente di strano. La cosa ridicola è che a quanto pare non le usano, come ci si aspetterebbe, per l’inquinamento, bensì per proteggersi dal freddo, tant’è che fino a qualche settimana fa nessuno le usava. Comunque, proprio come le sciarpe e i guantini, anche fra le mascherine ci sono quelle normali e quelle più fighe e trendy. E allora vai con le mascherine chirurgiche imbottite con sopra la bandiera inglese, i Backstreet Boys al completo, Snoopy, Hello Kitty e pupazzetti di ogni fatta.&lt;br /&gt;Ma la perversione non finisce qui… il freddo ha dato alla testa a qualche designer folle, che ha pensato bene di progettare un nuovo tipo di paraorecchie. Già io non sopporto i paraorecchie “normali”, quelli con quelle specie di hamburger pelosi, ma qua in giro ho visto l’incredibile… trattasi di una coppia di astucci di finta pelle + pelo in cui letteralmente infilare le orecchie, con una bretella che passa non sopra la testa ma sotto il mento. Ne consegue un effetto “che la forza sia con te”, mettetevi un paio di quelli e non avrete niente da invidiare al nanerottolo Jedi di Star Wars.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Un giorno vado a comprare la frutta al solito posticino, quello dove la qualità lascia un po’ a desiderare ma la roba non costa una fava, dopotutto mica sono quella sboldra della figlia del Berlusca. Fuori dal negozio ci stanno due tizi, di cui uno particolarmente loquace che subito comincia a cacarmi il cazzo chiedendomi con insistenza cosa voglio. Io non lo bado – qua si impara presto a far finta di niente – piglio un sacchetto e comincio a servirmi. Prendo qualche mela e il tipo, preso dal trip del poliglotta, comincia a borbottare “apple, apple, apple”, e io dico “già”. Poi prendo qualche arancia e lui mi chiede come si dice arancia in inglese, e io gli dico “orange”. Il tizio allora tira per la manica l’altro muso giallo e gli dice “ehi, arancia si dice orange”, e l’altro dice “ah”. Alla fine prendo uno youzi, quella specie di enorme pompelmo di cui vi ho mandato la foto la volta scorsa, e lui mi chiede “nel tuo paese lo avete questo?” e io gli dico “no”. Al che lui tira di nuovo per la manica l’altro giallo e indicando lo youzi gli dice “ehi, nel suo paese questa roba non c’è”. L’altro giallo sembra svegliarsi dal letargo e dice “Cosa? Nel loro paese non c’è frutta?”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- L’altra sera ero seduto al banco della discoteca più in voga nonché più noiosa della città, e mi facevo i cazzi miei bevendo un Bacardi Jazz limone, il drink più in voga nonché più schifosamente leggero della città. A un certo punto, a due metri da me, un giallo di merda in crisi di gelosia comincia a urlare come un ossesso e a prendere a cazzotti e sberle la tipa che sta con lui, ma roba da far veramente male, mica uno schiaffetto sulla guancia, tanto che la tipa casca a terra con sedia e tutto. Mentre il tipo continua a infierire, arriva con molta calma uno dei pulotti di merda della sicurezza e… sta a guardare. Poi, senza fretta, arrivano gli altri quattro pulotti, si mettono intorno ai due e… guardano. Con interesse, anche, finché il tipo non se va via. Ma che cazzo sta succedendo?! Ma che cazzo stanno lì a fare cinque dico cinque sbirri sovrappeso, se quando serve non muovono manco un mignolo, un cazzo di mignolo unto e bisunto… Che una volta in quella stessa discoteca ho dato un bacino innocente a Yajuan, e subito mi è piombato addosso lo sbirro baffuto e panzone a farmi un cazziatone sul tenere un comportamento decente e cagate del genere. E allora vaffanculo tu e tutta la stazione di polizia, casso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Playlist:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Tao Zhe “Black Tangerine”&lt;br /&gt;- The Who “My Generation”&lt;br /&gt;- Overkill “W.F.O.”&lt;br /&gt;- Gomez “In Our Gun”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Data imprecisata prima del Capodanno cinese 2003&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gioite gente, sta per arrivare l’anno della capra!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I supermercati sono pieni di fetenti caproni di peluche, ci sono capre e agnelli veri e finti dappertutto, e io mi preparo a festeggiare l’anno nuovo a modo mio, ingozzandomi come un porceddu al ritmo di dieci spiedini giganti di montone al colpo, il che – come mi faceva notare il crucco – per un ex vegetariano quasi integralista non è niente male!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come qualcuno di voi già sa, la grande novità degli ultimi tempi è che mi sono trasferito in una camera da solo, provvidenzialmente abbandonata da un coreano musone che era pure nella mia stessa classe ma con cui non avevo mai scambiato una parola.&lt;br /&gt;Tutto è filato liscio oltre ogni più rosea previsione, visto che l’esperienza insegna che se un cinese deve andare da A a B, per esempio da casa al negozio di vermicelli, deve preventivamente chiedere un’autorizzazione scritta al comitato centrale del partito e leccare un discreto numero di glutei, in modo da poter raggiungere gli agognati vermicelli alla fine di un lungo iter burocratico fatto di timbri rossi con la stellina, scartoffie su scartoffie, e sorrisi di circostanza che solo i cinesi riescono a tirare fuori quando cerchi di ottenere qualcosa che pure ti spetta di diritto e che nascondono la stronzaggine più profonda che si trovi sul globo.&lt;br /&gt;In pratica, la mattina stessa in cui il coreano ha levato le tende io mi sono precipitato alla reception per chiedere se potevo traslocare. Non credevo alle mie orecchie quando la tipa mi ha detto “Va bene, nessun problema, passa domani mattina a prendere la chiave”. Se penso che certi miei amici non ne possono più dei loro coinquilini – specie il mio amico svizzero, che ogni volta che torna a casa trova il coinquilino negrone intento a sollazzarsi con qualche baldracca russa – e chiedono da mesi e mesi una singola…&lt;br /&gt;Così la mattina dopo mi presento, ritiro la chiavetta e accedo finalmente alla mia nuova magione. La tipa delle pulizie mi vede armeggiare con l’aspirapolvere e, quasi offesa, mi dice che la camera è già stata pulita per bene e c’è già tutto quello che serve. Ma io so che sulla professionalità delle femmes de chambre è sempre meglio dubitare, e infatti mi basta spostare appena uno dei due letti e trovo un tappeto di patatine e tappi di birra che ricalca perfettamente la sagoma del letto, oltre a testimoniare la dieta di merda del coreano. Sotto l’altro letto stessa scena, con in più un paio di enormi ciabatte che sono volate dritte dritte nella monnezza. La tipa delle pulizie mi vede uscire col sacchetto di plastica pieno di schifezze, fa una faccia sorpresa che neanche all’Actors’ Studio, e mi chiede “Ma dov’era tutta questa roba?”.&lt;br /&gt;Comunque adesso, dopo il repulisti, si sta proprio bene, specie col lettone doppio ottenuto appiccicando i due letti singoli, ‘na figata. E nessuno che mi rompe le balle organizzando party a sorpresa a mezzanotte perché tanto lui non ha esami…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Adesso il problema è che se voglio continuare a essere solo soletto mi toccherà sborsare la grana per pagare il secondo letto, visto che una vera camera singola qui non è prevista. Ma vabbè, non è una spesa enorme. Il mio vicino Sergey, da Vladivostok con furore, ha il mio stesso problema ma ha pensato un altro metodo per terrorizzare eventuali nuovi coinquilini: appendere fuori dalla porta un bandierone con la svastica e altri ammennicoli nazisti, sicuro che nessuno oserà disturbare la sua privacy. Ma io e un paio di crucchi gli abbiamo proposto una soluzione ancora migliore… visto che il 90% della gente nuova che arriverà sarà composto da sudcoreani, e particolarmente fessi, il buon Sergey farebbe meglio ad appendere un bel bandierone della Corea del Nord e ad allestire un altarino con la foto di Kim Il Sung. Quando glielo abbiamo proposto sembrava entusiasta dell’idea, e conoscendolo sarebbe capacissimo di farlo sul serio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’altra novità è che finalmente sono in vacanza, dopo tre giorni di esami maciullanti preceduti da due settimane infernali a cercare di farmi entrare in testa quei cazzo di testi letterari degli anni 20 che il prof nel suo delirio ci propone e pretende impariamo a menadito. Il risultato è che se vado in bici mi vengono in mente solo espressioni che suonerebbero più o meno come “poffarbacco, quanto travaglio sospingere codesto velocipede”, e il corso del suddetto prof è universalmente conosciuto come il più inutile di tutta l’università. Il commento in merito di Sergey, che è qua già da un paio di anni e ne ha già viste di tutti i colori, è “bullshit”. Comunque, in un modo o nell’altro, è finita anche questa, e io spero sinceramente nei 60 centesimi che mi permetteranno di non avere fratture scomposte del didimo e di arrivare al secondo semestre senza traumi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi finalmente mi sono comprato due altoparlanti + un piccolo booster per il portatile, così anch’io finalmente posso rompere le balle a tutto il secondo piano con un po’ di sano hip hop taiwanese. Purtroppo i miei speaker non possono competere con quelli del mio vicino vladivostokese… quello c’ha due cose che occupano metà stanza, quando guarda un dvd pare la terza guerra mondiale, e quando esce a fumare una cicca gli piace sparare a palla roba tipo Rammstein e crossover cazzutissimo. Devo dire però che è correttissimo, nel senso che la mattina aspetta di vedere che mi sono alzato prima di azionare le due macchine assassine e svegliare tutto il resto del palazzo… purtroppo i cinesi del nostro piccolo “lou” non apprezzano, e ogni volta escono dalle tane a rompere le balle al russo. Ma lui non si scompone, e la sua lunga esperienza di litigi e risse emerge quando subissa il giallo temerario con un fiume di parole a un volume che passa quello della musica. E lì si vede che lui ‘sta carogna di lingua la conosce bene…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Due sere fa il mio coinquilino crucco, Herr Moritz Müller, si è definitivamente trasferito in quel di Pechino per lavorare quattro mesi in un’oscura impresa crucca. I saluti alla stazione sono stati veramente ridicoli, a parte che ero incazzato perché se non devi prendere il treno ma vuoi arrivare fino ai binari devi pagare un biglietto… mi veniva una gran voglia di fare qualcosa alla Amici miei, con tutti quei gialli con la testa fuori dal finestrino a fissare con lo sguardo perso il bianco e biondo che prende il treno (“Ehi guarda, anche gli stranieri prendono il treno”, “No, davvero?”) e l’altro bianco che lo saluta (“Ehi guarda, anche gli stranieri si salutano alla stazione”, “No, davvero?”). Se non altro adesso ho un punto di riferimento sicuro – e gratis, sempre sia benedetto il buon Moritz – nella capitale, e mi sa che presto farò una capatina da quelle parti. Tutti i cinesi mi danno del pazzo quando dico che voglio andare a Pechino adesso, dicono che potrei morire di freddo, ma a dire il vero loro gelano già qui a Nanchino dove anche sotto zero si sta bene, e dopotutto questo è l’inverno più tiepido che abbia mai visto, eccheccazzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo è tutto per il momento, mi farò vivo prima o poi per aggiornare l’auditel sui miei spostamenti, voi continuate numerosi a farmi avere notizie sulle meravigliose imprese del nanetto di Arcore e dei suoi cavalieri della tavola corrotta. Io ormai mi rifiuto di guardare le notizie via internet, l’ultima notizia che ho letto riguardava un americano microcefalo arrestato per violenza su animali perché si era inchiappettato la pecora di un presepe vivente, quindi…&lt;br /&gt;A presto e che la capra sia con voi!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paolo Yang&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Playlist:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Tao Zhe “Black Tangerine”&lt;br /&gt;- One Shot “Taxi 2”&lt;br /&gt;- Prodigy “The fat of the land”&lt;br /&gt;- Mc Hotdog “Nansheng nüsheng pei”&lt;br /&gt;- Craig David “Slicker than your average”&lt;br /&gt;- Radiohead “Kid A”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ca. 10/02/2003&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Buon anno, xin nian kuaile!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’anno della capra che tutti voi aspettavate con ansia è finalmente arrivato! Il capodanno cinese, o festa di primavera che dir si voglia! Dragoni chilometrici per le strade, rulli di tamburi, casino dappertutto, spettaculi pirotecnici da far invidia a Spielberg, milioni di persone per le strade a festeggiare fino alla mattina, letizia, gaudio, tripudio!&lt;br /&gt;Sì… col cazzo!&lt;br /&gt;Il capodanno cinese è una cagata pazzesca. E per fortuna che è la loro festa più importante! Colpa anche mia che mi aspettavo chissà che, e come al solito mi rifiutavo di ascoltare gli autoctoni che mi consigliavano di non farmi grandi aspettative. Ma volete sapere in fin dei conti com’è questo cazzo di capodanno? Il 31 gennaio, a partire circa dalle 6 di sera, le strade si svuotano, non c’è un’anima in giro, non si vedono macchine, negozi e ristoranti chiudono ermeticamente. Nel frattempo milioni di musi gialli si barricano in casa a rimpinzarsi come porcelli delle solite cose che mangiano tutto l’anno, e la sera guardano alla tv lo spettacolo della festa di primavera a reti quasi unificate, dopodiché vanno a letto, felici di svegliarsi l’indomani con l’anno nuovo. Punto e basta. Tutto ciò comporta alcune importanti conseguenze:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) se non vi siete premuniti di cibo a sufficienza, la sera del 31 morirete miseramente di inedia;&lt;br /&gt;2) se non avete qualcuno con cui uscire, non potrete nemmeno infilarvi in un bar a bere per dimenticare, dal momento che è praticamente tutto chiuso;&lt;br /&gt;3) se, come me, aspettavate che arrivasse il capodanno per cogliere finalmente lo spirito di questo grande (nel senso di numeroso) popolo, avrete soltanto l’occasione di tirare giù un buon numero di santi assortiti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo a Nanchino, e si potrà obiettare che Nanchino tutto sommato è un paesotto nonostante i suoi 5-6 milioni di chinos, e quindi bisogna spostarsi altrove per vedere un po’ di movida. Ma il mio inviato a Pechino mi ha confermato che anche nella capitale calma piatta, fatta eccezione per qualche gruppo di vecchiette che ballavano con la radiolina accesa nel parco. Solo che lui un bar per ubriacarsi a quanto pare l’ha trovato.&lt;br /&gt;Quindi io la mia sera di capodanno l’ho passata nel modo tradizionale, cioè mangiando dalla mia amica e guardando distrattamente lo spettacolo di capodanno, una roba ultra nazionalistico-patriottica dei miei santissimi farcita di bandiere rosse e salti mortali (ma devo dire che hanno certi ballerini e acrobati che spaccano il culo ai passeri… un'altra cosa rispetto alle veline), e il giorno dopo capitando non so come in una vera famiglia di gialli, con tutti quanti che ancora prima di cominciare a mangiare mi subissavano di brindisi a base del famigerato baijiu (per chi non fosse informato, è quella specie di grappa trasparente che non costa un cazzo e che distrugge neuroni e fegato come poche altre cose, e che i gialli non fanno mai mancare in tavola). Risultato, ancora prima di prendere in mano le bacchette ho fatto una mezza mina che mi ha conferito una parlantina eccezionalmente sciolta… è stato divertente.&lt;br /&gt;E poi in questi giorni vergognosamente non ho fatto un cazzo di viaggi seri, solo qualche piccola escursione a breve raggio, un po’ per impegni di lavoro (credetemi), un po’ per riprendere in mano quella fottuta tesi (visto che… quando c’è scuola non ho tempo, li mortacci loro), un po’ soprattutto perché volevo andare a Pechino ma non c’erano più un posto libero su quella specie di tradotta che va nella capitale…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi… notizie dal mondo alla rovescia!&lt;br /&gt;Come vi ho già accennato le altre volte, discoteche e locali vari non sono esattamente come quelle a cui siamo abituati dalle nostre parti. E come sapete, da noi fino alle 11-12 mettono su la cosiddetta “musica da riscaldamento”, roba tipo r’n’b, che ti dà quella tranquilla impressione di stare ascoltando la radio, prima di piazzare house bella pompata o cose un po’ più movimentate. Ma qui, siccome qui l’r’n’b va alla grande ed è veramente il trend del momento, prima mettono su house o qualcosa del genere per far muovere i primi valorosi sulla pista, e dopo una mezz’oretta… via con r’n’b e hip hop fino alla fine! Le prime volte mi giravano vorticosamente, ma devo ammettere che adesso con l’r’n’b ci vado abbastanza d’accordo, è una musica, come dire, alquanto sexy.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E ancora… notizie dal mondo dove la contraddizione la fa da padrona (Mao se n’era già accorto, andatevi a leggere il suo saggio, se volete proprio leggerlo in cinese fate pure)!&lt;br /&gt;D’inverno le mamme gialle si divertono a infagottare i bambini come dei salami, tre, quattro maglioni uno sopra l’altro, e ancora non basta, il bebè potrebbe sentire freddo, poverino… ma io li ho visti quei bocia, soffrono come bastardi, li vedi con la faccia rossa che sembra che stiano per scoppiare, e non riescono neanche a camminare perché c’hanno otto strati di roba addosso. Ma la cosa buffa è che… nonostante i quintali di lanaccia che hanno su, appena fanno un passo hanno subito il culo scoperto! Sì, perché i vestiti per bambini hanno tutti la classica apertura sul didietro, che ricalca quella di serie, data da madre natura. Così, alla faccia delle cure materne, freddo e intemperie trovano via libera, e il bebè se le piglia tutte nel…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi… a grande richiesta, qui si parla di sputi!&lt;br /&gt;Sono convinto che se veramente si vuole trovare l’essenza profonda del popolo cinese, il fattore di unitarietà che lega popolazioni così lontane e diverse, la colonna sonora che accompagna ogni momento della giornata e della vita, il leit motiv, il filo rosso che unisce bambini, adulti e vecchi, uomini e donne, poveri e ricchi, intellettuali e operai, bisogna cercare la risposta proprio in quella sostanza acquosa secreta dal nostro meraviglioso corpo ed espulsa più o meno rumorosamente per via orale.&lt;br /&gt;Come dicevo l’ultima volta, la mia camera vicino alle docce mi espone agli attacchi sonori mattutini ad opera degli autoctoni: fin dalle prime luci dell’alba, espettorazioni ripetute e assordanti raschiamenti di trachee turbano i miei ultimi scampoli di sonno.&lt;br /&gt;Quando si mangia, si sa, la bocca è sottoposta a uno sforzo e produce una quantità di saliva superiore al normale, e allora perché non liberarsi del surplus acqueo sul pavimento del ristorante? Meglio ancora se accompagnato da un rutto di soddisfazione e da una roboante flatulenza!&lt;br /&gt;Nei negozi e in altri luoghi pubblici, commessi e inservienti vari particolarmente raffinati preferiscono non dare troppo nell’occhio, e forse per timore di essere cazziati dal capo se riducono il pavimento a una superficie viscida e pericolosamente scivolosa, non si lasciano andare a questi eccessi. Ma come fare? Nessun problema! Basta fare dieci metri fino al cestino delle immondizie del negozio, durante i quali non smettono di richiamare sonoramente dalle profondità delle viscere la sostanza filamentosa che intendono espellere, per poi farla colare discretamente dalle labbra nel bidoncino.&lt;br /&gt;Sul bus, poi, l’apparato digerente e respiratorio risentono pesantemente dei sobbalzi dovuti alla scarsa stabilità del mezzo: quindi perché non cercare sollievo scaricando sul pavimento quell’umore così fastidioso che titilla i bronchi e solletica il palato?&lt;br /&gt;Laddove Mao e il Partito hanno fallito, lo sputo arriverà, legando indissolubilmente nella lotta proletaria e nella rivoluzione permanente le masse dei lavoratori manuali e intellettuali, e un giorno non lontano la bandiera rossa a cinque stelle si specchierà al suolo in uno strato di saliva vasto come l’impero di mezzo.&lt;br /&gt;Lunga vita all’espettorazione!&lt;br /&gt;Tutan wan sui!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E infine annuncio che alla fine il mio Motorola è ritornato alle sorgenti gialle. Per chi non ha la classica infarinatura di letteratura cinese, tradotto significa che il cellulare ha tirato le cuoia. Già da mesi lo stronzetto dava segni di squilibrio, spegnendosi a sua discrezione e scagliandomi una rabbia feroce ogni volta che mi ritrovavo piantato in asso nel mezzo di una telefonata o all’ultima lettera di un messaggio, ma adesso non dà assolutamente più segno di vita. Non è un problema di batteria, mi si dice che è normale o quasi e ripararlo costerebbe come prenderlo nuovo, quindi… nessun’altra soluzione che un cambio della guardia. Così imparo a non ascoltare tutti quelli che coi Motorola hanno avuto una montagna di problemi, e soprattutto imparo a comprare le porcate che producono gli americani di merda. Schifo, schifo e ancora schifo, e sapete dove ve lo potete mettere il cellulare con tutto il caricabatterie? Adesso ho un Siemens abbastanza simpatico, ma leggere le istruzioni e scrivere i messaggi in caratteri cinesi è un’esperienza psichedelica. E poi tutto sommato i crucchi non sono così male, hanno pure loro le loro schifezze (come Hitler, Lou Bega e i sottaceti), ma almeno non bombardano tutti quelli che non la pensano come il Grande Capo, il nano del Texas dalle orecchie a effetto serra, seduto nel suo ranch in mezzo ai bisonti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io continuerò a stare qui seduto sulla riva del fiume aspettando che passi il cadavere del mio nemico.&lt;br /&gt;Fate come me, cazzo, abbiate un po’ di pazienza e mi farò vivo (ehi, lo diceva Confucio)!&lt;br /&gt;A presto,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paolo Gao&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Colonna sonora:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Bad Company O.S.T.&lt;br /&gt;- R. Kelly &amp;amp; Jay Z “The best of both worlds”&lt;br /&gt;- AAVV “Première classe vol. 2”&lt;br /&gt;- Radiohead “Kid A”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ca. 06/07/2003&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciao a tutti,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;dopo il solito infinito silenzio rieccomi con l’ultima edizione del bollettino dalla Cina. Ultima perché, come alcuni fortunati tra voi già sapranno, ho anticipato la partenza. Il 13 luglio alle 9:10 di mattina atterrerò con braghe sporche, solita faccia da culo, qualche chilo in meno e barba da fare al Marco Polo di Venessia. Sono ben accetti comitati di accoglienza armati di spranghe e striscioni, anche se vi avverto già che non avrò gran voglia di far festa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’idea di tornare comunque non mi alletta manco p’o cazzo. Ieri sera tra l’altro accendo la tv di Shanghai e chi ti vedo? Silvio in persona, l’audio era pessimo ma sfortunatamente il nanetto di Arcore, oltre che pelato, era pure sottotitolato, facendo sì che le sue fregnacce mi arrivassero fin qua dall’altra parte del mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E prima di lasciarvi, visto che non darò altre notizie via mail fino alla mia partenza, via con una lista parallela alla Jeunet.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;COSA MI MANCHERÀ&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- le serie TV poliziesche di Hong Kong, altro che i pagliacci di “Distretto di polizia”&lt;br /&gt;- i dvd e i cd a 6 yuan (circa € 0,60 per capirsi) l’uno&lt;br /&gt;- la discoteca r’n’b, il suo Bacardi Jazz, e il suo mitico resident dj Zhutousan (letteralmente “Tripla testa di porco”, classico insulto tipicamente nanchinese)&lt;br /&gt;- i piccoli figli di puttana a cui insegnavo inglese, solo perché ciò significava 1200 yuan al mese senza particolare sforzo, e poi la maestra era carina&lt;br /&gt;- i coreani casinisti e festaioli, dopo Italia-Corea avevo giurato loro odio eterno ma sono simpatici e in fatto di party la sanno lunga&lt;br /&gt;- i fessi a cui riesco a darla a bere spacciandomi per cinese del Xinjiang, e dichiarandomi loro compatriota con affettato accento turkestano&lt;br /&gt;- il vero tè Wulong&lt;br /&gt;- il pulotto, apparentemente cazzuto e inflessibile, che in realtà venderebbe sua nonna per un paio di angurie&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;COSA SICURAMENTE NON MI MANCHERÀ&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- le uova di oca, e quelle con dentro il pulcino bollito&lt;br /&gt;- la rissa con il manager cinese panzone e arrapato al pub irlandese in cima allo Sheraton Kingsley&lt;br /&gt;- il clima del cazzo con 40 gradi umidissimi che sudi solo ad allacciarti le scarpe&lt;br /&gt;- lo strato viscoso di saliva che ricopre qualunque superficie orizzontale&lt;br /&gt;- gli stronzi che non guardano avanti mentre camminano (o, peggio ancora, guidano)&lt;br /&gt;- i cinesi occhialuti e scheletrici che quando ti vedono correre si fanno venire un infarto pur di levarsi la soddisfazione di superare lo straniero bianco&lt;br /&gt;- i manager che girano per i piani con mutanda cadente e scatarro facile, e guardano la tv tutto il santo giorno a volume indicibile e porta della camera aperta&lt;br /&gt;- i pettegolezzi su tutto e su tutti che girano più velocemente in questa città di 5 milioni di gialli che in un paesino sperduto sulla Sila&lt;br /&gt;- il vicino tailandese sicuramente gay, si dice che i buchi nei box doccia li abbia fatti lui per spiare le nudità dei maschioni al bagno, e che il tappeto di caccole sulla porta del cesso sia opera sua&lt;br /&gt;- i pomodori a fette con sopra la montagnola di zucchero&lt;br /&gt;- la frequenza obbligatoria e i prof che non ti guardano più in faccia se manchi a una lezione&lt;br /&gt;- le signorine delle previsioni del tempo che parlano del sedicesimo congresso del PCC&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo è tutto. Arrivederci nel bel paese dove il “mi consenta” suona.&lt;br /&gt;Baci e abbracci,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paolo Chu&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30834051-116454208125820398?l=inthemoodforpaolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/feeds/116454208125820398/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=30834051&amp;postID=116454208125820398' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/116454208125820398'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/116454208125820398'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/2006/11/grande-richiesta-ma-un-po-meno-i.html' title='A grande richiesta, ma un po&apos; meno... i bollettini dalla Cina 2002/2003'/><author><name>Paolo 保羅</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16958302272303842316</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_crCBLONSCxk/TIXxROKw3dI/AAAAAAAAAGY/wnSGkbZGvPw/S220/SAM_0423.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-30834051.post-116423511386619035</id><published>2006-11-22T23:37:00.000+01:00</published><updated>2007-01-03T16:51:01.223+01:00</updated><title type='text'>A grande richiesta... i bollettini dalla Cina 2005</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;A grande richiesta e a secoli dalla creazione di questo sedicente blog ecco i bollettini che ebbi a spedire ad alcuni fidati compagni di lotta nel corso della mia trasferta cantonese, tra il luglio e l'ottobre 2005. Ho mantenuto la struttura "a letterina" e l'accentazione da tastiera cinese per non tradire, chiamiamolo così, lo spirito originario.&lt;br /&gt;Joi gin!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;06/07/2005&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Carissimi,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;tanti sanno dove sono in questo momento e altrettanti, per non dire i piu', lo ignorano. Quindi, per informazione di questa maggioranza silenziosa, in questo preciso istante sto seduto al computer piu' marcio della esimia Camera di Commercio Italiana in Cina (ti dice niente, Leda? Magari ti dovevo avvertire... comunque saluti dalla Chiara), sede di Canton, altrimenti detta Guangzhou, China. Trovomi qui in seguito alla malaugurata idea di seguire uno stage di 3 mesi che non solo mi terra' occupato 8 ore al giorno, ma non mi fruttera' il proverbiale becco di un quattrino. Trattasi infatti di sfruttamento subito gratis et amore Dei, senza nemmeno un minimo rimborso spese per il viaggio, l'alloggio, ecc., altro che manager milionario nel paese dei nanetti gialli. BALLE. Ma siccome chi e' disposto a sganciare fior di dollaroni non mi ha voluto, eccomi qua, novello Lewinski (anche se i famosi rapporti impropri ancora non li ho visti...), a omaggiare dei miei servizi non retribuiti una manica di mascalzoni che - loro senz'altro - fanno la bella vita degli stranieri in Cina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono arrivato 2 giorni fa alla fine del viaggio apocalittico Venezia-Amsterdam-Pechino-Canton, con aggiunta di ritardi, scali e corse disperate in aeroporto per acchiappare svolazzanti aerei in partenza. All'arrivo, dopo 18 ore da che avevo lasciato gli italici lidi, la seccatura di scoprire che il comitato d'accoglienza era costituito da una torma di rompiballe non piu' alti di un metro e cinquanta che si accalcavano per decantare la propria virtu' di tassisti e trasportatori a vario titolo. Del personale della Camera manco l'ombra. Pazienza, ormai me la so cavare da solo, certo che avrei apprezzato almeno un coglione col mio nome scritto (probabilmente sbagliato... dopotutto siamo in Cina) su un cartellino macchiato di sugo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra mille casini riesco a guadagnare l'albergo, una catapecchia da 35 euri al giorno (cifra non dico astronomica, ma del tutto sprupurziunata rispetto alla fatiscenza dell'ambiente), e crollo su un letto duro come una tavola da loculo francescano. Giusto il tempo di riprendersi, fare un giretto nei paraggi, mangiare qualcosa (la zona e' proprio sfigata, i ristoranti decenti bisogna cercarli col lumicino... ma che cazzo) e farsi guardare come un extraterrestre dai passanti, una doccia con lo spruzzo che non si puo' regolare a un'altezza umana ma solo fino alle spalle, e poi di nuovo a nanna.&lt;br /&gt;Ieri giornata di acclimatamento, visita di rappresentanza alla Camera, bla bla bla. Ufficialmente comincio lo stage il 10, ma sono andato a farmi spiegare un po' come funziona la questione perche', diciamocelo pure, non ho una minima cazzo di idea di quello che mi faranno fare. E mi dispiace un po', perche' sembrano tutti entusiasti e fiduciosi delle mie inesistenti capacita' di networking (parola che, ho scoperto giusto ieri, significa piu' o meno ''io mi faccio vedere in giro cosi' tutti pensano che sia un pezzo grosso e mi danno il loro lercio biglietto da visita, e intanto monitoro un po' di segretarie'').&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questo punto, aspettando di diventare st(r)agista a tutti gli effetti, restano da risolvere tutti i piccoli problemi logistici. Prima di tutto trovare una casetta, un appartamentino, un loculo, un sottoscala dove vivere in questi tre mesi. Tra un'agenzia e l'altra, tra un agente furbacchione e un impresario mascalzone, speriamo bene... per ora resto all'albergo Rihang, le cui signorine, mosse a pieta' dalla mia condizione, hanno accettato di farmi un notevole sconto. Buddha benedica questo grande paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quanto riguarda le miscellanea... i cantonesi sono dei terruncielli non indifferenti, tutti scuri e piccoletti, molto piu' nani del resto dei cinesi (sfatiamo una buona volta il mito dei cinesi tutti nani... avete mai guardato i giapponesi?), e unti oltre ogni possibilita' di descrizione. Quanto alle cantonesi... beh, immagino che l'argomento richieda una mail separata e limitata ai soli destinatari di sesso maschile, tanto piu' che e' ormai noto il mio pesante penchant per le fanciulle dagli occhi a mandorla. Comunque, maschietti o fanciulle che siano, nonostante una facies diffusa che suggerisce una lunga tradizione di criminalita' organizzata e spiega come nasca il 99% dei film di Hong Kong, mi secca ammettere che per ora danno tutti prova di una gentilezza e disponibilita' che non ricordo di aver mai trovato nel mio precedente soggiorno nanchinese e shanghaiese. Vuoi vedere che e' il lato umano della mafia? Meglio se anch'io me li tengo buoni, una bottiglia rotta nello stomaco non mi garberebbe punto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi fa caldo. Diobono che caldo, diobono che clima del cazzo. Non sono piu' di 35-36 gradi, ma c'e' un'umidita' che stenderebbe un armadillo. E pensare che mi ero informato presso alcuni autoctoni gia' sull'aereo... e questi mi hanno detto che adesso fa piu' fresco di prima perche' ha appena piovuto. MA SCHERSEMO? Io qua crepo, devo impormi movimenti rallentati per non produrre litri di liquido sudaticcio e non ritrovarmi con la polo da strizzare ogni duecento metri. E io che stavo cosi' bene in Finlandia, a rotolarmi beato nella neve con l'appendice di fuori...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altre chicche: ieri ho pranzato nel bar Illy che si trova vicino all'ufficio... chissa' cosa direbbe il povero Riccardo se sapesse che nel suo bar di Canton si serve riso alla taiwanese e pollo al curry. Nonostante quel che si potrebbe pensare, non si paga neppure tanto. Gia', perche' per il resto e' tutto abbastanza caro, e io non so se sia per via della ''naturale'' inflazione o perche' effettivamente Canton e' piu' cara del resto della Cina. BOH. A proposito di acquisti, ieri mi sono anche comprato una borsetta da vero cinese, non dico in finta pelle, ma direi in finto PVC, una cosa che in Italia mi vergognerei anche solo a prendere dallo scaffale ma che qui mi fa passare per uno sborone coi fiocchi. Un vero yuppie!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'altra cagata riguarda un evento mondano in cui, mi si dice, dovrei esercitare le mie presunte abilita' di networking (vedi sopra). A quanto pare a Canton apre un concessionario (anzi no, scusate, adesso si chiamano showroom... ma va' a ciapa' i ratt) Ferrari e Maserati a beneficio dei tanti cinesi con la grana. La Camera ha organizzato l'inaugurazione, e cosi' stasera ci sara' questo cocktail party con tutta la beautiful people cantonese. Mi vengono i brividi alla sola idea dei biglietti da visita che svulazzano senza sosta come lame rotanti sotto i miei occhi, dei cinesi dal conto in banca mallopposo che si ingozzano a sbafo sbrodolandosi orrendamente il completo YSL con calzino rigorosamente bianco... e nemmeno posso sperare di arpionare qualche secretary, visto che la concorrenza puo' sfoggiare portafogli ben piu' grassocci del mio!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Adesso vi lascio, almeno dovro' far finta di aver fatto qualcosa quando la capa ritorna! Gia', ho approfittato dell'assenza delle due tipe per farmi i cazzi miei. Dopotutto comincio il 10, no? Pregate il grande Buddha perche' mi assista in questa valle di lacrime e di umori tropicali, e soprattutto ricordate: tarapio tapioco come se fosse antani con la supercazzola prematurata... con lo scappellamento a destra... lo credo che non capisci, farnetico!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A presto compagne e compagni!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paolo Lam (sarebbe Lin, ma ormai bisogna adeguarsi alla pronuncia cantonese...)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;08/07/2005&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dai ga hou,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;faccio uno strappo alla regola che mi impone di lasciar passare almeno un anno e mezzo tra una mail (collettiva, per di piu') e l'altra, e approfitto di quest'altro momento di abbandono per darvi qualche aggiornamento. Dopotutto il ''lavoro'' attraversa un periodo di stanca visto che il fine settimana si avvicina... questo almeno per gli occidentali, che il sabato e la domenica stanno a grattarsi sorseggiando un cocktail nelle loro suite tutte tempestate di oro e pietre preziose, allietati dalla presenza di alacri massaggiatrici tailandesi e meretrici di alta classe. I cinesi nel weekend si fanno il culo.&lt;br /&gt;Oggi, poi, ho finalmente trovato il tempo di comprare una carta telefonica, nonche' di stupire la piacente signorina che non credeva fossi io quel pirla nel passaporto (stento a crederlo io stesso). Vi do il numero per scrupolo, ben sapendo che - dato che gli sms non arrivano - nessuno sara' cosi' matto da chiamarmi in queste lande desolate: +86 139 22219492.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stamattina ho avuto una brutta sorpresa all'albergo quando il tipo (Marcos, ti somigliava vagamente... righetta in mezzo, ma capello tinto di un rosso menopausa) mi ha candidamente confessato che la mia camera era gia' stata prenotata per stasera e quindi dovevo sloggiare. Voleva anche - il furbetto - rifilarmi una suite superlusso con due letti matrimoniali (che, si capisce, sono consigliabili solo in caso di turismo sessuale di coppia), ma alla fine l'ho ridotto alla ragione: a malincuore ho impacchettato i miei miseri averi e sono salito mestamente di quattro piani fino alla mia nuova provvisoria sistemazione.&lt;br /&gt;Nella pausa pranzo sono percio' andato a visionare qualche casetta in cui traslocare in tempi brevi, previo contatto telefonico con la capa dell'agenzia. La mia collega cinese mi ha avvertito che di sicuro mi avrebbero mandato una strafiga - le fanciulle tra i lettori mi perdonino il linguaggio da scaricatore di porchi - perche' l'agenzia ha a che fare essenzialmente con giapponesi, e come si sa - dice lei - i giapponesi sono tutti dei maiali. Hai capito! Le cinesine non sbagliano mai, perche' al rendez-vous mi ritrovo davnti una scoiattolina ancheggiante da restare di basalto... la quale mi ha tosto condotto a monitorare alcune cosiddette soluzioni abitative nei paraggi. Ho gia' una mezza idea e se Buddha vuole entro breve non mi dovro' preoccupare almeno di questo aspetto del mio tragico soggiorno cantonese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto al Ferrari-Maserati party di qualche giorno fa... che dire, e' un'occasione per aprire gli occhi sul mondo del business, e soprattutto per chiudere i boccaporti se alle spalle ti ritrovi qualche pezzo grosso dello star system internazionale o quasi. Il nuovo concessionario (mi rifiuto di ripetere quella parola... showroom...bleah) ha aperto, dio solo sa perche', in un buco lontanissimo dal centro, in piena campagna e giusto vicino a un ristorante fatiscente che si fregia di un nobile nome quale ''The Chicken Village''. La mia collega cinesina, un canadese che lavora alla Camera di commercio tedesca (?) e io abbiamo impiegato piu' di un'ora per arrivarci, con la povera tassista che ogni chilometro si fermava a chiedere informazioni. Ho anche assistito a una baruffa in cantonese stretto fra questa brava donna e un buzzurro in moto che esigeva 5 yuan (mezzo euro, una rapina) per scortarci fino a destinazione. Il canadese ha fatto notare acutamente che un Chip su una Harley avrebbe fatto una diversa impressione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una volta arrivati sul posto, tutto rosseggiante come da copione e tragicamente sprovvisto di alcolici degni di questo nome (a meno che lo champagne pechinese non sia considerato una raffinatezza... il cane del mio vicino ne produce di migliore), comincia il dramma dei biglietti da visita. Solo quella sera ne ho collezionati una trentina, tanto che ho poi dovuto comprare un porta-biglietti da visita per poterli gestire umanamente. Il dramma e' che io ancora non ce l'ho, una fottutissima ''mingpian'', e ho dovuto sostenere decine di sguardi delusi di non poter leggere chiaramente non tanto il mio inutile nome, quanto il mio ruolo all'interno di tale societa' che collabora con tal altra agenzia rappresentata da tal altro gran figlio di mignotta e via dicendo.&lt;br /&gt;La cerimonia di inaugurazione e' durata pochi secondi, giusto il tempo di far salire sul palco il buon Amedeo Felisa della Ferrari (che Paul il canadese ha definito, a sorpresa e in un italiano impeccabile, ''il figlio illegittimo di Enzo Ferrari'') e altri mafiosi locali perennemente in occhiali scuri. E poi un gran trambusto per l'arrivo, a bordo di non so che cazzo di modello di Maranello, della superdiva Rosamund Kwan... che, lo so, non dice un piffero, ma chi conosce i film di Hong Kong sa di chi sto parlando. Ha una certa eta' ma se la porta bene, anche da molto vicino si vede che e' una granny ben tenuta!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo il fugace siparietto delle celebrazioni cinematografiche, finalmente la parte piu' attesa: la cena, rigorosamente italiana e rigorosamente a sbafo! Altro giro di carte da visita con i compagni di tavolo: una tipa irritante del consolato italiano, uno sborone cagone della Magneti Marelli (sai le tue candele dove te le puoi infilare?), due cinesi mafiosissimi, uno appena appena meno mafioso, un olandese che sembrava un Benigni alto e magro, la viceconsole inglese (rivelatasi, magna cum sorpresa, una pakistana folle che non ha smesso un attimo di sparare cazzate molto poco politically correct) e, dulcis in fundo, una meravigliosa e affascinante fanciulla ignorata da tutti ma molto apprezzata (e rimirata) dal sottoscritto... una sosia di Anggun in vestito lungo rosa... e' ufficiale: si puo' parlare di Asian princess.&lt;br /&gt;La cena e' stata ottima, tutti contenti, ma era davvero troppo dover sopportare gli sproloqui dei mafiosi che lamentano la mancanza di feste a Canton, dove - a loro dire - le ragazze non hanno nemmeno il coraggio di sedertisi sulle ginocchia... o un po' piu' in la'. Abbiamo preso il bus messo a disposizione dall'organizzazione con il nostro sacchettino Ferrari pieno di cagate e di brochure e via.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ALCUNE COSE CHE HO IMPARATO (o confermato) AL FERRARI-MASERATI PARTY:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) non avere un biglietto da visita in Cina non espone al pubblico ludibrio, ma poco ci manca&lt;br /&gt;2) se si comprano alcolici scadenti per risparmiare, tale risparmio sara' compensato dalla profonda insoddisfazione dei partecipanti, con serie ripercussioni sul successo degli eventi futuri&lt;br /&gt;3) quando mangiano il gelato al limone, i cinesi fanno delle facce disgustate&lt;br /&gt;4) delle macchine non me ne puo' fregare di meno&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo e' tutto per ora, spero di aver sapientemente dosato linguaggio e argomenti da bar con sprazzi di illuminata saggezza. Chiudo facendo notare che al supermercato mi sono imbattuto in un prodotto non meglio identificato ma dal nome senz'altro evocativo: trattasi di un sacchettino allungato e alquanto pingue su cui campeggia la scritta ''ROCCO''. A voi il piacere di trarne le conseguenze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A presto compagni, per il socialismo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paolo Kwok&lt;br /&gt;(continua la saga dei nomi cantonesi)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;14/07/2005&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Compagni, compagne,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;smetto per un attimo di servire il popolo e di dedicarmi anima e corpo alla costruzione del socialismo per edurvi sulle ultime novita' che mi vedono protagonista o disincantato spettatore qui dove il bel ''hai'' suona.&lt;br /&gt;Dopo aver vagato per miriadi di agenzie, contattato innumerevoli signorine dalla voce melliflua, rifiutato parecchie proposte che sforavano pericolosamente il mio budget mensile e maledetto tutto il settore immobiliare del Paese di Mezzo... ho finalmente trovato casa. Vi risparmio i particolari su contratto, affitto, cauzioni e commissioni varie: vi basti sapere che se in Italia si comportassero cosi' finirebbero a marcire nelle patrie galere, roba da far venire la tremarella persino a Previti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La casetta e' piccolina (ma non e' in Canada'), anzi ''raccolta'', ridipinta di fresco (con tutte le sbavature di pittura del caso) e molto vicina al posto dove vengo quotidianamente schiavizzato. Non avendo il tempo materiale ne' di mettere a posto le mie poche cose – that is, tirarle fuori dalla valigia e poco piu' - ne' tantomeno di dare una pulita come si deve in giro, la casetta ha ancora l'aspetto di un piccolo campo di battaglia. In attesa del fine settimana, quando daro' il meglio del mio lato casalingo, mi sono limitato a dare un aspetto vivibile a bagno e cucina che, fatta eccezione per una porticina a soffietto - come sapranno i meno profani - convivono in una imbarazzante promiscuita'. Nauralmente non c'e' bisogno di dire che il mio acquisto di un intero carrello di detersivi, stracci e spazzoloni e' stato accolto dagli autoctoni con una panoplia di espressioni facciali che spaziavano tra l'incuriosito, il divertito, lo sprezzante e l'atterrito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questi giorni ho avuto l'incarico di presenziare all'Istituto di belle arti, dove la benemerita camera di commercio - per una volta dimentica dei suoi soci buzzurri, ignoranti, caciottari ma con portafogli sul punto di esplodere - ha organizzato una mostra di architettura italiana, con tanto di architetto napulitano, plastici, powerpoint e tutto il resto. Il mio ruolo consisteva essenzialmente nello starmene all'entrata a confabulare con portinai di chiara estrazione mafiosa, all'occorrenza intrattenendo piacevoli conversazioni con fanciulle un po' artiste un po' no... nel complesso un'esperienza interessante: ho visto passare centinaia di scoiattoline, firmato autografi, stretto manine, regalato borse dello sponsor (neanche Wanna Marchi era caduta cosi' in basso) e rievocato gli anni d'oro della mafia. Mosso a compassione, un professore dell'istituto mi ha regalato un sacco grande come mezzo cuscino (senza esagerare) pieno del famoso ''gongfu cha'', il mitico te' kungfu. Le arti marziali, ahinoi, non c'entrano una beneamata bega: come certamente saprete, ''gongfu'' vuol dire anche ''abilita'''... ergo, trattasi di un te' alquanto denso che per farsi fare richiede una certa pratica e non comuni doti di bollitore di infusi paglierini (eh, la Settimana Enigmistica).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nota negativa: questi portinai cantonesi che non sanno neanche di essere al mondo, ne' tantomeno dove sia l'Italia, conoscono perfettamente tutte le vicende di cui e' protagonista il nanetto pelato che tutto il mondo ci invidia. Sanno tutto dei suoi processi, sanno tutto delle sue ville, sanno anche quanto raggranella ogni mese (facendo una gran fatica, come sapete, per sbarcare il lunario... trying hard to find a way to make ends meet o qualcosa del genere, dicevano in Lady Madonna), e persino loro propongono paralleli tanto azzardati quanto realistici con un altro nanetto pelato che imperverso' nel Belpaese negli anni d'oro del Ventennio. Roba da istituire il giorno della vergogna nazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stasera mi attende un noiosissimo incontro di rappresentanza in occasione della festa nazionale dei nostri vicini d'Oltralpe... una festa francese... bah. Non ho nessuna voglia ne' di tirarmi ne' tantomeno di presenziare a beneficio di coglioncelli venuti solo per scambiarsi i doppioni dei loro bisunti biglietti da visita. Andro' e cerchero' di mantenere un comportamento signorile nonostante la plebaglia circostante. E poi chissa', magari vengono un po' di secretary.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi ora vi lascio, oggi proprio non ho intenzione di fare gli straordinari non pagati ancora una volta, e mi lancio in questa avventura tricolore in cui daro' prova di una erre moscia invidiabile.&lt;br /&gt;Allons enfants, a' la prochaine! Putain!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paolo Ng&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;22/07/2005&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Miei più o meno giovani ma sicuramente attenti discepoli,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;la frenetica vita d’ufficio di questi ultimi tempi mi ha – hélas – impedito di tenervi informati come avrei voluto sulle ultime novità dalla città dove è facile prendere delle cantonate. Per farmi perdonare, questa volta vi propino un bollettino formato famiglia preparato con calma nell’intimità della mia cameretta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A dire la verità gli ultimi giorni sono stati occupati, più che da riunioni, briefing, analisi SWOT e grafici del break-even point (per gli amici intimi BEP, che suonerà particolarmente familiare ai miei conterranei), da importanti questioni di natura organizzativa riguardo a… una domenica al mare. Ebbene sì: dopo il festival della cultura del Belpaese e finita la mostra sull’architettura italiana, gli sforzi dell’illustre Camera di Commercio Italiana in Cina, sede di Guangzhou, si sono concentrati sulla promozione di una gita in una ridente località di mare a due ore di strada.&lt;br /&gt;Naturalmente al sottoscritto è toccato l’ingrato compito di contattare miriadi di membri della Camera, omologhi di altre Camere straniere della città, scrivere decine di mail, dare mille volte le stesse informazioni superflue a gente che con ogni evidenza non aveva nemmeno letto il messaggio in cui orari, modalità, ecc. erano indicati con precisione svizzera, e soprattutto l’imbarazzante ruolo di riscossore crediti. Particolarmente interessante e tragicamente rivelatore, nell’ambito di quest’ultima mansione, è stato lo scoprire che c’è ancora chi si osa lamentarsi di dover pagare 15 euro (comprensivi di viaggio in bus riservato A/R, entrata alla spiaggia, noleggio sdraio e ombrelloni, pranzo a base di pesce, altre cibarie e bevande di varia natura) quando, probabilmente, il loro patrimonio personale costituisce materia ignota al fisco italiano, cinese e internazionale. L’unica cosa che mi dà una certa soddisfazione, in questo deprecabile quadretto dell’umana specie, è che per un giorno nessuno oserà farmi pesare il fatto di essere l’ultima ruota del carro del mondo finanziario cantonese: tra imbarazzanti panzette, villose spalline ad attaccapanni, tette cadenti e celluliti debordanti, potrò avere per lo meno una piccola rivincita personale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In vista della “Sunday at the sea” mi sono inoltre premurato di procurarmi un costume da bagno, di cui sono partito sprovvisto. Purtroppo i cinesi non sono mai stati ai primi posti per buon gusto nel mondo della moda, e così l’impresa – a me che prima di comprare anche solo un paio di calzini voglio essere sicuro che siano perfetti – si è rivelata decisamente ardua. Alla fine di ricerche estenuanti ma inconcludenti ho tirato un respiro profondo e ho comprato per ben 3 euro un costume da buzzurro matricolato. Trattasi di una sorta di bragolone, di quelle che con ogni probabilità si gonfiano a paracadute non appena entrano in contatto con l’acqua, azzurre davanti e rosse sul didietro, con un sinuoso drago su entrambe le… diciamo entrambe le facce. Lungi da me il suggerire ammiccanti paralleli a sfondo fallico, ma che mi crediate o no era il costume meno imbarazzante che mi sia passato tra le mani.&lt;br /&gt;L’appuntamento, quindi, è fissato per questa domenica: sono sicuro che vorrò sprofondare o essere mille miglia lontano non appena la torma sguaiatamente vociante degli italiani in spiaggia scenderà dalla corriera, ma mi chiedo se qualcuno di loro abbia nel costume un apposito vano a tenuta stagna per riporvi i biglietti da visita (plastificati?), in modo da curare il networking anche tra una spalmata di crema solare e una partita a racchettoni. Mi viene da vomitare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ultimo evento mondano che mi ha visto recalcitrante spettatore è stata la festa-buffet organizzata dalla Camera francese in occasione del benedetto 14 luglio. Luogo del delitto, un ristorante all’occidentale che incarnava perfettamente il concetto di cattedrale nel deserto: un ciclopico, luccicante (a intermittenza), lussuoso, arrogante e drammaticamente pacchiano complesso di sale e giardini posticci nel bel mezzo di una zona che fino a cinque anni fa, a quanto mi si dice, era aperta campagna. Non solo il tassista che mi ci ha portato non solo non aveva alba di dove lo stessi costringendo a portarmi (per fortuna avevo stampato una cartina, provvidenzialmente fornita dagli omologhi oltralpini), ma al ritorno ho aspettato ore che un taxi – il cui autista si era evidentemente perso – passasse su quegli stradoni deserti, bui e dimenticati da Dio, Buddha, Guanyin e tutti i bodhisattva.&lt;br /&gt;Al di là del contorno esageratamente sfarzoso, la festa è stata una delle manifestazioni più imbarazzanti e noiose a cui abbia mai partecipato, e questo nonostante la fiducia che nutrivo verso le capacità dei francesini (che, diciamoci la verità, non sempre sono dei professionisti della simpatia ma in genere quando devono organizzare qualcosa lo fanno bene… e intanto noi abbiamo ancora il papa in casa, remissivi succubi del decrepito monarca di un paese straniero!). Il risultato è che centinaia di figuri vestiti in modo eccessivamente ingessato e baldracche cinesi che cercavano in tutti i modi di farsi brutte sotto quintali di fondotinta si aggiravano come zombi per le sale con il loro piattino di pastine e fette di anguria, come gli orbi di “Cecità” (ce lo ricordiamo Saramago, Ricky?). Nel frattempo una fastidiosa orchestrina… la chiameremo così, orchestrina, raffazzonata alla bell’e meglio e composta da loschi e adiposi personaggi in basco e maglia a righe orizzontali (come avrete capito mancava solo la baguette sotto l’ascella) intratteneva i convenuti con sedicente musica francese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cosa più spiacevole, però, è che per elemosinare un bicchiere di qualcosa che non fosse un succo d’arancia annacquato bisognava fare venti minuti di fila, finché a un banchetto lercio cacciato in un angolino si riusciva a rimediare un bicchierino di plastica pieno di un intruglio che – nonostante la bottiglia di Bacardi troneggiasse tronfia sul suo piedistallo e la cameriera mi guardasse con l’aria di chi ti sta mettendo tra le mani un barilotto di assenzio – il rum lo aveva visto solo in cartolina ed era infestato da fastidiosi cubetti di ghiaccio. Mentre i bianchi, appartenenti alla razza superiore di coloro che hanno vinto nella lotta per la civiltà, fingevano di divertirsi come matti, decine di piccoli camerieri e cameriere cinesi li guardavano con il loro misto di invidia, curiosità, senso di superiorità e semplice disprezzo, di fronte a quelle risate sguaiate e a quelle puttane ingioiellate. Confesso che mi sono vergognato non poco e non riuscivo a sostenere lo sguardo di quei poveretti per l’imbarazzo: sembrava di essere tornati alla Shanghai degli anni ’20, quando gli occidentali facevano la bella vita nelle concessioni straniere e i cartelli dei parchi dicevano “vietato l’ingresso ai cani e ai cinesi”, mentre tutto intorno i gialli facevano la fame o preparavano la bomba da scagliare al passaggio del prossimo signore della guerra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel frattempo, anche e soprattutto per protesta contro l’atteggiamento dominante di disprezzo da parte degli occidentali (che qua, ho scoperto per la prima volta, amano chiamarsi “expatriates” o “expats”… perché non “deportati”, a questo punto? Ma annatevelo a pija ‘nter culo, annate) nei confronti della Cina e dei suo abitanti, prosegue il mio personale processo di sinizzazione. Che i cinesi riservino in generale un particolare rispetto a chi, dal momento che viene qui a rompere i coglioni, dimostra almeno l’umiltà di imparare la loro lingua si può facilmente capire. Io cerco di andare oltre… nel bene, ma soprattutto nel male. In linea con il mio impegno, quindi, stamattina mi sono presentato in ufficio con un “chabei” da combattimento: per chi non abbia avuto la fortuna di conoscere questo strano oggetto, trattasi del bicchierone di plastica spessa, munito di filtro interno, tappo a vite e asola esterna per appenderlo dove più conviene, che i cinesi si portano appresso da mane a sera e in cui mettono una generosa manciata delle loro amate foglie di tè, per poi rabboccarlo con acqua bollente nel corso della giornata. Quello che mi sono procurato io è obiettivamente enorme, ma se bisogna fare le cose tanto vale farle fino in fondo. E così per tutta la giornata ho potuto godere dei benefici effetti eccitanti del tradizionale infuso pisciarello del Celeste Impero… senza contare le ripetute visite che ho dovuto riservare al ben noto ufficio con le sedie bucate, anch’esse inevitabile effetto di una diuresi accelerata e stimolata in modo anomalo dal suddetto infuso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’altro ieri sera mi sono recato bel bello in quel del Paddy Field, pub irlandese squallido e pacchiano come solo i pub irlandesi sanno essere, dove i “colleghi” della camera inglese hanno organizzato un ritrovo, credo per festeggiare quel fesso di San Patrizio, ma non essendo in rapporti particolarmente buoni con il luogo ove si puote ciò che si vuole non ci giurerei. Comunque sia, è bastata la frase “happy hour” per convincermi a farmi mezz’ora di taxi en solitaire – le mie cosiddette colleghe erano troppo stanche… ma fatemi il piacere – e a raggiungere i bassifondi della Città delle Capre. Ad accogliermi le minute e leggiadre assistenti del presidente della camera inglese – e basta vederle per capire che questo Sandy, ancorché uno scozzese sfigato, grezzo e lattiginoso, è un uomo decisamente fortunato – e subito ho pensato che i 3 euro del taxi erano stati ben spesi. Solito giro di strette di mano sudice e rapido tour di inconcludenti conversazioni di circostanza. Una tappa del suddetto tour mi ha visto protagonista insieme a una piacente avvocatessa dagli occhi a mandorla. Codesta gazzella orientale si lancia in un interrogatorio stretto – deformazione professionale? – in merito a obiettivi, modalità e motivazioni ultime del mio soggiorno. Io sto al gioco, mi rompo i coglioni e pazienza, le fanciulle sono fatte così e… ho detto tutto. A un certo punto la cosa diventa tuttavia insostenibile e, sperando di liberarmi di questa appiccicosa chiacchieratrice decido di dare una svolta alla conversazione sfoderando il mio asso della manca, il micidiale conversation-killer: il mondo dorato della mafia. Con mia grande sorpresa la tipa – per la cronaca, la signorina Chen – non solo non fa una piega, ma perde come per magia l’aria sostenuta e arrogante che aveva ostinatamente mantenuto fino a quel momento, si fa prendere bene dalla nuova topica e si offre di darmi tutte le dritte per aggirare le leggi cinesi nel caso voglia davvero entrare nella Triade, iniziando naturalmente dagli stratagemmi di base. Che donna! Quando se ne va mi urla attraverso la sala che la mattina dopo mi avrebbe salutato qualche criminale di quelli veri, sotto lo sguardo atterrito di due ingessatissime funzionarie cinesi del consolato finlandese. Non più tardi di un minuto dopo decantavo presso le suddette funzionarie le gioie del rotolarsi in costume adamitico nella neve dopo una rigenerante sauna, ottenendo in quattro e quattr’otto numerosi inviti alle attività del finnico consolato. Occasioni mondane che non mi perderò certo (…che ssò, scemo?), tanto più che, scopro, la sede dei Suomalainen è giusto qualche piano sopra a dove vengo quotidianamente schiavizzato. Cina e Finlandia, due grandi paesi da cui imparare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bene, anche per questa volta mi sembra che ne abbiate avuto abbastanza. I resoconti continueranno, spero, con una certa regolarità, nei limiti dei miei normali impegni non retribuiti. Maschietti, non disperate: non mi sono dimenticato che aspettate la mail riservata (confidential) sugli aspetti relativi alle nuvole e alla pioggia (i cinofili sanno di cosa si parla… gli altri facciano ricerche e sapranno apprezzare questa espressione, brillante testimone del fine genio orientale). Fanciulle, invece, rassegnatevi: quello in cui mi trovo è un paese civile.&lt;br /&gt;Un abbraccio a tutte e a tutti dal Celeste Impero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paolo Chow&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;28/07/2005&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gentilissime discepole, amatissimi discepoli,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;gia’ da qualche tempo non vi tedio con le mie lunghe narrazioni di paesi lontani (almeno da voi... per quel che mi riguarda, a volte sono pure troppo vicini).&lt;br /&gt;Approfitto ancora una volta di un’assenza del capo (febbre fulminante inutilmente curata con brodaglie cinesi spacciate per vere e proprie panacee, con conseguente peggioramento della gia’ deplorevole situazione) per rilassarmi un attimo... a dir la verita’ potrei approfittare meglio di questo momento di stanca per schiacciare un pisolino, visto che da sabato scorso ho navigato a una media giornaliera di quattro ore di sonno e non mi sento neanche piu’ le gambe. Purtroppo temo che la vista di un occidentale con camicia alla coreana miseramente accasciato sulla scrivania turberebbe piu’ di un ospite, e allora non posso far altro che fingere un’espressione attenta e – qui viene la parte piu’ difficile – intelligente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo una sfilza di tre serate danzerecce con ritorno alle 3 e mezza e sveglia alle 7, ieri sera ho assistito impotente ancora una volta alla trasformazione di una serata tranquilla in un’estenuante tour de force alcolico. Come se non bastasse, stasera, ben lungi dall’andare a letto a un’ora decente, mi aspetta un’altra seratina impegnativa sul versante del dispendio energetico (per chi ha ricevuto il bollettino 4bis, alias “the thing that doesn’t exist”, rimando al punto 5 del portafoglio. Non mi fate dire altro).&lt;br /&gt;Il dramma e’ cominciato quando ho stretto un infausto sodalizio con un collega stagista che viene sfruttato in uno studio legale qualche piano sopra di me. Tedesco ma con la faccia da scandinavo, un po’ sosia di Owen, studente bocconiano, incontenibile birraiolo e un figo della madonna. In sua compagnia e’ iniziato il pattugliamento di ogni piccolo angolo della citta’ in cui si puo’ fare casino, con scientificita’ e precisione tutta tedesca e tutta nazionalsocialista, in modo da non farsi sfuggire nemmeno una possibilita’. Inutile dire che l’arrivo di due colossi – quando il 90% dei personaggi circostanti ti arriva alla spalla... si spiega il trucchetto – mal rasati e dallo sguardo truce suscita immancabilmente scalpore in qualsivoglia locale e lascia dietro di se’ una scia di cuoricini gialli spezzati... o almeno cosi’ ci piace credere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima tappa di questo tour ha avuto luogo in un locale in cui l’eta’ media dei presenti non arrivava a 16 anni: infausta decisione quella di approfittare di un improbabile operazione di marketing “alla cinese”, che consisteva nel pagare 6 birre e riceverne in omaggio 18. Prendi 4 paghi 1, insomma, ma scherziamo?! Quando sono arrivate le tipe con i tre secchielli traboccanti di lattine e bottiglie mi sono gia’ sentito male, tanto piu’ che poco prima – in sede di cena – avevo come al solito esagerato, provando anche l’ebbrezza di mangiare una specie di pelle di serpente rivelatasi semplicemente disgustosa. Solo qualche giorno dopo ho scoperto che la bellissima piscina nel mezzo di questo locale sorge dove qualche secolo fa, si dice, una tipa si e’ suicidata in abito rosso da sposa (e mi si dice che questo renda il suo fantasma particolarmente incazzevole). Avete visto i vari film della serie “A Chinese Ghost Story”? Qualcuno mi spiega perche’ i cinesi vanno matti per raccontare queste stronzate? Per la cronaca, non abbiamo lasciato neanche le linguette delle lattine (per i lettori del 4bis, cfr. punto 4 del portafoglio).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La seconda esperienza, decisamente piu’ significativa, si e’ consumata in una location di piu’ alto livello, che pero’ – ahime’ – proprio per questo motivo pullula di ogni sorta di occidentali tronfi e adiposi mossi da brame carnali nei confronti delle sinuose danzatrici locali. In parole povere, questo si traduce in gruppetti di indiani sfigati e baffuti sulla sessantina, negroni panzoni in canottiera, spilungoni biancolattei con magliette metallare e capelli unti, tutti immancabilmente con bavetta colante da un angolo delle fauci, ma io dico che se esiste giustizia a questo mondo, quella cosa che non esiste continuera’ per loro a non esistere. Eccheccazzo. Unica pecca in una serata altrimenti da iscrivere negli annali (per i lettori del 4bis, cfr. ancora punto 5 del portafoglio), l’approccio subito da parte di un giallino alto un metro e una papaya un po’ troppo disinibito e invadente: varco la soglia delle latrine, prendo posizione e... senza una parola costui mi sbuca da tergo e inizia un massaggio sulle spalle del sottoscritto. Lo blocco prontamente e ricevo in cambio un sorrisetto ammiccante, prima di concludere l’operazione e lasciare in fretta quel luogo cosi’ mal frequentato.&lt;br /&gt;Come vi avevo annunciato, si e’ consumato anche il dramma umano ed esistenziale della domenica al mare. Dopo una settimana d’inferno per curare nei minimi dettagli l’aspetto organizzativo della questione, finalmente il gran giorno e’ arrivato. Partenza confusa con immancabile ritardo dei soliti italiani e spagnoli, che se non si fanno riconoscere all’estero non sono contenti, e via dove il mare e’ piu’... marroncino. Purtroppo il viaggio e’ stato funestato dall’imbarazzante incompetenza dell’autista, che ha cannato strada circa venti volte, raddoppiando il tempo previsto e facendoci arrivare a destinazione a mezzogiorno invece che alle dieci. L’incazzatura e’ presto passata una volta infilato il costumino col drago di cui vi parlavo, una bella spalmata di crema solare (la piu’ leggera che ho trovato, protezione 16... io che di solito uso la 4) e via a sguazzare in un’acqua sorprendentemente pulita e calda come una rassicurante zuppa di tofu.&lt;br /&gt;Poiche’ il panorama maschile – come prevedevo – non offriva che spallucce a gruccia, petti di pollo ed epe debordanti, il tedesco e io abbiamo avuto modo di interagire efficacemente con buona parte della componente femminile. Che poi fosse composto essenzialmente da trentacinquenni, per lo piu’ sposate e con figli (cfr. bollettino 4bis), poco importa: anzi, direi quasi che sono ancora piu’ affascinanti... con il look tutto acqua e sapone da spiaggia, poi, si puo’ tranquillamente parlare di massimi vertici espressivi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il momento topico e’ stato quello del pranzo: per meta’ pranzo cinese con le immancabili centosettanta portate, per meta’ barbecue di pesce e verdure autogestito, grazie al provvidenziale noleggio di alcune griglie: una nota al merito ai cuochi, che in sede di cottura pietanze, come si puo’ ben immaginare, sono stati sbalzati in un girone dantesco dalla temperatura superiore ai 40 gradi. Da vero terrone qual io sono e fui, ho protratto il pranzo fino a pomeriggio inoltrato, quando e’ ricomparso il tedesco armato fino ai denti di bottiglie di birra Qingdao da 66. Non molto tempo dopo riscoprivo il mio mai del tutto sopito spirito italiano partecipando a un megapartitone a calcio della categoria “alla morte”, tra gli sguardi incuriositi e beffardi degli spettatori di colore giallo. Al tempo stesso scoprivo altrettanto chiaramente che l’assunzione di 4 bottiglie di Qingdao prima della partita costituisce doping punibile secondo la giustizia sportiva: imbranatissimo sciabattatore da sobrio, guizzante goleador con la semplice aggiuntina della suddetta sostanza. E, come il doping, il brutto viene solo dopo: il risveglio del lunedi’ e’ stato infaustamente accompagnato da crampi ubiqui, strappi a entrambi (anzi, entrambedue) i polpacci e contrazioni spastiche della natica sinistra, disturbi ancora non interamente superati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il ritorno a casa e’ stato altrettanto drammatico del viaggio di andata: l’autista ha pensato bene di perdersi di nuovo, suscitando lo scontento generale e scaricandoci a notte inoltrata invece che alle 9 e 30 previste. Unica nota piacevole, una dormiente signorina dagli occhi a mandorla accasciatasi non troppo involontariamente sul sottoscritto. Peccato solo che sia sposata... ma anche il marito, lasciar andare in giro cosi’ uno splendore del genere. Buon per lui che non tutti gli italiani sono dei rovinafamiglie come li dipingono (ma all’occorrenza...): signor Chen, stavolta ti e’ andata di lusso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Adesso stacco e approfitto dell’assenza di controllo da parte del governo centrale per lasciare l’ufficio un po’ prima, devo tornare a casa a cambiarmi e darmi una rassettata in vista degli impegni serali, perche’ trascurato e’ bene, ma fintamente trascurato e’ meglio.&lt;br /&gt;Un abbraccio e una mossa di kung fu dal paese dove la parola “incantonare” ha ancora un senso, eccome.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paolo Leung&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;09/08/2005&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Miei ferventi e incantevoli ancorche’ impresentabili accoliti,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;la fine del mio relativamente prolungato silenzio stampa si interrompe – coincidenza – in concomitanza con la partenza della capa per le meritate vacanze nelle zone piu' depresse e derelitte di questo staterello d'Oriente. Laddove i mufloni del Gennargentu o gli abituali frequentatori della stazione di Napoli non oserebbero avventurarsi nemmanco col pensiero, la sconsiderata manager rampante si e' tuffata a capofitto in compagnia dei genitori, ignare e innocenti vittime di una visione distorta e malata del concetto di viaggio. Qualora i tre malcapitati venissero derubati, incaprettati, torturati e infine brutalmente sodomizzati da una banda di briganti del Qinghai assetati di sangue e succhi vitali – eventualita’ che in certi posti e' tutt'altro che remota – spero che almeno mi spetti qualche giorno di vacanza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Piu' passa il tempo e piu' mi rendo conto che i contenuti del bollettino ufficiale e di quello men-only tendono naturalmente e pericolosamente a convergere (e per lo stesso motivo mi sono reso conto che il ritorno in Italia sara’ di una tragicita’ mai sperimentata prima), ma alla fine mi sono detto che va tutto a beneficio di questo magnifico Paese altrimenti bistrattato, temuto e osteggiato pressoche’ universalmente, dagli imprenditorucoli veneti ignoranti come dai semplici poveracci.&lt;br /&gt;Dopo i ripetuti rimbrotti da parte della capa perche’, a suo dire, non sono indifferente alle grazie delle fanciulle che capitano nel nostro ufficio e pertanto mantengo un comportamento per nulla professionale, finalmente adesso che il pitbull e’ vacanziero posso rilassarmi un po’ e mandare in vacca l’etichetta. Ho potuto dare il via alla distruzione dell’immagine aziendale ben prima di quanto immaginassi e per l’appunto stamattina, quando e’ entrata in ufficio una fascinosa pulzella dai tratti giapponesi a pubblicizzare una specie di casa di cura (sara’ mica un’omologa cinese del Pucci?). All’inizio, memore della corporate mission, ho cercato di contenermi, limitandomi a carpire il pingue fascicolo e a cazzarlo in un angolo della scrivania multiuso dove ancora giacciono reperti della fiera campionaria di Shanghai del 1922. La tipa se ne va ancheggiando, io contemplo con aria ebete e buonanotte. Un minuto dopo te la vedo ripassare davanti alla porta senza motivo apparente: in ogni caso, un sorrisetto e via. Dopo un altro po’ eccola che ripassa, questa volta soffermandosi a fare un sinuoso cenno d’intesa con la zampina. Vabbe’. La terza volta, pero’, si pianta sulla porta con sguardo maligno e resta immobile a fissare nella mia direzione. Visto che anch’io sono fatto di carne e - salvo alcune situazioni - non di legno, questa volta mi alzo e scatta l’operazione di networking: un attimo dopo il portafoglio si arricchiva di una voce, la memoria libera del cellulare si riduceva di alcuni kilobyte e la fanciulla si ri-allontanava con imperioso movimento gluteale destra-sinistra. Converrete con me che tutto cio’ non ha nulla di sorprendente, dal momento che scene come questa capitano normalmente in Italia, soprattutto a maschietti di discreta cultura e di aspetto pur moderatamente gradevole. O sbaglio?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fine settimana appena trascorso mi ha visto allontanarmi momentaneamente dal grigio della citta’ per tuffarmi nel grigio piu’ gradevole di un’altra cittadina a due ore di bus da qui, la ridente Zhaoqing. Dopo una sveglia alle 4 di pomeriggio causa strapazzi del venerdi’ e una doccetta di rappresentanza sono saltato zaino in spalla sulla prima corriera in compagnia di una simpatica donzella che ha gentilmente accettato di accompagnarmi a destinazione e ritorno (naturalmente senza secondi fini... o il secondo fine era proprio la gita?). Il viaggio e’ stato un viaggio lampo per gli standard cinesi, che solitamente durano ere geologiche e mettono a dura prova corrotti spiriti e olezzanti corpi. Il posto e’ bello, via dalla pazza folla di Canton, un gran lago che miracolosamente non puzza di cadavere, gran vita per le strade e marciapiedi larghissimi, clima da struscio serale-estivo, gente allegra e sorridente e solo due o tre stranieri ipertrofici e lipidici a turbare il panorama. Dopo una cena rapida tentiamo la fortuna nei locali del lungomare... pardon, del lungolago, e capitiamo in un posto a cui da fuori non avrei dato una lira ma che si rivela una scelta vincente. Gente amichevole, spuntini aggratis, giri di bevute offerti dalla direzione senza che ci avessero mai visto prima, e – the little cherry on the cake – cubiste dagli occhi a mandorla in ogni angolo e su ogni tavolo. Se penso che quelle italiane si credono fighe mi viene da ridere, quando in un posto pressoche’ sperduto si trovano degli spiriti volpe come quelli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo una serata piacevole fra una cazzata e l’altra arrivano la chiusura, altri ripetuti giri di Jack Daniel’s offerti dai capi, pacche sulla spalla e altre stronzate. Una delle cameriere, che scopro essere un’inglese mezza tanzaniana che parla un cantonese affascinante, si offre di ospitarci su un pezzo di pavimento a casa sua, e cosi’ risolvo anche il problema della sistemazione per la notte. Prima di andare tutti a nanna, pero’, si impone una sosta al ristorante notturno: in mezzo alle strade deserte ci ingozziamo di prelibatezze insaporite da una fame divorante, dopodiche’ si parte in sei in un taxi diretti verso la magione della figlia cioccolatina di Albione. Mentre l’inglesina e il suo tipo – cosa strana, visto che solitamente sono gli uomini bianchi ad accoppiarsi con fanciulle gialle, trattasi di uomo locale, e di un bel ragazzo per giunta (nota per le fanciulle bianche: tanti gialli qua sono dei gran fighi, rassegnatevi all’idea) – si rinchiudono nella loro cameretta, da cui poco piu’ tardi cominceranno a provenire prima gemiti e mugolii e poi veri e propri muggiti belluini, io mi ritrovo a gestirmi il salotto in compagnia di tre fanciulle discinte. La prima si toglie la maglietta e si mette a guardare la tv in reggiseno, l’altra comincia a pettinarsi le lunghe chiome con fare sensuale, la terza rimane solo con uno slippino ridotto al minimo e una canottierina attillatissima che fa intravedere il tatuaggino sexy sulla spalla, per poi sdraiarsi di spalle proprio davanti al sottoscritto, il quale ormai e’ convinto di essere passato a miglior vita e di toccare gia’ con mano (...) la ricompensa che mi spetta nell’aldila’... e se non spetta a me a chi deve spettare? A Teodoro Bontempo?. Il sottofondo chiaramente udibile dall’altra stanza non aiuta certo a darsi una calmata ma, visto che fra una cosa e l’altra sono le sette di mattina e non dormo veramente da giorni, ben presto il sonno ha la meglio sui miei ormoni in subbuglio e sprofondo beatamente tra le braccia di Morfeo (a’ Morfe’, niente scherzi!).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Morfeo molla la presa ben un’ora e mezza dopo, quando il fragoroso spiattellare proveniente dalla cucina mi fa sobbalzare sul divano (non fatevi ingannare da questa parola che suggerisce la presenza di morbidi guanciali particolarmente adatti a prolungati pisolini: trattasi di una struttura interamente lignea concepita forse per un massaggio energetico o per pratiche di mortificazione della carne, non certo per poltrire). Un attimo piu’ tardi eravamo gia’ alla Roccia delle Sette Stelle, cotti dal sonno e dal sole che picchiava come neanche Alemanno prima di dedicarsi a vitellini e piantine di fagioli. Scopro ben presto che l’attrazione principale del luogo e’ la scalata delle varie montagnole (per l’appunto, le sette stelle del nome) e mi avventuro incurante dell’afa e del debito di ossigeno. Dopo pochi affondi, ahime’, sento le gambe cedere e la testa girare in tondo, ma l’orgoglio mi spinge a resistere e ad arrivare fino in cima alla prima – nonche’ ultima, mi dico – delle succitate alture, dove mi riposo per un tempo interminabile col sedere a pezzi e la canotta – perdonatemi... in Cina e’ difficile resistere alla tentazione del look da supercafone – fradicia di sudore. Quando, fra mille sofferenze, ci decidiamo a scendere a valle, ormai non sento neanche piu’ le zampe. Visitiamo alcuni altri loci amoeni, ci teniamo ben alla larga dalle altre sei scalate e verso le quattro raggiungiamo l’uscita dopo otto ore di vagabondaggio in questa specie di palude che non puzza... un’atmosfera per certi versi molto blueseggiante. Una puntata al ristorante, dove ci ingozziamo di te’ al crisantemo e dim sum fino a scoppiare – e per una cifra ridicola –, un altro giretto per il quartiere vecchio tra mura e tetti sbrecciati, e prendiamo per un pelo l’ultima corriera per Canton. E proprio sulla corriera arriva il classico inatteso, ovverosia il grande momento del ‘’ganmao’’: accaldato, bruciato dal sole e dolorante per via dello zaino da trekking sull’Himalaya, vengo investito da una folata diaccia di aria proveniente dal condizionatore, che apparentemente non c’e’ modo di bloccare o deviare. Nel giro di un’ora comincio ad accusare tosse persistente e alquanto indishpunente, seccatura tuttora in corso d’opera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E con questo vi abbandono al vostro triste destino di italiani in Italia, o peggio ancora – ne so qualcosa anch’io – di italiani all’estero costretti prima o poi a ritornare nella terra dove uno gnomo liftato e un pastore tedesco (pardon, un umile lavoratore nella vigna del Signore) fanno il bello, ma soprattutto il cattivo tempo. E a proposito di tempo, poco fa ho avuto l’impressione che nevicasse, peccato che fuori ci siano quasi quaranta gradi. Adesso manca solo che fuori dalla finestra passi un Babbo Natale giallo a bordo di una slitta di bambu’, trainata da bufali d’acqua volanti e piena zeppa di nidi di rondine per i compagni buoni e di tofu marcio per i controrivoluzionari.&lt;br /&gt;Riprenderemo Taiwan!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paolo Kwan&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;19/08/2005&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sap, gau, baat, chat, lok, ng, sei, saan, yi, yat...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Miei intrepidi lettori di byte,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ben ritrovati, naturalmente dopo un opportuno conto alla rovescia in lingua locale.&lt;br /&gt;La stanchezza accumulata in giorni e giorni di strapazzi sta avendo il sopravvento, e sto pagando il mio tributo a una settimana di vita da pipistrello (parola che, ho notato, suscita sgomento e ammirazione in gran parte dei cinesi a cui ritengo di poterne rivelare il magico ancorche’ stridente suono). Come se non bastasse, mi sento la schiena a pezzi dopo che ieri sera, dopo una cena con degli amici gialli, abbiamo avuto la brillante idea di aspettare l’ora di andare in disco ammazzando il tempo in un salone massaggi. Purtroppo non si trattava del massaggio speciale (ammicco ammicco) cosi’ diffuso in Cina, anche se certe mossette a tradimento e improvvise toccatine in zone normalmente off-limits, con conseguenti e incontrollabili vampate di calore nel basso ventre, mi hanno fatto pensare che forse avevo sbagliato posto. E’ anche vero, pero’, che non c’e’ verun motivo di richiedere tali prestazioni... perche’ pagare 300 yuan per un servizio che puoi avere in forma assolutamente gratuita, pressoche’ ogni volta che lo desideri? E vi siete mai chiesti perche’ in Italia ci sono cosi’ tante pulzelle che del proprio corpo fanno mercimonio?&lt;br /&gt;Al di la’ di tali considerazioni sul livello di civilta’ raggiunto da certi paesi e sulla drammatica involuzione di altri, comunque, l’idea del massaggio si e’ rivelata tragicamente fallimentare. Dopo un’ora di botte, stirature e offese ai miei punti di pressione (tipo la mossa letale di Kill Bill) sono uscito in strada ridotto a uno straccio ma pronto per tirare le 3 – non di piu’, stamattina dovevo pure presentarmi in ufficio – tra sculettamenti e ondeggiamenti al ritmo de la noche... noche che poi si e’ rivelata una vera e propria noce, visto che il dj era un’obesa tipa inglese dagli occhi di pesce lesso con gusti musicali degni del peggiore Leone di Lernia. Ma tant’e’, centinaia di gialli erano in brodo di giuggiole, e contenti i gialli contenti tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Domenica scorsa ho pensato bene di esplorare i centri commerciali intorno a Beijing Lu (Pechino boooo, Canton banzai) per un pomeriggio di folle shopping alla ricerca di alcuni capi di abbigliamento di diversa natura che si adeguassero alle mie attuali esigenze. Inutile dire che non ho trovato traccia di quello che mi interessava; in compenso mi sono fatto un’idea piuttosto completa dello stile dominante nel mondo del fescion in salsa di soia. Ammetto che sono stato sul punto di fare mia una maglietta con faccione del Grande Timoniere e scritta in cinese “lunga vita al presidente Mao”, ma la faccia sconcertata del commesso mi ha dissuaso da un acquisto inconsulto. Che tanto inconsulto non doveva poi essere, dal momento che ieri sera nel club un individuo sfoggiava la stessa maglietta con aria fiera e disincantata. Lunga vita al presidente.&lt;br /&gt;Poco dopo stavo per cadere nello stesso errore rimirando una maglietta con l’immagine di un operaio modello armato di libretto rosso e scritta, sempre in attraenti caratteri cinesi, che recitava “il popolo cinese si e’ alzato in piedi”; ma una stessa espressione carica di rimprovero, stavolta riservatami da due attempate commesse, mi ha convinto ancora una volta a lasciar perdere. Attratto poi da un berretto di finto PVC con tanto di stella rossa me lo calco sulla testa e mi guardo nello specchio, ma resto di stucco notando una preoccupante somiglianza con il Comandante Guevara. Pelo incolto, sguardo assonnatamente latino e capello ormai fluente hanno fatto il resto nonostante l’assenza del sigaro: povero Che, che ti hanno fatto. La sua faccia e’ ovunque ultimamente, su magliette, zaini, berretti, mutande, forse anche preservativi e pillole del giorno dopo (a proposito...il giorno dopo cosa? Non l’ho mai capito)... capisco che in passato sia stato per i gialli un modello lontano di spirito rivoluzionario, ma mi spiegate come si concilia tutto cio’ con la disperata fame di Merdonald’s, KFC, Starbucks e altro guano a stelle e strisce che impazza in Cina ormai da qualche anno? O tempora, o mores... stravolto davanti allo specchio e a queste laceranti riflessioni ho trovato una via d’uscita comprando una fantastica canottiera da burino professionista, superattillata, di colore verde pappagallo e con scritta “kungfu” gialla. Ho tradito la rivoluzione, e’ vero, ma mi sono portato a casa un sorso di Romagna... pardon, un pezzo di Cina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E ora affronto un problema che mi tocca molto da vicino, non tanto come figlio di un’insegnante di italiano delusa da due generazioni di totali analfabeti, ma come individuo (sono tentato di dire “laureato”, ma dalla Letizia in poi anche questa parola ha perso gran parte del suo significato) vittima di bruciante frustrazione, che non si capacita e non si raccapezz(ol)a di come possano esistere buzzurri, ignoranti, cafoni, villici, caciottari e burini o semplici bestie che probabilmente guadagnano in un mese quanto io non vedro’ in tutta la mia vita, ma che quando si tratta di mettere insieme tre parole nel nostro bell’idioma mi provocano un incontrollabile tsunami di spasmi gastrici.&lt;br /&gt;Non amo fare il Severgnini della situazione, ma il troppo stroppia, e qualche volta storpia pure. Credo pertanto che sia giunto il momento di squarciare il velo di Maya su certi cazzoni che si riempiono la bocca con la scarpa che respira e con questo porco cazzo di Made in Italy, e di buttare nel cesso, con tanto di giocoso sciacquone, il diritto alla privacy (loro). Se lo sa quella mummia rinsecchita di Rodota’ mi incula, ma lo faccio per una buona causa... e a fini di sputtanamento, che rilassa e aiuta a vivere meglio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco quindi alcuni campioni di bestialita’ aziendale. Prego notare che sono tutte versioni integrali e unabridged copiate dalle mail che ricevo, compresi accenti invertiti, apostrofi amputati e punteggiatura usata a guisa di mina antiuomo. Qualora vi venisse in mente di rimbrottarmi perche’ al posto dell’accento uso gli apostrofi, vi ricordo che non esiste niente che somigli a una lettera accentata sulle tastiere che mi capitano sotto ai polpastrelli. A meno di copiarle una per una dall’Inserisci Simbolo di Word...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’e’ il coglione che vuole fare il simpatico, oppure non e’ sicuro che dall’altra parte del monitor ci sia un italiano pizza spaghetti mandolino suo pari, e scrive tutto d’un fiato un messaggio linguisticamente ibrido tra un morso alla quattro stagioni, una forchettata di maccheroni e un indiavolato assolo alla napulitana:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Hello infoguangdong,&lt;br /&gt;Buongiorno sarei interessato a contattare l azienda xxx potete mandarmi le referenze.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sono quelli che hanno lasciato la prima parte della frase sul comodino, come anche – presumo – entrambi i lobi cerebrali, o forse semplicemente sono refrattari ai preamboli e alle espressioni di cortesia:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Se fosse possibile avere una lista di interlocutori per la ricerca di un partner in Cina per la distribuzione di prodotti cosmetici di alta qualità.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Vogliamo informazioni sulla societa' che vuole importare cereali.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’e’ chi, bonta’ sua, non mostra estrema familiarita’ con le collocations e con l’accordo del participio passato, che evidentemente non e’ un problema che tocca solo gli studenti di francese:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Ringrazio anticipatamente per le informazioni recatomi!”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’e’ l’ingenuo che, oltre a non conoscere i fondamenti dell’abbici’, ignora bellamente che quelli con cui cerca di mettersi cosi’ disperatamente in contatto produce gia’ da tempo le porcate che costui vende ogni giorno sui banchi bisunti di qualche mercato rionale:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Mi chiamo xxx e rappresento una piccolo società italiana Alarcon di distribuzione scarpe a basso prezzo per clienti vendtori ambulanti nei mercati. Cerco una ditta produttrice di scarpe che voglia vendere i suoi prodotti sul mercato italiano.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come potrete immaginare, gran parte dei businessmen che contattano quotidianamente la Camera provengono, ahime’, dalla regione che ha dato i natali – e anche qualche Ferragosto – a personaggi del calibro di Petrarca, Goldoni e Aldo Serena. E come sapete ugualmente bene, la bella regione dove il “casso” suona non brilla certo per l’italiano cristallino della maggior parte dei suoi abitanti. Nel caso in cui qualcuno nutrisse dei dubbi su quanto or ora affermato, ecco qua:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Vorrei avere maggiori informazioni di come si potrebbe commercializzare marmo e graniti con la Cina, poichè con mio amico abbiamo società import ed export di prodotti lavorati del marmo e granito qui nel veneto. Poi colgo occasione per sapere su quale canale di comunicazione immettermi per vedere di fornire a vs connazionale qui nel Veneto immobili vari. Grazie mille, saluti.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma se c’e’ giustizia al mondo questi figli di una vacca indu’ fanno tutti bancarotta e vengono rispediti con un bel calcio in culo a fare l’esame di quinta elementare. Bastardi. Non dico sapere a memoria la Divina Commedia (Ricky, come procede?), ma e’ evidente che questi analfabeti non hanno mai letto neanche il libretto delle istruzioni delle loro presse a caldo del cazzo.&lt;br /&gt;Meglio che mi fermi qui prima che la rabbia che covo nei confronti di questa plebaglia mi spinga a pensare di imitare il buon ferroviere di Guccini (si’, ma con cosa? Con una bici incendiaria? Con un riscio’ imbottito di esplosivo?). Domani mattina, se tutto va bene, parto per una tre giorni a Hong Kong che, almeno nelle intenzioni, mi dovrebbe distrarre un po’ dal tran tran di questo ufficio della mentula. Anzi, lunedi’ mi do malato, proprio il giorno in cui torna la capa da due settimane di cazzeggio, almeno un giorno libero mi sembra il minimo dovutomi. Per il socialismo, naturalmente. Ah gia', gwailo e' un termine un po' razzista per definire gli stranieri bianchi.&lt;br /&gt;Joi gin,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paolo Heung&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E anche se ultimamente non lo vedevo tanto spesso, penso che forse anche al povero Michele sarebbe piaciuto leggere queste quattro boiate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;26/08/2005&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per amor di una completa formazione linguistica vi sottopongo una frasetta in cantonese il cui suono mi piace particolarmente e che devo trattenermi dal ripetere ad ogni pie’ sospinto: “siu sam siu bak to”, ossia “attenzione al coniglietto bianco”... roba da far impallidire i Jefferson Airplane, anche se con certi personaggi e’ meglio usare la parola “roba” with a grain of salt.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mie saporite ancorche’ indigeste focaccine della luna (o yuht beeng che dir si voglia),&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;vi scrivo dopo aver tagliato da pochi giorni la soglia delle 26 primavere, eta’ ormai venerabile raggiunta contro ogni aspettativa mia nonche’ della mia dottoressa. Ormai son piu’ 30 che 20... ma il problema non mi tange, gia’ da tempo sono abituato a pensarmi come un disincantato e burbero signore di mezza eta’.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi giorni sono stati un bagno di sangue da far venire l’acquolina alla contessa Bathory. Dopo essersi dati alla macchia per un mese quando li cercavamo, quei cazzoni di italiani dal conto in banca col colesterolo si sono rifatti vivi tutti insieme e uno piu’ nervosetto dell’altro, esigendo servizi, prestazioni, resoconti, oroscopi e numeri di puttane filippine. Onde prendermi un attimo di pausa dalla frenesia dei tempi moderni (e del ritorno dei vari paperoni dalle vacanze a Sharm... ma porco il bavarese, il loro aereo non casca mai?), quindi, approfitto dell’imminente partenza della capa per un inutile incontro ai vertici che si terra’ in quel di Shenzhen, ghignante localita’ a un’ora di treno da qui nonche’ squallida accozzaglia di monstra vel portenta architettonici in vetro e leghe leggere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come da tempo sognato e finora vanamente pianificato per problemi di visto, nel fine settimana ultimo scorso e’ finalmente decollato il lodo Hong Kong. Non vi dico il paio di ciuffole imperiose che comporta il riempire moduli, presentare passaporti e visti e farsi ispezionare il bagaglio, tutto per arrivare in un posto a due ore da qui che ormai e’ Cina quasi a tutti gli effetti... ebbene si’, forse qualcuno di voi ignora che gli stranieri possono andare a HK direttamente e ripartire senza bisogno di visto, ma che raggiungere Hong Kong dalla Cina e’ equiparato a uscire dal territorio nazionale. Questo significa che con un visto normale (una sola entrata) si puo’ andare a HK dalla Cina, ma per tornare in Cina bisogna farne uno nuovo, con la conseguente sferoclastia che potete immaginare. Nemmeno i cinesi del continente possono andare e venire come gli pare e piace, ma hanno bisogno di una specie di visto o permesso speciale senza il quale se ne restano a casa loro a bersi il loro te’ drenante. Per poter entrare e uscire come un pendolino e senza patemi d’animo bisogna avere un visto a piu’ entrate, come quello che quando sono arrivato qua non avevo e che ho dovuto procurarmi per vie, se non apertamente mafiose, per lo meno ai limiti della legalita’. All’inizio ero un po’ turbato, ma poi mi son detto che a casa mia mi aspettano il Berlusca, Confalonieri, Previti e Tanzi, quindi tanto vale ricominciare ad abituarsi al made in Italy.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo due ore di treno diretto Guangzhou East Station-Kowloon in ritardo, viaggio lentissimo e funestato dalla chiusura delle latrine non appena il treno ha lasciato la circoscrizione di Shenzhen (norme igieniche della zona di Hong Kong, mi si e’ detto) con inevitabile rigonfiamento della vescica natatoria, sono sbarcato alla stazione Hung Hom a Kowloon, cioe’ quella linguona di terra che punta verso l’isola di Hong Kong. Insieme a me, una collega del centro studi accademici di Canton con cui ho avuto alcune interessanti discussioni, naturalmente limitatesi a un rapporto puramente professionale e non contaminato da deviazioni ormonali di sorta... Allo sbarco ho dovuto patire un’ulteriore trafila burocratica e un’ispezione mirata ad accertare che non stessi introducendo truffaldinamente tessuti umani e braciole di porco (non ditelo a mia mamma, ma quest’anno in Cina c’e’ la malattia dei maiali). Quando finalmente ho messo il naso fuori sono stato investito da un acquazzone di viulenza inaudita che mi ha ben presto convinto a sincerarmi della qualita’ della locale metropolitana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo arrivati a Mongkok e ci siamo messi alla ricerca di un albergo. Poiche’ Mongkok notoriamente pullula di siffatte facilities, trovare un riparo per la notte ci e’sembrata cosa rapida e indolore. Purtroppo tali strutture si sono rivelate essere, nel 100% dei casi, alberghi a ore dove i cinesi vanno esclusivamente per accoppiarsi selvaggiamentecon persone sconosciute ai rispettivi coniugi. Ben lontani, ahime’, dalla classe e dalla giocosa fantasia dei love hotel giapponesi, codesti ridenti alberghetti presentano i seguenti elementi distintivi:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. proprietario/a che ti riserva uno sguardo complice e ammiccante, sicuro della tua sola e unica intenzione di svuotare il secchio;&lt;br /&gt;2. camere di 3 metri quadrati senza finestre, lerce oltre ogni umana capacita’ di adattamento;&lt;br /&gt;3. soffitto gocciolante e sottostante bacinella con ticchettio;&lt;br /&gt;4. tv accesa in ogni camera, con proiezione ininterrotta di film porno al rallentatore in cui, come se non vado errato recitava il mio vocabolarietto di forbidden English, “every kind of copulation [...] is depicted in great detail”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ bastato incappare per errore in tre di questi loci amoeni per convincerci a cambiare completamente zona e a puntare verso nord, finche’ in una stradina vicino a Nathan Road ci e’ apparso un albergo invisibile dall’esterno ma rivelatosi pulito, non troppo caro, fornito di tutto il necessario e scevro da quell’atmosfera da lupanare thailandese che tanto mi aveva inquietato.&lt;br /&gt;Il tempo di scaricare lo zaino, tenere un paio di dissertazioni accademiche e fare una doccia, e via alla scoperta di questa stranissima Londra d’Oriente. Eccitatissimo all’idea di ritrovarmi finalmente di persona in un posto di cui ho visitato ogni angolo nelle centinaia di film mafiosi che ho divorato, mi sentivo un po’ il bambino nel negozio di caramelle... anzi, sono contento di non aver potuto vedere l’espressione di ebete beatitudine stampata sulla mia faccia a ogni piccola stronzata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quella prima sera ci siamo avventurati dall’altra parte del braccio di mare, sull’isola di HK, a Lan Kwai Fong. Trattasi di una strada ad anello brevissima ma piena di pub e locali per tutti i gusti, dal baretto con tre sedie al localone ultratrendy su tre piani. Ci siamo fermati per un cocktail in un posticino abbastanza trendy con house a palla, per poi spostarci e tirare a fatica le tre in un enorme locale postmoderno dove, mi e’ parso di capire, la HK bene e gli occidentali meglio indugiavano sorseggiando torbidi liquidi cobalto. Purtroppo, e mi secca ammetterlo, tutta la serata si e’ rivelata di una noia accablante: questa irritante plebaglia vomitata per le strade che neanche “L’Appartamento spagnolo”, tutta intenta a far finta di divertirsi pazzamente, quasi tutti bianchi e negri, donnacce in iperventilazione con trippe a vista, burini dalle carni biancastre ormai flaccide in compagnia di meretrici compiacenti... Sara’ che non ho piu’ l’eta’ per queste cose? Ai bischeri l’ardua sentenza. La notte porta consiglio, ma anche tanto sfinimento e due borse tante se la usi nel modo sbagliato... e cosi’, alle quattro passate siamo tornati in albergo e crollati sul pacchianissimo letto fatto a sedile di aereo...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mattina (inoltrata) del giorno dopo ci ha visti fare colazione pasteggiando a spaghetti, bestia non precisata e caffe’ bruciato in un tipico ristorante-caffe’ di HK, di quelli con i sedili tipo Happy Days che si vedono sempre nei film. La pioggia battente (direi quasi “incessante”, come in quella indimenticabile pagina di Tokyo Blues...) non ci ha impedito di lanciarci in una sessione di shopping che ha fruttato alcuni acquisti inconsulti (cfr. magliette tamarre con drago e sfilza di caratteri da regalare al papa’ quando va in palestra) e altri piu’ utili, come una nuova macchinetta fotografica a sostituire la paffuta e storica, ma ormai ridotta a un rottame, Panasonic che mi ha accompagnato in mille ignobili avventure. Fra un negozietto e una libreria ci e’ passato tutto il giorno, ritagliandoci persino il tempo per una visita a un paio di templi davvero pacchiani, e presto sulla ex colonia britannica e’ calata la sera. Nonostante il tempaccio abbiamo deciso di salire al Victoria’s Peak, che si vanta di essere il punto piu’ alto delle montagnole sull’isola di HK, e a cui si arriva con un tram vecchio stile (tipo quello per Opicina...) che vince mirabilmente una pendenza di 40 gradi. Arrivati in cima – un freddo della madonna – la scoperta di essere le sole anime vive sul cocuzzolo, fatta eccezione per un paio di sbirri con una gran voglia di non fare un cazzo. Il panorama non era dei migliori, essendo ogni cosa avvolta in una fitta e spessa nebbia bianca che conferiva al tutto un aspetto da Chinese ghost story. Una delle poche luci visibili, ironia della sorte, l’arca di Merdonald’s, che campeggiava tronfia e soddisfatta in cima all’orrido centro commerciale costruito sul Peak. All’una, delusi e scornacchiati ma non troppo, abbiamo preso l’ultimo bus per scendere a valle, un fantastico bus a due piani con autista pesantemente sotto l’effetto di caffeina, che ad ogni curva mi ha procurato sistoli e diastoli accelerate in quantita’. E poi, in un impeto di umana carita’, di nuovo a Lan Kwai Fong, finalmente ripulita dalla maggior parte dei pecorai che la infestavano solo la sera prima, per piazzarci in un localino provvisto di comodi e avvolgenti divani modello “La Tabaccaia”. La proprietaria ci si avvicina con fare minaccioso e aria da baldraccone vietnamita, e inizia un discorso in una favella incomprensibile. Io e la collega ci guardiamo perplessi; le chiediamo di ripetere e lei riparte col suo inintelligibile sproloquio, tanto che per un attimo mi chiedo se per caso la tipa non mi stia facendo la supercazzola in qualche idioma del Sud-Est asiatico. Solo dopo un po’ riesco a cogliere qualche parola tipo “sit”, “drink”, “scappellamento a destra” e, seppure a fatica, ordiniamo una caipirinha per tirare ancora una volta le tre prima di andarcene a nanna su un pullmino notturno stipato di attempate signore inglesi in cerca di emozioni (e trincate, a giudicare dalle zaffate che a piu’ riprese offendevano le mie delicate narici) a buon mercato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il giorno dopo, in occasione del mio genetliaco, torniamo sul Peak, questa volta superando una coda chilometrica, e riusciamo finalmente a goderci una bella vista e un panino alla francese nonostante la massiccia presenza di miei connazionali della bassa, che c.v.d. non hanno mancato di farsi riconoscere anche nella Regione ad Amministrazione Speciale tra lazzi, gridolini di piacere, roboanti scorregge e semplici incontrollati fenomeni di fonazione. Piu’ tardi saliamo a Tsim Sha Tsui, dove gironzoliamo per un po’ prima di percorrere la Avenue of Stars, un lungomare decorato da stelle con i grandi nomi del cinema di Hong Kong di oggi e di ieri, e dove alcuni di loro hanno lasciato le impronte delle loro unte manine gialle. Quasi commosso da tanto kitsch non resisto alla tentazione di scattare una serie interminabile di foto alle vestigia lasciate da tanti miei beniamini: Bruce Lee, Wong Kar Wai, Tony Leung, Maggie Cheung, Chor Yuen, King Hu, Leslie Cheung, Yuen Wo Ping, Jackie Chan, Sammo Hung sono tutti qui. Purtroppo la magia del momento viene rovinata ancora una volta dall’irrompere di un berciante plotone di vacanzieri tricolori che mi fa sbottare in un sacramento da far tremare il cielo e la terra, e che non manca di stampare sulla faccia dei vocianti villeggianti un’espressione di sorpresa mista a raccapriccio per l’inatteso fendente vibrato dal sottoscritto a secoli di sacra e romana cattolicita’. Lasciamo i miei conterronei a meditare sul grado di decadenza morale e sul vuoto spirituale a cui vanno incontro i ventiseienni italiani e ci dirigiamo verso la stazione per prendere l’ultimo diretto per Canton. Tre ore dopo siamo di ritono dalla Citta’ del Peccato alla Citta’ del Mercato... ma fra un mese e mezzo, me tapino, dovro’ fare ritorno nel Paese del Nano Pelato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alcune considerazioni generali sulla prima esperienza hongkonghese, soprattutto in rapporto alla cosiddetta madrepatria:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) non ero piu’ abituato a vedere tassisti e automobilisti fermarsi ai semafori;&lt;br /&gt;2) non ero piu’ abituato a sentirmi rispondere gentilmente, e tantomeno con un sorriso o con qualsivoglia altra forma di umana sollecitudine;&lt;br /&gt;3) i semafori fanno clic-clac continuamente, e quando il ritmo aumenta a guisa di Rocco Siffredi in azione significa che puoi attraversare, non che devi dettare le ultime volonta’;&lt;br /&gt;4) se a HK butti una cartaccia per terra, oltre ad essere additato al pubblico ludibrio, ti cacciano una multa che retto, tenue e crasso ti dolgono fino al prossimo stipendio;&lt;br /&gt;5) a HK non senti nemmeno l’inquinamento; a Canton respiri CO anche in fioreria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per molti versi HK sta alla Cina come Joe Cocker sta a Zucchero, come il Martini sta al vermouth Perla, come il Partenone sta al Museo dello Scarpone di Montebelluna, come Ray Charles sta a Bocelli, come l’espresso sta al Nescafe’, come Lucy Liu sta a Siusy Blady... e’ una versione di Cina molto piu’ cosmopolita e molto piu’ attaccata alla cultura tradizionale al tempo stesso, una forma edulcorata e digeribile del Paese di Mezzo, adatta ai deboli di cuore e a quelli che hanno scoperto solo dopo quattro anni di universita’ che la Cina li fa vomitare, molto piu’ simile a una citta’ europea che a una asiatica... ma forse proprio per questo, se mai abitassi a HK, sarei contento di sapere che a sole due ore potrei trovare gente brusca, strade sporche, autisti assassini, lavatrici con la sola acqua fredda, pedoni con manie suicide, latte di soia torbido, pantaloni con la vita troppo larga e le gambe troppo corte...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prossima volta cerchero’ di farvi avere qualche immagine di questa eroica spedizione nella HK SAR, datemi solo il temo di capire come si scaricano le foto sul computer. Oggi, in questo santo venerdi’, la prolungata esposizione allo schermo mi ha procurato un persistente mal di testa che dovro’ farmi passare in fretta, se stasera voglio essere in forma per i proverbiali quattro salti in uno dei templi della tamarraggine cantonese. Prevedo che tra un’oretta tornero’ a casa, mangero’ leggero (ramen istantanei da 3 yuan a scodella, che considero di gran lunga superiori a tante cosiddette prelibatezze), mi buttero’ a letto e mi svegliero’ per le 11, pronto a menare i glutei all’indiavolato pulsare della cassa. E cosi' sia, cazzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E mi tuo fo,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paolo Sze&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30834051-116423511386619035?l=inthemoodforpaolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/feeds/116423511386619035/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=30834051&amp;postID=116423511386619035' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/116423511386619035'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/116423511386619035'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/2006/11/grande-richiesta-i-bollettini-dalla_22.html' title='A grande richiesta... i bollettini dalla Cina 2005'/><author><name>Paolo 保羅</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16958302272303842316</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_crCBLONSCxk/TIXxROKw3dI/AAAAAAAAAGY/wnSGkbZGvPw/S220/SAM_0423.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-30834051.post-115253554416861106</id><published>2006-07-10T14:43:00.000+02:00</published><updated>2006-07-10T14:45:44.176+02:00</updated><title type='text'>Campioni del mondo!</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/3224/3314/1600/lapr_8496116_43080.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/3224/3314/400/lapr_8496116_43080.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30834051-115253554416861106?l=inthemoodforpaolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/feeds/115253554416861106/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=30834051&amp;postID=115253554416861106' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/115253554416861106'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/30834051/posts/default/115253554416861106'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://inthemoodforpaolo.blogspot.com/2006/07/campioni-del-mondo.html' title='Campioni del mondo!'/><author><name>Paolo 保羅</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16958302272303842316</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_crCBLONSCxk/TIXxROKw3dI/AAAAAAAAAGY/wnSGkbZGvPw/S220/SAM_0423.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
